La liberazione di Mahmoud Khalil da un centro di detenzione dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) a Jena, Louisiana, nella serata del 20 giugno, segna un momento positivo nella lotta contro le nuove forme di autoritarismo e fascismo che cercano di rendere la vita invivibile per la stragrande maggioranza delle persone negli Stati Uniti e nel mondo. Mahmoud Khalil, ex studente della Columbia University e attivista pro-Palestina, è stato rapito da agenti dell’ICE in borghese, mascherati, nell’atrio del palazzo in cui abitava presso la Columbia University l’8 marzo 2025. Insieme a Mohsen Madawi, Rumeysa Ozturk e Badar Khan Suri, Khalil è uno tra le persone di alto profilo illegalmente arrestate dall’ICE negli ultimi mesi. Ma il numero di migranti meno noti o sconosciuti rapiti in strutture come Home Depot, in ristoranti e altri luoghi di lavoro, o prelevati dalle strade in molte città degli Stati Uniti, è estremamente alto. Ciò che è positivo riguardo alla liberazione di Khalil, oltre all’ovvio e estremamente importante fatto che finalmente può stare con sua moglie e suo figlio (nato mentre lui era in prigione), è l’idea che — come egli stesso ha detto pubblicamente subito dopo essere stato rilasciato — “la giustizia prevarrà”. Parlo di giustizia politica e sociale (o anche cosmica, se volete), cioè delle forme di giustizia che vengono calpestate dalle forze del male e del terrore scatenate dall’attuale amministrazione statunitense e di altre forme di governo nel mondo, compresa, ovviamente, quella della macchina genocida israeliana.

Sono stato invitato a scrivere un breve commento sulla situazione a Los Angeles, dove, dall’inizio di giugno, a seguito delle retate dell’ICE che hanno portato al rapimento di centinaia di migranti, le comunità hanno organizzato proteste represse in modo violento dalle forze istituzionali.

Il mio commento non intende essere un’analisi della situazione attuale a Los Angeles – quindi non parlerò di questioni molto importanti ma già ampiamente analizzate, come il dispiegamento della Guardia Nazionale da parte dell’amministrazione Trump contro la volontà del governatore della California – ma una riflessione su di essa nel contesto della più ampia logica di violenza estrema che caratterizza il nostro tempo, la logica delle guerre contro la popolazione (come alcuni teorici hanno efficacemente chiamato la modalità specifica delle pratiche biopolitiche e necropolitiche globali e locali di oggi), e dello sterminio.

La resistenza popolare all’ICE a Los Angeles e in altre città degli Stati Uniti ha assemblato una serie di questioni – tutte legate alla politica della crudeltà e alla violenza istituzionale – che riguardano il fatto che la vita sta diventando sempre più insopportabile e invivibile per la maggioranza delle persone. Dalla migrazione alla guerra e al genocidio, dal carcere ovunque e dalla società di controllo agli attacchi su genere, razza e disabilità, il potere sovrano dello stato (la sua violenza sovrana) ha fatto un ritorno significativo. È una forma farsesca di sovranità che è tornata, eppure allo stesso tempo è anche molto pericolosa e francamente spaventosa. Dai teorici e critici della sovranità sappiamo che vi è una forte somiglianza tra il sovrano e il criminale — per quanto problematico possa essere il concetto di quest’ultimo dal punto di vista filosofico e sociologico, quando usato nel contesto e espresso attraverso il linguaggio del diritto penale. Il sovrano è potenzialmente, o forse di default, un fuorilegge, essendo completamente al di fuori della legge o capace di uscirne a suo piacimento fabbricando l’eccezione. Il sovrano è, infatti, l’eccezione alla legge. Queste poche affermazioni, nelle nostre troppo rapide riflessioni sulla violenza sovrana, dovrebbero bastare per far capire che, in un’epoca in cui la sovranità non è scomparsa ma si è invece diffusa (qualunque episodio di brutalità poliziesca ne è un’ovvia illustrazione), agenzie come l’ICE – recentemente definita dal candidato sindaco di New York Zohran Mamdani come “un’agenzia senza scrupoli” – diventano il veicolo attraverso cui quella violenza viene attuata e esercitata. Interessante è il fatto che questi agenti dell’ICE siano spesso mascherati e non indossino uniforme: questa è una riaffermazione di ciò che Walter Benjamin chiama, in Critica della violenza, il potere “senza forma” della polizia. Il fatto che infrangano la legge costituita è già di per sé preoccupante. Ma ancora più inquietante è la sostituzione della legge costituita con una nuova legge, creata da loro stessi. Non è forse ciò che fanno anche i gangster? Infatti, questa è l’idea che oggi la legge venga ignorata. Dopo tutto, come afferma Thomas Hobbes (e altri, tra cui, in senso diverso da Hobbes, Benjamin sopra citato), la sostanza della legge è la violenza; la sua forma è artificiale. In un paradossale e farsesco svolgimento, oggi bisogna ascoltare figure come Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Nayib Bukele, le loro parole né rispettabili né intelligenti, per comprendere la vacuità ontologica e autoreferenziale della legge sovrana: il “faccio come mi pare” del più meschino autoritarismo.

Eppure, non possiamo fermarci a questo. La stupidità sistemica, come la definisce Bernard Stiegler, che minaccia sempre più di distruggere il mondo (proprio questa mattina si è appreso dell’attacco ingiustificato e insensato degli Stati Uniti contro l’Iran), deturpa la vita (pensiamo ai bambini mutilati e affamati di Gaza) e rende il pianeta invivibile, è un indice della logica di violenza estrema (ora apertamente manifesta, ora arrogante e nuda) che sottende il paradigma della sovranità. Ma deve esserci una via d’uscita; deve esserci la possibilità di porre fine al regime attuale di terrore; deve esserci la speranza come motore vitale per continuare la lotta per un mondo diverso e migliore. Forse questa è la lezione della resistenza contro l’ICE a Los Angeles e in altre città degli Stati Uniti: la possibile sostituzione della legge sovrana, intrisa di violenza, con una legge nonsovrana, informata dalle comunità in lotta per un futuro migliore e una vita vivibile. Questa legge nonsovrana (davvero una “non-legge” nel senso tradizionale del termine) può determinare nuove forme di individuazione e di soggettività.

A livello politico ed etico, la lezione di Los Angeles è la stessa che traiamo dalla resistenza contro il genocidio a Gaza e contro la guerra in generale e le tante guerre in particolare: le guerre contro la popolazione e, più importante, contro l’umanità. In altre parole, alla base di tutto c’è la resistenza contro il capitale e la sua macchina di guerra genocida e sterminatrice.

 

Bruno Gullì insegna filosofia presso il Dipartimento di storia, filosofia e scienze politiche del Kingsborough Community College di New York ed è  professore di letteratura comparata presso il CUNY Graduate Center (NY).

 

Traduzione di Cristina Morini e di Andrea Fumagalli. Revisioni di Bruno Gullì