Susan George, scomparsa di recente, è stata un politologa, una sociologa e un’attivista. Nata negli Stati Uniti, ha studiato anche alla Sorbona e successivamente si è trasferita in Francia, ottenendo la cittadinanza francese. Ha trasformato l’analisi economica in uno strumento di resistenza, criticando duramente il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e le politiche del cosiddetto Washington Consensus. Tra i suoi testi fondamentali Le vere ragioni della fame mondiale (1976), Il rapporto Lugano (1999), L’America in pugno (2008) e Come vincere la guerra di classe (2013).
In questo ricordo, Giorgio Riolo restituisce tutto lo spessore della figura intellettuale e dell’impegno politico e sociale di Susan George sullo sfondo del movimento altermondista che prende avvio alla fine degli anni Novanta a Seattle, dei Forum sociale mondiale (il primo si tenne a Porto Alegre, nel 2001) e dei movimenti sociali in generale, impegnati contro le diseguaglianze, le guerre, la crisi climatica. Quando un altro mondo sembrava assolutamente possibile…
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Con la scomparsa di Susan George, avvenuta il 14 febbraio 2026 all’età di 91 anni, siamo indotti a riprendere il discorso sul senso della riflessione, della cultura e dell’attivismo entro il movimento altermondialista e dei movimenti sociali in generale, a fronte dei gravi problemi presenti nel pianeta. La guerra e le guerre, la crisi sociale delle diseguaglianze sempre più accentuate e la evidente crisi ecologico-climatica. Il movimento altermondialista e i movimenti sociali e politici in generale. Sicuramente dal lato del solidarismo laico-illuministico radicale, tipico di Susan George, affine al solidarismo cristiano (cattolico, valdese, riformato ecc.). Radicali questi solidarismi spesso, dal momento che non facevano e non fanno sconti alla logica intrinseca del sistema capitalistico e alle ingiustizie causate da tale logica. Tutto ciò dal versante della società civile che si oppone al sistema e che si attiva per porre rimedio alle sue ingiustizie.
La forza del movimento altermondialista risiedeva, e risiede, in quello che rimane di detto movimento, nella felice “convergenza” di correnti culturali e politiche diverse, di “movimentisti” e di “partitisti”, di organismi quali espressione della società civile mondiale e di organismi quali espressione della società politica, soprattutto questi ultimi nel solco e nella tradizione del movimento operaio, socialista e comunista. Nella tradizione del glorioso terzomondismo e della visione radicale dell’opposizione al capitalismo come sistema mondiale. Ripetiamo, del capitalismo come sistema mondiale, comprendente quindi le decisive e non marginali componenti delle nefandezze del colonialismo e dell’imperialismo.
Una felice convergenza, senza tuttavia trascurare le frizioni, le incomprensioni anche, che comunque esistevano e continuano a esistere. Ma la ferocia sociale, ambientale, guerrafondaia del neoliberismo costringeva e costringe a trovare modi e soluzioni per collaborare, per condurre assieme le lotte necessarie per resistere, da una parte, e per la possibile offensiva verso “un altro mondo possibile”, dall’altra.
Resistere, soprattutto oggi. Nella crisi progressiva evidente del movimento altermondialista e nell’epoca della crisi aperta, ideale e materiale, strutturale, dell’Occidente. Occidente collettivo. Usa, Europa, Israele, Australia, Giappone, Canada ecc. Ripetiamo sempre. Israele è un pezzo di Occidente, superarmato, superfinanziato, superaddestrato alla guerra, superprotetto, piazzato nella martoriata terra di Palestina e cane da guardia feroce nell’area cruciale del Medio Oriente.
Epoca nella quale, pertanto e a misura di detta crisi, il proscenio è occupato dalla guerra e dai guerrafondai. Quale criminale via di fuga e di turlupinatura. Una colossale distrazione di massa, sempre a vantaggio delle classi dominanti e dei gruppi dirigenti occidentali. I quali non vogliono o non possono risolvere i gravi problemi del pianeta.
Epoca nostra alle prese con la ridefinizione geopolitica dell’egemonia, del comando imperialistico e neocoloniale. E con l’esigenza molto viva di riavviare il ciclo di accumulazione capitalistico attraverso la spesa militare, per mezzo del vorace complesso militare-industriale.
I.
Un inciso oggi necessario. Nella guerra in corso di aggressione di Usa e Israele all’Iran. Dopo l’aggressione al Venezuela e nell’annunziato intervento contro Cuba. Gli inizi del Forum Sociale Mondiale e del movimento altermondialista furono davvero esaltanti. Fino al punto più alto raggiunto con la grande manifestazione globale contro la guerra indetta dal Fsm del marzo 2003. Si mobilitarono allora circa 11-13 milioni di partecipanti in 650 città del mondo intero, contro la guerra che gli Usa di lì a poco avrebbero scatenato contro l’Iraq. Il New York Times enfaticamente decretò che quella palesatasi nella manifestazione globale era “la seconda potenza mondiale ormai rimasta nel pianeta”, dopo la fine dell’Urss, essendo ovviamente gli Usa la prima potenza globale. Nondimeno, la guerra non fu fermata e di lì a poco iniziò un lento declino del Fsm e del movimento.
Oggi abbiamo il quadro sconfortante nel vedere che tra i guerrafondai ci sono ampi pezzi di cosiddetta “sinistra” (moderati, riformisti, socialdemocratici, laburisti ecc.), assieme a pezzi di società civile irretita nella retorica e nella propaganda a proposito di “valori democratici”, di “valori occidentali”, di “valori umani”, contro le “dittature”, contro i “regimi”e via turlupinando. Valori sacrosanti, come la difesa della dignità delle donne, nel caso dell’Iran. Ma non nelle mani piene di sangue della Cia, del Mossad, di Usa, di Israele, dell’Unione Europea ecc.
Naturalmente le dittature e i regimi non sono tali se alleati all’Occidente. Ipocrisia immonda.
II.
Susan George è stata figura atipica. Statunitense di origine e francese di adozione, rientrava nel novero di quegli intellettuali “organici” del movimento, così preziosi per l’efficacia delle lotte e dell’attivismo. Movimento altermondialista che presentò subito un alto tasso di cultura e di sapere, oltre che di attivismo. E da qui anche il ruolo di questi intellettuali. Un vera e propria “élite mondiale”, nel Nord Globale e nel Sud Globale. Una “élite antielitista”, sempre a fianco dei “dannati della terra”. Studiosa e attivista. Fece epoca il suo libro del 1976 Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame del mondo. Un saggio molto importante, dal momento che denunciava come le diseguaglianze mondiali e la connessa fame di milioni di esseri umani nelle periferie del mondo fossero permanenti e strutturali, non accidentali, in un sistema economico e sociale così ingiusto. Questo libro influenzò molto, soprattutto settori della società che non erano adusi alle analisi di studiosi e di attivisti antisistemici, del terzomondismo, del marxismo, del cristianesimo sociale, della Teologia della Liberazione ecc.
Dopo il golpe cileno nel 1973, Susan George promosse il Transnational Institute (TNI) con sede ad Amsterdam, importante organismo, di riflessione e di militanza sociale, presente ancora oggi, divenendone in seguito presidente onoraria. Negli anni Novanta è stata molto attiva nel denunciare l’arma del debito, usata dai paesi dominanti contro i paesi poveri ed è stata in prima fila contro i tre organismi sovranazionali del cosiddetto Washington Consensus, Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Banca Mondiale e Organizzazione Mondiale del Commercio (o Wto). Nel 1998 denunciò l’Accordo Multilaterale sugli Investimenti (Ami o Mai), il dispositivo segreto in ambito Ocse con il quale si tentò di dare poteri assurdi alle multinazionali in varie materie rispetto alle leggi vigenti nei vari Stati-nazione. La mobilitazione mondiale che ne seguì sventò tale accordo. La cosiddetta “Battaglia” di Seattle nel novembre-dicembre 1999 contro il vertice del Wto è su questa linea.
Nello stesso 1998 fu tra i fondatori di Attac Francia, assieme al mensile Le Monde Diplomatique e a Ignacio Ramonet e a Bernard Cassen. Attac, con il Forum Mondiale delle Alternative di Samir Amin e François Houtart, è stato uno degli organismi più importanti all’origine del Forum Sociale Mondiale, da Porto Alegre 2001 in avanti. Nel 1999 pubblicò Il Rapporto Lugano. La salvaguardia del capitalismo nel ventunesimo secolo, un saggio satirico quale critica radicale del capitalismo realmente esistente. Satira nelle mentite spoglie di consigli e di suggerimenti a favore del capitalismo al fine di perpetuare la sua sopravvivenza.
In ultimo, fu attiva anche nella mobilitazione per la questione ecologico-climatica. Ha collaborato con Greenpeace e con il movimento giovanile di Extinction Rebellion.
III.
La possibile convergenza delle varie anime del movimento è sempre il problema. Nel tempo tanta autoreferenzialità, tanti narcisismi, tanta incapacità nel percepire l’importanza di quello che abbiamo denominato “autoapprendimento collettivo” nei Forum Sociali Mondiali hanno nuociuto molto. Ma oggettivamente occorre aggiungere che era, ed è, un compito difficile. In gioco è l’umiltà di percepirsi al servizio della causa comune e non di porsi nella primogenitura, nella testa del movimento. Partiti, movimenti, sindacati, Ong, associazioni, società politica e società civile ecc. In questo gli scomparsi intellettuali e attivisti del movimento, della levatura di Eduardo Galeano, di José Saramago, di Samir Amin, di François Houtart, di Immanuel Wallerstein e oggi di Susan George, hanno ancora da insegnare molto al movimento, oggi decisamente e malauguratamente in crisi.
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