Recensione a Figure It Out: The Art of Living Through System Failures (Drugo More, 2024).

Cosa resta quando le fondamenta del mondo tremano? Non il panico, suggeriscono Valeria Graziano, Mara Ferreri, Marcell Mars, Tomislav Medak e Davor Miskovic in Figure It Out, ma una fucina di possibilità. Nato da un progetto culturale europeo promosso dal centro Drugo More di Rijeka ([https://drugo-more.hr/en/figure-it-out/]{.underline})—che ha riunito un gruppo di ricerca militante e artistica proveniente da diversi paesi per indagare le strategie di sopravvivenza in contesti di disuguaglianza sistemica—il libro non si limita a scrutare l’abisso: ci insegna a danzarvi ai bordi, trasformando ogni crepa in un varco. Più che un saggio, è una mappa corale per navigare l’ingovernabile, un manifesto che trasuda l’urgenza ribelle e la radicalità visionaria di David Graeber.

Un approccio militante alla crisi sistemica

Il volume affonda le radici in un humus teorico fecondo—dal pensiero critico radicale delle “autobiografie della leggera” di Danilo Montaldi alla “logistica della fuga” di Harney e Moten—e non si perde nella torre d’avorio del mondo della ricerca accademica. La crisi non è un concetto astratto: è il respiro affannoso di chi lotta per una casa, il sudore di chi reinventa il lavoro nella precarietà. Come scrive John Holloway: «Non cambiamo il mondo prendendo il potere, ma creando nuove forme di vita nel tessuto della società». E proprio questo è il cuore pulsante del libro: un invito a abitare il fallimento, a farne un laboratorio di mondi possibili.

La vera audacia del libro sta nel ribaltare la narrazione della crisi. Non più una condanna a subire, ma un’occasione per divenire altrimenti. Il titolo stesso, Figure It Out, è un omaggio alla resistenza: deriva dall’espressione dei partigiani jugoslavi “Snađi se, druže” (“inventati un modo, compagno”), un monito a trasformare l’emergenza e la crisi in un’opportunità collettiva e interattiva di ridefinizione del sé e del collettivo.

Il libro rifiuta la linearità rassicurante dei saggi tradizionali per dispiegarsi in maniera espressiva e polifonica come un archivio vivente, un caleidoscopio di pensiero, voci, pratiche e strumenti. La struttura è articolata in due parti complementari:

La prima sezione contiene brevi saggi teorici con vari contributi di taglio critico di Valeria Graziano, Delio Vasquez, Mara Ferreri, Amit Rai e Irene Peano. Qui si esplorano temi come la liminalità e l’informalità delle pratiche sociali, le geografie dell’abitare precario e l’etica della cura nella ricerca partecipativa. Mara Ferreri, con la sua ricerca sulle geografie dell’abitare precario, cuce insieme teoria, dati e storie personali, mostrando come la crisi abitativa non sia un “problema da risolvere”, ma un terreno di sperimentazione politica.

La seconda sezione, di tipo prevalentemente narrativo, è dedicata alla raccolta di una quarantina di sincopate storie orali di ingegni, invenzioni, simulazioni creative, raggiri e tattiche di sopravvivenza quotidiana. È un archivio vivente di pratiche in diversi paesi: racconti di industriosità quotidiana, tattiche di sopravvivenza e sabotaggio poetico dei sistemi oppressivi. Queste narrazioni rivelano una costellazione di pratiche che sfidano le logiche neoliberali.

La vera forza innovativa di Figure It Out risiede proprio nella tensione produttiva tra la cornice teorica della prima sezione e l’archivio di pratiche della seconda. I saggi teorici non rappresentano semplicemente una premessa accademica alle narrazioni, ma fungono da prisma interpretativo attraverso cui leggere le esperienze quotidiane di resistenza. Allo stesso tempo, le narrazioni empiriche non sono meri esempi a supporto della teoria, ma costituiscono esse stesse un corpus di conoscenza situata che retroagisce sulla teoria, costringendola a ridefinirsi e a mantenersi radicata nella materialità delle lotte. Questa circolarità tra teoria e pratica evoca la metodologia dell’inchiesta operaia e della conricerca, in cui l’analisi si fa strumento di trasformazione e la trasformazione alimenta nuove analisi. Ogni storia raccolta diventa così un nodo di condensazione teorica, un punto in cui i concetti astratti di “liminalità”, “informalità” o “pratiche di cura pirata” assumono carne, volto, e strategia concreta.

Anche la conricerca di Alquati risuona implicitamente nelle pagine del libro, come approccio militante: non osservare dall’esterno, ma tuffarsi nelle esistenze, ascoltare le voci di chi trasforma la città desertificata in comunità e le piattaforme digitali in piazze di resistenza. Questo approccio si incarna nella struttura stessa del testo che riflette la dialettica tra teoria e prassi.

Questo patrimonio metodologico richiama l’esperienza fondamentale di Sergio Bologna e del gruppo di ricerca militante raccolto attorno alla rivista Primo Maggio (1973-1988), laboratorio cruciale dell’operaismo italiano che seppe coniugare rigore analitico e militanza politica. Bologna, con il suo lavoro sulla composizione di classe e sull’inchiesta operaia, ha dimostrato come la ricerca possa essere simultaneamente strumento di conoscenza e di soggettivazione politica. La rivista Primo Maggio, con il suo approccio all’inchiesta orientata e situata, ha inaugurato una tradizione di produzione di sapere che rifiuta sia l’oggettività positivista che il soggettivismo militante in favore di una “scienza dalla parte del lavoro vivo”. Nel solco di questa tradizione, Figure It Out riattualizza l’inchiesta militante nell’era della precarizzazione generalizzata, dove le forme di resistenza non si radicano più nella fabbrica fordista ma si disperdono nei territori dell’abitare, del digitale, della riproduzione sociale.

La scelta metodologica di raccogliere storie attraverso bonfire events—incontri non registrati, dove i partecipanti leggono e condividono aneddoti—è centrale. Questo approccio, ispirato a Walter Benjamin e alla sua riflessione sulla narrazione come atto comunitario, permette di custodire saperi situati senza esporre i protagonisti a rischi. Benjamin individua nella narrazione un atto radicato nell’esperienza condivisa e nella trasmissione orale. Nella società capitalistica è prevalente l’informazione, effimera e frammentata, che vale solo nel momento in cui è nuova e vive solo in quell’istante. La narrazione, invece, crea un legame tra chi parla e chi ascolta. Chi narra non è un autore individuale ma un intermediario che raccoglie e restituisce storie alla comunità, così la narrazione diventa spazio costituente di condivisione e potenziale di rigenerazione delle relazioni sociali.

Come sottolinea il team di ricerca, la risata collettiva durante questi incontri assume il valore liberatorio di atto politico: un modo per smascherare l’assurdità del potere e creare alleanze attraverso la gioia condivisa.

Storie di resistenza e reinvenzione

Le narrazioni, raccolte durante eventi di storytelling intorno ai falò in diversi paesi, sono parzialmente censurate per proteggere le persone e le pratiche ancora “operative”, che portano tutto il senso di immediatezza, urgenza e soprattutto apertura a nuovi inizi, rotture radicali con ciò che è presente e a disposizione.

Uno degli esempi più potenti è la riflessione sulle pratiche di pirate care: reti informali di mutuo soccorso che sfidano la privatizzazione dei beni comuni. Queste storie non sono mere strategie di sopravvivenza, ma atti di «cura pirata» che prefigurano economie radicalmente diverse.

Ecco quattro di queste storie, che illustrano perfettamente l’approccio del libro:

Mouse Jiggler (pag 98)

Apparsa per la prima volta in rete, nel 2020. Narrata nell’ambito del progetto di ricerca del centro Drugo More di Rijeka, in un incontro tenuto a Fiume, nel 2023, e successivamente raccontata ai falò di Berlino e Orléans nel 2024.

Il Mouse Jiggler è un must per chi lavora da casa. È un dispositivo che si collega al computer. Il dispositivo simula i movimenti del mouse e impedisce al computer di entrare in modalità sleep. Il movimento è irregolare e simula la scrittura.

In questo modo ho la possibilità di prendere un caffè o di fare uno spuntino, pur dando l’impressione di essere impegnato. Ma anche nel mio lavoro ho il problema del computer che va subito in modalità sleep. Ho un sacco di documenti che devono essere letti con attenzione. Ma se non muovo continuamente il mouse durante la lettura, il computer entra improvvisamente in modalità sleep e devo reinserire la password e ritrovare il punto in cui mi trovavo nel testo. Quindi, prima di Mouse Jiggler, dovevo muovere continuamente il mouse mentre cercavo di concentrarmi sul testo. Questo mi distrae molto. Il reparto IT non mi permette di modificare le impostazioni della modalità sleep,

Ho usato il Mouse Jiggler anche in un lavoro precedente, quando lavoravo in remoto per un datore di lavoro. Questo datore di lavoro utilizzava molti software Bossware sui computer dei dipendenti. Dovevo parlare spesso al telefono con i clienti e se mi dimenticavo di muovere il mouse durante le chiamate, il mio computer entrava in modalità sleep e il tracciamento delle ore di lavoro si interrompeva, facendomi ottenere una valutazione negativa nella mia valutazione delle prestazioni. Sapere che il mio datore di lavoro tracciava le mie prestazioni attraverso il movimento del mouse invece di guardare i risultati del lavoro mi ha demoralizzato e ho lasciato il lavoro.

Zoom Escaper (pag. 102)

Storia ascoltata per la prima volta in rete, nel 2021. Narrata a Fiume, nel 2022. Raccontata ai falò di Berlino e Orléans nel 2024.

Quando sono alla terza riunione Zoom della giornata e ne ho abbastanza, uso Zoom Escaper. Soprattutto quando si tratta di una di quelle riunioni che avrebbero potuto essere tranquillamente un’e-mail. Zoom Escaper è un widget web gratuito sviluppato dall’artista newyorkese Sam Lavigne. Lo strumento aiuta a fuggire dalle riunioni di Zoom consentendo di auto-sabotare il flusso audio, rendendo la propria presenza insopportabile per gli altri. È possibile scegliere tra cani che abbaiano, rumori di cantiere, pianti di bambini o anche effetti più sottili come l’audio spezzettato e l’eco indesiderata. Zoom Escaper è incredibilmente semplice da usare. È sufficiente scaricare un software audio gratuito che reindirizza l’audio attraverso il sito web di Lavigne. Si è poi liberi di giocare con gli effetti. Io mi limito ad aggiungere l’interruzione che più si adatta al mio ambiente e l’audio è così insopportabile per tutti che si sentiranno sollevati quando si disconnetterà. Se ho bisogno di una pausa di qualche minuto per preparare il caffè, posso aggiungere i rumori di un cantiere e dire ai partecipanti alla chiamata che mi riconnetterò da un luogo più tranquillo. Un audio disturbato o un’eco segnalano in modo credibile una cattiva connessione. Mi scuso e di solito i miei interlocutori sono felici di scrivermi un’e-mail.

Writing Essays for Money (Scrivere saggi per soldi, pag 75)

Ascoltata per la prima volta nell’installazione “Technologies of Care” (2016). Riproposta a Mošorin nel 2023, a Berlino e a Orléans nel 2024:

Sono una donna di 51 anni, single, madre di tre figli. Lavoro come professore universitario, ho un master e un dottorato di ricerca. Lavoro online perché nel mio Paese stiamo attraversando un forte processo inflazionistico. Il freelance online è diventato sempre più popolare qui perché offre la possibilità di generare reddito in dollari. Mia figlia ha iniziato a lavorare su Upwork tre mesi fa e io ho aperto un account su Fiverr. Ci occupiamo di ricerche, articoli e documenti scientifici, compiti per diverse materie e traduzioni (dall’inglese allo spagnolo o viceversa). Lavoriamo con due account. Su Upwork, devi collegare l’account al tuo curriculum e caricare una tua foto accurata. Su Fiverr è accettato un maggior grado di anonimato, quindi ci presentiamo con un unico profilo maschile. Lavoro nel mondo accademico. Non sono estranea a vivere il divario salariale e l’eteronormatività della nostra società. Sono certa che le donne guadagnino meno dei loro colleghi maschi a parità di lavoro, e sono anche latinoamericana. Essere una donna latina mi rende più incline a ricevere meno per lo stesso duro lavoro. I nostri clienti sono studenti che non hanno tempo o interesse a svolgere i loro compiti accademici. Inoltre, altri freelance richiedono aiuto per i loro ordini. Non lo dichiarano mai in anticipo, ma quando si controllano le loro recensioni, si vede che sono freelance che pubblicizzano esattamente quello che ti hanno chiesto di fare. Immagino che vengano pagati più di me, quindi è conveniente per loro…. Quando si inizia a lavorare come freelance, è necessario accettare lavori piuttosto schiavizzanti per accaparrarsi i primi clienti. Così, insieme, io e mia figlia, ci siamo fatte carico di un’enorme quantità di lavoro che poteva essere consegnato in tempo solo se c’era più di una persona a farlo.

John Deere Tractors Hack (Hack sui trattori agricoli)

Letta per la prima volta su Vice Magazine, 2017. Riproposta a Rijeka, 2022.

Un gruppo di agricoltori nordamericani si è opposto al monopolio di John Deere sui loro macchinari agricoli. John Deere, un gigante delle macchine agricole, ha utilizzato un software di tipo proprietario incorporato e un accordo di licenza per impedire formalmente e di fatto agli agricoltori di far riparare o modificare i propri trattori da persone diverse dai partner autorizzati di John Deere che dispongono del software diagnostico necessario per rilevare un malfunzionamento o ottimizzare il lavoro di un trattore. Tuttavia, l’agricoltura può essere un’attività critica dal punto di vista del tempo e un’attrezzatura malfunzionante può rappresentare la rovina per un agricoltore. Poiché le aziende agricole tendono a trovarsi in luoghi remoti e talvolta difficili da raggiungere, la riparazione autorizzata può arrivare troppo tardi. Un contratto di licenza che John Deere ha fatto firmare agli agricoltori nel 2016, e che di fatto vieta le riparazioni non autorizzate, lo riconosce quando afferma che gli agricoltori non possono fare causa a John Deere per “perdita del raccolto, perdita di profitti, perdita di avviamento, perdita di utilizzo delle attrezzature … derivanti dall’esecuzione o dalla mancata esecuzione di qualsiasi aspetto del software”.

Tali limitazioni al diritto di riparazione sono comuni, ma raramente possono avere effetti così devastanti. Per questo motivo, gli agricoltori hanno iniziato a resistere a queste condizioni contrattuali, di fatto estorsive, acquistando versioni a basso costo del software del firmware John Deere contenenti generatori di passkey per hackerare il software esistente sui loro trattori. Questo permette loro di riparare i malfunzionamenti ma anche di migliorare le loro attrezzature, ad esempio facendole funzionare a metano.

La trama dialettica tra teoria e pratica si manifesta con particolare evidenza nei momenti in cui i saggi teorici e le narrazioni empiriche sembrano rispondersi a vicenda, creando costellazioni di senso che trascendono le singole parti. Il potente saggio di Delio Vásquez sul dolore della fame non rimane una riflessione astratta, ma trova incarnazione concreta nelle storie come Senior Crime Figures, dove gli anziani giapponesi ricorrono deliberatamente al carcere come strategia di sopravvivenza in risposta alla povertà sistemica. Similmente, il saggio di Mara Ferreri sulle geografie dell’abitare precario dialoga con narrazioni come Squatting in Barcelona, mostrando come le pratiche di occupazione non siano meri espedienti di sopravvivenza ma veri e propri laboratori di reinvenzione delle relazioni sociali e spaziali.

Questa tessitura tra elaborazione teorica e narrazione empirica rivela la vera ambizione metodologica del volume: non una semplice raccolta di saggi e storie, ma un dispositivo epistemico che rimette in discussione il rapporto stesso tra teoria e pratica, tra ricerca e militanza. Come nella migliore tradizione dell’operaismo italiano – da Bologna a Alquati, dalla rivista Primo Maggio alle esperienze dei Quaderni Rossi – la conoscenza non precede l’azione ma si genera nel suo stesso farsi, e l’analisi diventa uno strumento tattico di intervento nella realtà.

Verso una politica della trasformazione quotidiana

In queste e nelle altre narrazioni contenute nella seconda parte del libro, il gruppo di ricerca militante scava nelle fratture del sistema per estrarne semi di futuri inediti. È una micropolitica che assomiglia all’arte del kintsugi—riparare con l’oro—più che alla rivoluzione con la R maiuscola. Come scrivevano Harney e Moten, «la fuga non è solo abbandonare, ma costruire», e qui la costruzione è quotidiana, molecolare: un orto urbano, una moneta alternativa, un’occupazione che diventa casa.

Nei saggi, la visione intenzionalmente di parte contiene una parzialità euristicamente importante che permette di cogliere aspetti che sarebbero inaccessibili per la ricerca sociologica mainstream. La scelta politico-culturale, come direbbe Antonella Corsani, è di essere involved researcher. Questa apparente frammentarietà riflette il commoning ed evoca le analisi femministe di Cristina Morini, dove il sapere si genera nella collisione tra pensiero, corpi, desideri, immaginazione politica e bisogni.

Ne emerge una trama di fondo: la connessione tra approccio militante (esplicitato nei saggi) e le categorie di pensiero emerse dalle storie orali. Ad esempio, il saggio di Delio Vásquez sul dolore della fame dialoga con storie come Senior Crime Figures, dove anziani giapponesi ricorrono al carcere come rifugio dalla povertà, o The Pension, in cui una famiglia si inventa un sotterfugio per continuare a percepire un sussidio.

Figure It Out non è un libro da leggere, ma da usare. È un kit di sopravvivenza poetica per chi rifiuta il lamento sterile e sceglie di sporcarsi le mani nel presente. A chi chiede “Cosa possiamo fare?”, risponde con altre domande: Cosa stai già facendo? Come puoi connetterlo ad altri? Quali mondi stai partorendo nelle crepe di questo?

Oltre al volume—disponibile in PDF gratuito sul sito di Drugo More ([https://drugo-more.hr/fio-zine/]{.underline})—il progetto (alla pagina: [https://drugo-more.hr/en/figure-it-out/]{.underline}) include uno zine di ricerca e una biblioteca digitale aperta ([https://pub.sandpoints.org/figureitoutcomrade-e60646ef/inquiry/snadisedruze/index.html]{.underline}) con centinaia di testi consultabili liberamente, strumenti concreti per chi vuole approfondire o agire.

In tempi di collasso sistemico, il testo brilla come un faro per naviganti in cerca di mondi possibili. Non offre soluzioni, ma alleanze: tra teoria e pratica, tra accademia e strada. Perché, come sussurra David Graeber tra le righe, «la vera rivoluzione è già in corso»—e sta a noi riconoscerla, nutrirla, farla esplodere.

References

Alquati, R. (2022). Per fare conricerca, Derive Approdi.

Armano, E. Corsani, A. (2024). What do autonomy, activism and self-organisation mean in the neoliberal context? A conversation with Antonella Corsani, in ephemera, Aug 2024, volume 24, 2: 249-263.

Benjamin, W. (1962). Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov, in Angelus Novus, Einaudi.

Bologna, S. (1977). “La tribù delle talpe”. Primo Maggio, 8: 3-30.

Bologna, S. (2018). L’operaismo italiano. Storia politica di una cultura rivoluzionaria. DeriveApprodi.

Graeber, D. (2004). Fragments of an Anarchist Anthropology. Prickly Paradigm Press.

Graziano, V., Ferreri, M., Mars, M., Medak, T., & Mišković, D. (2024). Figure It Out: The Art of Living Through System Failures. Drugo More. [https://drugo-more.hr/fio-zine/]{.underline}

Harney, S., & Moten, F. (2013). The Undercommons: Fugitive Planning and Black Study. Minor Compositions.

Holloway, J. (2010). Crack Capitalism. Pluto Press.

Montaldi, D. (1971). Autobiografie della leggera. Einaudi.

Morini, C. (2010). Per amore o per forza. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo, Ombre corte.

Primo Maggio. Saggi e documenti per una storia di classe (1973-1988). Collana completa, disponibile in archivio digitale presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Wright, S. (2008). L’assalto al cielo. Per una storia dell’operaismo. Edizioni Alegre.

 

Immagine in apertura: incontro organizzato nell’ambito del progetto Figure it Out: The Art of Living Through System Failures. Organizzato da: Drugo more, Fiume | http://drugo-more.hr/