L’elezione di Trump con appendice Elon Musk, con propensione entrambi all’anarcocapitalismo, è molto inquietante in quanto si profila la presenza del movimento transumanista ai massimi livelli dell’amministrazione americana.
Elon Musk oltre ad essere, come si dice, l’uomo più ricco del mondo, è anche un importante rappresentante del transumanismo e con l’elezione di Trump, è entrato nell’Olimpo dall’Amministrazione americana, mentre per una casuale contemporaneità, Ray Kurzweil il teorico e fondatore del transumanismo, peraltro anche in posizione apicale nello staff di Google, pubblica il suo nuovo libro “La singolarità è più vicina”, seconda puntata del “La singolarità è vicina” del 2005.
Kurzweil prevede l’avvicinarsi della singolarità come esito dei processi indotti dalla IA e dalle nanotecnologie, ma gli avanzamenti tecnologici avvengono con tale rapidità da impedire all’umanità di usufruirne, finendo per essere “tagliati fuori dal ciclo” e saltando la supremazia dell’intelligenza artificiale e degli umani “incrementati”. Il processo di ibridazione con componenti artificiali e tecnologiche nel corpo biologico dell’essere umano ha il fine di potenziarlo sino a poter giungere alla completa sostituzione del corpo biologico con uno tecnologico.
La singolarità è l’esito dello sviluppo esponenziale dell’Intelligenza Artificiale, la prospettiva di un futuro in cui gli esseri umani e l’IA si fondono in un’unica entità ibrida e ciò comporta una implementazione sensoriale e mentale, e quindi un mutamento, un salto evolutivo che viene propagandato come una conquista per l’umanità, mentre è evidente che potrebbe riguardare solo un piccolo gruppo di umani. L’emergenza dell’intelligenza artificiale rivela di essere al tempo stesso la conseguenza dell’obsolescenza dell’uomo, e la condizione per la sottomissione tecnica definitiva degli umani.
La singolarità transumanista non riguarda soltanto l’incremento delle qualità e delle capacità dell’uomo che si compie con la progressiva fusionalità con la macchina, ma è un progetto che si estende all’organizzazione di tutta la società in cui i transumanisti, cioè coloro che hanno accesso al governo della tecnologia e all’autotrasformazione transumana, con il proprio potere economico e finanziario, potranno governare il mondo. Per questo il tandem Trump-Musk si annuncia come il più pericoloso intreccio di potere anarcocapitalista, che potrebbe realizzare la singolarità come un totalitarismo cibernetico.
I transumanisti hanno una organizzazione diffusa con rappresentanti nei vari Stati e anche in Italia: Università come la World Transhumanist Association, dedita alla diffusione del verbo in ambito accademico e la Singularity University, che lo integra ai tradizionali percorsi di studi e organi di formazione contraddistinti da elitarismo e cooptazione.
Sono gli imprenditori della Silicon Valley fra cui spiccano, non a caso, tra i transumanisti ei loro finanziatori, figura come il già citato Raymond Kurzweil di cui per altro è amico anche Bill Gates, Larry Page (cofondatore di Google), Peter Thiel e il re dei geek e cofondatore di Apple Steve Wozniak, Jeff Bezos, gli uomini che hanno contribuito hanno alla crescita esponenziale delle multinazionali del settore hig tech.
Transumani toccati dalla singolarità che sono già all’interno del processo di autoincremento fisico e mentale, proiettati all’aumento della durata della propria vita e all’eugenetica.
Questi nuovi signori della tecnologia e della finanza, protetti in cittadelle armate e bunkerizzate intoccabili dalle guerre e dalle devastazioni ecologiche e anche atomiche, sta costruendo un progetto che si costituisce con l’incremento della diseguaglianza creando due classi: una classe dominante costituita da una élite di super ricchi e di coloro che a vario titolo hanno avuto accesso alla singolarità, e una classe irrilevante costituita da persone inutili per l’economia.
Questo processo potrebbe avere come risultato estremo la fine del lavoro salariato in quanto corpo assoggettato nello spazio e nel tempo. Percorso che dal precariato va all’inutilità della classe degli umani non aumentati nel senso che non costituiscono più mercato in quanto la produzione viene sussunta dallo sviluppo incessante della macchina tecnologica. Il lavoro non è più la base della piramide capitalistica, si dissolve il sistema sociale liberale capitalistico con tutte le sue istituzioni compreso lo Stato.
L’ideologia di questa élite imprenditoriale è quella di penetrare e manipolare, con la tecnologia, qualunque cosa si voglia, non interesserà neppure più il mercato come struttura sociale di produzione e realizzazione del profitto. Infausta fine del capitalismo.
Si tratta di una restaurazione dell’antropocentrismo, per superumani che lasciano la Terra ei suoi abitanti a un destino di implosione: emblematico di ciò che è l’obiettivo di SpaceX, la società aerospaziale di Elon Musk, di possono portare per la prima volta delle persone su Marte. La capacità, cioè di una élite di colonizzare lo spazio e di collocarsi in luoghi inarrivabili per il resto degli umani.
Il percorso postumano potrebbe essere invece un processo di ibridazione non proprietario e generalizzato con una tecnologia non più di sfruttamento estrattivo, ma per un nuovo contratto con Gaia di conoscenza e condivisione
Troppo umano postumano transumano
Perché ciò che appare come l’attuale o il nuovo secondo Foucault, è ciò che Nietzsche chiamava l’intempestivo, l’inattuale, questo divenire che si biforca rispetto alla storia, questa diagnostica che va a collegarsi con l’analisi seguendo altre strade. Non predire, ma essere attenti all’ignoto che bussa alla porta”. G. Deleuze, Che cos’e un dispositivo?, in G. Deleuze , Divenire molteplice
Rosi Braidotti, ponendo il problema della transizione dall’umano al postumano come superamento dell’opposizione fra un radicale antiumanesimo e un corrispettivo postumanesimo, evidenzia la necessità di trovare un linguaggio adeguato al postantropocentrismo: “Significa che le risorse dell’immaginazione, come gli strumenti dell’intelligenza critica, devono essere impiegati a questo fine. Il tramonto della divisione fra natura e cultura ci obbliga a escogitare un nuovo vocabolario..” [1]
Difficoltà inaudita contro la quale si era cimentato Nietzsche a costo di arrivare alla soglia dell’indicibile e di varcare il muro della follia; con la morte di dio e dell’uomo, il linguaggio in quanto costitutivo dell’identità, non è in grado di esprimerne la dissoluzione. E’ l’esperienza della “ sragione ” che” ripete nell’insistenza del tempo la medesima domanda, che riguarda indubbiamente l’essenza stessa del mondo moderno:…”. «Come è potuto accadere che essa sia fino a tal punto privato di linguaggio? Qual è dunque il potere che pietrifica coloro che l’hanno una volta guardato in faccia e che condanna alla follia tutti coloro che hanno tentato la prova della sragione? » [2]
Nell’Archeologia Foucault sottolinea che il discorso non è la formulazione di una coscienza che esterna il suo progetto sotto forma di linguaggio, ma è una pratica che presenta determinate forme di concatenazione e di successione. Nel senso che una pratica discorsiva è una delle tante possibili formulazioni consentite rispetto alla combinatoria illimitata del linguaggio che è anch’esso una tecnica. E, poiché il soggetto è attraversato dal linguaggio, ne è agito, è fatto della stessa sostanza delle sue parole, e storicamente il soggetto si è costituito come oggetto di un discorso, ora il linguaggio, con l’ipertrofia di segni e di mondi costituiti dal digitale, lo destina alla dispersione all’interno del meccanismo semiotico costituito dalla macchina discreta e dalla rete che diventano il dispositivo per una nuova forma di soggettivazione: un soggetto disperso nell’infosfera e nel mare dei segni autoreferenziali.
Tuttavia il soggetto postumano non si configura come un mero vuoto instaurato dalla morte dell’uomo o il prodotto macchinico dello sviluppo travolgente delle ICT, come viene auspicato dalla singolarità transumanista, ma una soggettività dispersa tra diverse macchine desideranti può avere un potenziale liberatorio.
Lo stesso Foucault aveva sottolineato che la fine del costrutto uomo configurava una prospettiva liberatoria, l’emancipazione da una formazione discorsiva soggettivante: si tratta di cogliere l’uomo nella sua nudità corporea e situata . Possiamo pensare solamente entro il vuoto dell’uomo scomparso. Questo vuoto, infatti, non costituisce una mancanza; non prescrive una lacuna da colmare. Non è più ne meno che l’apertura di uno spazio in cui finalmente è di nuovo possibile pensare. [3]
La curva della crescita esponenziale della tecnologia si sta avviando sempre più velocemente verso la retta verticale e ciò che era pensabile all’interno di una dimensione del mutamento ancora antropocentrico, non è più pensabile, né governabile se non per mezzo di e, soprattutto, assieme alle macchine che lo hanno provocato.
Scriveva Antonio Caronia, “Il gigantesco ispessimento, l’abnorme complessità dell’interfaccia tecnologica contemporanea, costringono anche chi abbia fatto scelte risolutamente antistoriciste e antideterministe a interrogarsi sugli spazi di libertà dell’intervento umano: quella densità, quella complessità sembrano a volte limitare, sino al limite dell’azzeramento, le possibilità di intervento del singolo e della specie, come se la valanga che abbiamo messo in moto nel milione di anni della nostra esistenza su questo pianeta fosse ormai avviata oltre la velocità di fuga, fosse inarrestabile, fuori controllo: out of control”.[4]
L’informatizzazione e la produzione digitale ha definitivamente ed esplicitamente messo in luce il processo di ibridazione dell’uomo, nella sua esperienza del reale. Come afferma Franco Berardi, “L’informatica non presuppone un mondo, ma crea un sistema di segni, di costrutti senza prototipo…Essa produce un universo secondo, incorruttibile perché puramente algoritmico, un universo d’illimitata potenza generativa, e di verità autoreferente.( …) determinando una crisi della percezione del senso, ma al tempo stesso potrà creare le condizioni per una produzione del senso ad un altro livello, in una dimensione più complessa ed alta?”[5]
Per Donna Haraway il cyborg si costituisce come immagine di una coscienza postumana che considera permeabili, il testuale, il tecnico, il biologico, e mette in crisi il corpo come principio individuativo: poiché “tutti i possibili corpi e testi sono assemblaggi strategici, diventano assai problematiche le nozioni di “organismo” e di “individuo”.[6] L’ibridazione resa evidente dalle matrici linguistiche della tecnocomunicazione è un processo sempre in atto che parte dalle prime forme di manipolazione del corpo umano e continua oggi con l’utilizzo di protesi tecnologiche e lo sviluppo dell’ingegneria genetica.
Il corpo-cyborg non è più soggetto alla necessità di riferirsi a un “mito di fondazione”, a un vagheggiamento dell’origine come ancoraggio dell’identità individuale e collettiva.
Ancora Antonio Caronia scrive: “ Ma il cyborg non ha “origine”, è un elemento processuale fluido e in costante mutazione. Qui sta la sua forza, nella sua estraneità al mito della trasparenza del linguaggio, nella sua capacità di tornare a parlare una lingua radicata nel corpo senza doverla riferire a una presunta dimensione originaria, nel far agire insomma dentro al linguaggio il residuo extralinguistico e corporeo che l’informatica del dominio tenderebbe a cancellare”[7].
L’incremento delle IT e in particolare della IA tralascia di integrare, nelle sue metodologie, nei suoi codici, nei suoi algoritmi sensibilità, emozionalità e coscienza che non possono essere automaticamente inscritte nella potenza computazionale e che pertanto potrebbero esserne spunte e abbandonate a una deriva marginale. L’accelerazione dello sviluppo della IA, con la potenza conoscitiva della macchina, a un certo punto sovrasterà le nostre capacità di valutazione. Potremmo trovarci alle prese con formazioni umane differenziate e chi potrà stare sull’onda lunga della crescita e sarà all’interno della sfera dei processi incrementali delle facoltà fisiche e mentali, potrà usufruire di capacità performative e quindi di poteri di comando da cui gli altri umani sarebbero esclusi.
Ritengo che si deve tenere distinti con cura il postumano dal transumano perché per postumano si deve intendere quel percorso-spazio aperto dalla fine dell’antropocentrismo e dalla fine della rappresentazione dell’uomo umanistico con le sue determinazioni essenzialiste e storiciste. Il postumano di colloca in una dislocazione senza identità e autonarrazione in un processo di ibridazione con molte strade aperte. Ma questa è l’avventura del postumano. Il transumano è l’appropriazione anarcocapitalistica di questo processo dove “entro il vuoto dell’uomo scomparso finalmente è di nuovo possibile pensare”(Foucault). Questo vuoto il transumanesimo lo occupa con l’impero delle enormi accumulazioni e la creazione di una élite proprietaria dei processi tecnologici per il potenziamento delle capacità fisiche e cognitive. L’ibridazione come percorso generalizzato del postumano, diventa la forma proprietaria dell’élite che vuole governare il mondo.
NOTA
[1] Rosi Braidotti, Il Postumano , pag 90
[2] Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica
[3] Michel Foucault, Le parole e le cose
4 A. Caronia, L’insostenibile naturalità della tecnica
5 Berardi, F., “Bifo”, Mutazione e Cyberpunk, 1994
6 Haraway, D., Manifesto Cyborg, 1995
7 A. Caronia, Il cyborg, saggio sull’uomo artificiale
ma a chi parlate? a proposito di linguaggio…. chi credete capisca quaesto comunicare egoriferito ?