L’8 febbraio 1996, John Perry Barlow, un giornalista informatico ed esperto di tecnologie digitale, per inciso anche uno degli autori dei testi dei Grateful Dead, si trovava a Davos per assistere alle riunioni del Forum Economico Mondiale, il summit che raccoglie l’establishment politico-industriale dell’oligarchia globale. Guardando il notiziario della Cnn, Barlow apprese in diretta che era stato approvato dal Congresso Americano  il “Telecommunication Act”, una legge che aveva come scopo la regolazione della comunicazione su Internet. Con la scusa di limitare l’accesso alla pornografia in rete, venivano introdotti una serie di vincoli sul linguaggio, con il rischio di limitare notevolmente la libertà di espressione.

Di getto scrisse la Dichiarazione dell’Indipendenza del cyberspazio:

Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli… Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.  Noi non abbiamo alcun governo eletto… Io dichiaro che lo spazio sociale globale che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalla tirannia che voi volete imporci…

Nel gennaio 2015, viene presentato il progetto Starlink e nel 2016 è stata creata una struttura dedicata a Redmond, vicino a Seattle. I piani iniziali prevedevano di ultimare la realizzazione della costellazione entro il 2020, ma le modifiche delle specifiche tecniche stanno trascinando il calendario. Nel febbraio 2018 sono messi in orbita due prototipi chiamati Tintin A e Tintin B per verificare le tecnologie che verranno utilizzate ed eseguire le attività di dimostrazione richieste dalla United States Communications Regulatory Authority (FCC). Nel marzo 2018 la FCC ha autorizzato il lancio di un terzo della costellazione a condizione che i risultati dei test fossero soddisfacenti.

Oggi, Starlink è una costellazione di satelliti gestiti da un produttore privato aerospaziale statunitense SpaceX per l’accesso a internet satellitare globale in banda larga a bassa latenza. La costellazione sarà costituita da migliaia di satelliti miniaturizzati prodotti in massa, collocati in orbita terrestre bassa (LEO), che lavoreranno in sintonia con ricetrasmettitori terrestri.

Ha inizio così il progetto Starlink di Elon Musk. Sicuramente un’idea ambiziosa, finalizzata a colonizzare in mani monopolistiche quel cyberspazio che J.P. Barlow, ingenuamente, si illudeva che appartenesse agli umani. Ma Barlow non era assolutamente ingenuo o, almeno, non era solo.

Il testo dell’articolo 1 del Trattato sulle attività nello spazio extra-atmosferico concluso a Washington il 27 gennaio 1967 e approvato da quasi tutti i paesi membri dell’Onu, inclusi gli Stati Uniti e l’Italia, ratificato: rispettivamente il 10 ottobre 1967 e il 18 gennaio1981, afferma. “L’esplorazione e l’utilizzazione dello spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, saranno svolte a beneficio e nell’interesse di tutti i paesi, quale che sia il grado del loro sviluppo economico o scientifico, e saranno appannaggio dell’intera umanità”.

Nonostante ciò, Musk non si ferma. E come potrebbe farlo? Il capitalismo è predatore da un lato e sfruttatore dall’altro. Oggi riesce a coniugare sussunzione formale (dal land grabbing allo space grabbing) a sussunzione reale (i clickworkers e la logistica, il sistema nervoso dell’attuale valorizzazione capitalistica, insieme alla finanza): il che consente la mercificazione della vita e della riproduzione sociale, ovvero sussunzione vitale, la nuova frontiera dello sfruttamento del capitale. Il sistema capitalistico globale oggi si struttura sulle piattaforme, in grado di rappresentare le nuove modalità di organizzazione del capitalismo bio-cognitivo, oggi imperante: controllo della conoscenza e controllo dello spazio, sia virtuale che spaziale, ben oltre i confini naturali geografici. Si noti che sia lo spazio virtuale (di internet) che quello spaziale (extra atmosferico) appaiono senza confini e non sono soggetti al principio di scarsità relativa. È la nuova frontiera dell’accumulazione, in grado di cercare forme di sfruttamento che vanno oltre la vita umana.

Luigi Ferrajoli su il Manifesto giustamente osserva:

Stiamo evidentemente assistendo a una mutazione dello stesso capitalismo neoliberista, che fino ad oggi ha devastato la sfera pubblica e sottomesso la politica all’economia, mantenendo tuttavia la separazione formale tra le due sfere. Il fenomeno Musk segnala un’involuzione ulteriore: una sorta di regressione premoderna allo stato patrimoniale dell’età feudale, quando la politica non si era separata dall’economia quale sfera pubblica ad essa sovraordinata. Oggi siamo di fronte al diretto governo privato e al tempo stesso globale di settori fondamentali della vita civile e della vita pubblica. Trattandosi di un governo privato esso consiste anche in un potere assoluto. Sfera pubblica, separazione dei poteri e diritti fondamentali sono concetti ad esso estranei e con esso incompatibili”.

Non possiamo che concordare in linea di principio, ma ci è doveroso osservare che non ci troviamo di fronte a “una sorta di regressione premoderna allo stato patrimoniale dell’età feudale” ma alla nuova frontiera dell’accumulazione fondata sul vivente del capitalismo contemporaneo. Con il capitalismo delle piattaforme, sta avvenendo ciò che è avvenuto negli anni ’90 e 2000 nella finanza. Lungi dall’essere un corpo parassitario, la finanza ha rappresentato il cuore della valorizzazione finanziaria, come nuovo sistema di finanziamento dell’accumulazione (il divenire rendita del profitto), come finanziamento selettivo e privato dei servizi sociali, come strumento di concentrazione del reddito grazie alle plusvalenze. Così, oggi assistiamo al passaggio delle politiche della New Public Governance (la gestione dei beni di utilità sociale di proprietà pubblica in una logica privatistica di profitto) all’appropriazione direttamente privata dei beni comuni.

Nel n. 486 di Tex Willer (aprile 2001), intitolato “Filo Spinato”, il nostro eroe si trova a fronteggiare l’innovazione organizzativa del filo spinato come forma di delimitazione/appropriazione di un territorio non contro i nativi americani (non c’era bisogno del filo spinato, per gli indiani bastavano le “canne tuonanti” e la caccia agli scalpi) ma per difendere la proprietà privata da altri colonizzatori rivali. Oggi Musk non ha altri colonizzatori rivali se non potenzialmente l’autorità statale. Ed è su questo aspetto che occorre riflettere. Al di là del fatto (già grave di per sé) che un monopolista privato gestisca una rete di comunicazioni e virtuale a livello globale, l’alleanza tra monopolio privato e monopolio statale è oggi la minaccia più grave non per la democrazia (che è già morta da molto tempo…) ma per le condizioni della nostra esistenza. Tale alleanza rappresenta oggi, dal punto di vista Usa, lo strumento principale per impedire o almeno ritardare la transizione da un ordine economico e politico internazionale unipolare a un ordine multipolare, a fronte del crescente peso dei paesi BRICS+. È, cioè, la condizione per mantenere uno stato di guerra permanente.

Più che mai sorge quindi la necessità di una opposizione: un’opposizione che può creare un’alternativa in nome del comune, come concetto politico sociale che superi la dicotomia tra proprietà statale e proprietà privata, e in grado di riappropriarsi di un processo di autodeterminazione del vivente in grado di contrastare la sussunzione vitale oggi dominante. Ma dove è il “comune”, dove è il “Commonwealth” oggi? Perché nei nostri dibattiti non si parla più di welfare e soprattutto di welfare del comune (Commonfare)? Le condizioni di vita del nostro presente ce lo chiedono.