E’ in uscita in Italia per Orthotes la traduzione italiana di On ne dissout pas un soulèvement. 40 voix pour les Soulèvements de la Terre. Un abécédaire Collectif (Seuil): Abbecedario dei Soùlevements de la Terre. Comporre la resistenza per un mondo comune. Nel contesto della traversata delle lotte per l’acqua che vede due appuntamenti, uno al campeggio di Ecologia Politica Network in Val di Susa e uno al Climate Camp di Vicenza, pubblichiamo una voce dell’abbecedario, ringraziando la casa editrice.

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Kapitalocene

 

In che epoca viviamo? Un’epoca in cui la Terra e tutto ciò che non è umano si trasforma più velocemente delle nostre istituzioni, mentre ai tempi della modernità era statico o si modificava solo al ritmo molto lento della geologia e dell’evoluzione dei viventi. In un momento in cui il clima sta andando fuori controllo, in cui incendi e siccità ci rendono più fragili, le istituzioni faticano a staccarsi dalla corsa alla crescita e le classi dirigenti sono bloccate nella difesa poliziesca dello status quo produttivo, basato sull’ineguaglianza. L’immobilità ha cambiato faccia. Il terreno della modernità sta scivolando via e la Terra ci chiede di sollevarci con lei.

Il termine “Antropocene” si riferisce a questa nuova epoca geologica, nel corso della quale l’umanità è diventata una forza tellurica. Ha il pregio di riconoscere che non stiamo vivendo una semplice crisi ecologica, ma un punto di svolta geologico che degraderà l’abitabilità del pianeta per molto tempo a venire. E riesce inoltre a oggettivare ciò che ormai tutti noi abbiamo sentito e compreso: nei prossimi decenni, ci troveremo ad affrontare condizioni dei nostri habitat e del pianeta finora sconosciute all’umanità.
È la promessa del progresso dell’era industriale nella sua interezza a essere geologicamente smentita: una promessa di liberazione dalle catene della tradizione e del determinismo biofisico, per mezzo della scienza e della tecnoindustria. Consideriamo la generazione che nascerà nel 2020: in che tipo di mondo vivrà quando avrà 50 anni? L’entità del cambiamento climatico nel 2070 (+2,5°C o +6°C in Francia?) non sarà il frutto della loro volontà, ma sarà stata predefinita dalle scelte dei leader odierni. Lungi dal costruire il proprio futuro vincendo il passato, questa generazione subirà il caos climatico ed ecologico causato da quelle che l’hanno preceduta. Più ci avviciniamo al futuro, più la tirannia del passato diventa schiacciante: il contrario della promessa moderna di autonomia e progresso.

Ma chi è questo anthropos responsabile dell’uscita di rotta dall’Olocene? Una “specie umana” indifferenziata, e dunque uniformemente responsabile della crisi? Pretendere ciò significherebbe negare le ineguaglianze di classe e le dominazioni patriarcali e coloniali. Tra il 1700 e il 2008, mentre la popolazione raddoppiava, il capitale centuplicava. Il 20% più povero deteneva il 4,7% del reddito mondiale nel 1820, ma solo il 2,2% nel 1992. Non è la “specie umana”, ma un sistema storico determinato, una logica accumulatrice, che ha portato fuori strada la Terra. Sotto il regno dell’economia trionfante, obbligata a sacrificarsi al culto della crescita, produciamo per produrre, perché questa è l’esigenza primaria del Capitale sovrano, che si trasforma costantemente in altro capitale. La conseguente compulsione produttivista è la fonte stessa del disastro climatico ed ecologico – di qui, la descrizione più appropriata della nostra epoca come Capitalocene.
Indissociabile dalla dominazione coloniale, dall’invisibilizzazione del lavoro femminile, dalla privatizzazione dei beni comuni e dalla mercificazione della vita, il capitalismo rappresenta infatti il modo di organizzare il pianeta che ci ha condotto al passaggio verso un’altra epoca della Terra. E ogni fase dello sviluppo capitalistico ha generato non solo un particolare sistema-mondo, che riordina costantemente le asimmetrie coloniali e imperiali (I. Wallerstein), ma anche un’ecologia-mondo (J.W. Moore) caratterizzata da una certa organizzazione (scambio ineguale) dei flussi materiali ed energetici e da una ripartizione divaricata socialmente dei benefici e dei danni ecologici.

Soprattutto, il passaggio a una nuova epoca geologica riconfigura tutti i parametri, poiché il deterioramento dell’abitabilità della Terra minaccia le modalità d’esistenza, e la sopravvivenza stessa di molte specie, compresi gli esseri umani. Senza che i rapporti di classe stabiliti nella produzione scompaiano, si afferma un nuovo antagonismo in rapporto alla produzione. Il Capitalocene disegna così la linea di fronte in una guerra senza pietà. Da una parte ci sono i fanatici dell’economia, pronti a spingere la compulsione produttivista alle sue estreme conseguenze e a consegnare le popolazioni ai terribili pericoli della catastrofe climatica ed ecologica, mentre gli ultra-ricchi preparano la loro migrazione su Marte e finanziano i Frankenstein della geoingegneria. Dall’altro lato, c’è chi, con l’esperienza concreta di un pianeta le cui condizioni di abitabilità sono sempre più danneggiate, capisce, in una contagiosa esplosione di energia, che non c’è altra opzione che disfare l’economia e il suo mondo. Da un lato, c’è chi si aggrappa all’esorbitante privilegio del capitale: continuare a sconvolgere il pianeta; dall’altro, c’è chi si sta sollevando per difendere luoghi e ambienti, e persistere ad abitare la Terra.