Una lettura di Alex Foti del libro di Andrea Fumagalli Grateful Dead Economy. La psichedelia finanziaria, (Agenzia X, 2016)

Ho conosciuto Andrea quando ero studente di economia in Bocconi che iniziava a frequentare i centri sociali milanesi. Volevo superare la schizofrenia fra economia e psichedelia (erano gli anni della caduta del Muro di Berlino e l’espansione mentale era tornata di moda) ed ero alla ricerca di qualcuno che fosse veramente di sinistra ma anche hip. Quando lo conobbi, rimasi folgorato: un operaista che amava il rock psichedelico di Haight-Ashbury! Pensavo una tale persone esistesse solo nei miei sogni. A 25 anni di distanza, posso confermare che non ho mai conosciuto un economista autonomo e libertario come Andrea Fumagalli.

Grateful Dead Economy (AgenziaX, 2016) è come il Fuma: una miniera di conoscenze che racchiude una sintesi improbabile fra il rigore del pensiero marxiano (valore, sfruttamento, intelletto generale, sussunzione) e la cultura prima lisergica poi siliconica della baia che ospita San Francisco e Oakland, San José e Palo Alto, vale a dire Apple, Google, Facebbok. Il libro si muove su un doppio binario. Narrare origini e parabola della controcultura americana da Berkeley 1964 a Kent State 1970 (il periodo dei radical Sixties) e rinvenire la sua presenza nel cyberpunk degli anni ’90 e nel capitalismo digitale degli anni ’00.

Inframmezzato dai poster di Rick Griffin e Moscoso, che si alternano con quelli del compianto Gianluca Lerici (aka Professor Bad Trip) che fece un murale nella casa di Andrea nei primissimi ’90 quando non aveva ancora incominciato a dipingere, il libro è un’enciclopedia dell’hippismo e del panterismo. Restituisce l’atmosfera di innocenza con cui attivisti SDS e comunitaristi hippie misero sotto scacco il governo americano e la guerra in Vietnam, prima di essere assogettati a una sistematica repressione e infiltrazione da parte dell’FBI, la quale giustiziò molti leader delle Pantere Nere, mentre Abbie Hoffman, Bobby Seale, Jerry Rubin, Tom Hayden e altri venivano messi sotto processo per i disordini alla convention democratica di Chicago del 1968. Con l’elezione di Nixon quell’anno, inizia un lento processo d’involuzione e individualizzazione che porterà alla fine di molte comuni mistico-ecologiste e al riflusso nella nuova economia neoliberista, più diseguale ma anche meno inquadrata di quella fordista. La deregolazione reaganiana liberava le reti e la comunicazione, mentre Steve Jobs, archiviata la fase controculturale, con Wozniak inventava il personal computer a San Francisco (1984).

John Perry Barlow, paroliere dei Dead e artefice dei primi forum di dibattito in rete (the Well), è il nesso fra i mirabolanti concerti ambulanti della band capitanata dal fu Jerry Garcia e l’euforia libertaria del primo web alla metà degli anni ’90. Nell’ideologia californiana – per riprendere il termine di due marxisti inglesi sulla lista nettime – libertarismo, tecnologismo, mercatismo si fondono nella sintesi prometeica che ancora informa la nostra visione dell’evoluzione di Internet e del personal computing: il futuro è così fulgido che dobbiamo mettere gli occhiali da sole per non rimanere ciechi come a Los Alamos…

L’ultima parte del libro è quella più propriamente di economia politica: criptovalute, monete complementari, decentramento mezzi di produzione e accentramento controllo su distribuzione del valore. Da intellettuale che ha superato il chiasmo fra psichedelia e macroeconomia rinunciando alla prima come filosofia (troppo irrazionalista) e la tensione fra anarchismo e comunismo denunciando il secondo come falsa ideologia, trovo che l’ultima parte sia un po’ a sé stante, che sia troppo marxista e poco libertaria e si leghi poco col resto, anche se risassume l’analisi del capitalismo cognitivo e della sua economia monetaria che Andrea ha compiuto nelle sue opere meno underground.

Nel giorno in cui si consumava il mattatoio di Aleppo, Donald Trump ha convocato Jeff Bezos, Tim Cook e Larry Page: viene da chiedersi se il libertarismo del capitalismo informazionale non si piegherà alle richieste del nazipopulismo che si appresta a salire al potere. Amazon (il più grande sfruttatore di lavoro precario al mondo) e IBM (che schedò gli ebrei tedeschi per i nazisti e ora potrebbe ripetersi nel redigere l’elenco dei musulmani americani) hanno già detto che collaboreranno. Il co-fondatore di Google, Larry Page, da bambino veniva portato dal padre, un deadhead incallito, ai concerti della band di Dark Star. Basterà a contrastare tutto il male che compirà Trump alla Casa Bianca?

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