Co vignirà la morte
no’ la scazzarò via:
me la ciogarò in brazzo
suso, come ‘na fia
(Virgilio Giotti, 1941, Colori)
Giuliano Spazzali era nato il giorno di Capodanno, nel 1939, a Trieste. Il re aveva già firmato le leggi razziali e poco dopo Mussolini strillò dal balcone di Palazzo Venezia che l’Italia aveva dichiarato guerra alle demoplutocrazie. Suo fratello Sergio andava già verso i tre anni, ma era nato a Ferragosto (d’accordo, siamo precisi: il 16). Mi capitava di incontrarlo a passeggio dopo che si era ritirato dalla professione, nel 2008, lungo le strade del quartiere di Porta Vittoria; era sempre in perfetto ordine, neppure un capello fuori posto, scarpe pulitissime, colori intonati. Il poeta dialettale triestino Virgilio Giotti piaceva ad entrambi, ci scherzavamo prendendolo a commento di qualche fatterello presente nelle cronache. Si era messo a dipingere. Nel maggio 2023 i suoi disegni sono stati esposti in mostra presso il Centro Culturale Cinese di Via Paolo Sarpi (e dove altrimenti avrebbe potuto esporli!).
A Milano ci abitava già nei primi anni Sessanta, attivo nell’UGI, l’organizzazione degli universitari socialcomunisti; suo fratello Sergio (grande amico di Giovanni Pirelli) era diventato l’anima del Centro Franz Fanon, più focoso, più impaziente di Giuliano. Ma si volevano un gran bene i due fratelli, diversi certo, eppure complici nel crescere, nel vivere il gran fermento che si andava preparando. Questo affetto e questa complicità li ritroviamo nel volume Chi vivrà vedrà, gli scritti di Sergio fra il 1975 e il 1992 editi nel 1995 da Calusca City Lights.
Giuliano è stato un avvocato di straordinaria bravura, caparbio, attento: difficile che gli sfuggisse un dettaglio, un particolare, un elemento necessario alla difesa. Al tempo stesso sapeva collocare il materiale da studiare in un quadro complessivo, vasto e completo; tattica e strategia processuale coesistevano armonicamente, fin da subito, piegava ogni possibile incertezza sul da farsi alla dittatura del proprio intuito. Ecco. Quando difendeva e proteggeva il suo intuito Giuliano diventava spigoloso, mostrava i lati più ostici del suo carattere, a volte suscitava contrasto o antipatia nell’interlocutore, assistito o avversario che fosse. Poi interveniva l’ironia a salvarlo, a consentirgli di uscire dall’angolo: un’ironia pungente e colta che incuteva più rispetto che generica soggezione. Questo bagaglio professionale, tecnico, politico, e perfino in qualche modo artistico, è sempre stato il marchio di fabbrica dell’avvocato Spazzali, anche nel suo impegno dentro le strutture del Soccorso Rosso. Nel 1981 uscì per la Casa Editrice Machina (breve esperienza legata all’area dell’autonomia operaia) un volume a firma di Giuliano, con un lungo ma efficace titolo: La zecca e il garbuglio, dai processi allo Stato allo Stato dei processi; l’analisi della genesi del nuovo processo politico nato con l’offensiva scatenata dalle istituzioni il 7 aprile 1979, in continuità con le stragi degli anni precedenti, a leggerla oggi quasi stupisce per lucidità nelle previsioni e comprensione del disegno repressivo che si andava realizzando.
Soccorso Rosso. L’apporto di Giuliano Spazzali fu davvero notevole, a volte con una partecipazione soggettiva dentro il processo, altre volte dentro la collaborazione collettiva in una struttura di notevole levatura, efficacissimo strumento di sostegno alle lotte e ai movimenti rivoluzionari che agivano nello scontro sociale prolungato. La formazione politica di Giuliano era legata al marxismo leninismo tradizionale, il suo gruppo di riferimento (all’epoca) si chiamava Comitato Comunista di Unità e di Lotta (giocosamente lo si abbreviava in Cuculo); alle tesi dell’autonomia operaia e dell’operaismo in genere guardava con una certa diffidenza. Questo non gli impedì di assistere Toni Negri, con tutta la passione e con tutta l’energia possibili, nel processo 7 aprile e poi al rientro in Italia al termine della latitanza. Me lo ricordo sacramentare all’uscita di Rebibbia, dopo una visita a Toni, mentre pioveva e non si trovava un taxi: ma questo non poteva restarsene tranquillo a Parigi! Però c’era, sacramentando, ma c’era.
Lo ricordano oggi per il processo Enimont, per la difesa di Cusani, per lo scontro in aula con Di Pietro che incarnava l’inchiesta Mani Pulite. La società dello spettacolo ha le sue esigenze. D’altro canto Giuliano era un compagno e pure un avvocato penalista di fama. Fra i compagni ci stava pure chi lo criticava per il successo professionale, quasi facendogliene una colpa. Senza capire che una cosa non escludeva l’altra, dimenticando la generosità con cui sapeva mettere a disposizione di militanti nei guai le sue capacità e il suo talento. E noi così lo ricordiamo. Ciao Giuliano.
È la cosa scritta migliore su Giuliano