La mia voce, la vostra voce
e il mio sangue, se accresce la vostra rabbia,
ora è vostro.
Insegnate ai vostri figli
che il corpo della terra è uno,
che i confini della terra sono un’invenzione
e chi non rifiuta di uccidere
sarà ucciso facilmente.
Fermate il fuoco sui nostri petti,
fermate il fuoco
perché possiamo seminare
la nostra terra
e nutrirvi.
(Haidar al-Ghazali)
- Genova, 30 agosto 2025
A Genova il corteo è grande, finalmente qualcosa di importante. In questi mesi, ormai quasi due anni, il senso di impotenza e solitudine di fronte al massacro in corso dall’altra parte del mare era grande, poi la Global Sumud Flotilla da idea di pochi comincia a prendere forma e a concretizzarsi.
Corpi in azione, materiale raccolto, barche che materializzano un pensiero condiviso da moltissime persone: rompere l’assedio imposto da Israele (a dirla tutta il blocco navale della Striscia dura, nel silenzio assordante, dal 2007) e provare a colmare l’impotenza complice dei governi occidentali. Dei “buoni” e “democratici” governi occidentali.
Il corteo è grande, per qualcuno il ricordo corre veloce al 2001: sembriamo ritrovarci, molte persone in realtà non erano nate o erano molto piccole all’epoca.
Riccardo, un lavoratore del porto del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali), prende la parola e scandisce a chiare lettere: “Qui dev’essere chiaro a tutti un punto: quando le imbarcazioni arriveranno vicino alla Striscia di Gaza, se perdiamo il contatto con le nostre barche anche solo per 20 minuti, blocchiamo tutto. Blocchiamo l’Europa, le strade, le scuole. Da qui all’anno partono 13-14mila container per Israele. Bene, non uscirà più un chiodo”.
Da quel momento tutto cambia e accelera.
- Inizio settembre: la preparazione
Nelle settimane successive i sindacati di base, organizzazioni studentesche, collettivi, gruppi spontanei, movimenti in tutta la Penisola raccolgono l’invito uscito dall’assemblea di Genova e dalle persone che dai diversi porti si preparavano a salpare in direzione Gaza formando la Global Sumud Flotilla a diventare il loro equipaggio di terra: la loro scorta mediatica e fisica.
In arabo sumud (صُمُود) deriva dalla forma verbale samada (صَمَدَ), che significa sia “resistere” sia “prendere”: ha quindi un’accezione sia passiva sia attiva. Sumud descrive la caparbietà dei palestinesi nel volere abitare le terre che spettano loro secondo la stragrande maggioranza della comunità internazionale, e fa quindi riferimento a una resistenza non violenta e non armata, ma attuata attraverso la permanenza. Non significa solamente essere capaci di sopravvivere o di riprendere forza per gestire o adattarsi allo stress e alle avversità, ma implica anche mantenere un atteggiamento risoluto di sfida all’oppressione e alla sopraffazione.
Mentre in Italia si susseguivano assemblee e cortei di migliaia di persone, iniziative nei diversi quartieri e spazi sociali, presentazioni e collegamenti con chi stava organizzando la Flotilla, nei porti di Barcellona e Tunisi 24 barche si preparavano a partire verso la Sicilia raggiungendo le 18 navi italiane che completavano la più grande iniziativa civile indipendente di aiuto della storia. L’8 e il 9 settembre nel porto di Tunisi due imbarcazioni venivano attaccate e fortemente danneggiate da due droni (fortunatamente senza nessuna conseguenza per l’equipaggio) ritardando la partenza di qualche giorno.
- 16-18 settembre: l’invasione di Gaza City e reazioni
Martedì 16 settembre Israele inizia l’invasione di terra di Gaza City compiendo un ulteriore passo in avanti nel massacro dei palestinesi e nella distruzione di ciò che resta della Striscia, in Italia e in diverse parti di Europa si svolgono numerosi cortei di protesta che portano in strada decine di migliaia di persone i cui corpi provano a testimoniare l’opposizione e la ferma condanna a quanto sta accadendo. Di fronte a questo ennesimo atto criminale l’esigenza di costruire in maniera capillare ed efficace lo sciopero generale del 22 settembre aumenta. In questo contesto la CGIL proclama alcune ore di sciopero a livello territoriale con alcuni presidi/iniziative per il 19 settembre in solidarietà a quanto sta avvenendo, molte persone non capiscono molto il senso di non convergere sul 22 ma anche in questa situazione si preferisce guardare al proprio giardino di casa e alle dinamiche identitarie tra i diversi sindacati. L’ennesima occasione persa.
Mercoledì 17 una serie di assemblee preparatorie allo sciopero generale (a Milano assemblea metropolitana con 150 persone nella sede di USB) e giovedì 18 altra giornata di mobilitazioni su tutto il territorio e nei diversi quartieri: in particolare a Roma prende vita un inedito sciopero di quartiere a Torpignattara, al Pigneto e al Quadraro.
Nel frattempo la Commissione Esteri dell’Unione Europea approva un pacchetto di sanzioni contro Israele che Alberto Negri sul Manifesto definisce senza mezzi termini “fumo negli occhi”.
- 19 settembre: la partenza della Flotilla
Venerdì 19 settembre finalmente le 42 barche della Global Sumud Flotilla partono da Portopalo di Capo Passero, nella parte sudorientale della Sicilia, e in queste ore stanno navigando a circa 350 chilometri dalle coste italiane (qui si può seguire in tempo reale la Flotilla).
«Siamo partiti, stavolta non ci fermiamo più», ha detto la portavoce Maria Elena Delia, ribadendo che il messaggio dell’iniziativa è soprattutto umanitario e politico. Nel frattempo, d’accordo con la Flotilla, l’organizzazione genovese Music for Peace sta preparando un corridoio umanitario via terra, per far arrivare a Gaza altre 300 tonnellate di aiuti: solo 40 delle 500 totali raccolte a Genova infatti sono state caricate sulle barche, tutte non ci stavano.
- Il 22 settembre e oltre
Lo sciopero del 22 settembre sarà un momento importante di mobilitazione, di appoggio reale alla Flotilla e di vicinanza alla popolazione palestinese, ma sarà in prospettiva anche un tentativo di invertire la sensazione di impotenza che abbiamo interiorizzato in questi due anni a fronte di un genocidio compiuto in diretta senza che nessuno in tutto il mondo abbia avuto la capacità di fermarlo o metterlo concretamente in discussione. Un tentativo di convergenza per riprendere il filo di un discorso e di pratiche emerse negli ultimi anni. A Milano un’occasione, tra le altre, di convergenza sarà costituita dallo spezzone “Books not Bombs” già presente nel primo sciopero per Gaza del 20 giugno scorso.
Le persone che sono salite sulle barche e che stanno navigando in queste ore verso la costa della Striscia stanno provando a mettere i loro corpi al fianco dei corpi dei palestinesi al contempo sfidando i propri governi affinché prendano una posizione ancora più netta di condanna reale e concreta al genocidio in corso. Noi che siamo l’equipaggio di terra dobbiamo continuare ad accompagnare la Flotilla e fare tutto ciò che ci è possibile fare per bloccare il genocidio in corso. Con tutta la potenza dei nostri cervelli e dei nostri corpi: per tornare ad essere Sumud e Global anche noi.
This article powerfully details the Global Sumud Flotillas journey, highlighting both the courage of those involved and the frustrating failures of political action. It’s a stark reminder of the human cost of conflict and the vital need for solidarity.fapello