In questa seconda parte del testo che Rossana De Simone ha scritto per la rubrica Diario della crisi, l’autrice si concentra sulla descrizione puntuale degli affari legati all’industria delle armi che coinvolgono i vertici del governo italiano, a partire dal ministero della Difesa. Con un ben costruito sistema di discorsi pubblici e mediatici svuotati da verità, che confondono l’opinione pubblica riguardo le decisioni prese, si deve “passare dalle missioni di pace (neologismo da superare) a quelle di guerra (di fatto)”. Le spese militari permettono al ministero della Difesa di finanziare programmi prima che siano testati e valutati e difficilmente utilizzati per la difesa (si veda il ruolo di Leonardo S.p.a, anche attraverso una serie di società controllate) ma che vengono soprattutto confermati nella loro attività di divoratori di denaro pubblico. Nel frattempo, l’apparato militare nella sua complessità, “realizza professionalità e dispositivi di controllo e repressione nei confronti di tutto ciò che esprime un dissenso verso un potere totalizzante”. Come di consueto, la rubrica viene pubblicata congiuntamente su Effimera, Machina DeriveApprodi ed El Salto.

Qui la prima parte del testo

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Sembra che la bizzarra coppia Meloni-Crosetto, dopo essersi divertiti a vestire i panni di ‘Edith’ e ‘Gru’ nel cartone animato “Cattivissimi noi” hashtag #senzapaura [1] e dopo essere diventati  rispettivamente premier e ministro della Difesa, abbia incontrato problemi di comunicazione: narrare una pseudo-realtà per imporne una nuova è faticoso perché significa attaccare ogni spazio di libertà.

È bastato un intervento durante il concertone del primo maggio per far saltare i nervi al ministro della Difesa: è inconcepibile che davanti a più di trecentomila spettatori il fisico Carlo Rovelli abbia sostenuto, nel suo intervento contro la guerra [2], che Crosetto sia stato vicinissimo alla più grande fabbrica di armi nel mondo e che faccia il piazzista di armi nel mondo.

Immediata la risposta piccata del ministro: “Non sa di che parla. Un’accusa totalmente ridicola, lascia il tempo che trova. Come dice il Vangelo, ‘dai loro frutti li riconoscerete’”.

Chissà che voleva dire il ministro, visto che nel 2014 (anno in cui gli investimenti della spesa per armamenti sono stati ammessi nel calcolo del Pil) nella veste di presidente dell’Aiad, la federazione che riunisce in Italia le aziende della difesa, sponsorizza il settore nel mondo e presso il NIAG (NATO Industrial Advisory Group), mentre nel 2021 viene nominato diviene presidente del Cda di Orizzonte sistemi navali, società controllata da Fincantieri e Leonardo. Tutte attività regolarmente compensate. E non può dire che le sue battaglie a favore del settore militare, dalla richiesta di esclusione degli investimenti per la Difesa dal Patto di stabilità all’approvazione della legge G to G [3] riguardante la vendita di armamenti da “governo a governo”, in alternativa a quella da “industria a governo”, per finire con la pressione per modificare la legge 185/90 allo scopo di agevolare l’export di armi, non siano state  ampiamente pubblicizzate. Solo dopo il passaggio di consegne a Giuseppe Cossiga presso Aiad, il ministro  passa dalla posizione “se si vuole cooperare con un Paese deve deciderlo il governo” al commento “non mi occupo più di Aiad da qualche mese”. [4]

Giuseppe Cossiga, figlio del più celebre Francesco che da ministro dell’Interno decise l’invio nel 1977 di carri armati nella città di Bologna [5] e da presidente del Consiglio nel 1979 consentì lo schieramento dei missili Cruise a Comiso [6], è stato direttore delle Relazioni Istituzionali di MBDA Italia e sottosegretario di Stato alla Difesa, incarico ora ricoperto da Isabella Rauti.

Dunque Rovelli, o gli insubordinati come lui, viene accusato di aver messo in imbarazzo il ministro e ciò non deve accadere. Il discorso pubblico deve essere composto di frammenti di verità ben scelti, funzionali a creare un desiderato effetto emotivo, o raccontare menzogne in assenza di trasparenza. Non è un caso che il ministro abbia voluto istituire un “Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa” [7] perché “la Difesa deve essere sempre un passo avanti, anche dal punto di vista culturale e dell’elaborazione del pensiero”.

La presentazione del comitato avviene pronunciando un solenne proclama: “Il mondo è un posto migliore grazie al soft e all’hard power dell’Italia” dopodiché annuncia i nomi dei professionisti fra cui editorialisti come Angelo Panebianco e Gianni Riotta e professori  universitari come Vittorio Parsi (Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Antonio Zoccoli (Università di Bologna e presidente Associazione Big Data e INFN). Quest’ultimo ha ricevuto ufficialmente una lettera da parte di lavoratori INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) in cui viene sottolineato che “la sua missione istituzionale dovrebbe essere chiaramente improntata ed ispirata a ben altra Difesa: quella della libertà di ricerca”, lettera caduta nel vuoto. [8]

Riconoscendo che non è di questo governo la decisione di coinvolgere l’Italia nella guerra tra Ucraina e Russia e la scelta di sostenere la prima con aiuti umanitari, economici e militari, nel libro “Il costituzionalismo democratico moderno può sopravvivere alla guerra?” studiosi e costituzionalisti  ci ricordano che l’Ucraina non fa parte né dell’Unione Europea né della NATO per cui “La tesi avanzata in occasione dell’invio di armi in Ucraina secondo la quale «se all’Italia non fosse consentito per Costituzione di partecipare alla difesa di Paesi terzi aggrediti, sarebbero illegittimi sia l’articolo 5 del Trattato NATO, sia l’articolo 42 del Trattato dell’Unione» – appare obiettivamente fragile”. [9]

A questo proposito ci sono svariati esempi che permettono di capire come la tendenza a nascondere, o a confondere le vere decisioni dei vertici, servono al governo per continuare ad agire nell’oscurità:

– Degli aiuti militari forniti all’Ucraina né gli italiani né il Parlamento sono stati messi a conoscenza della quantità, tipo e valore del materiale: a fine gennaio il ministro aveva seccamente smentito di aver firmato un contratto con la Francia per il trasferimento di sistemi di difesa antiaerea Samp-T (l’intero valore di questo scudo compreso di 32 missili ASTER  raggiunge gli 800 milioni di euro) sebbene l’ordine fosse già stato siglato nel dicembre 2022.

– A gennaio il governo aveva detto che l’Italia non avrebbe mai inviato carri armati all’Ucraina perché non si hanno quelli di ultima generazione. Poi si scopre che invia 20 carri armati italiani M109L che tornano indietro perché non funzionanti. In compenso si parla dei Leopard 1 ceduti a Rheinmetall per essere ricondizionati prima dell’invio a Kiev. Tutti mezzi provenienti dal deposito dell’Esercito Italiano di Lenta in Piemonte soprannominato cimitero dei carri armati. Si scopre così che si stanno svuotando depositi e magazzini di tutte quelle armi che ormai non vengono più impiegate nemmeno nelle esercitazioni.

– Dal quotidiano tedesco Sonntags ZeitungI veniamo a conoscenza che parti del sistema di difesa Skynex (in grado di identificare e abbattere in pochi secondi oggetti a  distanza come i droni ) sono prodotte dalla filiale italiana della tedesca Rheinmetall. [11]

– Stando al Military strength ranking che classifica gli Stati in base alla potenza di fuoco, l’Italia è decima grazie a un arsenale di 850 velivoli, 313 unità navali e oltre 68mila mezzi di terra. Tuttavia non basta, “bisogna prepararsi a difendersi” dichiara Crosetto al Festival dell’economia di Trento, e per affrontare le sfide e la gravosità del tempo ha assicurato che le spese militari italiane aumenteranno di 10 miliardi l’anno.

–  Anche la crisi climatica diviene una sfida per la sicurezza internazionale tanto da farla rientrare nel nuovo concetto strategico della NATO al punto 19: “Il cambiamento climatico è una sfida determinante del nostro tempo, con un profondo impatto sulla Sicurezza alleata. È un moltiplicatore di crisi e minacce. Può esacerbare conflitti, fragilità e competizione geopolitica”. Per Crosetto diventa l’occasione per affermare che la transizione ecologica può essere sostenibile grazie all’energia nucleare e al gas naturale: “L’ambiente è un tema fondamentale per il nostro futuro ma non è meno fondamentale l’energia”. Naturalmente rimane il bisogno di nascondere sia gli effetti devastanti provocati delle armi (non solo nucleari) durante un conflitto, sia i dati sull’inquinamento idrico e atmosferico prodotto durante le numerose esercitazioni militari. Dati che si potrebbero trovare sul sito Militarimissions.org se non fosse che nel profilo italiano si legge “significant gap in reporting” (divario importante nella trasparenza) e “scarso” il loro accesso. Secondo il rapporto guidato da Scientists for Global Responsibility, che stima i gas serra militari globali e regionali, le forze armate mondiali sono responsabili del 5,5% delle emissioni globali. Se fosse uno Stato, sarebbe al quarto posto e risulterebbe più inquinante della Russia”. [12]

– Nella tappa italiana del tour europeo finalizzato alla richiesta di ottimizzare il ciclo produttivo delle armi, il commissario Thierry Breton e il ministro Crosetto hanno visitato la sede dell’azienda Simmel Difesa di Colleferro e quella di Leonardo a la Spezia (Oto Melara). Per ora la possibilità di poter usufruire dei fondi del Pnrr per produrre armi non rientra nelle intenzioni del governo italiano, ma intanto ha votato a favore della legge Act in Support of Ammunition Production (Asap) proposta dalla Commissione europea. Legge che serve a sostenere la produzione di munizioni e di missili e a potenziare le catene di approvvigionamento [13]. Tuttavia è certo che nel decreto-legge del primo maggio “Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro” è presente un articolo che stanzia 14,5 milioni di euro entro il 2024 per potenziare la capacità produttiva e l’apertura di nuove filiere, e interventi di ammodernamento, di unità produttive dell’Agenzia Industrie Difesa. [14]

A gennaio Crosetto ha illustrato il suo ‘”Sistema Difesa” in una audizione presso le Commissioni riunite di Camera e Senato sottolineando che “Seppur abbia ancora senso inquadrare le sfide dal punto di vista dei confini geografici e territoriali – a cui deve corrispondere una capacità di effettiva dislocazione operativa degli assetti militari – è necessario agire anche in quelle sfere di influenza dove il limite tra conflitto e pace è molto labile. È proprio in queste sottili lacerazioni degli equilibri dello scontro tra attori geopolitici che si annidano degli archi secondari di crisi dove la capacità di sviluppo e impiego di nuove tecnologie, ma soprattutto la maturità politica di governarne gli effetti, rappresenterà il vero discriminante”.  [15]

In sostanza si deve passare dalle missioni di pace (neologismo da superare) a quelle di guerra (di fatto), si deve essere super-atlantisti e si deve credere nella supremazia tecnologica perché la difesa dell’Occidente e dello Stato significa, a suo dire, difesa dei principi cardine della Costituzione e degli interessi vitali della nostra Nazione. La fedeltà  agli USA viene ribadita durante un colloquio con il segretario della Difesa Lloyd J. Austin: “L’Italia è un alleato fedele sul quale gli Stati Uniti possono contare oggi più di prima e il rapporto bilaterale e multilaterale esistente tra Italia e Stati Uniti rappresenta il futuro del nostro Paese”. Con il sostegno a Taiwan, e la condanna unilaterale delle attività militari cinesi nello Stretto di Taiwan, la premier Meloni conferma la solidità dell’asse con asse con Washington. Naturalmente il think tank conservatore statunitense Heritage Foundation non ha perso tempo a osannare il nuovo governo (tanto che parrebbe essere l’ispiratore della linea estera italiana). Stando agli  analisti statunitensi Meloni sta rafforzando i legami con la Polonia e Gran Bretagna (senza dimenticare Israele e il Giappone) per abbandonare la sudditanza all’asse franco-tedesco: “L’attuale governo italiano è un laboratorio per una potenziale alleanza tra due delle principali fazioni conservatrici del Parlamento europeo: il PPE e l’ECR. Ci sono le elezioni previste per il 2024. Un forte blocco filo-USA potrebbe emarginare il Partito socialista europeo, da sempre più filo-russo e filo-cinese. La Meloni, che è presidente dell’ECR, è il cuore di questo progetto politico ribelle. Non rinnovando l’accordo cinese, può rafforzare ulteriormente la sua credibilità a Washington ed essere vista a Bruxelles come una forza da non sottovalutare”. [16]

Non si tratta solo di sostenere la guerra con il coinvolgimento di 10.000 unità nell’Europa orientale (da poco anche in Polonia nel mar Baltico con un cacciatorpediniere lanciamissili) parallelamente all’addestramento delle forze ucraine, ma anche di mettere a disposizione navi come Morosini e Cavour nell’area Indo-Pacifica con l’intento di prendere di mira la Cina. [17]

Quanto al raggiungimento di una supremazia nello sviluppo delle nuove tecnologie, come già accaduto altre volte, l’Italia scimmiotta il modello statunitense. Negli Stati Unito il Dipartimento della Difesa ha pubblicato la National Defense Science and Technology Strategy individuando una strategia da sviluppare lungo tre linee di impegno, 14 aree tecnologiche raggruppate in tre categorie [18] partendo dall’assunto che “la tecnologia è il presupposto della sicurezza, come anche la capacità di prevedere e guardare al futuro. Non ci può essere sicurezza senza qualcuno che la garantisce, e se non c’è non esistono democrazia, libertà e pace”. Solito ritornello che gli Stati Uniti propongono dai tempi della “Rivoluzione degli affari militari” senza successo (la Cina con meno spesa in armamenti secondo lo studio “Critical Technology Tracker” dell’Australian Strategic Policy Instituted, è diventata leader mondiale in 37 tecnologie critiche su 44) tranne che con i subalterni politici italiani: “dal punto di vista militare siamo nel pieno di una nuova rivoluzione, dettata dal tentativo di più potenze di raggiungere la supremazia nello sviluppo delle nuove tecnologie. Sistemi unmanned, capacità cyber, l’uso dello spazio, fino alla IA, sono elementi sempre più imprescindibili per la Difesa, il cui possesso deve essere garantito in maniera autonoma al sistema nazionale. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno della certezza e stabilità dei finanziamenti valorizzando le capacità industriali del Paese e dando un concreto supporto all’export” (Crosetto sull’evoluzione dello strumento militare nazionale – audizione parlamentare).

A poco più vent’anni dall’entrata dell’Italia nel ‘club degli amici’ degli Usa, l’attuale governo sigla nel dicembre 2022 l’accordo congiunto con Inghilterra e Giappone per lo sviluppo del supercaccia Tempest Global Combat Air Programme [22] mentre Francia, Germania e Spagna, svilupperanno  il velivolo da combattimento aereo FCAS (Future Combat Air System). Conseguentemente Giappone e Italia hanno deciso di elevare le loro relazioni a rango di partenariato strategico. Parallelamente, sempre in funzione anti-Cina e di contenimento dell’asse Pechino-Mosca, Giappone e USA hanno stretto un accordo bilaterale per la cooperazione nella difesa (il Giappone partecipa anche al programma F-35). Dal dispiegamento di batterie missilistiche anti-nave allo sviluppo di missili ipersonici, passando dalle continue manovre militari nelle isole del sudovest, la nuova cooperazione ha già significato un aumento delle spese militari a 51.4 miliardi di dollari per il 2023 e la messa in gioco dell’articolo 9 della Carta giapponese che prevede la “rinuncia alla guerra e vieta al Giappone di usare la forza per dirimere le controversie internazionali”.

L’asse Italia-USA ha influito anche nella scelta dei vertici di Leonardo: Crosetto e Meloni hanno optato per uomini che hanno legami con la NATO. Roberto Cingolani, nuovo amministratore delegato, dal marzo 2023 fa parte del consiglio dei direttori del Fondo innovazione della Nato, Lorenzo Mariani, nominato condirettore generale del gruppo, è stato responsabile per la NATO quando era Direttore Vendite della Divisione Sistemi Terrestri di Alenia e AMS, mentre il nuovo Presidente Stefano Pontecorvo   ha ricoperto incarichi presso la Nato compreso il coordinamento nel 2020 dell’evacuazione dell’aeroporto di Kabul come Nato Senior Civilian Representative.

Appena nominato l’a.d. Cingolani ha voluto sottolineare, nel suo intervento a margine dell’inaugurazione del nuovo campus dell’International Flight Training School (IFts) di Decimomannu in Sardegna, una scuola nella quale si addestreranno i piloti di caccia provenienti a tutto il mondo, che le relazioni con gli Stati Uniti nell’Alleanza atlantica sono fondamentali.

Infine per la prima volta sono entrati nel nuovo consiglio di amministrazione quattro candidati della società di investimento statunitense GreenWood. Due di loro hanno lavorato nella società di consulenza McKinsey, società che ha da decenni rapporti con l’ex Finmeccanica fin quando per l’Iri aveva preparato una relazione sulla sua privatizzazione (conclusa nel 2000 al 62% lasciando il 30,2% al MEF) dopo l’incorporazione delle ex società Efim operanti nel settore difesa. Inoltre ha avuto un ruolo nel progetto che prevedeva lo scorporamento delle attività civili (Finmeccanica 2) considerate non strategiche per Finmeccanica. Tale progetto era stato bloccato dall’a.d. Pier Francesco Guarguaglini nel 2005 ma concluso durante il mandato di Mauro Moretti (2014-2017) che ha operato un cambio radicale nella struttura e nell’assetto delle società controllate (con la costituzione della one company), e gestito la dismissione definitiva di tutte le attività civili (operazione servita a migliorare la situazione finanziaria e in linea con la volontà dei principali azionisti, MEF compreso). L’acquisto nel 2008 della statunitense DRS Technologies, azienda specializzata in elettronica per la difesa (la parte riguardante informazioni sensibili per il dipartimento della Difesa Usa è stata secretata, inaccessibile al management di Leonardo), per  5,2 miliardi di dollari di cui  3,6 miliardi in contanti e  1,6 miliardi a debito finanziario, aveva infatti provocato un indebitamento complessivo di 3,9 miliardi passati a 2,8 miliardi nel 2016.

Nel 2022 Leonardo ha cominciato a riorganizzare le controllate americane riconducendole sotto un unico soggetto giuridico, Leonardo Us Holding ,recuperando quasi 1,3 miliardi di debito.

Stando al bilancio 2022, gli Stati Uniti alimentano il 27% dei ricavi di Leonardo e sono presenti nell’azionariato con diversi proprietari di fondi di investimento: Dimensional Fund Advisors LP , The Vanguard Group, Inc., T. Rowe Price International Ltd., BlackRock Fund Advisors. [19]

Nel dossier “Relations between the United States of America and Italy in the post-Cold War period: a defense-industrial perspective” pubblicato nel 2014, [20] gli autori Alessandro Marrone e Alessandro Ungaro sottolineano il ruolo di Finmeccanica nel rapporto fra USA e Italia avvenuto attraverso la sottoscrizione di vari memorandum d’intesa e la volontà, da parte dei governi scudocrociati, di far diventare l’Italia una “media” potenza. Inizia pertanto una politica di presenza con l’assunzione di un ruolo attivo nella gestione delle crisi dirette dagli USA in Europa, Asia centrale e Grande Mediterraneo (aumento missioni militari all’estero). Nel dossier si è analizzato, in particolare, il momento in cui diminuisce la presenza industriale degli USA in Italia e inizia, alla fine della guerra fredda, la penetrazione italiana nel mercato americano. Vi sono almeno quattro esempi che lo dimostrano: le forniture dell’elicottero AgustaWestland AW101, l’acquisizione di DRS da parte di Finmeccanica, la partecipazione di Fincantieri al programma Littoral Combat Ship, e le forniture di Beretta all’esercito americano. Fra gli accordi più importanti vi sono invece quelli riguardanti una maggiore protezione reciproca e una più efficace regolamentazione degli appalti, lo scambio di ingegneri e scienziati e quello di progetti di ricerca, sviluppo e sperimentazione.  Il dossier sottolinea inoltre come i governi guidati da Silvio Berlusconi (sotto il suo governo si sottoscrive il memorandum d’intesa con Israele [21]) hanno dimostrato un atteggiamento filo-statunitense maggiore rispetto a quelli guidati dai leader progressisti, anche se in generale tutti  hanno cercato di bilanciare l’atteggiamento atlantista con sforzi europeisti.  Tuttavia la scelta di taluni programmi americani come l’aereo da trasporto tattico C27J piuttosto che l’europeo A400M, o la decisione definitiva di partecipare al programma del caccia F-35, sta a dimostrare l’euroscetticismo da parte del governo Berlusconi (che aveva provocato le dimissioni del ministro degli esteri Renato Ruggiero). Da ricordare che il programma F-35 è stato concepito e  utilizzato dalla Difesa statunitense per rompere la cooperazione tecnologica creata fra Stati europei.

Come postilla a tali considerazioni è necessario sottolineare che mentre nel periodo postbellico la produzione militare avveniva su licenza estera esclusivamente con aziende USA, e in misura minore britanniche e svizzere, negli anni settanta le industrie interessate hanno cominciato a sviluppare rapporti autonomi di collaborazione con imprese europee in ambito NATO. Un salto di qualità permesso non solo dalla apertura di nuovi dipartimenti universitari, ma anche a strutture come il Poligono di Perdasdefogu. Il poligono è un luogo adibito alle prove e collaudi di materiali d’armamento e alla sperimentazione di volo di aerei provenienti dalla vicina base di Decimomannu. La militarizzazione del territorio sardo decisa da politici e militari, e decenni di esercitazioni effettuate in assenza di controlli che hanno provocato conseguenze drammatiche sulla salute della popolazione e contaminato le acque e l’ambiente, è stata fortemente contrastata dalla popolazione sin dal dopoguerra che ha consolidato nel tempo una tradizione di lotta e resistenza contro l’occupazione militare dell’isola e la guerra. [23]

Viceversa la fine della guerra fredda ha distrutto la rete che univa le lotte dei lavoratori in fabbrica con i comitati presenti sul territorio nell’obiettivo comune di fermare la corsa agli armamenti, l’espansione senza controllo delle vendite di armi nei paesi dittatoriali e permettere un uso alternativo delle risorse. Di tutte le assemblee svolte nelle fabbriche e la documentazione prodotta a livello territoriale non è rimasto nulla, anche grazie ai licenziamenti delle avanguardie voluti anche dai sindacati confederali che avevano da tempo dismesso il compito di trasformare le lotte in fabbrica in conquiste/cambiamenti sociali. Oggi a portare avanti una lotta contro le armi e la guerra sono rimasti i portuali di Genova. [24]

Nel 2019 l’amministratore delegato Alessandro Profumo comunica al Consiglio di Amministrazione di Leonardo che vi sarà un rafforzamento della squadra con la nomina di Roberto Cingolani a Responsabile Innovazione tecnologica, e si concluderà l’operazione di fusione inquadrata nel progetto One Company cominciata da Mauro Moretti. Operazione finalizzata alla razionalizzazione della struttura societaria di alcuni asset rientranti nelle divisioni core business Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Definitivamente Finmeccanica, rinominata Leonardo, cessava di essere una conglomerata di società famose per il loro marchio: Selex ES, AgustaWestland, Alenia Aermacchi, Oto Melara e Whitehead Sistemi Subacquei.  Con Cingolani in Leonardo inizia una svolta tecnologica tra digitale e gestione dei dati. Nascono 11 Lab con 9 aree di ricerca: undici incubatori di conoscenza in cui lavoratori laureati in materie scientifiche devono collaborare per migliorare il processo industriale dalla progettazione al prodotto avvalendosi del supercomputer HPC davinci1 installato a Genova. Accanto si sono creati altri quattro laboratori, tre realizzati con l’IIT di Genova per l’intelligenza artificiale e la robotica, e uno congiunto con l’azienda chimica belga Solvay dedicato alla ricerca sui nuovi materiali. I campi di applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore della difesa e sicurezza riguardano sia l’evoluzione dei sistemi d’arma sia il loro processo produttivo ma anche, come emerge dall’attuale guerra, la gestione del conflitto nelle attività di intelligence, controllo e propaganda (cybersecurity).

Inoltre è una tecnologia che permette all’azienda di diversificare la produzione entrando nel settore civile con la realizzazione di progetti di sicurezza e vigilanza per città’, porti e aeroporti (business dei servizi). Da Genova guiderà il polo digitale per le filiere di auto e aerospazio Damas  (Digital hub for automotive and aerospace) insieme alla Ferrari e Intesa Sanpaolo, e offrirà servizi alle Piccole e medie imprese con sportelli in tutta Italia. In partnership con ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Rete Mille Infrastrutture ha sottoscritto un accordo per sostenere i comuni nell’avvio della classificazione e gestione del rischio legato all’ambiente, stato dei beni culturali e monitoraggio di infrastrutture  (ponti, viadotti, gallerie, rilevati, cavalcavia e similari).

Si passa dunque da applicazioni militari per l’autonomia di piattaforme aeree, terrestri e navali (droni, robot, ecc.), per la robotica in ambito industriale (es. operazioni di manutenzione da remoto, sinergie nelle linee produttive), alle applicazioni civili che offrono la possibilità di operare in ambienti insicuri o difficili per l’uomo (es. condizioni difficili come su pianeti e satelliti, fondali marini, ecc.). Come corollario di queste attività il gruppo si vanta di aver impiegato in ricerca e sviluppo 1.8 miliardi di euro nel 2021 e  attivato collaborazioni con diverse università, politecnici e centri di ricerca italiani.

Con la multinazionale tedesca Siemens ha siglato un accordo per una nuova piattaforma per la sicurezza digitale dedicata alle infrastrutture industriali, mentre con la statunitense Cisco ha sottoscritto una partnership per sviluppare attività tecnologiche che andranno dalla cybersecurity a  soluzioni cloud e digitali per aziende private e amministrazioni pubbliche.

Sono ormai anni che le grandi aziende della difesa si avvalgono (o preferire la fusione) della velocità e capacità tecnologica che solo le multinazionali del settore commerciale sono in grado di sostenere.

Nel marzo 2023 Leonardo ha concluso al roadshow di Tel Aviv, organizzato per le start up innovative, la seconda tappa del Business innovation factory, l’acceleratore di start up ad alto potenziale innovativo realizzato in partnership con LVenture Group. Si conferma l’interesse per le giovani start up di Leonardo che le considera un modo per generare valore. Nell’occasione Israele e Leonardo hanno sottoscritto due accordi per l’innovazione legati alle start up, uno con Israeli Innovation Authority e l’altro con Ramot Tel Aviv University per la valorizzazione della proprietà intellettuale dell’Università di Tel Aviv.

Accanto al paladino dell’energia nucleare (la distinzione fra nucleare civile e militare è sottilissima) Roberto Cingolani è stato nominato nel ruolo condirettore Lorenzo Mariani, ex ad di MBDA Italia. Il neo direttore ha subito commentato un messaggio del ministro Crosetto sulla necessità di un cambio di mentalità per l’industria militare che ha bisogno di internazionalizzazione, affermando se è vero che non tutta l’industria della Difesa ha avuto un percorso di internazionalizzazione. E che “non è in molti casi pronta a fare salti come fusioni societarie, programmi di cooperazione o accelerazione di strumenti produttivi; ecco su questo MBDA ha una lunga storia: creata nel 2001 nella lungimiranza di Inghilterra Francia e Italia che decisero di mettere insieme i loro asset nella missilistica”. MBDA Italia è parte del gruppo multinazionale MBDA controllato da Airbus, BAE Systems e Leonardo che occupa circa 14.000 persone, ed è l’azienda europea che progetta e produce missili e sistemi missilistici per le forze armate terrestri, navali e aeree di tutto il mondo.

Profumo lascia Leonardo con i seguenti risultati 2022: fatturato per famiglia di prodotti e servizi:

– sistemi di difesa (44,4%): armi, radar, ecc.;  elicotteri (30,8%): civili e militari; attrezzature aeronautica (20,8%) aerei, ecc.;  altro (4%).

– 105 siti produttivi: Italia (54), Europa (8), Stati Uniti (32) e altri paesi (11).

– Ripartizione geografica del fatturato: Italia (14%), Regno Unito (11,4%), Europa (21,6%), Stati Uniti (26,9%) e altri paesi (26,1%).

– Indebitamento di 2,6 miliardi

– Acquisto del 25,1% di Hennsoldt e il consolidamento della israeliana Rada in Leonardo Drs. – Ricavi: 86% proveniente dai mercati internazionali.

– Investimento in ricerca e sviluppo: circa il 13.6% dei ricavi nel 2022.

– Partner tecnologici: Boeing, BAE Systems, Thales, Airbus, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Saab, Raytheon, CAE e Rolls-Royce.

Numero di dipendenti: 51 392 totali di cui 32.327 in Italia [25]

L’indagine di Mediobanca “Le multinazional