Prosegue l’interesse di Effimera verso le nuove forme di mobilitazione politica che attraversano pratiche collettive, musica e movimenti. Dopo la Grateful Dead Economy e l’Acid Communism, proponiamo un articolo di Jeremy Gilbert, amico di Mark Fisher e autore del libro Common Ground. Questo articolo, apparso in inglese su redpepper.org, è stato tradotto da Alessio Kolioulis. Una versione più lunga del testo è disponibile qui.

Prima della sua scomparsa lo scorso gennario, Mark Fisher stava lavorando su un libro intitolato Acid Communism. Questo era il termine con cui Mark indicava una sensibilità utopica originata dai militanti e dagli sperimentatori psichedelici della controcultura degli anni ’60 e ’70. Questa respinse sia il conformismo e l’autoritarismo che caratterizzarono gran parte della società post-bellica, sia l’individualismo ordinario della società del consumo. La controcultura cercò di sensibilizzare la coscienza degli individui e della società nel suo insieme attraverso l’uso creativo di sostanze chimiche psichedeliche, gli esperimenti estetici nella musica e in altre arti, nuovi tipi di organismi familiari, forme radicali di terapia, combinando questo insieme verso una rivoluzione sociale e politica.

Mark non aveva alcun interesse personale negli psichedelici. Gli piaceva il termine “acido” come aggettivo, poiché descrive un atteggiamento di creatività sperimentale e una convinzione nella possibilità di vedere diversamente il mondo per migliorarlo.

Quando ci siamo conosciuti per la prima volta, si considerava ancora un post-punk anti-hippy, assolutamente rigido rispetto all’eredità della “Summer of Love” e del radicalismo del ’68. Ma io (e altri) lo avevamo convinto che era un errore condividere le opinioni di personaggi come Slavoj Žižek o Adam Curtis che hanno semplicemente rigettato la controcultura e il radicalismo degli anni ‘60 e ‘70.

Questi commentatori tendono a concentrarsi su come l’utopismo della controcultura abbia portato direttamente all’universalismo banale della “New Age” e al consumismo narcisistico della fine del ventesimo secolo. Ho sempre sostenuto che questi risultati vadano considerati come distorsioni del potenziale radicale della contro-cultura, che doveva essere neutralizzata e catturata da una cultura capitalista che si trovava di fronte alla minaccia delle forze radicali degli inizi degli anni ‘70.

Tecnologie del sé

In teoria, da questa prospettiva, le tecniche di trasformazione del sé come lo yoga, la meditazione o persino le sostanze psichedeliche potrebbero avere un potenziale radicale se fossero connesse ad una più ampia interrogazione critica della cultura capitalista, organizzandole politicamente contro di essa. Allo stesso modo, queste tecniche possono facilmente diventare banali distrazioni, modi per permettere agli individui di tollerare ogni livello intensificante di sfruttamento e di alienazione.

Queste “tecnologie del sé”, per usare il termine di Michel Foucault, non hanno alcun significato politico intrinseco. Da una prospettiva politica progressiva, la questione è se – e in caso affermativo come – queste tecnologie possano essere usate per sfidare i dogmi più profondi della cultura capitalista, consentendo alle persone di superare il loro individualismo per creare collettività potenti e creative.

Per il movimento femminista dei primi anni ’70, la più importante “tecnologia del sé” erano probabilmente i “gruppi di sensibilizzazione” [consciousness-raising group] – piccoli gruppi di donne che si incontravano per discutere ogni tipo di questione personale e sociale da una prospettiva femminista, cercando di liberarsi dal sessismo e dal patriarcato quotidiano. Questo fu anche il momento in cui il Black Power Movement e il movimento di liberazione LGBT raggiunsero i livelli più intensi di politicizzazione e quando la politica della New Left[1] fu più influente.

Quello che legava insieme le loro posizioni politiche era un rifiuto delle gerarchie tradizionali e di ogni semplice individualismo. Questi movimenti erano libertari, nel senso che promuovevano un ideale di libertà da comprendersi come qualcosa che poteva essere raggiunta o sperimentata collettivamente.

Una maggiore coscienza

Mark era interessato a rianimare l’idea di “sensibilizzazione” [consciousness-raising] e nella teorizzazione degli effetti dell’ideologia capitalista nei termini di un “esaurimento della coscienza”. Questo è un modo di pensare le tecniche utilizzate dai vari apparati di potere – dalle classifiche scolastiche alla stampa dei tabloid.

Come molti scrittori precedenti hanno notato, tali istituzioni operano non solo alimentando false informazioni, ma anche colpendo emotivamente per farci sentire meno in grado di agire nel mondo, meno in grado di pensare in modo creativo o dinamico. Da questa prospettiva, la sensibilizzazione non è solo una pratica per far conoscere le fonti dell’oppressione alle persone. Si tratta anche di renderle in grado di sentirsi connesse e vive, personalmente e collettivamente potenti per sfidare ciò che li opprime.

C’è un’affascinante confluenza tra l’idea di una coscienza “superiore” che emerge in alcune delle lettere mistiche, yogiche e filosofiche del XX secolo e dell’idea di una coscienza politicamente “sollevata”, divenuta così centrale per il radicalismo degli anni ‘70. Entrambe queste idee avevano famosi precedenti.

L’idea di una sensibilizzazione politica ha avuto le sue radici nell’idea marxista della “coscienza di classe”, attraverso cui i lavoratori si rendono conto che i loro interessi comuni in quanto lavoratori sono più significativi del loro interesse privato come individui o delle differenze culturali che possono avere tra di loro. Mentre l’idea mistica di una coscienza “superiore” ha le sue radici nelle idee indù e buddiste del sé individuale come illusione.

Fuggire da quell’illusione, la consapevolezza che il sé è solo un elemento incidentale di un più ampio cosmo, viene talvolta definito “illuminazione”. Tuttavia, i termini originali dal sanscrito e dal pali potrebbero essere meglio tradotti con “risvegliàti” [awoken]. Forse non è un caso che “risvegliato/a” è diventato un popolare termine slang per una aumentata sensibilità politica.

Gioia collettiva

Molti scrittori che ragionano in modo simile hanno sostenuto che una politica radicale può assumere forza e ispirazione da forme culturali che promuovono sentimenti di gioia collettiva (feste, discoteche, ecc.), superando l’individualismo alienante della cultura capitalista. Un interesse verso tutte le idee legate alla sensibilizzazione e all’organizzazione sociale militante hanno spinto alcuni degli organizzatori del festival The World Transformed[2], ed in particolare l’attivista del Labour party, Matthew Phull, a contattarmi per discutere della possibilità di creare uno spazio alla loro conferenza.

È stato Matt ad inventare l’espressione “Acid Corbynism”, un termine suggestivo che implicitamente pone la domanda se è possibile collegare l’attuale politica labourista a questa tradizione di sperimentalismo utopistico.

D’altronde esistono già legami storici tra loro. Una caratteristica politica cruciale della New Left fu proprio la sua critica nei confronti dell’autoritarismo burocratico nel settore pubblico e in quello privato. I militanti della New Left lottavano per la democratizzazione delle famiglie, dei luoghi di lavoro e delle istituzioni pubbliche, dalle scuole alla BBC.

L’ultimo manifesto elettorale del Labour party non ha fatto molte concessioni a questa tradizione, concentrandosi al contrario quasi interamente su un elenco di cose e di regole che il governo centrale imporrebbe. Ma lo scorso anno il Labour party ha commissionato uno studio sulla fattibilità di attuare nuove forme cooperative e radicalmente democratiche di proprietà delle imprese e dei servizi, ricordandoci che la richiesta di controllo dei lavoratori dell’industria era parte della tradizione radicale associata a Tony Benn e ai suoi seguaci negli anni ’70 e ’80 (il più famoso di quei seguaci è Corbyn stesso).

Sebbene i critici del Corbynismo lo considerino come un culto di personalità focalizzato interamente sul leader stesso, i “Corbynites” si sono trovati parte di un movimento largamente auto-organizzato che ha cercato di sensibilizzare la coscienza pubblica aumentando la propria efficacia politica attraverso l’utilizzo di tecnologie di comunicazione all’avanguardia. Si potrebbe dire che le applicazioni per fare campagne online e le piattaforme organizzative sono le nostre nuove tecnologie del sé.

Resta da vedere se queste tendenze radicali possono essere sviluppate in un progetto comprensivo di democratizzazione delle istituzioni britanniche (compreso il partito laburista). Tuttavia la storia suggerisce che il cambiamento politico e sociale della dimensione che cerchiamo deve essere accompagnato da un’ampia innovazione culturale. I meme Pro-Corbyn e i cori da stadio[3] sono un inizio. Ma nessuno può prevedere quali nuove forme di espressione possono emergere negli anni a venire. Quel che è certo, è che la lotta contro il neoliberalismo e il conservatorismo autoritario richiederà (una volta ancora) forme di cultura collettiviste e non conformiste, libertarie ma non di semplice rottura dei legami sociali.

 

Note

[1]   La Nuova Sinistra o New Left è stato un movimento politico attivo negli anni ‘60 e ‘70 tra Regno Unito e Stati Uniti concentrato sulla conquista dei diritti civili e di cui fecero parte, tra gli altri, intellettuali come Herbert Marcuse, Perry Anderson e Agnes Heller.

[2]   TWT è un festival annuale che si tiene al margine della conferenza del Labour party. Il festival è nato nel 2016 ed è stato creato dagli attivisti del gruppo Momentum, la corrente laburista legata a Jeremy Corbyn.

[3]   Sulla storia del coro “Oh, Jeremy Corbyn”, si veda: https://www.youtube.com/watch?v=T4_Yrwb4rh8.

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