Pensi che Balestrini sia a colori o in bianco e nero?

Pensi che Balestrini sia luccicante o un po’ color seppia?

Pensi che Balestrini sia liscio o zigrinato, che sia polveroso o ben levigato?

Queste domande trovano (ça va de soi) risposte contraddittorie nei settori più avanzati della critica, quelli più arretrati non lo so perché non li frequento.  Mica posso essere dappertutto. 

All’ingresso della galleria Mudima che si trova in via Tadino nei fumi serali della metropoli sgonfia c’è una scritta enorme attaccata sulle vetrine che dice VOGLIAMO TUTTO.

Ma dovunque tu vada e chiunque incontri nelle città tristanzuole di questo paese in cui tutti tranne Balestrini sono vecchi, ti fa pensare che non vogliamo niente, oppure vogliamo qualcosa che comunque non ce la danno e non sappiamo come fare a prendercela per cui? Per cui rinunciamo che ci vuoi fare lasciamo perdere. Lascia che vadano all’Esselunga che là si divertono. 

Vogliamo tutto, ma tutto cosa? Be per esempio l’allegria, la svagatezza, quattro giorni di vacanza, una torta con l’hashish, un cappello con le piume di struzzo, uno struzzo, un calcestruzzo.

Niente invece avremo niente, niente avrete, ecco qua quello che ho sentito dire in tutti i luoghi di questa sputacchiosa metropoli. Rassegnamoci diceva il ragazzo alla ragazza, ma come dico io siete così giovani venite a via Tadino dove c’è la mostra di Balestrini che ci divertiamo e poi vediamo cosa si può fare. Ma loro no, loro erano veramente un po’ timidi forse imbarazzati come non capirli, potrei essere suo nonno. Balestrini potrebbe essere il bisnonno. Che ce li porto a fare in via Tadino questi ragazzi.

Sulla vetrina della Fondazione Mudima c’è scritto dunque Vogliamo tutto a caratteri cubitali.

Dentro ci sono le opere, ma sono cambiate, per questo mi chiedevo scusate secondo voi Balestrini è in colori o in bianco e nero? E vi chiedevo è luccicante o color seppia?

Il ricordo che ho dei suoi collage anni settanta è di fogli un po’ spenti, un po’ grigiastri, era quello il suo bello, non ti pare?

Perché l’immagine era grigia, e la vita a colori.

Non lo schermo a colori e la vita così grigia.

Ora con l’ink jet e la stampante su tela ingranditi di molte volte e sparati con nettezza su fondi verniciati e abbacinanti ci parla di distanze abissali.

Dentro i muri bianchi e le luci abbaglianti e un nugolo di ottantenni allegri. 

Sì l’allegria l’abbiamo conosciuta ed essa torna.
Come quel pomeriggio quando lo conobbi era il 1970 in via Solferino nella cucina di Oreste e di Lucia e aveva un DS Citroen e andammo a Roma nella sua casa piena di divani un po’ sfondati. E l’allegria di allora non demorde. 

Balestrini è allegro, questa è la lezione che imparate se state ad ascoltarla. 

E’ allegro quando danza con la signorina Richmond è allegro quando è triste e dice: siamo come dei personaggi di Stendhal.

Anche Stendhal era allegro, come! non lo ricordi?

Balestrini è l’allegria che non demorde.

 

Immagine in apertura: Nanni Balestrini, 6 ottobre Kandinky, Fondazione Mudima

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