Qualche mese fa abbiamo preso parola per esprimere la nostra contrarietà rispetto alla condanna di primo grado di Roberta Chiroli, ex studentessa di antropologia condannata a due mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea sul movimento No Tav. Insieme a numerosi docenti, attivisti e cittadini vogliamo sottolineare l’importanza della libertà di parola e di espressione, la libertà cioè di affrontare temi sensibili senza incorrere in intimidazioni o ritorsioni, tantomeno ritorsioni penali. Richiamiamo quella campagna oggi, alla luce dell’annuncio dell’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti di uno studente dell’Università più antica d’Italia – l’Università di Bologna. È accusato di aver partecipato a un’azione collettiva sfociata nell’edificazione di un muro simbolico, fatto di calcinacci, davanti allo studio del professor Panebianco, in risposta a un suo editoriale a favore dell’intervento militare italiano in Libia.

Tali fatti sono accaduti nel 2014, prima che venisse adottato il “Codice Etico” dell’ateneo sulla base del quale è stata notificata la possibile sospensione. Fatti sui quali la procura bolognese sta ancora indagando per stabilire responsabilità reali al fine di istruire un eventuale processo. Di conseguenza, l’intenzione di aprire la procedura disciplinare di sospensione anticipa addirittura il corso della magistratura.

È questo che ci appare particolarmente preoccupante, ovvero il fatto che l’istituzione universitaria bolognese emetta un giudizio di “colpevolezza” prima ancora che esso sia stato emesso in sede penale.

Siamo consapevoli della tensione che da qualche mese, forse più, attraversa l’Università di Bologna. Pensiamo che, in tutti i modi, per salvaguardare il proprio ruolo l’università pubblica debba impegnarsi a usare il sapere per incanalare conflitti anche aspri verso direzioni costruttive per la società. È evidente che le cause da cui nasce questa procedura di sospensione siano riconducibili a uno di questi aspri conflitti – a un tema cioè tanto pregnante quanto spesso rimosso come la guerra. Data la gravità di questo tema, crediamo sarebbe auspicabile trasformare questa tensione in un dibattito costruttivo e dialettico tra le parti interessate. In un paese come l’Italia, dove sempre più elevati sono l’analfabetismo di ritorno, l’abbandono scolastico e universitario, i giovani senza lavoro né accesso alla formazione, e dove spesso temi delicati come questo sono trattati in modo sciatto o liquidati con facili slogan, sarebbe un gesto di straordinario esempio e responsabilità, da parte dell’Università di Bologna, dismettere le logiche disciplinari e tornare al dialogo.

L’appello può essere sottoscritto mandando un commento a questo stesso sito. Sotto le prime firme, insieme alla firma, anche alcuni pensieri che i firmatari hanno voluto condividere

PRIMI FIRMATARI

Adalgiso Amendola, Università di Salerno

Gennaro Avallone, Università di Salerno

Sara Baranzoni

Franco Berardi Bifo

Giorgio Bonazzi

Corrado Borsa, ricercatore presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza

Vincenzo Carbone, Dipartimento di Scienze della Formazione (Università Roma Tre)

Federico Chicchi, Università di Bologna

Giuseppe Cocco, Universidad Federal de Rio de Janeiro

Francesca Coin, Università di Venezia

Manuela Costa, Officina Multimediale

Carlo Cuccomarino, Associazione SudComune, Cosenza

Giairo Daghini

Filippo Del Lucchese, Brunel University, London

Nino Fabrizio, Radio Popolare

Francesca Festa

Andrea Fumagalli, Università di Pavia

Davide Gallo Lassere, ricercatore precario, Università Nanterre Paris Ouest

Mario Gamba, giornalista

Maurizio ‘Gibo’ Gibertini, Officina Multimediale

Gianni Giovannelli, avvocato

Gaetano Grasso

Giorgio Griziotti

Emanuele Leonardi, Centro de Estudos Sociais, Universidade de Coimbra

Dario Lovaglio, Barcellona

Stefano Lucarelli, Università di Bergamo

Giuseppe Manenti, Università Cattolica, Milano

Christian Marazzi, Supsi, Lugano, CH

Nicoletta Masiero

Donata Meneghelli, Università di Bologna

Sandro Mezzadra, Università di Bologna

Cristina Morini

Savatore Palidda, Università di Genova

Franco Palazzi, New School for Social Research, New York

Alessandro Petrosa, docente di Filosofia Teoretica e Antropologia Filosofica all’ITM di Ancona

Francesco Maria Pezzulli, sociologo

Pino Pitasi, psicologo, Sert Como

Michela Pusterla

Paola Rivetti, Dublin City University

Pietro Saitta, Università di Messina

Mauro Turrini

Benedetto Vecchi, Il Manifesto

Carlo Vercellone, Université de Paris 1 Panthéon-Sorbonne

Paolo Vignola

Adelino Zanini, Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali, Università Politecnica delle Marche

 

Esprimo la mia sentita solidarietà a Loris e dell’intera Associazione Sudcomune a cui appartengo, che ha agito e vuole continuare ad agire pubblicamente,indomito, per emergere dalle rovine odierne dell’università italiana

Carlo Cuccomarino, Cosenza

Sottoscrivo senz’altro l’appello in solidarietà a Loris e per denunciare ancora una volta il pericolosissimo degrado dei diritti di espressione, manifestazione e ricerca in atto nel sistema universitario italiano (e peraltro non  solo).

Corrado Borsa, ricercatore presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, collegato all’Istituto Nazionale Ferruccio Parri

 

 

 

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