#omaggio a Toni Negri 10

Era un giorno di novembre, circa alle 8, nel 1967, non ricordo però quale giorno esattamente, è passato molto tempo ormai. In auto, con Guido Bianchini, si viaggiava verso Porto Marghera, per un incontro operativo con i compagni del Petrolchimico. Si stava stretti, in cinque, dentro una nebbia fitta, procedendo lentamente, non si vedeva nulla. Finalmente, dopo Padova, fece capolino un po’ di luce. Facevo parte di Potere Operaio da poco più di un mese, non avevo ancora conosciuto nessuno dei compagni veneti. L’incontro aveva per oggetto il coordinamento fra la Montedison di Ferrara e quella di Marghera, cercando di unificare le iniziative di intervento e di riprendere le lotte con maggiore efficacia; con noi c’erano appunto tre lavoratori che rappresentavano l’area dissenziente dentro CISL e CGIL. Nella sede di Via Pasini ci aspettava il mitico trio composto da Italo Sbrogiò, Bruno Massa e Augusto Finzi, e con loro un gruppo di compagni (donne, allora, in questo genere di riunioni, se ne vedevano davvero molto di rado, quella volta, sono sicuro, nessuna). Fu così che conobbi Toni Negri, fresco di nomina in cattedra a Scienze Politiche, 34 anni compiuti da qualche mese.

Guardavo Toni con grande curiosità. Era l’unico che prendeva appunti, scrivendo con metodo (su un quaderno o forse su un’agenda), ascoltando con attenzione, senza perdere una battuta di quel che veniva detto nella stanza in cui ci trovavamo. Era anche, fra i veneti, in quella occasione, l’unico che non lavorasse alle dipendenze di una qualche fabbrica chimica, ma ugualmente a suo agio, in piena sintonia. Io, il più giovane, ascoltavo, in minor parte intimidito, per la gran parte affascinato, coinvolto, anzi conquistato. Ne uscì un volantino da distribuire congiuntamente, con la firma Potere Operaio e un titolo, se la memoria non m’inganna, allora sorprendente, come Più soldi meno lavoro! quale base su cui costruire una vasta mobilitazione. Sognavamo tutti quanti, ciascuno a modo suo, la rivolta. Speravamo, non lo sapevamo ancora, però si stava preparando l’autunno caldo. Con gli appunti sotto gli occhi Toni (ormai si avvicinavano le 14 e alcuni avevano il turno) si incaricò della sintesi, si assicurò che alla discussione seguissero decisioni condivise, e alle decisioni impegni collettivi, fatti precisi da mettere in cantiere per la realizzazione. Poi (turnisti esclusi) andammo a mangiare un boccone in trattoria e a tavola ebbi modo di posare la prima pietra di una lunga amicizia, mai venuta meno per oltre cinquant’anni, un intreccio solido di affetto, di interesse ammirato per quel che pensava e scriveva, di partecipazione politica gioiosamente vissuta insieme, di consenso e dissenso, in appassionate discussioni che terminavano solo per subito ricominciare. Per fortuna non siamo mai riusciti a farne a meno. Come mi fece notare tempo addietro via mail in occasione dei miei settant’anni, nel 2019:

“mi giunge voce che stai entrando nell’età dei saggi. Ti faccio tanti auguri per questa entrata sempre perigliosa, augurandoti di non perdere ma di rinnovare la follia degli anni precedenti e della nostra stirpe dell’Oltrepò mantovano, del nostro passato potoppino, delle avventure autonome milanese, dell’amicizia di sempre”.

In questo augurio lo ritrovo… lo ricordo.

 

Foto in apertura: gli operai dell’Alluminio Italia manifestano davanti alla prefettura di Venezia contro la chiusura della fabbrica, 1984.

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