Al memorial che si è tenuto alla Goldsmiths University il 12 febbraio scorso, Robin Mackay ha sottolineato l’importanza di identificare e sviluppare la potenza del pensiero di Mark Fisher ponendo una domanda interessante. Che cosa è la Fisher Function e come possiamo continuare a realizzare questa funzione? Il testo che Effimera propone è una traduzione e revisione della trascrizione francese di un intervento che Mark Fisher tenne esattamente un anno fa in occasione della mostra “All of this is temporary” organizzata dal CCI Collective. Emergono due aspetti in particolare. Il neoliberismo si presenta come un’operazione di appiattimento o deflazione della realtà, in contrapposizione alla portata liberatoria e fluida degli anni settanta che femminismo e cultura psichedelica erano riusciti a diffondere su scala globale. In secondo luogo, si intravedono nel testo gli elementi di un corpo teorico su cui Mark Fisher stava lavorando, un libro dal titolo visionario “Acid Communism” (Alessio Kolioulis)

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Parlerò del capitalismo e della coscienza. Alcuni di voi hanno letto il mio libro Il Realismo Capitalista. Di cosa tratta? Di un concetto, o meglio, della convinzione che il capitalismo sia l’unico sistema politico economico realistico. In realtà, non è così, perché nella vita di ogni giorno, le persone non si curano né del capitalismo né dell’idea che sarebbe l’unico sistema sostenibile. In realtà, l’unico modo di pensare il realismo capitalista[1] è in termini di deflazione della coscienza.

Senza voler apparire troppo schematico e brutale, vorrei presentare la nascita del realismo capitalista nel seguente modo: si tratta della crescente percezione delle relazioni sociali, delle concezioni e delle forme di soggettività capitalistica come cause inevitabili, impossibili da sradicare. L’emergere di questa percezione è direttamente correlata con la recessione del concetto di coscienza all’interno della cultura. Se guardiamo agli anni Sessanta e Settanta, che furono il periodo cruciale per lo sviluppo di quello che possiamo chiamare neoliberismo, dobbiamo capire il neoliberismo non come si è cercato di presentare, ovvero in termini di libertà individuale, ma come una strategia diretta alla distruzione delle forme di crescente consapevolezza emerse in quel periodo.

In quel momento, tre forme di coscienza avevano interagito in modo affascinante, produttivo ed estremamente pericoloso per il capitale.

Coscienza di classe

La prima è la coscienza di classe. Se si viaggia nel tempo dalla metà degli anni Settanta a oggi, si nota che le classi sono scomparse dalla scena politica come concetto di base. Oppure sono state arruolate nei modelli socio-politici dominanti, in Europa come negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Le socialdemocrazie nel Regno Unito e in Euopa hanno incarnato una sorta di patto tra il capitale e il lavoro: ne consegue che, se ci sono interessi divergenti tra le classi, devono essere conciliati in qualche modo. Il New Deal negli Stati Uniti ha rappresentato qualcosa dimolto simile.

Da allora, abbiamo assistito all’eliminazione del concetto di classe, o meglio, all’eliminazione della coscienza di classe, che non è la stessa cosa dell’eliminazione dei rapporti di classe.

Tale nuovo contesto è reso bene dall’espressione di Wendy Brown: “Risentimento di classe, senza coscienza di classe”. E anche dall’eco riscontrato dal libro di Owen Jones, La demonizzazione della classe operaia (2012). In effetti, ci troviamo ad affrontare delle manifestazioni di odio, di umiliazione e subordinazione sociale, ma senza le istanze che prima esistevano per combatterle e senza la coscienza di classe in grado di contrastarle.

Tali dispositivi si sono diffusi già a partire dagli anni Settanta. Penso chiaramente ai sindacati, ma anche ad altri meccanismi di socializzazione o di auto-educazione della classe operaia. Questo è il motivo per cui la mercificazione dell’istruzione e la sua disintegrazione hanno potuto contribuire all’assorbimento e alla sottomissionedi tali istanze in piena crescita. Ora il neoliberismo, quando appare, mira a distruggere brutalmente la coscienza di classe e le sue strutture di supporto – come i sindacati – per promuovere l’individualismo. Il risultato è una de-socializzazione, che si è potuta osservare pure nei luoghi di incontro popolare come i pub. Nella misura in cui ogni aspetto interiore si è individualizzato (grazie alla TV satellitare, agli smartphone, ecc.), lo spazio pubblico esterno è stato percepito come sempre più patologico.

Il declino della coscienza di classe, delle sue strutture e delle infrastrutture di supporto non è accidentale, ma il risultato di una politica deliberata. L’antropologo anarchico David Graeber, molto attivo durante Occupy Wall Street, ha ragione nel porre l’accento sull’importanza attribuita dai leader mondiali alle nuove modalità disubordinazione di classe, le quali, ancor più dei nuovi prodotti finanziari, sono tra le principali voci di esportazione provenienti dall’Inghilterra.

La coscienza psichedelica

La coscienza psichedelica è una delle forme di coscienza che si èmaggiormente sviluppata, in modo sinergico ad altre, neglianni sessanta e settanta. È necessario ripensare le caratteristiche particolari di quel periodo.Si tratta di una forma di coscienza che è chiaramente connessa con l’uso di sostanze – l’LSD in particolare – ma che si è diffusa ben oltre coloro che ne facevano uso. Si tratta di una relazione tra l’esperienza e il pensiero, veicolata soprattutto dai Beatles – e niente era più popolare dei Beatles a quei tempi -, per incoraggiare le persone a fare il più possibile nuove sperimentazioni.

Per la coscienza psichedelica, il concetto chiave è la plasticità della realtà, l’esatto opposto quindi della rigidità, della permanenza o della immutabilità che non ci lascerebbero altra scelta che l’adattamento al realismo capitalista. Che vi piaccia o meno, non possiamo fare nulla, e dobbiamo rassegnarci. Così, le cose sono quelle che sono, e possono solo peggiorare. Se si vuole mantenere il proprio posto di lavoro, è necessario accettare più ore di lavoro, più responsabilità. Ciò non vi piace? A nessuno piace, ma dobbiamo accettarlo. Il capo che sviluppa tali soluzioni è il prototipo del gestore nella fase attuale del capitalismo.

Questo tipo di fatalismo e di rassegnazione, così diffusi (di cui nessuno è realmente responsabile perché prodotto a livello sistemico), mira a eliminare la consapevolezza che nulla è fisso e tutto è plastico, mutevole. Ora, quello che i “viaggi” facevano era portare fuori le persone dalle realtà dominanti di quel momento esponendo la realtà come provvisoria, come una forma di organizzazione delle tante possibili. Naturalmente, l’uso diffuso di queste sostanze non ha portato alla rivoluzione, ma ha suscitato una sorta di impazienza. Con la contro-cultura degli anni Sessanta, siamo riusciti a sfuggire rapidamente dalla realtà dominante e ad avere la sensazione che l’ordine costituito non sarebbe potuto durare per sempre, aprendo così nuove strade.
Ciò di cui abbiamo bisogno oggi è la pazienza rivoluzionaria, quando invece in quel periodo fu l’impazienza a primeggiare. Tutte le strutture storiche stratificate che avevano dominato la vita umana fino ad allora potevano essere dissolte nello spazio di una generazione. E tuttavia, la storia non andò come sperammo, perché tali strutture erano molto più resistenti. Da parte sua, la destra ha scommesso proprio sulle più dannose di queste strutture, che si sono così imposte, le quali richiederanno molto tempo e un lungo processo prima di poter essere smantellate.

Presa di coscienza

La terza forma di coscienza che si è sviluppata negli anni intorno al 1968 e che il neoliberismo ha dovuto sradicare, è quella teorizzata e praticata dal femminismo socialista (socialist feminism). La potremmo inquadrare all’interno delle teorie e delle pratiche per la maturazione di una coscienza collettiva. Le persone sono state incoraggiate a parlare dei loro sentimenti, rapportandoli alle loro strutture esistenti. Così, in modo collettivo, hanno rapidamente scoperto che i problemi erano comuni e che tali problemi, anche se attribuibili a responsabilità individuali non sempre risolvibili, potevano essere affrontati alla luce dell’intreccio tra strutture come il patriarcato e il capitalismo, in grado di condizionare tutti gli aspetti della vita.

Grazie a ciò, è stato possibile prendere in considerazione un’attività rivoluzionaria che va oltre il modello leninista standard, concentrato sul lavoro manuale, lavoro salariato di fabbrica, ecc, la cui importanza andava già scomparendo nel “nord globale” (Global North), ma che trova ancora malinconicamente posto nei programmi e nell’azione politica della sinistra. In questa nuova prospettiva di consapevolezza, la questione del lavoro ha svolto un ruolo ancor più globale, includendo il lavoro domestico, di riproduzione sociale e tutto ciò che era necessario per la sopravvivenza collettiva, aldilà della merce. Parte della forza di questi incubatori di coscienza è stato il loro contagio molecolare: qualsiasi gruppo di persone avrebbe potuto impegnarsi in tali processi.

La cosa più importante di quello di cui ho parlato è forse il potere trasformativo della coscienza stessa, che consiste non solo nella presa di coscienza delle cose che già ci sono; quando le persone sviluppano una coscienza di gruppo o di classe non registrano solamente qualcosa che è vero, ma quando si costituiscono come gruppo hanno già cambiato il mondo. La coscienza è quindi immediatamente trasformativa e un salto di coscienza diventa la base per altre forme di trasformazione. Questa accade su più livelli. La presa di coscienza non accade solamente in gruppi alternativi (counter groups) ma anche nella cultura popolare, che emergendo dalla contro-cultura, era essa stessa una forma di presa di coscienza.

L’ingegneria dei Beatles e l’ingegneria del reale

Tali meccanismi di presa di coscienza rinviano a delle pratiche di gruppo determinate. Le culture popolari, in particolare la contro-cultura di fine anni Sessanta, sono state dei vettori di presa di coscienza. È questa in parte la ragione per la quale il capitale ha dovuto sviluppare una strategia, che ho definito “l’ingegneria dei Beatles” (Beatles engineering) e “l’ingegneria della realtà”. L’ingegneria dei Beatles comprende tutti quei meccanismi del tipo Public Relations, pubblicità, strategie di brand, ecc. che il capitale ha sviluppato in modo intensivo negli anni Settanta e Ottanta al fine di chiudere gli spazi di coscienza in espansione. A cosa potevano servire, siccome nessuno, letteralmente nessuno, era convinto dalle Public Relations? Bisogna essere un imbecille per crederci. E tuttavia quei meccanismi giocano un ruolo importante.

Ci dicono: “Upper Crust è appassionato di sandwich”[2]. Con ogni evidenza, nessuno è appassionato di sandwich e nessuno si fa ingannare da ciò, ma lo slogan svolge una sempre e comunque funzione. E vi è di peggio rispetto ai sandwich di Upper Crust. Se andate in una stazione, vi chiedono 6 sterline per un panino. Ogni vostra esperienza vi conduce a dire che tale sandwich è secco e schifoso, e lo è ogni volta, ma lo comprate comunque, perché sembra buono. Non vi si crede veramente, e tuttavia si dubita di ciò che si sa. Ora, la coscienza non può progredire quando non si ha fiducia in ciò che si sente. Si può sentire ciò che si sa e sapere ciò che si sente, senza rimanere bloccati su alcuni sentimenti, ma riallacciandoli alle loro cause concrete.

Uno dei migliori mezzi per definire la perdita di coscienza è l’ansia, la produzione di ansia. Se siete ansiosi, ciò può bastare per controllarvi. Il problema chiave del capitale, largamente posto in luce dalla contro-cultura, è come riportare le persone al lavoro. La contro-cultura aveva posto al centro del proprio discorso l’odio del lavoro: non vi dovevano più essere dei lunedì miserabili per nessuno. L’idea che “non ho intenzione di lavorare e devo smetterla di inquietarmi” era l’elemento chiave della contro-cultura. Ciò che temevano i capitalisti, era che la classe operaia divenisse hippie su larga scala: questo era un pericolo davvero serio.

Tra i movimenti più interessanti del 1970 negli Stati Uniti – il Black Power, la contro-cultura, i sindacati, ecc. – sorgono nuove forme di socialismo democratico. Non stupisce quindi che il neoliberismo svolga anche il compito di allontanare lo spettro del socialismo democratico e del comunismo libertario. Il momento chiave della svolta a favore del neoliberismo è stato il golpe contro il governo Allende in Cile. Perché? Perché rappresentava tutto ciò di cui il capitale aveva paura, un esperimento non più riconducibile allo stereotipo sovietico, a un monolite di stampo stalinista, burocratico e triste. In Cile, il circolo socialista internet Cybersyn si era sviluppato postulando la costruzione di un potere decentrato, un potere dei lavoratori e delle lavoratrici capace di diffondere la democrazia nei luoghi di lavoro[3]. E c’erano anche focolai di socialismo democratico negli Stati Uniti, in Europa e altrove. È questa prospettiva che doveva assolutamente essere bloccata e cancellata, anche come semplice progetto.
E al suo posto istituire un individualismo obbligatorio. Ma l’individualismodel neoliberismo esige un controllo costante per vietare ogni nuova elevazione della coscienza. C’e’ sempre un pericolo,in effetti, che quando le persone si riuniscono, possono sempre sviluppare una coscienza collettiva che supera questomiserabile individualismo che tormenta e inquadra. È precisamente a tale incrocio di cammini che ci ritroviamo oggigiorno.

Sfruttamento e promozione di sé

Fondamentalmente, penso che viviamo una forma di sfruttamento capitalista, o di sovra-sfruttamento capitalista, che non è più semplicemente uno sfruttamento ad opera della merce (commodity exploitation). E possiamo quindi, in una certa misura, considerare con nostalgia giovanile questo periodo. Perché quando il capitalismo era legato allo sfruttamento ad opera della merce, regnava una forma di sfruttamento dialettica, nella quale la merce implicava necessariamente i lavoratori: quest’ultimi dovevano produrre, e bisognava sfruttarli per produrre. La merce era separata dal lavoratore, era estratta dal suo lavoro. Oggigiorno, conosciamo una forma di sfruttamento più diretta, che non assume più la forma della merce ma della promozione.

Perché puoi essere spinto a lavorare per niente, in particolare se fai parte del settore culturale? Perché ti puoi promuovere; si tratta della remunerazione tramite la promozione. E questa ingiunzione di promuoverci in continuazione diviene una seconda natura, semi-essenzializzata, in particolare tramite i social network, ecc. Si tratta di qualcosa a cui non pensiamo. Questo meccanismo conduce alla fantasia del capitale che potrebbe fare totalmente a meno dei lavoratori, poiché è lui che rende loro un servizio fornendogli un lavoro. Siccome il lavoro permette di valorizzare il “capitale di reputazione”, allora i capitalisti ci rendono servizio fornendoci un lavoro. E non bisogna pertanto aspettarsi di essere remunerati per questo.

Si tratta chiaramente della logica del momento, anche se non credo che possa durare ancora a lungo. Essa ha raggiunto l’apice, una sorta di livello distopico, e nel giro di qualche anno ci si renderà conto di fino a che punto sia spaventosa l’epoca odierna. Basta considerare il grado di influenza del capitale sulle sfere del nostro tempo e della nostra coscienza reso possibile dai recenti sviluppi tecnologici. Fino a quando gli smartphones non esistevano, il capitale non poteva amministrarci e controllarci 24h/24h e 7/7 giorni. È tale piattaforma ad aver reso possibile queste forme di sfruttamento e dominio.

Con ogni evidenza, ciò che conta non è il solo uso degli smartphones. Il capitale ce li fornisce praticamente gratis, in quanto permettono questa forma di sovra-sfruttamento nel quale gli uomini e le donne non sono mai liberi dal lavoro, dallo spettro del lavoro o dallo spettro dell’ansietà. E ovviamente, ciò non significa che tutti quanti abbiano del lavoro; la chiave di questo meccanismo non risiede tanto nel lavoro quanto piuttosto nella disponibilità al lavoro. La differenza tra un disoccupato e il mio lavoro è spesso minima oggi.

Paura di perdere qualcosa

La questione della coscienza è legata alla questione del tempo. Ora, una forma di panico ansioso riguardante il tempo è stata instaurata dal capitale – in particolare in Inghilterra, leader nel campo. Sentiamo tutti, sempre più, che non abbiamo il tempo. Siamo costantemente pressati, agitati. Il solo momento in cui non siamo nell’ansia di dover fare qualcos’altro, è quando sappiamo che dobbiamo fare dell’altro. Lo “spasmo” digitale promosso dagli smartphones e la “paura di perdere qualcosa” (FOMO – fear of missing out) sono il versante post-edonista di questa forma di ansia[4].

L’altro versante è il timore di aver dimenticato qualche obbligo. Pensate all’immagine stereotipata del tempo della contro-cultura psichedelica; il tempo si dilata, si rallenta a misura che le urgenze si dissipano, aprendo a un momento di lucidità, a differenti forme di “viaggio”. Quale è dunque la natura ideologica di questo incubo che viviamo oggi in Gran Bretagna, nel 2016? Quella di una costante ansietà, dominata da urgenze. A cosa assomigliano gli incubi di ansietà? Si tratta di quelle cose che si devono fare, tali per cui non riuscite più a pensare a nient’altro. E chiaramente, dal momento in cui avete fatto tali cose, ne incombono delle altre e vi dimenticate quali erano le precedenti. E la vostra vita intera diviene una serie di urgenze concatenate, le une dopo le altre.

È il fine strategico che impone questa forma di tempo: quello di una perpetua attività sprovvista di funzioni. Vi sono persone la cui attività consiste nel farci amare questo stato di cose: sono i manager di “qualità” (quality managers). In realtà, questa fatica non si pone alcun obiettivo economico. David Graeber ha di nuovo ragione quando afferma che il neoliberalismo non è una strategia economica, ma innanzitutto una strategia politica. Lo spettro di questo tempo ossessionante mira a subordinare i lavoratori e a distruggere ogni uso alternativo del tempo – infinito e pressante. Le persone detestano talmente tanto il proprio lavoro che preferiscono essere disoccupati. Un’organizzazione del disgusto nelle persone, in modo che la possibilità di una vita aldilà di questo incubo ansioso e insopportabile non possa più vedere la luce da nessuna parte. L’Inghilterra si è spinta così lontano in tale direzione, all’alba di questo XXI° secolo, che è giunta, meglio di qualsiasi altra società nella storia, a sradicare ogni possibilità alternativa di vivere il tempo. È questo il motore dei progressi della destra, che le permette di organizzare le persone contro i loro interessi. E questa è la cattiva notizia.

Verso il post-capitalismo

La buona notizia è che tale castello di carta si sta sgretolando e che si possono vedere i sintomi di questo sgretolamento ovunque attorno a noi. Le certezze si cancellano, nel bene come nel male. Il centro e l’orientazione alla carriera che si sono costruiti durante il periodo blarisita stanno collassando, ed è in parte per tale motivo che i capitalisti vivono un momento di panico profondo. In qualche modo, sanno che il centro, che avevano concepito come un punto d’appoggio permanente, si è ora sgretolato, e che non sarà più ripristinato. Il peggio è legato al fatto che questo terremoto ha condotto a l’emergere della destra estrema. In particolare, la “crisi dei migranti” ha fatto sorgere lo spettro terrificante di ciò che vi è stato di peggio nella storia europea.

Ad ogni modo, ciò che si è prodotto in Grecia, in Spagna, in Scozia, e anche in Gran Bretagna con Jeremy Corbyn, costituisce una rottura, una risocializzazione delle condizioni di desocializzazione radicale. Il fenomeno Corbyn ha rivelato che ci sono delle persone che amano riunirsi e ritrovarsi, aldilà della sfera privata. Con tali sviluppi, la nostra coscienza sta riprendendo il sopravvento, per il semplice fatto di potersi dire che se abbiamo avuto delle vite di merda, la colpa non è nostra. Le persone sviluppano così le loro proprie strategie e delle nuove strutture. Il capitale e il neoliberalismo ci dicono: “è colpa vostra”. Il messaggio diffuso dai media è che possiamo essere ciò che vogliamo, e che se siamo poveri o senza impiego è perché non abbiamo lavorato a sufficienza; che la colpa è dunque tutta nostra. Si tratta anche del messaggio delle forme dominanti di terapia mentale che il capitalismo cerca di imporre: se ci sentiamo depressi è perché non abbiamo lavorato a sufficienza e non ci siamo dati una storia positiva.

Ma in queste regioni, dunque, le persone stanno sviluppano le loro proprie strategie e delle nuove strutture.Possiamo perciò concludere sottolineando come si sia prodotta una cosa veramente nuova: la sinistra ha imparato delle cose dopo il 2008, mentre la destra non pare aver imparato nulla. Durante tutta la mia vita, la destra ha sempre avuto una marcia in più. Ora, da sette o otto anni, la destra non ha imparato nulla. Delle nuove formazioni politiche, dei nuovi pensieri, delle nuove organizzazioni stanno nascendo a sinistra. Syriza, è vero, è stata battuta e non è riuscita interamente a trionfare. Corbyn può essere vinto a sua volta. Ma credo che possiamo avere fiducia nel fatto che questi fenomeni sono legati fra loro, che non vi sarebbe stato Corbyn senza Syriza, e che se Corbyn sarà battuto, emergerà qualcos’altro. Siamo sulla soglia di una nuova onda, sulla quale possiamo cominciare a surfare per dirigerci verso il post-capitalismo.

NOTE

[1]Mark Fisher, Capitalist Realism: Is there no alternative?.Winchester: Zero Books, 2009.

[2]Upper Crust è una catena di sandwich.

[3]Il progetto Cybersyn consisteva nel creare attraverso le tecnologia le condizioni di gestione delle imprese nazionalizzate.Cfr. https://www.jacobinmag.com/2015/04/allende-chile-beer-medina-cybersyn/.

[4]FOMO si riferisce alla sindrome di ansietà sociale che colpisce in particolare gli utenti dei social network, caratterizzati dal timore di perdere un evento importante.

 

Traduzione di Andrea Fumagalli e Davide Gallo Lassere, revisione di Alessio Kolioulis. Da una trascrizione in francese, pubblicata dalla rivista Periode, tratta da un intervento di Mark Fisher, 23 febbraio 2016, Londra, #allofthisistemporary

 

Immagine in apertura: All of this is temporary

 

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