Introduzione. I processi di gentrificazione delle nostre città investono i quartieri ricchi di storia, relazioni, cultura, diversità: da questo valore, debitamente sfruttato, può essere ricavato un margine di profitto, secondo dinamiche complesse e non semplici da riconoscere, isolare e analizzare. Ma questo sta portando alla morte il cuore di tante città. Ho analizzato la zona di Milano in cui sono nato 65 anni fa ed in cui ancora vivo, usando metodologie qualitative e quantitative. Il quartiere milanese a nord di Loreto, storicamente operaio e multietnico, recentemente ribattezzato “NO-LO”, ha assunto un sempre maggiore carattere di desiderabilità, ma anche un rapido aumento dei prezzi e di conseguenza uno spopolamento. Questa scelta di ricerca mi ha consentito una riflessione su come tutte le dinamiche (mercato e interessi degli attori che lo vivono) si realizzano nel  territorio.  C’è la forte necessità a Milano di indagare i cambiamenti che hanno interessato il suo quartiere più multietnico e con carattere dirompente di novità, un mosaico di eventi che vengono a costruire l’immagine di un “fenomeno NO-LO”, leggendoli attraverso la lente della gentrification con l’obiettivo di identificarne le specificità e delineare possibili conseguenze. Gli strumenti di ricerca etnografica, integrati con l’analisi di articoli, documenti e dati statistici (dati ISTAT) provenienti da diverse fonti, sono stati utilizzati per raccogliere informazioni ed indagare come i fenomeni sociali, economici e culturali descritti dalla teoria si presentano anche nella pratica sul campo, nel caso di studio.

Metodologie. Una componente importante in questo lavoro investigativo è stata rappresentata dalla raccolta di testimonianze attraverso un campione di attori intervistati. I risultati di questa ricerca sollevano interrogativi legati alle conseguenze che i cambiamenti rilevati, in particolare la rivalutazione in termini di immagine, ancor prima della rivalutazione immobiliare, possono produrre sull’identità del quartiere e sulla sua struttura sociale, economica e fisica.

Teorie storiche di riferimento all’analisi del caso. Approcci diversi ai processi di sub-urbanizzazione e di ghettizzazione (scuola ecologica e tradizione marxista) sono quelli inerenti alla localizzazione della classe operaia, proletaria e disagiata nei ghetti e poi di quella borghese nei suburbi.  Milano è la grande città industriale d’Italia per eccellenza e come per i grandi poli che la hanno preceduta in Europa, “La città diviene il ‘fuoco’ della vicenda sociale e, quindi, della storia” “essa accumula la forza motrice storica della società” (Marx, 1964, vol. I).

Milano, la città motore d’Italia “è un mosaico di piccoli mondi”. Si veda La Città, un saggio di sociologia urbana scritto da Robert Park e altri nel 1925, che analizza la vivacità e linguaggi espressi attraverso le periferie. Quelle più famose e in orbita di gentrificazione si chiamano: NO-LO (nord Loreto) esperimento legato a conversione di spazio urbano per la creatività, mix di culture e musica; SOU-PRA (South Prada zona Porta Romana) con il polo Prada per la moda ed eventi; NA-PA distretto enogastronomico e street food, con delivery di quartiere, zona Naviglio Pavese. Ho affrontato la ricerca concentrandomi su NO-LO, il quartiere più multirazziale d’Italia, triangolo situato tra Via Padova, Casoretto e piazza Loreto.

Cosa ha trasformato le periferie in logo commerciali? Le periferie delle metropoli hanno valore o sono luoghi degrado? come descritto da Renzo Piano (rivista “Professione Architetto” a proposito del lavoro di gruppo G124 presentato al senato nel 2019: “La vera sfida del futuro è nelle periferie”): “Le periferie sono fabbriche di desideri, di aspirazioni e poi nelle periferie abita l’80, il 90 per cento delle persone che vivono in città. Questa parola è sempre accompagnata da un aggettivo denigratorio, sono: lontane, tristi, abbandonate. Ma non è mica vero: sono piene di energia e non solo, anche di bellezza. C’è bellezza umana, ma anche la bellezza tout court. È l’idea di bellezza che si coniuga con l’idea di qualità”.

Ispirata anche da questo pensiero, la giunta comunale di Milano ha creato il progetto NO-LO. Ma, a distanza di poco tempo (dal 2015 ad oggi), sembra che il “laboratorio di riqualificazione urbana, per la sostenibilità e la creatività di Milano”, come era nelle intenzioni (Il Sole 24 ore, 13 ottobre 2021, di Francesco Zurlo, presid. POLI design) in realtà sia solo una operazione immobiliare da milioni di euro e quindi riveli che dietro il tema della riqualificazione delle periferie milanesi si nascondano solo interessi commerciali legati al boom immobiliare della metropoli lombarda.(Lucia Tozzi, “Servono amministrazioni forti che contengano il privato”, Interni, Storie maggio 2024).

Già a inizio degli anni ’70 del secolo scorso, Guy Debord con il testo Società dello spettacolo, aveva intuito che il mondo reale si sarebbe trasformato in immagini, che lo spettacolo sarebbe diventato “la principale produzione della società attuale”; lo spettacolo è il concetto centrale della critica di Debord al capitalismo. Il filosofo  poneva quindi sotto osservazione la società di massa dello spettacolo metafora del capitalismo selvaggio, una realtà che all’epoca del libro sembrava ancora lontana, ma che oggi ritroviamo in pieno sviluppo: “ci troviamo immersi in una spettacolarità generalizzata, da intendersi come elemento unificante e rappresentativo di un teatro di guerra permanente, frutto maturo della globalizzazione capitalistica in cui centrale e predominante è l’epica delle merci e delle loro passioni”.

Sull’onda di questo approccio critico e buttata la maschera sulla spettacolare mercificazione della città, a Milano, nei quartieri periferici, ormai si pensa che gli spazi comuni si siano trasformati da luoghi in “Logo”. Naomi Klein racconta in No Logo (2002) la ribellione contro il nostro mondo di etichette, e la colloca nella prospettiva economica e storica della globalizzazione. Il pensiero critico dopo il G8 di Genova ed il movimento anti globalizzazione si è compattato sotto nuovi slogan tra cui il NO LOGO.

Milano oggi è una week continua (design week, fashion week, design week, ecc ecc). La città si sta spopolando dei suoi residenti ad una velocità straordinaria (Il Corriere della Sera, “Il paradosso di Milano, crollano le nascite” 17 agosto 2023)  Resistono solo pochi quartieri (tra cui NO-LO) che provano a mantenere la propria storia, tradizione e cultura. “Dopo l’anno in cui tutto è cambiato, quello di Expo” (…) “chi dissente viene addomesticato finendo per diventare parte integrante di questo processo, oppure viene espulso insieme a tutti i poveri che non possono permettersi lo stile di vita” (Gaetano Moraca, “Milano non esiste più”, WU Magazine, 1 giugno 2023).  In questo contesto NO-LO doveva trasformarsi da quartiere degradato in luogo verde, energia 0 e impatto 0, accogliente per tutti: un esempio su tutti la riqualifica di piazzale Loreto, spazio pubblico da rivedere da molti anni diventerà polmone verde della città (Cecilia Dardana, “Piazzale Loreto a Milano si trasformerà in una grande agorà verde”, Lifegate, 24 maggio 2021) in realtà è ora appaltato per la riqualifica al gruppo Auchan (“La privatizzare Piazzale Loreto”, Lucia Tozzi, Il Tascabile, 03/10/2023). Insomma da piazza pubblica a enorme centro commerciale; d’altronde se ti rivolgi ai privati questi ci vogliono guadagnare. E l’operazione non viene neanche comunicata all’informazione pubblica, ma affidata a una velina: “Loreto diventerà un grande spazio pubblico green” (Comune di Milano). Neanche un accenno al fatto che lì sorgerà un centro commerciale di tre piani con piccoli spazi verdi annessi. Questo è un esempio tipico e doloroso del tentativo di cambiamento in corso a NO-LO.  Purtroppo, nella metropoli milanese chiunque metta in discussione queste progettualità che si portano dietro l’abbattimento di alberi e la cementificazione di intere aree (es. piazza Gae Aulenti, ex quartiere Isola) viene definito un pazzo che si oppone al progresso e allo splendore della nuova Milano (Simone Valeri, L’indipendente, giovedì 30 maggio 2023, ).

Come è nato tutto ciò? Il cambio di passo è stato con l’Expo 2015 a Milano anche se questa idea della nuova Milano era nata già dalle giunte comunali precedenti (tutte di centrodestra, Albertini su tutti, di cui fu l’intuizione della città vetrina mondiale).  L’operazione NO-LO ne è un esempio: una zona ibrida perché considerata zona ghetto fin dai primi del ‘900, si trova a sei km da piazza Duomo, da sempre è stata meta di immigrazione con i valori, le rotture e le difficoltà che accompagnano questi fenomeni e la condivisione degli spazi, vissuto di fatto da una popolazione adattata a un ambiente sempre fortemente polarizzato.

In pieno boom economico dal sud Italia grandi ondate migratorie hanno trovato spazio in questa zona della città, per le vicine grandi fabbriche (Breda, Falk, Innocenti, Magneti Marelli). Tra le nuove e vecchie migrazioni la condivisione degli spazi con i vecchi milanesi rimasti, non sempre è stata facile, ma ha prodotto culture e solidarietà inattese, in un tessuto sociale che tenta di resistere alle sole logiche del profitto, ancora oggi e nonostante tutto.  Per questi motivi è stata individuata come zona appetibile (in stile Belville a Parigi), “la periferia considerata crogiolo di razze e culture (Park 1999, p.97) nella quale vivono persone i cui comportamenti sociali, sono regolati da valori e norme, espressione di diverse tradizioni culturali” (La Devianza. Teorie e politiche di controllo p.62). La realtà è che da qualche anno questa zona è al centro di un’enorme speculazione edilizia, combattuta con ogni mezzo dagli abitanti del quartiere che vedono crescere vertiginosamente i prezzi a fronte del Logo “NO-LO” inventato per questa operazione appunto.

Dibattito attuale su Milano. A partire da questi temi teorici e dalle attuali emergenze speculative, Lucia Tozzi afferma nel suo testo L’invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane”: “Nell’ex polo industriale della zona di Lambrate per cambiare rotta dalle attuali tensioni urbane, bisogna rigettare le politiche della rendita, calmierare il mercato dell’abitazione e degli affitti commerciali attraverso strumenti fiscali, porre un tetto al costo degli affitti, implementare l’edilizia pubblica e istituire dei vincoli per Airbnb. Insomma occorrerebbe dissociare l’idea di sviluppo da quella di competizione con le altre città e territori, cooperare in nome dell’interesse pubblico e dei cittadini, non strapparsi l’un l’altro investitori e flussi di studenti e turisti”.

A NO-LO è rimasto un sottoproletariato meticcio con mille culture incrociate tra loro. “Volontà dell’amministrazione pubblica, succube delle classi benestanti, è di contrastare la polarizzazione residenziale e la nascita delle subculture della povertà come esito e non come causa” (Francesca Coin, Le grandi dimissioni).

Approccio ecologico. La relazione tra spazio e società nasce dall’approccio ecologico. Unità e aree delimitate da confini amministrativi, istituzionali o culturali nelle quali risiedono esseri umani, non sempre d’accordo con le politiche di gestione. In questa zona di Milano vediamo da un lato le subculture territoriali ben definite e dall’altro la competizione immobiliare degli investitori, la concorrenza per conquistare le risorse presenti sul territorio, che nascono proprio dalle sub culture. Molto nota è l’invasione di una certa area da parte di una specie a scapito di un’altra, oppure la successione che rappresenta la sostituzione di una specie con un’altra, equilibri e accordi non istituzionali. “Il capitale prova ad organizzare lo spazio nel senso che mette a valore, attraverso la speculazione immobiliare e a rendita fondiaria. Lo spazio non è un mero contenitore o supporto della relazione ma fornisce una cornice di senso alla relazione stessa.” (La rivolta della cooperazione, Sperimentazioni sociali e autonomia possibile dal blog” Effimera” di Andrea Fumagalli, Giovanni Giovannelli e Cristina Morini 29/giugno/2018).

In questo quartiere le relazioni dirette sono state considerate portatrici di una qualità diversa della vita collettiva, a vari livelli: gli affetti, la comunicazione, la fiducia reciproca. La migrazione implica un cambiamento esistenziale, l’attraversamento di un confine sociale e simbolico. Il migrante cambia completamente la sua vita (si veda il blog “Il disertore” del filosofo Franco Berardi Bifo).

D’altronde i sociologi Simmel e Shutz (Teoria della sociologia, Maggioli editori 2012 ) sottolineano lo stesso aspetto pur nominandolo in modo differente: straniero sarebbe diverso dall’estraneo in quanto nel primo vi è un tentativo di dialogo con la cultura del paese ospite, mentre nel secondo questo non accade, evidentemente per responsabilità sia dell’autoctono che dell’immigrato, il caso della Milano di oggi appunto .

L’operazione di trasformazione a NO-LO. Il luogo comune fino al duemila era: Milano città triste, solo lavoro, grandi fabbriche. In realtà a Milano c’era un grande fiorire di culture e di incontri. Il sindaco Albertini fu il primo visionario a voler trasformare Milano per renderla competitiva con le capitali più visitate. Attrarre turismo per il bello che Milano non aveva (idea di cambiare passo e diventare come Londra, Parigi, New York) ma, nella ricerca del “bello” molti progetti poi fallirono anche per la grande crisi economica – es. Quartiere Santa Giulia poi abbandonata alle piazze di spaccio del boschetto di Rogoredo. La successione del sindaco di centrodestra Albertini con Pisapia prima e Sala poi, entrambi del centrosinistra, di fatto non hanno cambiato molto alla visione della “grandeur” milanese e il sogno di Albertini è proseguito. L’evento in sé ha preso il sopravvento, ed ha alimentato la vendita del metro quadro, per cui le nuove case costruite sono solo di lusso e devono attirare investitori esteri. L’immagine attuale di Milano è di una  città che attira ricchezza, ma non distribuisce nulla ed espelle sempre più i suoi abitanti delle classi medio basse (questo sistema ha iniziato a prendere piede anche nelle sue periferie).

Questo meccanismo che senso può avere? Alla lunga si mangerà tutto quello che si trova sulla strada, non ci saranno più studenti e dipendenti della pubblica amministrazione trasferiti a Milano, costretti a rinunciare perché non possono permettersi l’affitto neanche di una stanza. Nel quartiere popolare NO-LO, seguendo questo modello di narrazione e per aggirare le resistenze, hanno deciso di sgomberare alcuni senza-tetto che di giorno lavorano come Rider da una struttura pubblica abbandonata in via Padova ma, per non sembrare autoritari, avidi e cattivi, hanno costruito una moschea proprio nello stesso punto. Oppure, nonostante le proteste degli abitanti, per la demolizione di un parchetto con uno storico glicine meraviglioso, necessaria per far spazio ad altre costruzioni private, si è deciso di costruire in quel punto un museo della resistenza… Chi degli ecologisti contestatori e dei comitati popolari, può essere contro queste iniziative del sindaco Pd, Beppe Sala? La brandizzazione di via Padova in NO-LO in questi anni è avvenuta con piccoli bandi, appoggiati da fondazioni (Cariplo ecc.) con patti di collaborazione, con piccoli progetti di partecipazione e con tantissimi graffiti sui muri, invogliando associazioni, architetti, artisti, musicisti, creativi alternativi a trasferirsi in questa zona multietnica per mettere in scena una rappresentazione creativa del quartiere che potesse essere così comunicato e apprezzato, lo spettacolo di Debord, appunto, per cambiare immagine e appetibilità del quartiere.

L’unica cosa che si può fare è consumare. Qui come a Firenze, Venezia o in Spagna a Barcellona. Si prova a sperimentare l’ultima frontiera del business immobiliare, sono quindi aumentati bar e servizi a pagamento, affitti brevi come Airbnb. Sono scomparse biblioteche e luoghi di incontro ma aumentati i servizi adatti ai turisti che devono spendere. Questo processo sta però iniziando a dare segni di bulimia. Milano per uscire da questo limite ed entrare nel circuito della competizione delle capitali mondiali ha vinto la gara per le olimpiadi e per far questo indirizza sempre più i soldi pubblici per grandi eventi che non portano mai un reale indotto o investimenti, ma che servono a rilanciare l’immagine della città in eterna crescita. 1/5 delle case del quartiere Casoretto – Loreto via Padova è ormai vuoto, si preferisce continuare a costruire nuove palazzine costose che non riqualificare le decadenti case popolari ormai deserte.  Non resta più molto della tradizione di apertura all’altro e al mutuo soccorso che ha caratterizzato questa zona di Milano da fine 800 ad oggi.

Concludendo. Il modello della città è cambiato. Lo svuotamento, la capitalizzazione, e la volontà di trasformare in “più integrati e omologati i quartieri di periferia, implementando i programmi di risanamento urbano con cui si allontanano i vecchi inquilini per inserire al loro posto quelli nuovi con maggiori disponibilità economiche, è un cambiamento di impiego del terreno (invasione di zone commerciali..ecc”. Milano cambia sempre più veloce, e cambia il lavoro interfaccia. (Franco Berardi, https://comune-info.net/autori/franco-berardi-bifo/).

Spostati i modelli, la produzione è in Asia e in Italia, in particolare a Milano, restano solo terziario e servizi (Piazza Loreto ha a che fare con l’associazione Blumberg, sindaco immobiliarista di New York). Riferendosi a quel modello i concorsi urbani sono mirati a creare una città policentrica (tutto a 15 minuti) ed evitare il pendolarismo degli anni ‘70. Il rapporto tra pubblico e privato pende sempre più per quest’ultimo; infatti il pubblico un po’ finanzia e un po’ facilita appalti privati. A NO-LO (come gli altri quartieri milanesi, ex periferie) c’è sempre meno resistenza a tutto questo. Chi non sta nel giro dei 15 minuti per spostamento, in qualche modo viene espulso (secondo Istat l’area metropolitana di Milano registra 35447 residenti in meno rispetto al 2019 con una variazione del -1,1%, imputabile al capoluogo che ha avuto una decrescita di 46050 unità). Anche perché l’uso dell’auto non è più sostenibile e quindi ostacolato dalle istituzioni. Pubblico/sociale e privato oggi non stanno insieme: i trasporti pubblici non sono incentivati e le piste ciclabili equivalgono a piste della morte.

La risposta della giunta comunale milanese a queste problematiche portate dal basso è: non dire! In piazza Loreto c’è un piccolo ufficio per la cittadinanza, dove, comunque, le domande dei cittadini vengono eluse. La strategia è di non parlare per far passare nel silenzio progetti e consumo di suolo (non ci si mette neanche d’accordo sul significato). NO-LO è tornato ad essere un quartiere di lotta e la lotta è l’unica cosa che sembra pagare per ottenere chiarezza e risultati, come è stato anche per la questione dello stadio San Siro. Anche se fanno di tutto per non pianificare e tenere poco informati e gli abitanti  (Barbacetto, “Inchiesta su Milano”, Il Fatto Quotidiano). La metropoli milanese è sempre meno appetibile per le classi medio basse e gli studenti, ma sempre più adatta al turismo mordi e fuggi. E mentre a Barcellona hanno disincentivato affitti a breve termine e flussi di turismo, Milano sembra aver preso un’altra strada e rischia di impoverirsi culturalmente e di assomigliare sempre più a Venezia e Firenze.

 

ALCUNI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

G. Barbacetto,“Inchiesta su Milano”, Il Fatto Quotidiano, 2024

F. Berardi (Bifo), “Guerra razziale globale”, Comune.info, 22 giugno 2025: https://comune-info.net/guerra-razziale-globale/

F. Coin, Le grandi dimissioni, Einaudi, Torino, 2023

C. Dardana, “Piazzale Loreto a Milano si trasformerà in una grande agorà verde”, Lifegate, 24 maggio 2021,

A. Fumagalli, G. Giovannelli, C. Morini (a cura di), La rivolta della cooperazione. Sperimentazioni sociali e autonomia possibile, Mimesis, Milano,  2018

N. Klein, No logo, Baldini&Castoldi, Milano, 2001

G. Moraca, “Milano non esiste più” WU Magazine, 1 giugno 2023

G. Osti, Sociologia del Territorio, Il Mulino, Bologna, 2010

E. R. Park, E. W. Burgess, R. D. McKenzie, La città, Ed. Le Comunità, Milano, 1999

G. Santucci, “Il paradosso di Milano, crollano le nascite”, Il Corriere della Sera, 17 agosto 2023

G. Ritzer, Teoria sociologica, Maggioli, Rimini, 2012

D. Scarscelli, Odillo Vidoni Guidoni, La devianza, teorie e politiche di controllo, Carocci, Roma, 2008

L. Tozzi, “Privatizzare Piazzale Loreto”, Il Tascabile, 3 ottobre 2023

L. Tozzi, L’invenzione di Milano. Culto della comunicazione e politiche urbane, Cronopio, Milano, 2023

L. Tozzi, “Servono amministrazioni forti che contengano il privato”, Interni, maggio 2024

F. Zurlo, “Da NoLo a Parigi si punta su prossimità e comunità, grazie al design”, Il Sole 24 ore, 13 ottobre 2021