La versione originale inglese di questo saggio è stata pubblicata sulla rivista Sustainability, giugno 2018. Effimera.org ringrazia gli autori per la traduzione in italiano del testo

 

  1. Introduzione

Nonostante lo scoppio della bolla Internet alla fine degli anni ’90, la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) continua a segnare gli anni 2000. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo assistito ad una significativa accelerazione tecnologica. Diversi settori sono stati colpiti. Si tratta di industrie che hanno sempre più a che fare con la gestione della vita umana (ad esempio, lo Human Genome Project, iniziato nel 1990 e conclusosi nel 2003, ha aperto enormi spazi nella possibilità di manipolazione della vita individuale e della sua procreazione [1]). Come sottolineato da Robert Boyer “questo tipo di modello di crescita è un’estensione della continua trasformazione che è proseguita a partire dalle potenzialità dell’economia dell’informazione” [2]. Se il paradigma tecnologico dell’ICT ha colpito duramente i livelli occupazionali nell’industria manifatturiera, la nuova ondata biotecnologica rischia di avere effetti ancora maggiori sui settori terziari tradizionali e avanzati, che negli ultimi decenni hanno svolto un ruolo compensativo contro la perdita di posti di lavoro nei settori tradizionali.

Lo sviluppo di algoritmi di seconda generazione [3] permette un processo di automazione senza precedenti nella storia dell’umanità. Applicati alle macchine utensili, attraverso le tecnologie informatiche e le nanotecnologie, sono in grado di trasformarle in strumenti e mezzi di produzione sempre più flessibili e duttili. Gli algoritmi di seconda generazione si differenziano dalla prima generazione per la loro natura cumulativa di auto-apprendimento, configurando così un nuovo rapporto tra uomo e macchina. Infatti, dopo la prima fase di implementazione e creazione, grazie al comportamento umano, sono in grado di operare in una condizione quasi totale di automazione (machine learning). Le tecnologie attuali, tuttavia, non possono operare senza l’accelerazione (rispetto al recente passato) del grado di raccolta e manipolazione di una grandissima quantità di dati in spazi sempre più ristretti e con una velocità sempre maggiore. Già nel 2011, una ricerca del McKinsey Global Institute ha esaminato lo stato dei dati digitali e ha riconosciuto il grande potenziale di valore economico che questi possono creare:

 

“Ci sono cinque grandi modi in cui l’utilizzo dei big data può creare valore. In primo luogo, i big data possono sbloccare un valore significativo rendendo le informazioni trasparenti e utilizzabili a frequenze molto più elevate. In secondo luogo, poiché le organizzazioni creano e memorizzano più dati transazionali in forma digitale, possono raccogliere informazioni sulle prestazioni più accurate e dettagliate su tutto, dalle scorte di prodotti ai giorni di malattia, rendendo esplicita così la variabilità [dei dati] e aumentando le prestazioni. Le aziende leader utilizzano la raccolta e l’analisi dei dati per condurre esperimenti controllati per prendere decisioni gestionali migliori; altre utilizzano i dati per le previsioni di base a bassa frequenza per le previsioni ad alta frequenza, che ora stanno lanciando per regolare le leve di business just in time. In terzo luogo, i big data consentono una segmentazione sempre più stretta dei clienti e quindi prodotti o servizi su misura in modo molto più preciso. In quarto luogo, un’analisi sofisticata può migliorare sostanzialmente il processo decisionale. Infine, i big data possono essere utilizzati per migliorare lo sviluppo della prossima generazione di prodotti e servizi”.[4]

 

Come sostenuto da Martin Kenney e John Zysman, tra gli altri, “la rivoluzione algoritmica e il cloud computing sono le basi dell’economia della piattaforma. Ma la potenza di calcolo è solo l’inizio della storia. Quella potenza di calcolo viene convertita in strumenti economici utilizzando algoritmi che operano sulla materia prima dei dati”. [5].

Nell’economia emergente delle piattaforme digitali, il dato come output finale, che diviene poi redditizio sui mercati globali della comunicazione e della pubblicità, dà origine a un “valore di rete” come risultato di un processo continuo e dinamico di interazione tra il lavoro umano e linguistico e le infrastrutture digitalizzate (le piattaforme) [6]. Condizione necessaria (anche se non sufficiente) perché un algoritmo possa essere sfruttato al massimo della potenza è l’esistenza di un processo di standardizzazione della catalogazione dei dati necessari in relazione allo scopo prefissato. Ciò è reso possibile dalle tecniche di manipolazione dei cosiddetti “big data“, in particolare le tecniche di analisi e di estrazione di big data per dati strutturati e non strutturati (comunemente chiamate “estrazione di dati”), così come spiegato nella letteratura sulla gestione tecnologica da AmirGandomi e Murtaza Haider [7]. I big data rappresentano non solo alcuni dei dati più granulari che siano mai esistiti, generati secondo per secondo da ogni dispositivo e software connessi al web, ma rappresentano anche uno strumento in grado di cambiare il significato profondo delle attività umane e in particolare del lavoro umano.

In Platform Capitalism, Nick Srnicek fornisce uno dei primi interventi di ispirazione marxista nel discorso sulla digitalizzazione trainata dai dati e sul futuro del lavoro [8]. Secondo Srnicek, l’evoluzione delle tecnologie di internet ha modificato radicalmente lo scenario dell’accumulazione di capitale e dei rapporti di proprietà tra le imprese, e legittima la seguente domanda: l’emergere del capitalismo delle piattaforme costituisce una nuova modalità di sfruttamento? Srnicek offre un quadro innovativo attraverso il quale affrontare la questione nella sua concezione dei dati come ‘materia prima’, ma la sua analisi si limita agli effetti delle così dette lean platforms sul mercato del lavoro.

Da una prospettiva marxiana, dovrebbero essere considerati altri due problemi:

 

  1. In che cosa consiste il processo di trasformazione delle informazioni personali in big data?
  2. E, inoltre, qual è l’origine del valore nell’economia delle piattaforme?

 

In questo contributo, partendo dall’esempio di Facebook, spieghiamo il processo di valorizzazione al centro del capitalismo delle piattaforme, sottolineando la rilevanza del digital labour come fonte di valore economico per un numero sempre maggiore di imprese alimentate dai dati.

L’obiettivo principale della Sezione 2 è la presentazione del modello di creazione di valore utilizzato da Facebook. Infatti, la società americana di servizi di social media online e social networking lanciata da Mark Zuckerberg rappresenta un esempio di piattaforma pubblicitaria in cui il valore si basa essenzialmente su un processo di espropriazione delle così dette life skills degli individui. Nel modo tradizionale, il capitalismo delle piattaforme ha a che fare principalmente con la soddisfazione di alcuni servizi rivolti ai consumatori e con la gestione dei settori legati alla logistica delle merci. Le industrie più colpite riguardano il settore terziario, anche se sono coinvolte in alcuni aspetti le industrie manifatturiere. Questa prospettiva sembra comune all’argomentazione di Nick Srnicek e al Report McKinsey sui big data. La loro analisi del capitalismo delle piattaforme non considera altre caratteristiche rilevanti del modello economico, in particolare il fatto che le attività umane sulle piattaforme Internet sono sempre più integrate con gli elementi digitali della comunicazione e del linguaggio, come sosteniamo nella Sezione 3. È quindi necessario chiarire la distinzione cruciale tra “labour” e “work” per proporre una definizione specifica di “digital labour”, come proponiamo nella Sezione 4 dopo aver discusso il concetto all’interno del dibattito marxiano. Ci riferiamo in particolare ai recenti contributi di Christian Fuchs e Sebastian Sevignani (2013) [9] e Trebor Scholz (2017) [10], mostrando la rilevanza delle tendenza al divenire rendita del profitto proposta innanzitutto da Carlo Vercellone (2010) [67]. La sezione 5 conclude il saggio.

 

  1. Il caso di Facebook

Come mostrato in Figura 1, Facebook è il leader mondiale indiscusso nel campo dei social network.

 

Figura 1. Mappa mondiale dei social network. Fonte: http://vincos.it/world-map-of-social-networks.

 

A partire dal primo trimestre del 2017, il numero mondiale di utenti attivi mensili su Facebook ammonta a 1,94 miliardi, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente [11]. Un utente attivo mensile (MAU) è definito come un utente Facebook registrato che si è connesso e ha visitato Facebook attraverso il sito web o un dispositivo mobile, o ha utilizzato l’applicazione Messenger almeno una volta negli ultimi 30 giorni; questa metrica, oltre a quelle relative agli utenti attivi giornalieri (DAU) e al ricavo medio per utente (ARPU), non include gli utenti Instagram, WhatsApp e Oculus [12].

Secondo il Facebook Annual Report, il fatturato è stato di 27,64 miliardi di dollari nel 2016, in crescita del 54% su base annua, e i ricavi pubblicitari, che rappresentano la quasi totalità dell’importo citato, sempre più provenienti da dispositivi mobili che da computer desktop [13], sono stati di 26,89 miliardi di dollari, con un tasso di crescita addirittura superiore a quello del fatturato. Nel caso specifico di Facebook, i ricavi pubblicitari relativi ai dispositivi mobili hanno rappresentato circa l’83% dei ricavi pubblicitari totali nel 2016. Da dove viene questo valore?

 

2.1. Facebook: La creazione di un gigante

La storia del social network più popolare del mondo è nota. Le radici dell’azienda devono essere esaminate nel contesto accademico. La prima versione del sito, chiamata “Thefacebook” e fondata nel febbraio 2004 da Mark Zuckerberg-uno studente di psicologia all’Università di Harvard appassionato di programmazione dei software – poteva essere raggiunta solo da utenti che possedevano un indirizzo email Harvard.edu [14,15]. In considerazione del notevole successo ottenuto [16] – il sito ha registrato 1200 abbonamenti in 24 ore, coprendo oltre la metà della popolazione studentesca un mese dopo – la rete si è rapidamente espansa a tutte le università americane, è diventata “Facebook” nell’agosto 2005 e ha allargato il suo orizzonte ben oltre gli istituti universitari, diventando accessibile a qualsiasi utente almeno tredicenne con un indirizzo e-mail.

Nel corso di poco più di un decennio, Facebook ha acquisito 65 aziende (inclusi tutti gli asset) per un totale di oltre 23 miliardi di dollari di spesa, escludendo le somme di acquisizione non rivelate [17].

Questo grande blocco di acquisizioni può essere suddiviso in quattro segmenti principali, ognuno dei quali segue una precisa strategia di marketing legata alla graduale evoluzione dell’azienda:

 

  1. Il primo include tutti quegli acquisti volti a migliorare le funzionalità del sito Facebook: tra questi troviamo Friend Feed (un aggregatore di feed in tempo reale le cui funzioni “Mi piace” e “News Feed” sono diventate il marchio di fabbrica di Facebook dal 2009), Octazen Solutions (il cui servizio di contactimporter è stato incorporato in “Facebook Friend Finder” nel 2010), e DivvyShot (le cui tecnologie di photo-sharing sono state integrate in “Facebook Photos” nello stesso anno)
  2. Il secondo sottoinsieme comprende le acquisizioni necessarie per entrare nel settore degli smartphone: SnapTu (piattaforma applicativa per telefonia mobile) e Beluga (applicazione di messaggistica istantanea di gruppo e servizio web) rappresentano le basi di Facebook Mobile e Facebook Messenger (un’applicazione di messaggistica sia per computer mobili che desktop, separata dalla piattaforma Facebook). In questo settore, troviamo anche gli investimenti aziendali più costosi: nel 2012 Instagram (un social network di condivisione di foto ancora funzionante con il proprio marchio, anche se alcune delle sue caratteristiche sono state integrate in Facebook) è stato acquistato per 1 miliardo di dollari, mentre l’acquisizione di WhatsApp (un’applicazione di messaggistica per telefonia mobile praticamente gratuita) è stata valutata in 19 miliardi di dollari.
  3. Il terzo segmento riguarda l’implementazione del modello di raccolta pubblicitaria di Facebook. Nel 2013 l’azienda ha assorbito e ridisegnato la piattaforma di misurazione delle prestazioni delle campagne pubblicitarie Atlas Solutions, precedentemente di proprietà di Microsoft. Questa acquisizione ha permesso di abbinare le tecniche di tracciamento di Atlas sia con l’enorme repository di dati first-party di Facebook siacon dati di terze parti forniti da data brokers e relativi agli acquisti offline dei consumatori (Facebook ha collaborato con i data brokers Axciom, Epilson, Experian, Datalogix, Oracle e Quantium[18]). Invece del modello obsoleto basato sui cookies, che è diventato inaffidabile dopo l’avvento del mobile e il conseguente cambiamento nel comportamento di acquisto degli utenti, che si è spostato verso abitudini di acquisto cross-device (il che avviene quando un acquisto online coinvolge due o più dispositivi), questo investimento è apparso ad alcuni osservatori [19] come un tentativo di costruire una rete pubblicitaria al di fuori di Facebook, sfidando il dominio di Google nel display advertising on line (cioè quella forma di pubblicità che trasmette visivamente un messaggio commerciale utilizzando elementi grafici). La decisione, annunciata nel 2016, di spostare Atlas dal gruppo adtech di Facebook alla sua divisione di misurazione a causa di problemi di cattiva qualità e frode [20], ha portato alla chiusura immediata sia di Facebook Exchange [21] (un servizio desktop ad-exchange che permetteva a società terze di acquistare spot pubblicitari sul social network) sia di Live Rail [22] (una piattaforma di monetizzazione per video publishers, acquisito nel 2014 per mezzo miliardo di dollari). Questa decisione rispecchiava le intenzioni di Facebook di costruire un ecosistema pubblicitario digitale “off Facebook” chiuso e controllato centralmente, un “giardino recintato” che tiene i dati al riparo dall’accesso di altre parti, chiamato Facebook Audience Network [23]. Quest’ultimo, lavorando in sinergia con Facebook Ads Manager, rappresenta una fonte di reddito essenziale per l’azienda.
  4. Il quarto e ultimo segmento riguarda la diversificazione, ovvero le acquisizioni in settori diversi dal social advertising (la pubblicità sui social). Tuttavia, tali acquisizioni possono essere considerate ancora fortemente legate al core business di Facebook. Nel 2014 Facebook ha acquisito l’azienda tecnologica di realtà virtuale Oculus VR, la fitness/health tracking app ProtoGeo e l’azienda inglese Ascenta, produttrice di droni ad energia solare. Quest’ultima talent acquisition – combinata con un team composto da membri del NASA Jet Propulsion Laboratory, del NASA Ames Research Centre e del National Optical Astronomy Observator – è stata funzionale allo sviluppo di un progetto più ampio nell’ambito di un gruppo di ricerca e sviluppo appositamente creato, chiamato Connectivity Lab: Internet.org [24], in collaborazione con alcuni giganti dell’industria delle telecomunicazioni. Il progetto consiste in un’applicazione per dispositivi mobili con l’obiettivo di portare l’accesso a Internet a prezzi accessibili a quella parte ancora preponderante del mondo che non ha ancora sperimentato i “benefici della connettività”, ovvero l’utilizzo di veicoli come, appunto, aerei senza pilota ad alta quota alimentati a energia solare (cioè droni) e satelliti. La piattaforma è stata ribattezzata con il nome meno pretenzioso di “Free Basics” nel settembre 2015, dopo che diversi gruppi di attivisti per i diritti digitali di 31 paesi hanno firmato una lettera aperta [25] a Zuckerberg, dicendo che Internet.org, fornendo l’accesso a un piccolo e selezionato insieme di siti web e servizi piuttosto che a tutta Internet, “viola i principi di neutralità della rete, minacciando la libertà di espressione, le pari opportunità, la sicurezza, la privacy e l’innovazione”.

 

2.2. Il business model di Facebook

Secondo un’indagine di e-Marketer [26] rivolta a 551 social media marketers in tutto il mondo, Facebook è, per quasi il 96% del campione, la piattaforma di social media advertising più efficiente, con il più alto ritorno sull’investimento (ROI). Se si considera che la spesa per la pubblicità sui social a livello mondiale dovrebbe rappresentare il 20% di tutta la pubblicità su Internet entro il 2019 [27] e si prevede che supererà gli investimenti in pubblicità sui giornali, si può ragionevolmente pensare che la maggior parte di questa spesa finirà nelle mani della società di Menlo Park. Ciò che non può essere contestato in alcun modo è che Google e Facebook non sono due “concorrenti in una situazione di duopolio”, ma piuttosto due piattaforme indipendenti di monopolio pubblicitario su Internet che lavorano in modo complementare in due campi diversi, rispettivamente la pubblicità legata alla ricerca sul Web e la pubblicità sui social media, catturando insieme più della metà di tutta la crescita della spesa pubblicitaria globale [28].

Il modello di business di Facebook è diventato più simile a quello di Google grazie a Facebook Audience Network (FAN) e al suo strumento di gestione della pubblicità Facebook Ads Manager [29] nel 2014. FAN è un network focalizzato sui dispositivi mobili che fornisce agli inserzionisti nuovi mezzi per estendere le loro campagne oltre i confini di Facebook stesso, sfruttando l’ineguagliabile patrimonio di dati personali di Facebook e utilizzando gli stessi strumenti di targeting e misurazione altamente personalizzati disponibili per i normali annunci di Facebook: altre preziose fonti di informazione sono i pulsanti “Like” e “Sign in with Facebook” sparsi sul Web.

Questo cambiamento è avvenuto in fasi successive. FAN è stato concepito inizialmente come un network pubblicitario in-app che permetteva a qualsiasi inserzionista di acquistare spazi pubblicitari da qualsiasi sviluppatore di applicazioni di terze parti (non solo applicazioni create utilizzando Facebook for Developers [30]). Nel 2016 si è ampliato per includere, oltre alle applicazioni, anche siti web (di parti terze) per dispositivi mobili che hanno optato per la rete (un sito web per dispositivi mobili richiede la progettazione di un sito ad-hoc che coesiste con il sito navigabile da PC desktop o da PC portatili), ampliando ulteriormente la probabilità di raggiungere il giusto pubblico al di fuori di Facebook, ma limitandosi comunque agli utenti registrati su Facebook [31]. Nello stesso anno, l’azienda ha annunciato che anche le persone senza un account Facebook sarebbero diventate target di annunci pubblicitari [32]. È quindi chiaro che la FAN di Facebook opera allo stesso modo di Google Ad Sense.

Diamo ora un rapido sguardo al lato della domanda cui si rivolge il complesso marketing di Facebook[33].

Creando un account Business Manager, un inserzionista potrà sia autogestire le proprie pagine Facebook e i propri account pubblicitari, sia contare su agenzie di broker marketing ad hoc. Dopo aver impostato le informazioni sull’account (come la ragione sociale e l’indirizzo, la valuta, il fuso orario, ecc.), i dati di fatturazione e di pagamento e il budget pubblicitario mensile, gli inserzionisti potranno auto-organizzare la loro campagna pubblicitaria utilizzando l’account Facebook Ads Manager appena creato.

La figura 2 mostra come è strutturata una campagna Facebook, composta da uno o più insiemi di annunci a loro volta composti da uno o più annunci.

 

 

Figura 2. Struttura di una campagna pubblicitaria su Facebook.

 

L’obiettivo finale della campagna determinerà i formati degli annunci e le opzioni di asta. Facebook offre una vasta gamma di obiettivi raggruppati in tre categorie principali: consapevolezza, considerazione e conversione. Una campagna può avere diversi set di annunci. In questa fase è possibile definire un target di pubblico, sulla base di tre tipi primari di audience (saved, custom e look a like) e sfruttandone la localizzazione, la demografia, gli interessi, i comportamenti, il traffico del sito web e il coinvolgimento (il così detto engagement). I posizionamenti degli annunci possono essere lasciati alla scelta automatica di Facebook o configurati manualmente: appariranno sul desktop o sui dispositivi mobili (o su entrambi) e in più luoghi, tra cui: Facebook News Feed, colonna di destra di Facebook, Instagram, Messenger e la rete esterna di Facebook, ovvero FAN.

Il terzo passo consiste nell’assegnazione di un budget (giornaliero o fisso, basato su una strategia di offerta Cost-Per-Click-CPC, Cost-Per-Mille-CPM o Cost-Per-Action-CPA) e un calendario (scegliendo in quali giorni della settimana e fasce orarie gli annunci saranno visualizzati). La pubblicazione dell’annuncio avviene nell’ambito di un’asta mondiale a cui si aggiungono centinaia di migliaia di inserzionisti. Ogni volta che si verifica un’asta, Facebook combinerà tre fattori (importo dell’offerta, punteggio di rilevanza e tasso di azione stimato) in un valore totale. L’annuncio con il valore totale più alto potrà apparire negli angoli più adatti dell’ecosistema di Facebook. Il primo fattore è la somma massima che l’inserzionista è disposto a pagare per vincere lo spazio pubblicitario ed è probabile che sia sempre inferiore all’importo effettivamente addebitato. Il secondo fattore è il gemello del Google Quality Score, un punteggio su una scala da 1 a 10 che valuta un annuncio in base alla sua rilevanza (cioè il livello di “attenzione” che l’annuncio riceve in termini di “Like”, azioni, commenti, click, conversioni, etc.). Ciò significa che puntare al pubblico giusto porterà ad un buon tasso di click-through rate (CTR) sull’annuncio, un rapporto che indica il numero di clic su un annuncio diviso per il numero di volte che l’annuncio viene visualizzato. Il CTR a sua volta abbasserà il CPC/CPM/CPA e aumenterà il punteggio di rilevanza. Infine, il tasso di azione stimato è una valutazione della probabilità che un utente compia le azioni necessarie per ottenere i risultati su cui l’inserzionista ha scommesso. Ogni annuncio può essere composto da un pacchetto di annunci, il cui formato (altamente personalizzabile), canale mediatico e spunti creativi aggiuntivi (per personalizzare ulteriormente l’annuncio) devono essere accuratamente scelti in base all’obiettivo della campagna.

Dal lato dell’offerta troviamo il suddetto Facebook Audience Network [34], che aiuta i publishers e gli sviluppatori a monetizzare i loro siti web mobili e gli inventari delle applicazioni ospitando annunci alimentati da Facebook che corrispondono agli interessi del loro pubblico, creando una sorta di “circolo virtuoso”, dove gli annunci che corrispondono alle predilezioni degli utenti portano a risultati migliori per gli inserzionisti, il che significa maggiori entrate pubblicitarie per i publishers e per gli sviluppatori. Grazie all’ineguagliabile conoscenza di Facebook delle abitudini, inclinazioni, gusti e così via, dei suoi iscritti, gli annunci hanno il potenziale per essere estremamente convincenti e i loro formati variano notevolmente: inative ads adattano il loro aspetto ai siti web e ai contenuti delle applicazioni, al fine di essere percepiti come consigli di acquisto non intrusivi, gli interstitia lads sono annunci a schermo intero che appaiono all’improvviso sullo schermo, mentre gli annunci video in streaming, ovvero video pubblicitari di 15/20 secondi mostrati agli utenti mentre guardano un video, sono tra i formati pubblicitari FAN più redditizi.

I flussi di reddito derivanti dai click (o dalle azioni di conversione, ovvero di acquisto dei prodotti/servizi sponsorizzati) sugli annunci inseriti nel Facebook News Feed, colonna di destra, Instagram e Messenger attraverso Facebook Ads Manager appartengono solo e soltanto a Facebook. Diversamente, Facebook condivide una percentuale del suo profitto pubblicitario con quei publishers e sviluppatori che, aderendo a FAN, inseriscono annunci pubblicitari all’interno dei loro siti e applicazioni mobile (questi ultimi concepiti sia attraverso “Facebook for Developers” o adottando qualsiasi altra piattaforma di app-building).

La figura 3 cerca di rappresentare in modo semplificato il modello di creazione di valore di Facebook.

  1. La piattaforma di Facebook offre agli utenti iscritti una vasta gamma di funzionalità tecnologiche gratuite.
  2. Gli utenti forniscono a Facebook (che prende nota di ogni singolo bit) informazioni di ogni tipo, da quelle più standard a quelle meno intuitive [35].
  3. Attraverso Facebook Ads Manager, gli inserzionisti acquistano slot pubblicitari da Facebook, sulla base di un meccanismo d’asta in tempo reale.
  4. Gli annunci sono visualizzati sui siti web/applicazioni dei publishers/sviluppatori che, essendo registrati a FAN (rete) attraverso FAN (strumento), sono pagati per ospitare annunci alimentati da Facebook.
  5. Gli annunci sono visualizzati anche sulla stessa piattaforma Facebook (Facebook News Feed per desktop e/o mobile, colonna di destra di Facebook, Instagram e Messenger).
  6. Gli spazi pubblicitari possono essere acquistati/offerti sia direttamente tramite FacebookAds Manager/FAN (strumento) o indirettamente tramite un’agenzia pubblicitaria.
  7. Le spese dell’inserzionista e i ricavi del publisher/sviluppatore non dipendono dall’acquisto effettivo del prodotto o servizio pubblicizzato, ma dal numero di click dell’utente sugli annunci, ovvero dalla mera “attenzione” che essi manifestano (per caso, errore o interesse reale) per gli annunci.

 

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