Sale Docks + Insitute of Radical Imagination + Miriconosci + ADL Cobas + un centinaio di lavorator* di biennale e delle istituzioni museali di Venezia hanno formato una assemblea permanente, denominata Biennalocene, con l’intenzione di scrivere una Carta dei diritti dei lavoratori dell’arte e della cultura a fronte di una situazione dilagante e inaccettabile (paga oraria, esternalizzazioni, cooperative al massimo del ribasso, mancanza di sicurezza sul lavoro…). Effimera è ben lieta di presentare tale Carta che ha visto un primo momento di disseminazione con un flash mob nei Giardini della Biennale, in ottobre, per chiedere l’attenzione delle istituzioni. Altre iniziative si ripeteranno durante la chiusura della Biennale di Architettura 2023 con l’obiettivo di portare la discussione a Palazzo Grassi, nel programma del Padiglione Italia. 
Sul sito Biennalocene si trova tutto il materiale di riferimento.

* * * * *

Il mio reddito? Dipende da quante ore mi danno e lo so solo all’ultimo momento. Adesso per lavorare in un bookshop mi è stato offerto un contratto multiservizi e pulizie. A Venezia ho visto di tutto: ritenuta d’acconto, lavoro in nero, persone costrette ad aprirsi una partita IVA per una mansione di tre mesi. Quando ho aperto la busta paga ho trovato solo 5 euro l’ora. Praticamente ho scoperto che ci dichiaravano come guardiani di deposito “in semplice attesa” invece che mediatori culturali. Venivamo trattatə da guardasala, ma anche da prepara-caffè, da cambia-carta-igienica, da dai-una-sistemata-ai-bagni, da rastrella-i-giardini-pubblici, e così via. Una sindacalizzazione forte è strutturalmente impossibile all’interno delle cooperative, si innesta questo rapporto quasi paternalistico con i dirigenti. In teoria noi siamo tuttə soci. Dipendenti, al massimo. Invece è il Presidente che comanda e noi siamo “le sue ragazze”. Non parliamo, infatti, solo di condizioni economiche. Ma anche di molestie, di mobbing. C’era questo curatore che ha iniziato a flirtare con me. Ne ho parlato con le mie due colleghe e con il responsabile e lui, invece di supportarmi, ha iniziato a dire che stavo inventando storie dal giorno alla notte. Andare al lavoro era diventato un incubo: venivo lasciatə da solə, persino dalle mie colleghe, come se fossero in competizione con me. Manca un riconoscimento oggettivo di questi ruoli professionali, e manca una normativa che descriva i diritti e gli obblighi. Dietro la scusa del lavoro temporaneo, del lavoro per passione, e con la minaccia che ci sono tremila altre persone dietro di te disposte ad accettare quel ruolo, le condizioni di sfruttamento continuano ad essere perpetrare alla luce del sole. Siamo talmente sfruttatə che non abbiamo più paura di niente.

Queste frasi descrivono senza mezzi termini le diverse sfumature della precarietà lavorativa che circondano il settore culturale di Venezia. Lette in successione compongono i lati dello stesso prisma: le facciate esterne su cui alcune grandi istituzioni culturali hanno fondato la loro permanenza in città. Non si tratta di processi invisibili, nascosti negli anfratti storici di questi luoghi, ma elementi quotidiani e pianamente visibili, ma mai radicalmente criticabili. Facciate esterne, appunto, coperte però dal privilegio di lavorare per questi luoghi, dalla poca considerazione che nel nostro paese viene attribuita ai lavori culturali, e da una concatenazione fatta di micro processi sociali ed economici che ha creato una forte corazza protettiva. La precarietà culturale non è il grande segreto, ma lo sfruttamento reso quotidiano. Forse la metafora del prisma non è adatta. Il punto di forza che ha permesso a queste condizioni di proliferare nel tempo, fuori e dentro Venezia, è fare affidamento ad una pluralità di istanze ostili separate. L’idea di prisma allude ad un’unità di fondo, ma questa unità è ciò che deve essere costituita, non qualcosa di già presente. Più che di prisma, dunque, avrebbe più senso parlare di un arcipelago. Le diverse forme di precarietà culturale, i differenti esempi di sfruttamento, formano il raggruppamento irregolare di situazioni dalla morfologia affine. Trovare un’unità o, meglio, lavorare alla creazione di un’unità trasversale all’interno di questo mare de tocio, è l’obiettivo che Biennalocene si è posta.

Le frasi che ho riportato sono infatti tratte dalla performance che è stata fatta alla Corte delle Casette il 19 Maggio. La performance ha messo assieme, unendoli in un testo corale, le situazioni di sfruttamento che sono emerse grazie alle interviste a diversə lavoratorə del mondo culturale veneziano organizzate dall’Institute of Radical Imagination e dal Sale Docks. Portata in scena in questo formato pubblico, l’inchiesta si è posta tanto come uno spaccato, una fotografia del presente, quanto una dichiarazione d’intenti. L’inizio, in altri termini, della produzione collettiva di un orizzonte di impegno e lotta comunitario. La performance di Biennalocene è stata infatti l’occasione per dare avvio ad una serie di assemblee da cui è nata la Carta metropolitana del lavoro culturale. Gli incontri, che si sono svolti al Sale Docks da ottobre a giugno, hanno permesso di costruire dei collegamenti fra le esperienze frammentate di sfruttamento e precariato. Grazie anche all’unione di strumenti di lotta provenienti da altre realtà affini, come ADL Cobas e Mi Riconosci?, la carta è la concretizzazione di un lavoro collettivo in grado di rivelare il fragile terreno su cui molti lavori culturali a Venezia si fondano. Né un manifesto né una rivendicazione. La carta è entrambe le cose allo stesso tempo: è tanto un bisogno di affermare l’inizio di un percorso differente, un modo per rompere con l’immaginario che permette ancora oggi di considerare i lavori culturali come dei semplici passatempo, quanto il bisogno di mostrarsi unitə, rivelando alle diverse istituzioni e imprese culturali della città che devono essere loro stesse a fare fronte all’universo della precarietà. Per questa ragione una voce del sito, intitolata “Adotta La Carta”, si rivolge direttamente alle istituzioni, presenti e future, per costituire assieme delle condizioni lavorative differenti.

Se l’Antropocene riguarda l’epoca caratterizzata da tracce dell’impatto umano sulla memoria geologica del nostro pianeta, il Biennalocene è il tempo in cui l’accumularsi di contratti fasulli, cooperative fantasma e partite iva obbligatorie si è sedimentato al punto tale nel mondo culturale da essere divenuto una traccia innegabile. Anche il Biennalocene ha bisogno di uno sforzo comune, collettivo. Ossia di forme di condivisione che permettono la creazione di una rete di supporto anche al di là di Venezia. A differenza dell’Antropocene, tuttavia, nel Biennalocene è disponibile un pianeta b: un altro modo di considerare i lavori culturali e, con essi, di ripensare lo stesso immaginario che ruota attorno alla cultura. Ma questo pianeta tocca a noi costruirlo, passo dopo passo, smantellando gli strati che hanno permesso alla precarietà di divenire imponente.

Carta metropolitana del lavoro culturale

Questa Carta è nata da un’inchiesta sul campo e da una serie di assemblee che ha coinvolto centinaia di lavoratorə dell’arte di Venezia. La sua particolarità (in un settore in cui la precarizzazione è favorita dalla frammentazione e dall’individualizzazione) è quella di essere nata da un confronto trasversale (facilitato da Sale Docks, Institute of Radical Imagination, ADL Cobas e Mi Riconosci?), con l’intento di affermare i diritti di lavoratorə diversə per mansioni, contrattualizzazione e aspirazioni professionali: mediatorə culturali, addettə alle pulizie, artistə, performer, curatorə, guardasala, lavoratorə dipendenti o autonomə. Proprio per questa ragione, si tratta di un importante strumento per indirizzare l’operato di istituzioni e imprese culturali della città. Adottando la Carta, queste scelgono di dare un segnale decisivo sul terreno dei diritti del lavoro nel settore artistico e culturale. Diritti ancora endemicamente disattesi.

Gli enti appaltatori ed i committenti nonché tutti gli operatori economici si impegnano a riconoscere quanto segue:

Salario

1- I lavoratorə del settore della cultura sono lavoratorə. Vanno considerati come tali ai fini del rispetto delle regole del loro lavoro, della loro dignità e della loro retribuzione che, ai sensi dell’art.36 della Costituzione, deve essere “proporzionata alla quantità e qualità del (loro) lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

2- A tal fine si definisce che il salario minimo orario non può essere inferiore ai 10,00 euro (esclusi gli istituti contrattuali, il TFR e le somme corrisposte ad altro titolo). (Minimo orario significa che nessuno può avere retribuzioni inferiori ma che, sulla base di mansioni, inquadramento ed anzianità, vanno riconosciute retribuzioni superiori al minimo).

3- Il Contratto nazionale di riferimento da applicare nel settore è il CCNL Federculture. Si fa espresso divieto di utilizzare altri CCNL che comunque assicurano una retribuzione e dei diritti inferiori a detto Contratto (Pulizie multiservizi, Servizi Fiduciari, ecc.). Va prevista la stipula di accordi di secondo livello migliorativi.

4- Le eventuali esternalizzazioni dei servizi e delle attività dei Committenti dovranno essere ridotte al minimo e limitata alle attività accessorie e comunque ai lavori che la Committenza non è in grado di svolgere in proprio. A tal fine si impegnano ad effettuare una ricognizione pubblica sulla quantità, qualità e tipologie di dette esternalizzazioni, ai fini di reinternalizzare i servizi ove possibile. In ogni caso, anche nel caso di esternalizzazioni, la retribuzione dei lavoratorə non potrà essere inferiore a quella prevista per i dipendenti della Committenza o comunque del CCNL Federculture. Ciò si applica anche a tutti gli enti collegati agli eventi, italiani o stranieri. Si fa esplicito divieto di utilizzo di contratti stranieri.

5- La tipologia contrattuale di riferimento è quella del lavoro subordinato, con riconoscimento di tutti i diritti che ne conseguono, come gli Istituti contrattuali, ferie, TFR, malattia ed infortunio, accesso alla Naspi e a tutti gli ammortizzatori sociali.

6- Sono esplicitamente escluse tutte le forme contrattuali palesemente discriminatorie e vessatorie come i contratti a chiamata, le prestazioni occasionali, i voucher, false Partite IVA, nonché la figura del socio lavoratore.

7- L’eventuale sussistenza di forme di lavoro autonomo dovrà essere strettamente monitorata al fine di prevenire abusi e irregolarità. A tal fine gli Enti appaltanti si impegnano a condividere gli strumenti per raccogliere tutte le segnalazioni degli abusi ed a rendere pubblici i dati.

8- Il lavoro autonomo è tale se assicura completa autonomia, indipendenza e libertà a chi lo svolge. Il/la liberə professionistə pattuisce il proprio compenso sulla base della propria esperienza, formazione e competenza. La committenza non ha la facoltà di imporre un compenso unilateralmente, né un rapporto di esclusività con il/la liberə professionistə, che, non essendo assuntə regolarmente, non può essere soggettə a nessun codice etico né regolamento interno all’istituzione committente. Nel caso di lavoro creativo (artistə, performer, curatorə, ecc) una retribuzione equa potrà può essere dedotta da numerosi standard (ad esempio W.A.G.E.) accessibili online. in ogni caso, come suggerisce ACTA, la retribuzione non può essere inferiore alla retribuzione prevista dal CCNL applicato dall’azienda committente al personale impiegatizio del primo livello con maggiorazione del 20%

9- Anche nel caso di contratti a termine o stagionali va definito un percorso chiaro e trasparente che, ove possibile, punti alla stabilizzazione dei contratti. In ogni caso va riconosciuto il diritto di precedenza nelle riassunzioni per gli eventi, attraverso graduatorie pubbliche e trasparenti.

Orario e Normativa

10- Il tempo dei lavoratori della cultura in quanto cittadini ha un valore inalienabile.

11- A tal fine va limitata il più possibile l’estrema flessibilità oraria che viene richiesta ai lavoratori. L’orario deve essere stabile, evitando i turni spezzati, e concordando qualsiasi cambiamento con i lavoratori stessi in modo da rendere possibile la conciliazione del tempo di vita col tempo di lavoro.

12- Il luogo di lavoro deve essere stabile. I trasferimenti devono essere fatti solo su base volontaria. Qualora ci siano dimostrate esigenze tecniche da parte aziendale il preavviso non potrà essere inferiore a 30 giorni. Sono vietati i trasferimenti disciplinari e/o punitivi.

13- Le pause sono un diritto. Va riconosciuto il Buono pasto per la pausa pranzo. Vanno assicurati spazi idonei come bagni, spogliatoi e mense.

14- La democrazia deve essere garantita nei luoghi di lavoro. Va garantita la libertà di espressione, di organizzazione e sindacale, anche attraverso l’istituzione di tavoli negoziali in forma collettiva.

Formazione

15- Le competenze dei lavoratori sono un valore e vanno riconosciute, anche dal punto di vista contrattuale e dell’inquadramento professionale.

16- Deve essere assicurata la formazione permanente, formazione che deve essere adeguatamente retribuita. I costi della formazione sono a carico delle aziende.

Tirocini

17- Tirocini e Stage devono essere sottoposti a verifica per evitare che costituiscano forme di lavoro non retribuito. Anche quando siano effettivamente riconosciuti come percorsi formativi devono essere adeguatamente retribuiti.

18- Tirocinio extracurricolare: secondo la normativa della Regione Veneto, l’indennità per un stage extracurricolare non può scendere al di sotto di 450 € (o 350 € con buoni pasto). Questa indennità deve essere portata a non meno di 650 € (o 550 € con buoni pasto).

19- Tirocinio curricolare: va garantita la natura realmente formativa dello stage curriculare. L’ente o azienda ospitante, in accordo con l’ente di formazione di provenienza, deve prevedere, inoltre, un rimborso delle spese di viaggio, da affiancarsi a buoni pasto o servizio mensa. Laddove lo stage curricolare sia retribuito, deve rimanere tale.

Sicurezza sul lavoro

20- È, innanzitutto, necessario garantire il rispetto del Testo unico sulla sicurezza D.Lgs 81/08, con particolare attenzione all’informazione e formazione sul piano delle emergenze, via di fuga, incendio e primo soccorso. In generale, deve aumentare la qualità dei corsi di formazione (che va retribuita) sul tema della sicurezza. È necessario fornire i progetti esecutivi di allestimenti e mostre con congruo anticipo per permettere alle imprese di lavorare con tempi e scadenze tali da non compromettere le necessarie condizioni di sicurezza.

Lotta al sessismo, al razzismo, all’abilismo

21- L’azienda o ente si impegna a determinare al proprio interno un ambiente libero dalle discriminazioni di genere, dal sessismo e dall’abilismo. Si impegna altresì a costituire al proprio interno commissioni o consessi periodicamente convocati, composti da lavoratrici e lavoratori che forniscono spazi sicuri per l’emersione ed il contrasto di episodi di discriminazione nei confronti di donne, persone queer, razializzate e neurodivergenti.

22- Nel caso le suddette commissioni lo richiedano, l’azienda o ente si dichiarerà aperto a promuovere momenti di confronto con movimenti, associazioni e centri anti-violenza che quotidianamente si battono contro il sessismo, il razzismo e l’abilismo.

La Biennale. Vincolo per partecipazioni nazionali e eventi collaterali

23- La Biennale di Venezia deve vincolare se stessa ed i padiglioni nazionali e gli eventi collaterali al rispetto di questa “carta metropolitana del lavoro culturale”. In ogni caso, deve vincolare partecipazioni nazionali ed eventi collaterali all’adozione di un salario minimo di 10 Euro l’ora e alla corretta contrattualizzazione dei lavoratorə.

24- A garanzia della tutela dei diritti dei lavoratorə, La Biennale di Venezia riconosce la propria responsabilità solidale nei confronti dei lavoratorə di tutte le partecipazioni nazionali e gli eventi collaterali rispetto alla parte retributiva, contributiva e fiscale in caso di irregolarità da parte delle Società e degli Enti Collaboratori che gestiscono dette attività.

 

 

Print Friendly, PDF & Email