In vista del convegno organizzato da Effimera il prossimo 15 novembre al C.S. Cantiere, V.le Monterosa 84 a Milano, inseriamo, tra i materiali preparatori, anche il ricco dossier “Piovono euro sull’industria ‘necessaria’ di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele” redatto da Rossana De Simone per l’associazione BDS Italia.

È possibile scaricarlo dal sito BDS ITALIA, da cui lo riprendiamo anche noi, qui.

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Siamo in un’epoca di transizione: una transizione che dovrebbe traghettare il lascito del XX secolo (ovvero, un equilibrio geopolitico unipolare a trazione USA) verso un nuovo ordine multipolare, dai confini ancora incerti ma al cui interno il cd “Sud globale (in primo luogo i paesi BRICS) giocheranno un ruolo rilevante e strategico.

Come sempre avviene in queste fasi, la corsa al riarmo è una variabile onnipresente a prescindere dal contesto storico ed è così anche questa volta.

Il dossier “Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele” curato e redatto da Rossana De Simone per l’associazione BDS Italia (Boicotta, Disinvesti, Sanziona), movimento a guida palestinese nato nel 2005 e oggi composto da sindacati, associazioni accademiche, chiese e movimenti di base in tutto il mondo.

Scrive De Simone, introducendo il testo:

“È un periodo complicato per la comunicazione politica: chi rappresenta il cardine del crollo dell’ordine internazionale, la guerra russo-ucraina, la guerra di Israele al popolo palestinese o l’attacco israelo-americano all’Iran? Ma c’è anche Trump, il Nerone contemporaneo: il presidente che ha elevato la forza militare a nuovo paradigma, che permette alle nazioni più potenti di sentirsi svincolate dal sistema giuridico internazionale. Con Israele si è tornati alla guerra preventiva (Iran), all’annessione illegale di un territorio (Gaza), al genocidio di un popolo (palestinese). Si è depotenziato il processo diplomatico, delegittimato il diritto internazionale, si è rafforzata l’idea che solo l’arma atomica può rendere sicuro uno Stato”.

In questo contesto, il ruolo dell’Europa non solo è marginale ma soprattutto pedissequo, soprattutto agli Usa e alla Nato, nella speranza di mantenere quell’egemonia economica e politica dell’”Occidente” che sempre più è messa, giustamente, in discussione.

Diffusa è infatti l’illusione che

“Se il ritorno del nazionalismo favorisce la forza militare come soluzione alle crisi economiche ed energetiche, ai cambiamenti climatici e alle dinamiche migratorie, allora l’unica strategia per i paesi europei è quella di allinearsi con gli USA”.

In questo quadro, Italia e Germania gareggiano per essere considerati i migliori alleati di Israele, perché è sulla questione medio-orientale che si gioca un importante tassello della dialettica tra Nord e Sud del mondo per il controllo della transizione in corso.

A tal fine è necessario, usando le parole di Stefano Pontecorvo e Roberto Cingolani, rispettivamente presidente e amministratore delegato del gruppo industriale Leonardo:

“un cambio di paradigma geopolitico e industriale: dal tradizionale concetto di Difesa ci stiamo muovendo verso un approccio orientato alla Global Security”.

Partendo da tale contesto, il dossier come negli ultimi decenni l’Italia si sia distinta come uno dei partner europei più fedeli a Israele, avallandone politiche di aggressione e intensificando i legami industriali e militari. Mentre Israele è impegnato in un genocidio contro la popolazione palestinese, l’industria italiana, con Leonardo in prima fila, diventa così parte integrante del circuito che alimenta i crimini contro l’umanità e legittima la repressione.

Il dossier intende denunciare tali complicità[1], mostrando come le scelte politiche e industriali italiane non siano neutrali, ma contribuiscano concretamente a rafforzare un regime di apartheid e occupazione. Mentre il governo parla di sicurezza e di innovazione tecnologica, ciò che si consolida è un modello di guerra permanente, in cui l’Italia non è spettatrice, ma attore pienamente coinvolto.

In particolare, Leonardo S.p.A. risulta partner di primo piano delle aziende militari israeliane, collaborando su droni armati, radar, cyber-sicurezza, sistemi missilistici e infrastrutture digitali di sorveglianza. Queste cooperazioni non si fermano al livello commerciale, ma si strutturano in joint venture e progetti condivisi che trasferiscono know-how e rafforzano la capacità militare di Israele, impegnato nella guerra permanente contro la popolazione palestinese.

Il dossier evidenzia come governi italiani e vertici industriali non solo avallino tali relazioni, ma le incoraggino, presentandole come parte integrante della strategia di “global security”. La definizione di industria della difesa come “necessaria”, promossa dal ministro Crosetto e dagli stessi vertici di Leonardo, diventa così lo strumento retorico con cui giustificare investimenti miliardari e accordi con attori implicati in crimini di guerra e pratiche di apartheid.

Dietro il rilancio del riarmo europeo e italiano si nasconde quindi un paradosso: la promessa di sicurezza viene costruita grazie alla complicità con un sistema di occupazione e violenza, che non solo mette a rischio la pace in Medio Oriente, ma consolida un modello globale fondato sulla guerra preventiva e sulla militarizzazione della società.

NOTE

[1] Il tema è stato trattato anche da Effimera. Si veda qui.