In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle Forze Siriane Democratiche e delle Ypj, poste ora a difesa delle aree a maggioranza curda dell’Amministrazione autonoma sui fronti di Hasake e soprattutto Kobane, città simbolo della resisteza a Daesh dieci anni fa, ora di nuovo sottoposta a un assedio. Damasco, con l’aiuto di Ankara, accerchia il cantone dell’Eufrate, al quale ha tagliato corrente, acqua e internet. Gli abitanti di Kobane e dintorni sono quindi senza servizi e senza cibo, poiché tutte le vie d’accesso sono bloccate.

All’assedio governativo si aggiunge l’inverno: Kobane, infatti, è sotto una bufera di neve. Sotto la neve, però, Sdf, Ypg e Ypj resistono e rispondono al fuoco nemico. Nelle ultime ore hanno riferito di aver inflitto pesanti perdite alle bande di Hts e Daesh.

C’è poi il fronte di Raqqa, dove gli jihadisti di Daesh, liberati dai loro compari governativi, sono tornati a sventolare le bandiere nere del sedicente Califfato, mettendo i video in rete. Poco distante, intanto, circondate da tutti i lati e sotto bombardamenti continui, unità anti-terrorismo delle Sdf e delle Ypj continuano a resistere asserragliate nella prigione di Al Aqatan, impedendo la fuga di altri 5mila militanti di Daesh che il governo di Damasco vuole liberare. Dentro tutto il Rojava prosegue la mobilitazione generale, con tutte le persone dai 7 ai 77 anni impegnate nelle strade – in armi o con altri compiti – per difendere la rivoluzione confederale.

La chiamata, comunque, è a resistere in tutto il mondo. In Europa cresce la rabbia, a partire dai giovani della diaspora curda, arrivati ieri sotto il Parlamento europeo a Bruxelles, cercando di entrare all’interno contro le complicità dell’Ue con Damasco, visto il recente incontro tra Al Jolani e Von der Leyen, con 620 milioni di euro promessi all’ex esponente di Al Qaeda. La manifestazione è stata attaccata con gli idranti dalla polizia belga. Scene analoghe a Ginevra, in Svizzera, intorno alla sede delle Nazioni Unite.

Continui aggiornamenti su Radio Onda d’Urto

Anche Effimera pubblica, con speranza che vengano largamente letti e diffusi, l’Appello alla solidarietà dalle università del Rojava/Siria settentrionale e orientale cui segue la Dichiarazione di solidarietà accademica con le università del Rojava

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Noi, docenti, studenti e personale delle università del Rojava/Siria settentrionale e orientale, vi inviamo questo messaggio mentre lasciamo le nostre aule per aiutare a difendere le nostre università, le nostre città e la nostra rivoluzione insieme alle forze di autodifesa. Prima dell’amministrazione autonoma, Raqqa (Sharq) e Kobanê non avevano università. I nostri campus, costruiti nel bel mezzo della guerra, hanno restituito ai giovani l’istruzione a lungo negata, fondando l’apprendimento sulla liberazione delle donne, l’ecologia e una vita democratica e comunitaria per il popolo.

Negli ultimi quindici anni in Rojava/Siria settentrionale e orientale, sotto la pressione costante e i ripetuti attacchi delle potenze imperiali, subimperiali e coloniali, il nostro popolo ha costruito una vita condivisa attraverso la capacità collettiva. Contro il capitalismo e il patriarcato, abbiamo lavorato per promuovere una società radicata nella liberazione delle donne, nella vita ecologica e nell’autogoverno democratico. Nelle condizioni di guerra che imperversano nella regione, e contro la violenza e le imposizioni degli Stati regionali e dei loro mercenari, abbiamo fatto affidamento sulla nostra autodifesa e sulla nostra diplomazia per ritagliarci uno spazio, e all’interno di quello spazio abbiamo lottato per costruire una vita che un tempo sembrava impossibile.

Oggi quella vita è sotto attacco. Ciò che abbiamo costruito, questa fonte di speranza per i popoli oppressi della regione e di tutto il mondo, è sotto attacco da tutte le parti da parte delle forze fasciste dell’esercito arabo siriano, un lignaggio di al-Qaeda ribattezzato autorità statale e vestito in giacca e cravatta, e da mercenari, sostenuti dalle potenze imperiali regionali e globali.

Stiamo vivendo un femminicidio e un genocidio in atto. La situazione sul campo è urgente e peggiora di giorno in giorno. Gli edifici della nostra università sono pieni di sfollati che cercano di sopravvivere all’inverno senza coperte o vestiti pesanti. Negli ultimi giorni, i droni turchi hanno preso di mira diversi luoghi vicino all’Università del Rojava a Qamishlo. Gli studenti nei dormitori di Qamishlo sono tagliati fuori dalle loro famiglie a Kobanê, senza sapere se i loro cari sono al sicuro e senza poterli raggiungere.

La situazione a Kobanê è particolarmente grave. La città è attualmente sotto assedio, circondata dalle forze dell’esercito siriano da un lato e dall’esercito turco dall’altro. Da sette giorni non c’è elettricità, né accesso all’acqua, né accesso affidabile ai beni di prima necessità. In queste condizioni, l’istruzione, la sicurezza e la sopravvivenza sono prese di mira come parte di un assedio coordinato.

Lo diciamo chiaramente ai nostri amici, colleghi e compagni: ci difenderemo con tutto ciò che abbiamo. Difenderemo il nostro popolo, le nostre università e la possibilità di vivere la vita che abbiamo lottato per costruire.

Vi invitiamo, ovunque voi siate, a sostenere il Rojava. Alzate la voce. Organizzatevi nei vostri campus, nei vostri sindacati e nelle vostre comunità. Usate le vostre posizioni, per quanto limitate possano sembrare, per spingere all’azione, per esigere responsabilità e per rifiutare il silenzio. Rafforzate le reti di solidarietà che rendono possibile la resistenza. Difendete gli obiettivi rivoluzionari della libertà, della liberazione delle donne, della vita ecologica e della vita comunitaria democratica. La vostra solidarietà fa parte della nostra autodifesa e può contribuire a cambiare l’equilibrio e a prevenire un altro genocidio nella regione.

Università del Rojava/Siria settentrionale e orientale
Università del Rojava,
Università di Kobani,
Università di Al-Sharq

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Dichiarazione di solidarietà accademica con le università del Rojava

Nelle ultime settimane, il Rojava/Siria settentrionale e orientale è stato oggetto di continui attacchi da parte dell’esercito arabo siriano e dei mercenari sostenuti dallo Stato turco, spingendo la regione sull’orlo di un altro genocidio. In qualità di docenti, insegnanti e ricercatori con sede in tutto il mondo, abbiamo costruito relazioni durature con le università del Rojava, collaborato a progetti di ricerca, co-organizzato conferenze e scuole estive e progettato e tenuto corsi congiuntamente. Attraverso questi legami istituzionali, abbiamo condiviso spazi di apprendimento e lo sviluppo di programmi di studio alternativi, e siamo stati profondamente colpiti dall’impegno, dalla chiarezza pedagogica e dalla politica di solidarietà dei docenti, degli studenti e del personale delle università del Rojava. La nostra esperienza ci ha dimostrato che la promessa emancipatoria del Rojava non è mai stata limitata dai confini e ha rifiutato la logica artificiale dei conflitti religiosi ed etnici.

In qualità di accademici e ricercatori con una lunga esperienza di collaborazione con comunità e istituzioni in quattro parti del Kurdistan e con le università del Rojava, condividiamo la dichiarazione delle Università del Rojava riportata di seguito e invitiamo gli alleati, i colleghi degli istituti di istruzione superiore, le associazioni accademiche, gli organi di governo delle università e i rappresentanti politici ad agire immediatamente:

Diffondete e pubblicate questa dichiarazione attraverso le vostre reti;
Contattate le vostre organizzazioni, istituzioni e rappresentanti politici e chiedete loro di agire per fermare il genocidio e porre fine all’assedio;
Organizzate seminari, tavole rotonde ed eventi per informare l’opinione pubblica;
Fate una donazione a Heyva Sor a Kurdistanê e Medico International per fornire assistenza umanitaria diretta;
Esprimetevi pubblicamente in difesa dei diritti di autodeterminazione dei curdi e degli altri gruppi minoritari della regione;
Rifiutate la normalizzazione del governo dell’ex affiliato di al-Qaeda Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e chiedete che venga fatta giustizia per le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse in passato e tuttora in corso.