Abbiamo ricevuto una lettera di una persona di cittadinanza tedesca che vive in Italia.

Rispettiamo la sua richiesta di rimanere anonima perché é comprendiamo che può suscitare paura il clima di sistematica intimidazione di ogni opinione che si allontani dal conformismo occidentalista.

Decidiamo di pubblicarla in più lingue per denunciare la gravità dell’atteggiamento delle autorità europee pronte a tollerare ogni crimine di Israele in nome della colpa europea, come se giustificare un nuovo genocidio potesse assolverci dai genocidi del passato.

Version in Deutsch, English, Español, Français below

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Come per tutti, l’orrore di quanto è accaduto nell’attacco di Hamas del 7 Ottobre è per me stato angosciante da vedere. I sentimenti di rabbia e tristezza per le morti inutili in Israele causate da Hamas, si sommano però al tormento dovuto alla reazione di Israele che colpisce tutta la popolazione palestinese, causando migliaia di morti, una reazione già vista in tanti episodi del passato. Mi fa così arrabbiare che la spirale di morti inutili da entrambe le parti continui ad allargarsi. E mi fa ancora più arrabbiare il fatto che nessun paese europeo, che ogni anno commemora le innumerevoli vittime dell’Olocausto, ora taccia di fronte al paragone israeliano dei palestinesi considerati come nazisti. Per esempio, l’ex primo ministro Israeliano Naftali Bennet ha insistito molto emotivamente in un’intervista a Sky News quando gli è stato chiesto che il supporto vitale per i bambini nelle incubatrici era a rischio quando Israele ha tagliato la corrente: “Sta seriamente chiedendo dei civili palestinesi? Cosa c’è che non va in te? Stiamo combattendo i nazisti… Non ho intenzione di dare elettricità o acqua ai miei nemici… Non ne siamo responsabili”. Il conduttore di Sky News ha cercato di distinguere tra Hamas e i palestinesi, cosa che non è stata accettata dal Naftali Bennet.

Non sono una studiosa di genocidi, sono tedesca. In quanto tale, non sono “autorizzata” a denunciare le atroci vicende in corso in Palestina, dato che i miei antenati furono un tempo gli aggressori contro l’intera popolazione ebraica. È molto difficile mettere per iscritto queste parole.

Come tedeschi, siamo cresciuti nella vergogna per quello che abbiamo fatto. Gli orrori dell’Olocausto erano radicati nei nostri cervelli e per decenni dopo la guerra il disgusto per i tedeschi ci è stato gettato addosso dalla popolazione locale di Francia, Paesi Bassi, Regno Unito o Polonia. Vengo da Norimberga, la città dove nel 1935 furono applicate le leggi contro gli ebrei. Nel dopoguerra il luogo della città dove Hitler tenne i suoi comizi si trasformò in un centro di documentazione che ritraeva le nostre atrocità contro gli ebrei e come funzionava il nazionalsocialismo (nazismo). Norimberga è anche la città in cui furono processati i principali criminali di guerra nazisti, la città in cui sono nati i moderni diritti umani delle Nazioni Unite per garantire che questo tipo di atrocità non si ripeta mai più.

Cosa dire da tedesca degli orrori che si stanno svolgendo a Gaza? Nulla, assolutamente nulla, perché da “tedesca” non sono “autorizzata”. Tuttavia il mio cuore dice di fermare la violenza contro i palestinesi. Voglio dire agli israeliani, nonostante il loro dolore e la loro sofferenza a lungo termine, che bombardare la Palestina non è la risposta. L’attacco di Hamas del 7 Ottobre scorso è stato l’attacco più mortale dall’Olocausto e ha riportato alla luce i ricordi dei precedenti pogrom, dell’Olocausto e dei programmi polacchi del 19° e 20° secolo. Ma il dolore non scomparirà infliggendo dolore, negando ai palestinesi acqua, medicine, cibo e benzina, bombardando zone urbane piene di civili, mentre si dice loro di lasciare le loro case e intanto bombardando anche i corridoi di fuga al sud di Gaza. Come tedesca non mi è permesso dire questo. Le immagini dell’Olocausto stanno emergendo nella mia mente, pensando a come trattavamo gli ebrei quando i nazisti li rastrellavano per andare nei ghetti. Non posso mettere questa immagine dell’olocausto accanto a ciò che vedo nel presente a Gaza. Mi rende antisemita. Mi etichetta come un sostenitore di Hamas, e quindi del terrorismo. Questa è una classificazione pericolosa. Davvero molto pericolosa! Mettere a tacere le persone, che denunciano gli orrori da entrambe le parti, mette a tacere la nostra possibilità di riconciliarci e cercare una soluzione pacifica.

In Germania, ai palestinesi e ai sostenitori di una soluzione pacifica è proibito manifestare. I giornali non si occupano criticamente della situazione israeliano-palestinese, non l’hanno mai fatto e mai lo faranno. In quanto tedeschi siamo in debito con gli ebrei in quanto aggressori dell’Olocausto, e quindi qualsiasi attacco contro gli israeliani è considerato un pogrom contro gli ebrei, con Israele che ha il diritto di difendersi, qualsiasi sia il costo dei civili palestinesi. In Germania non sono ammesse altre voci. Per i palestinesi che vivono in Germania significa soffrire in isolamento, in quanto non meritano il nostro Mitleid (compassione) da quando hanno attaccato Israele. Tutte le loro manifestazioni contro l’attacco di Israele a Gaza e i loro appelli a fermare gli incessanti bombardamenti sui civili palestinesi sono proibiti. Così come etichettiamo tutti i palestinesi come sostenitori di Hamas, così tutti hanno etichettato i tedeschi come nazisti. L’aver sorvolato sul nominare i colpevoli con il loro nome, inevitabilmente nasconde le sfumature di come il nazismo sia stato vissuto dai tedeschi. Fino ad oggi, non si parla della vita sotto il nazismo in Germania. Nessuno lo chiede: c’è un grande Schweigen (Silenzio). Mio padre, vissuto a Norimberga durante la guerra, è sopravvissuto a non so quanti bombardamenti da bambino. Ma non gli è mai stato permesso di parlare della sua sofferenza per la guerra, anche quando il trauma delle bombe che gli cadevano addosso è emerso ripetutamente, poiché lui e tutti i tedeschi sono nazisti e quindi sono carnefici.

È la nostra Schuld (colpa) ciò che abbiamo fatto al resto del mondo, e quindi non ci è permesso di soffrire. Da allora portiamo questa colpa come una croce. La colpa è così enorme, che affermiamo di non voler ripetere mai più il fascismo, e gli orrori del genocidio. Cinque giorni fa, le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme su un nuovo caso di pulizia etnica di massa dei palestinesi e hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. La Germania crede nelle Nazioni Unite e recentemente ha richiesto una riforma del Consiglio di Sicurezza con il desiderio di diventarne membro, ma come giustificherebbe la sua intenzione di non voler fermare i bombardamenti sulla Palestina?

I palestinesi che vivono a Berlino costituiscono la più grande comunità al di fuori del Medio Oriente. Per anni, i loro sforzi per far luce sulla situazione politica e sociale con manifestazioni e campagne sono stati accolti con grande ostilità dal governo tedesco. Il movimento Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) che lavora contro l’oppressione israeliana dei palestinesi e fa pressione su Israele affinché rispetti gli standard internazionali sui diritti umani, è stato decretato dal Bundestag tedesco nel 2019 come antisemita. Le persone che cercano di manifestare devono affrontare i cannoni ad acqua della polizia. I palestinesi rischiano di perdere il loro status di rifugiati o i loro mezzi di sostentamento. Gli antisionisti che si uniscono alla causa palestinese sono ugualmente attaccati. Istituzioni, come il Goethe-Institut, che promuovono la pace e i diritti umani in tutto il mondo, cancellano il discorso dello scrittore e poeta palestinese Mohammed el-Kur nel 2022. Con l’attacco di Hamas a Israele, la Frankfurter Buchmesse (Fiera del libro di Francoforte) ha ritirato il prestigioso premio letterario per la scrittrice palestinese Adania Shibli alla quale le era stato conferito per il suo romanzo Un dettaglio minore. Questo romanzo giustappone la vera storia dello stupro e dell’omicidio di una ragazza beduina da parte di un’unità dell’esercito israeliano nel 1949 con la storia immaginaria di una giornalista che indaga sul crimine nella città palestinese di Ramallah, decenni dopo. Il quotidiano Die Tageszeitung, generalmente descritto come di tendenza verde-sinistra, ha accusato il romanzo di usare narrazioni antisemite: “In questo breve romanzo, tutti gli israeliani sono stupratori e assassini, mentre i palestinesi sono vittime di occupanti dal grilletto facile”. Queste prospettive non sono condivise da molti altri critici nel circolo letterario. Il libro è stato nominato negli Stati Uniti per il National Book Awards e l’International Book Awards. Tra i suoi ammiratori ci sono J.M. Coetzee e la scrittrice australiana Mireille Juchau, che questa settimana ha scritto: “Più che mai abbiamo bisogno di una scrittura sfumata sui modi inconfutabili in cui le storie violente e genocide esercitano il loro potere sul presente. Un dettaglio minore di Adania Shibli è uno dei migliori esempi recenti”.

La sospensione del premio letterario è stata giustificata da Juergen Boos, direttore della Fiera del Libro di Francoforte con il fatto che la sua organizzazione “è completamente solidale con Israele “. La chiusura alle voci palestinesi in un ambiente letterario che dovrebbe praticare la libertà di parola e invitare al dialogo tra posizioni opposte e sensibilità diverse, invia un chiaro segnale al Medio Oriente che la Germania non sostiene una soluzione pacifica, ed è schierata con l’attacco ai palestinesi e a chiunque osi criticare Israele. Paradossalmente, ancora una volta la Germania diventa l’aggressore, questa volta come complice di Israele, ed è Israele preme il grilletto.

Dopo 75 anni dall’Olocausto, come tedeschi veniamo di nuovo messi a tacere quando assistiamo a un genocidio. Ma ripeto, sono tedesca e non spetta a me dire nulla. Subito dopo che Israele ha dichiarato la sua strategia di guerra su Gaza, il 15 Ottobre scorso oltre 800 studiosi e professionisti di diritto interno, di studi sui conflitti e sul genocidio hanno rilasciato una dichiarazione pubblica avvertendo della possibilità di genocidio perpetrato dalle forze israeliane contro i palestinesi nella Striscia di Gaza. Ancora una volta, e più che mai, la popolazione tedesca è congelata tra il passato e il presente. Non posso e non voglio credere che nessun tedesco provi compassione per i palestinesi. Ma come faccio a saperlo? Non ci è permesso manifestare, e quindi parlare tra di noi, è meglio non menzionare nulla, perché ci ricorda troppo il nostro passato doloroso. Non possiamo avere un’opinione su questo argomento, altrimenti saremmo colpevoli di paternalismo nei confronti degli ebrei. Ironia della sorte, è come vivere sotto la Stasi nella Germania dell’Est, dove non si poteva parlare contro lo stato perché si temeva di essere imprigionati. Conosco questa paura, mi è stata trasmessa da mia madre, il cui padre è stato imprigionato non so quante volte dalla Stasi per aver parlato contro la repressione esercitata sul popolo tedesco dai russi quando vivevano nella Germania dell’Est prima di dover fuggire nel 1957. Ora, con il conflitto israelo-palestinese che entra in una nuova fase violenta, come tedeschi siamo intorpiditi pubblicamente, ma in isolamento soffro con i palestinesi e con gli israeliani e spero un giorno che entrambi questi popoli depongano le armi e vivano in pace come due nazioni fianco a fianco.

Nota dell’autrice: Le informazioni di base per questo articolo provengono da Democracy Now 16.10.2023 “A textbook case of genocide: Israeli Holocaust Scholar Raz Segal decries Israel’s Assualt on Gaza”; The Conversation 18.10.2023 “A Palestinian author’s award ceremony has been cancelled at Frankfurt Book Fair. This sends the wrong signals at the wrong time”; The New Arab 18.10.2023 “Gaza war: Germany’s crackdown on Palestine solidarity does not spare even anti-Zionist Jews”; Third World Approaches to International Law Review 17.10.2023 “Public Statement: Scholars warn of potential Genocide in Gaza”.

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[versione in tedesco]

Wir haben einen Brief von einer deutschen Staatsbürgerin erhalten, die in Italien lebt.

Wir respektieren ihre Bitte, anonym zu bleiben, weil wir verstehen, dass das Klima der systematischen Einschüchterung jeder Meinung, die vom westlichen Konformismus abweicht, Angst verursachen kann.

Wir haben beschlossen, den Brief in mehreren Sprachen zu veröffentlichen, um die Ernsthaftigkeit der Haltung der europäischen Behörden anzuprangern, die bereit sind, jedes israelische Verbrechen im Namen der europäischen Schuld zu tolerieren, als ob die Rechtfertigung eines neuen Völkermordes uns von den vergangenen Völkermorden entlasten könnte.

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Die Deutsche in mir: Reflexionen zum israelisch-palästinensischen Konflikt

Wie für alle ist die Entwicklung der Grausamkeiten, seit dem Angriff der Hamas am 7. Oktober 2023, beunruhigend zu verfolgen. Gefühle der Wut und Trauer über die unnötigen Todesfälle in Israel von Hamas machten sich breit. Aber aus Erfahrung von ähnlich vergangenen Vorfällen wissen wir, Israel wird an der gesamten palästinensischen Bevölkerung Vergeltung üben, und in diesem Fall Hunderte von Toten verursachen. Es macht mich traurig und wütend, dass sich die Spirale der unnötigen Todesfälle auf beiden Seiten sich immer wiederholt, und sich dabei immer weiter zuspitzt. Und auch ist es tief erschütternd, dass kein einziges europäisches Land, das jährlich Gedenkfeiern für die zahllosen Opfer des Holocausts abhält, jetzt angesichts Israel’s Vergleich der Palästinenser als Nazis schweigt. Der ehemalige israelische Premierminister Naftali Bennett war in einem Interview mit Sky News sehr emotional und beharrlich, als er über die Gefährdung der lebenserhaltenden Maßnahmen für Babys in Brutkästen gefragt wurde, nachdem Israel angedroht hatte, den Strom in Gaza abzuschalten: “Wollen Sie ernsthaft nach palästinensischen Zivilisten fragen? Was ist los mit Ihnen? Wir kämpfen gegen die Nazis… Ich werde meinen Feinden weder Strom noch Wasser geben… Dafür sind wir nicht verantwortlich.” Der Moderator von Sky News versuchte, zwischen der Hamas und den Palästinensern zu unterscheiden, was für Naftali Bennett inakzeptabel war.

Ich bin kein Genozidforscher, ich bin Deutsche. Als solche bin ich nicht “berechtigt”, die grausamen Ereignisse in Palästina zu verurteilen, da meine Vorfahren einst die Aggressoren gegen die gesamte jüdische Bevölkerung waren. Es ist sehr schwierig, diese Worte aufzuschreiben.

Als Deutsche sind wir mit Scham aufgewachsen für das, was wir getan haben. Die Grausamkeiten des Holocausts wurde tief in unseren Köpfen verwurzelt, und auch noch Jahrzehnte nach dem Krieg wurde uns die Abscheu gegenüber die Deutschen von den Leuten in Frankreich, den Niederlanden, Großbritannien oder Polen deutlich gezeigt. Ich komme aus Nürnberg; die Stadt in der 1935 die antijüdischen Gesetze durchgesetzt wurden; die Stadt in der Hitler seine Kundgebungen abhielt und in der sich heute ein Dokumentationszentrum befindet, das unsere Gräueltaten gegen die Juden und die Verwirklichung des Nationalsozialismus darstellt. Nürnberg ist auch die Stadt, in der die Kriegsverbrecher vor Gericht gestellt wurden und in der die UN-Menschenrechte gegründet wurden, um sicherzustellen, dass sich diese Art von Gräueltaten nie mehr wiederholen wird.

Was soll man als Deutsche*r zu den entfaltenden Grausamkeiten in Gaza sagen? Nichts, absolut nichts, denn als “Deutsche” bin ich nicht “autorisiert”. Mein Herz sagt, dass die Gewalt gegen die Palästinenser aufhören soll. Ich möchte den Israelis sagen, dass die Bombardierung Palästinas nicht die Antwort ist trotz ihres Schmerzes und ihres langen Leidens. Der Anschlag der Hamas am 7. Oktober 2023 war der tödlichste Anschlag seit dem Holocaust und weckte Erinnerungen an frühere osteuropäische Judenverfolgungen des 19. und 20. Jahrhunderts und des Holocausts auf. Aber der Schmerz wird nicht verschwinden, indem man den Palästinensern Wasser, Medikamente, Lebensmittel und Benzin verweigert, Gebiete voller Zivilisten bombardiert, sie auffordert, ihre Häuser zu verlassen, und dann auch noch Fluchtkorridore bis in den Süden des Gazastreifens bombardiert. Als Deutsche darf ich das nicht sagen. Bilder des Holocausts tauchen in meinem Kopf auf, wenn ich daran denke, wie wir die Juden behandelt haben, als die Nazis sie zusammen trieben, um in die Ghettos zu treiben. Ich kann dieses Bild des Holocaust nicht neben das stellen, was ich in der Gegenwart in Gaza sehe. Das macht mich antisemitisch. Es bezeichnet mich als Unterstützer der Hamas und damit des Terrorismus. Das ist eine gefährliche Einstufung. In der Tat sehr gefährlich! Es ist gefährlich Menschen zu verstummen, die die schrecklichen Grausamkeiten auf beiden Seiten verurteilen, damit schwindet gleichzeitig die Möglichkeit der Versöhnung und auch eine friedliche Lösung zu finden.

In Deutschland dürfen Palästinenser und Befürworter einer friedlichen Lösung nicht demonstrieren. Zeitungen setzen sich nicht kritisch mit der Situation zwischen Palästina und Israel auseinander, haben es nie getan und werden es auch nie tun. Als Deutsche stehen wir in der Schuld der Juden als Aggressoren des Holocausts, und deshalb wird jeder Angriff auf die Israelis als Verfolgung gegen die Juden betrachtet, wobei Israel das Recht hat, sich zu verteidigen, auch auf Kosten der palästinensischen Zivilbevölkerung. Andere Stimmen sind in Deutschland nicht erlaubt. Für die in Deutschland lebenden Palästinenser bedeutet es, in Isolation zu leiden, da sie unser Mitgefühl nicht verdienen, da sie Israel angegriffen haben. Ihre Demonstrationen gegen den Angriff auf Israel und ihre Aufrufe, die unerbittlichen Bombardierungen palästinensischer Zivilisten zu beenden, sind verboten. So wie alle Palästinenser als Unterstützer der Hamas bezeichnet werden, so wurden die Deutschen als Nazis bezeichnet. Das Vertuschen der Schuldigen beim Namen zu nennen, verschleiert und verwässert unweigerlich die Nuancen, wie die Deutschen den Nationalsozialismus erlebten. Bis heute wird das Leben unter dem Nationalsozialismus in Deutschland nicht erwähnt. Es herrscht großes Schweigen. Mein Vater, der den Krieg in Nürnberg erlebte, überlebte als Kind, ich weiß nicht wie viele Bombenangriffe. Aber er durfte nie über sein entstandendes Leid durch den Krieg sprechen, auch nicht über das immer wiederkehrende Trauma der Bomben, die auf ihn fielen, da er und wie alle Deutschen Nazis sind und damit schuldig gesprochen wurde für den Holocaust.

Es ist unsere Schuld, was wir dem Rest der Welt angetan haben, und deshalb dürfen wir nicht leiden. Dieses Kreuz der Schuld und all die Grausamkeiten des Holocaust’s tragen wir seither auf unseren Schultern. Die Schuld ist so groß, dass wir sagen, dass wir den Faschismus und die Grausamkeiten des Völkermords nie wieder wiederholen wollen. Vor fünf Tagen schlugen die Vereinten Nationen Alarm wegen möglicher ethnischer Massensäuberungen an die Palästinenser und riefen zu einem sofortigen Waffenstillstand auf. Deutschland glaubt an die Vereinten Nationen und forderte kürzlich eine Reform des Sicherheitsrats mit dem Wunsch Mitglied zu werden. Aber wie würde Deutschland seine Einstellung rechtfertigen, die Bombardierung Palästinas nicht zu stoppen?

Die in Berlin lebenden Palästinenser bilden die größte Gemeinschaft außerhalb des Nahen Ostens. Ihre Bemühungen, durch Demonstrationen und Kampagnen Licht in die politischen und gesellschaftlichen Verhältnisse zu bringen, stoßen seit Jahren auf große Feindseligkeit seitens der Bundesregierung. Die BDS-Bewegung (Boycott, Divestment, Sanctions), die sich gegen Israel’s Unterdrückung der Palästinenser einsetzt und Israel zur Einhaltung internationaler Menschenrechtsstandards drängt, wurde 2019 vom Deutschen Bundestag als antisemitisch eingestuft. Menschen, die demonstrieren wollen, werden von der Polizei mit Wasserwerfern beworfen. Palästinenser laufen Gefahr, ihren Flüchtlingsstatus oder ihre Lebensgrundlage zu verlieren. Antizionisten, die sich der palästinensischen Sache anschließen, werden gleichermaßen angegriffen. Das Goethe-Institut, das sich weltweit für Frieden und Menschenrechte einsetzt, sagte die Rede des palästinensischen Schriftstellers und Dichters Mohammed el-Kur im Jahr 2022 ab. Nach dem jüngsten Angriff der Hamas auf Israel hat die Frankfurter Buchmesse der palästinensischen Schriftstellerin Adania Shibli den renommierten Literaturpreis für ihren Roman “Minor Detail” vorläufig suspendiert. Dieser Roman stellt die wahre Geschichte der Vergewaltigung und Ermordung eines Beduinenmädchens durch eine israelische Armeeeinheit im Jahr 1949 der fiktiven Geschichte einer Journalistin gegenüber, die Jahrzehnte später das Verbrechen in der palästinensischen Stadt Ramallah untersucht. Die Tageszeitung, gemeinhin als linksgrün bezeichnet, warf dem Roman antisemitische Narrative vor: “In diesem Kurzroman sind alle Israelis Vergewaltiger und Mörder, während die Palästinenser Opfer schießwütiger Besatzer sind.” Diese Sichtweisen werden von vielen Kritikern im internationalen Literaturkreis nicht geteilt. Das Buch wurde in den USA für die National Book Awards und die International Book Awards nominiert. Zu ihren Bewunderern gehören J.M. Coetzee und die australische Schriftstellerin Mireille Juchau, die diese Woche schrieb: “Mehr denn je brauchen wir nuancierte Texte über die unwiderlegbare Art und Weise, wie gewalttätige und völkermörderische Geschichten ihre Macht auf die Gegenwart ausüben. Adania Shiblis Minor Detail ist eines der besten Beispiele der jüngeren Vergangenheit.”

Die vorläufige Suspendierung des Literaturpreises begründete Jürgen Boos, Direktor der Frankfurter Buchmesse, damit, dass “seine Organisation mit voller Solidarität an der Seite Israels steht”. Das Verstummen von palästinensischen Stimmen in einem literarischen Umfeld, das eigentlich freie Meinungsäußerung praktiziert und zum Dialog zwischen gegensätzliche und unterschiedliche sensible Positionen einladen soll, sendet ein klares Signal an den Nahen Osten, dass Deutschland eine friedliche Lösung nicht unterstützt und jede Kritik an den Angriff auf die Palästinenser sich mit Israel verbündet. Paradoxerweise wird Deutschland wieder einmal zum Aggressor, diesmal als Komplize Israels, der diesmal den Abzug betätigt.

Fünfundsiebzig Jahre nach dem Holocaust werden wir Deutsche erneut zum Schweigen gebracht, wenn wir Zeugen eines möglichen Völkermords werden. Ich bin Deutsche und es steht mir nicht zu, etwas zu sagen. Unmittelbar nachdem Israel seine Kriegsstrategie gegen Gaza erklärt hatte, veröffentlichten am 15. Oktober 2023 mehr als 800 Wissenschaftler*innen und Praktiker*innen aus den Bereichen innerstaatliches Recht, Konflikt- und Genozidforschung eine öffentliche Erklärung, in der sie vor der Möglichkeit eines Völkermords durch israelische Streitkräfte an Palästinensern im Gazastreifen warnten. Wieder einmal und mehr denn je ist die deutsche Bevölkerung zwischen Vergangenheit und Gegenwart gefangen. Ich kann und will nicht glauben, dass kein*e Deutsche*r Mitleid mit den Palästinensern hat. Aber woher soll ich das wissen? Wir dürfen nicht demonstrieren und können deshalb nicht miteinander reden. Es ist besser, den Konflikt nicht zu erwähnen, weil es uns zu sehr an unsere schmerzhafte Vergangenheit erinnert. Wir können dazu keine Meinung haben, sonst würden wir uns der Bevormundung gegenüber den Juden schuldig machen. Ironischerweise ist es so, als würde man unter der Stasi in Ostdeutschland leben, wo man sich nicht gegen den Staat aussprechen konnte oder Angst hatte, inhaftiert zu werden. Ich kenne diese Angst, wie auch viele Deutsche. Sie wurde mir von meiner Mutter mitgegeben, deren Vater von der Stasi inhaftiert wurde, weil er sich gegen die Unterdrückung des deutschen Volkes durch die Russen ausgesprochen hatte, als sie in der DDR lebten, bevor sie 1957 fliehen mussten. Jetzt, da der israelisch-palästinensische Konflikt in eine neue gewalttätige Phase eintritt, sind wir als Deutsche öffentlich betäubt. Alleine leide ich mit den Palästinensern und mit den Israelis und ich hoffe, dass diese beiden Völker eines Tages ihre Waffen niederlegen und in Frieden als zwei Nationen Seite an Seite leben werden.

Anmerkung des Autors: Die Hintergrund informationen zu diesem Artikel stammen von Democracy Now 16.10.2023 “A textbook case of genocide: Israeli Holocaust Scholar Raz Segal decries Israel’s Assualt on Gaza”; The Conversation 18.10.2023 “A Palestinian author’s award ceremony has been cancelled at Frankfurt Book Fair. This sends the wrong signals at the wrong time”; The New Arab 18.10.2023 “Gaza war: Germany’s crackdown on Palestine solidarity does not spare even anti-Zionist Jews”; Third World Approaches to International Law Review 17.10.2023 “Public Statement: Scholars warn of potential Genocide in Gaza”.

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[versione in inglese]

We received a letter from a German citizen living in Italy.

We respect her request to remain anonymous because we understand that the climate of systematic intimidation of any opinion that strays from Western conformism can cause fear.

We have decided to publish it in several languages to denounce the seriousness of the attitude of the European authorities ready to tolerate every Israeli crime in the name of European guilt, as if justifying a new genocide could absolve us of past genocides.

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The German in me: Reflections on the Israeli-Palestinian conflict

Like for everybody, the unfolding of the horror of what has happened since the attack of Hamas on 7th October 2023 is troubling to watch. The feelings of anger and sadness over the needless deaths in Israel caused by Hamas, and already knowing from similar events in the past, that Israel will retaliate against the whole Palestine population that will even cause more hundreds of deaths. It makes me so angry that the spiral of needless deaths on both sides keeps on turning. And it makes me even angrier that not one European country, which commemorates the countless victims of the Holocaust, now stay silent in the face of Israel’s comparison of Palestinians as Nazis. For example, former Israeli Prime Minister Naftali Bennett was very emotional and insistent in an interview with Sky News when asked that life support for babies in incubators was at risk when Israel cut off the power in Gaza: “Are you seriously asking for Palestinian civilians? What’s wrong with you? We’re fighting the Nazis… I’m not going to give electricity or water to my enemies… We are not responsible for that.” The Sky News host tried to distinguish between Hamas and the Palestinians, which was not accepted by Naftali Bennett.

I am not a scholar of genocide, I am German. As such, I am not “entitled” to denounce the atrocious events taking place in Palestine, since my ancestors were once the aggressors against the whole Jewish population. It is very difficult to write down these words.

As Germans, we grew up in shame about what we did. The horrors of the Holocaust were ingrained into our brains, and for decades after the war, the disgust for Germans were thrown at us by the local people of France, Netherlands, United Kingdom or Poland. I come from Nuremberg, the city where the anti-Jewish laws were enforced in 1935, the city where Hitler held its rallies and now hosts a documentation center portraying our atrocities against the Jews and how Nationalsozialismus (Nazism) was realized. Nuremberg is also the city where the war criminals were tried, and where the UN human rights were born to ensure that these kinds of atrocities will never repeat themselves.

What to say as a German to the unfolding horrors in Gaza? Nothing, absolutely nothing, because as a “German” I am not “authorized”. However, my heart says to stop the violence against the Palestinians. I want to say to the Israelis, despite of their pain and long-term suffering, bombing Palestine is not the answer. The Hamas attack on 7th October 2023 was the deadliest attack since the Holocaust and brought back memories of previous pogroms, the Holocaust, the Eastern European pogroms of the 19th and 20th centuries. But the pain will not go away by inflicting pain by denying Palestinians water, medicine, food and gasoline, bombing areas full of civilians, telling them to leave their homes, and bombing escape corridors to Southern Gaza as well.  As a German I am not allowed to say that. Images of the Holocaust are emerging in my mind, thinking of how we treated the Jews when the Nazis rounded them up to go to the ghettos. I cannot put this image of the Holocaust alongside of what I see in the present in Gaza.  It makes me antisemitic. It labels me as a supporter of Hamas and therefore of terrorism. This is a dangerous classification. Very dangerous indeed! Silencing people, who denounce the horrors on both sides, silences our opportunity to reconcile and to seek to a peaceful solution.

In Germany, Palestinians and supporters for a peaceful solution are forbidden to demonstrate. Newspapers do not critically deal with the Palestine-Israel situation, never have and never will. As Germans, we are indebted to the Jews as aggressor of the Holocaust, and therefore any attack against the Israelis is considered a pogrom against Jews, with Israel having the right to defend itself, whatever the cost to Palestinian civilians. No other voices are allowed in Germany. For the Palestinians living in Germany it means to suffer in isolation, as they do not deserve our compassion, since they attacked Israel. Their demonstrations against the attack on Israel’s, and their calls to stop the relentless bombing of Palestinian civilians are forbidden. Just as we label all Palestinians as supporters of Hamas, so everybody has labelled the Germans as Nazis. The glossing over naming the culprits by their name, inevitably hides and dilutes the nuances of how Nazism was experienced by the Germans. To this day, life under Nazism in Germany is not mentioned. Nobody asks: There is a great Schweigen<