È mancato Gianpaolo “Giampi” Capisani. Era malato da qualche anno. Aveva solo la mia età e avevamo festeggiato insieme i nostri 50 anni in un locale in Via Padova, 16 anni fa, con un grande incontro collettivo e un reading di parole in musica e di musica in parole. Ovviamente, con finalità politiche, e infatti alla festa non era mancato quasi nessuno della Milano politica di quegli anni precari e maydeiani. Non poteva essere diversamente. Giampi aveva una passione incredibile per le discussioni politiche. Aveva attraversato tutti i momenti topici del movimento milanese, a partire da quanto era stato attivo nel Collettivo autonomo del Gallaratese a Milano Nord-Ovest. L’attività di Giampi negli anni Settanta e negli anni Ottanta viene descritta da uno scritto dei suoi compagni dell’epoca che pubblichiamo in calce a questo ricordo.
Dopo una parentesi in Francia, negli anni’80, finita la sbornia repressiva, Giampaolo aveva immediatamente fiutato il vento di novità che il nuovo movimento cyberpunk cominciava a far soffiare nel campo delle nuove tecnologie e nella comprensione delle nuove soggettività post-fordiste. Collaborò con Decoder con lo pseudonimo di Ulisse Spinosi. Immaginatevi una rivista underground di avanguardia che trattava i temi più disparati che nascevamo dalle esperienze culturali e politiche che si erano diffuse negli Usa e in molti paesi europei dopo la rottura creata dal movimento punk. La radicalizzazione politica del cyberpunk ha rappresentato il passaggio – modificandone le forme espressive e culturali – verso una nuova coscienza politica che sull’autodeterminazione, il rifiuto della condizione precaria, il reclaim the street, creava nuove condizione dell’autogestione e di mutualismo conflittuale: la stagione dei centri sociali autogestiti, di cui Milano è stata per alcuni versi all’avanguardia europea negli anni ’90. Immaginatevi una rivista underground che pubblicava nel n. 3 un articolo dal titolo: “Boogie legoland”: un articolo che, come scrive Gomma nel sommario, ha che fare con la Lego “una multinazionale in piena regola, un tassello dell’economia mondo, che ha avuto anche il suo ruolo nella ridefinizione nell’immaginario ludico contemporaneo”. Una lucida analisi della cooperazione sociale che produce l’immaginario della Lego che anticipa quello che oggi è la gamification come fonte di valore. Un articolo che cita la teoria dei giochi di Von Neumann e Morgenstern, il Keynes del Trattato sulla probabilità. Igor Prigogine e il cap VI inedito del I libro de Il Capitale di Marx. Oppure nel n. 2 l’articolo “The rise of the Disney-Acme goods”, un dotto saggio in cui a partire dal concetto di feticismo della merce si arriva a delineare le nuove frontiere dell’accumulazione dell’immaginario e della comunicazione. Giampi era fatto così. Una persona colta che sapeva dialogare con i pirati del naviglio, raccontati da Philopat a proposito delle resistenze e degli attacchi dei movimenti alternativi contro la stupidità e l’idiozia della Milano da bere.
Gli studi di Giampi a Parigi gli hanno fruttato una preparazione geopolitica che gli ha consentito di analizzare, con assoluto anticipo, gli effetti della dissoluzione dell’Urss con particolare riferimento agli stati dei paesi dell’Asia Centrale ex-sovietica. Il libro I nuovi Khan, Bem Edizioni, uscito nel 1996 è unico nel suo genere e rappresenta a tutt’oggi un contributo imprescindibile per comprendere uno dei passaggi della transizione verso un ordine multipolare.
Ma gli interessi culturali di Giampi hanno spaziato anche in diversi campi, dall’analisi del pensiero di Deleuze attraverso la traduzione e la pubblicazione di un testo di Michael Hardt per l’etichetta a-change all’originale e primo libro pubblicato in Italia sulla Blackexploitation, ovvero la narrazione del cinema e della cultura dei neri americani. Un libro oggi introvabile, sicuramente un testo di culto.
Nella sua attività di insegnante di letteratura italiana nei licei di Milano e Magenta ha saputo fare ciò che oggi appare sempre più difficile se non impossibile: formare criticamente molti giovani, che con lui anche dopo il periodo scolastico hanno mantenuto contatti e hanno partecipato ai momenti di lotta contro la condizione precaria e per un reddito di base incondizionato
La generosità e l’intelligenza rischiano di travolgerti in tempi di crisi della modernità, tra Covid e guerra, nella crescente solitudine individuale e sociale che il potere pretende di imporre.
Ci mancherai per sempre, Giampi (A.F.).
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Il compagno Giampaolo Capisani, per tutti semplicemente Giampi, è stato il fondatore del Collettivo Autonomo del Gallaratese, uno dei più importanti collettivi della zona ovest di Milano.
Giampi fu un compagno attivissimo già all’Istituto Chimico Molinari, uno degli istituti tecnici più politicizzati della Milano degli anni ‘70. In quegli anni, Giampi fu tra coloro che seppero tenere insieme le lotte studentesche e quelle territoriali, costruendo quel legame tra scuola e quartiere che divenne la base delle leggendarie battaglie del proletariato giovanile milanese: l’ingresso ridotto al cinema in centro la domenica, i concerti gratuiti, la “spesa proletaria” nei supermercati di periferia.
Tra le tante sue attività militanti, Giampi fu collegato alla redazione della rivista Rosso, espressione dell’area dell’autonomia milanese, uno degli strumenti più importanti di inchiesta, comunicazione e organizzazione di quei movimenti.
E proprio in quel contesto, Giampi fu ancora una volta in prima linea, insieme ai collettivi autonomi della zona ovest di Milano, in una delle battaglie più memorabili di quegli anni: l’assalto notturno alla Prima della Scala. Una battaglia durissima che durò tutta la notte, contro i blindati e le cariche della polizia, nel cuore del centro vetrina di Milano.
Ma fu anche una battaglia esemplare per capacità organizzativa: la coordinazione della zona ovest — di cui Giampi fu uno dei membri — riuscì a riportare tutti i compagni a casa, senza lasciare nessuno nelle mani della polizia, senza arresti, nonostante l’intensità dello scontro.
Tra mille battaglie collettive, Giampi è sempre rimasto fedele alla sua militanza comunista.
Era un ragazzo sveglio, simpatico, generoso. Dopo essersi diplomato al Molinari, continuò i suoi studi laureandosi in Storia all’Università di Bologna e successivamente conseguendo un Master (all’epoca Terzo Ciclo) all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.
Alla fine degli anni ’80, Giampi ritrovò in Francia molti compagni costretti all’esilio, proseguendo così la sua militanza politica in nuove forme e in nuovi contesti. A Parigi ottenne una borsa di studio che gli permise di restare alcuni anni, partecipando a quel ciclo di seminari con Toni Negri che furono fondamentali per l’elaborazione delle teorie sulla moltitudine, sulle nuove forme del lavoro e sui nuovi soggetti sociali emergenti.
Dopo l’esperienza francese, il ritorno a Milano, in Italia, fu per Giampi un momento duro e segnato dalla repressione feroce e dalla persecuzione giudiziaria e poliziesca che colpì tanti compagni protagonisti delle lotte insurrezionali della Milano ribelle. Un clima pesante, fatto di arresti, retate, processi e carcere.
I suoi compagni di strada, di lotta, di vita
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Per chi fosse interessato, i funerali si svolgeranno venerdì 11 aprile, h. 11.00 a Milano, presso la parrocchia dei SS.MM. Nebore e Felice, Via Tommaso Gulli, 62, di fronte all’entrata della Caserma Perrucchetti.
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