In Francia, in Spagna, in Italia, in Portogallo, in Belgio, in Albania (per quanto riguarda l’Europa). In India, in Brasile, negli Usa e in altre parti del mondo. Una nuova generazione (la gen Z) comincia a far sentire la propria voce, a reclamare il diritto di essere riconosciuta e uscire dall’invisibilità contro anni di politiche sicuritarie, razziste, di oppressione sociale, di deprivazione economica e politica. E lo fa con rumore, con riot e tumulti. E come agire altrimenti, visto che la gerontocrazia politica che governa il mondo è impegnata nel farsi e nel far loro la guerra? Tutto, per troppo tempo, è stato troppo. Non si accusi soltanto, ci si chieda “perché”. Contro le tenebre dell’asfittico mondo che si vuole disegnare, i giovani pretendono la luce. Pubblichiamo, da qui in poi, alcuni commenti su ciò che sembra scuotere le piazze del pianeta in questo periodo, con l’intenzione di approfondire le specificità importanti dei singoli contesti. Sul piano politico è fondamentale evitare letture semplicistiche: siamo di fronte a scadenze complesse sul cui esito non esistono, al momento, certezze
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Il ministro dell’interno Laurent Nuñez, ex-poliziotto che qualcuno aveva considerato moderato, aveva ordinato di agire senza alcun ritegno nel reprimere la manifestazione del 17 ottobre convocata non solo dagli studenti liceali ma anche da molteplici associazioni e diversi sindacati come giornata contro il carovita e il declino del servizio pubblico. Fra i sindacati è presente anche la CGT-police, unico sindacato di polizia ancora coerentemente democratico, che si è subito schierato con forza contro le brutalità poliziesche e la risposta repressiva. Sicuramente Nuñez aveva avuto l’avallo di Macron che ancora crede di poter essere il despota francese stile Trump. Ma la sua scommessa fascista s’è rivelata un flagrante fallimento. Come scrivono tutti i media, polizia e gendarmeria sono state messe in scacco clamoroso in tutte le città francesi . Anzi, non sono mancati i casi in cui tanti poliziotti e gendarmi si sono tolti il casco o sono arretrati o hanno palesemente rinunciato a eseguire gli ordini del poliziotto di stato.
Molti media hanno ripetutamente mostrato scene di caos, di assalti a negozi, banche e supermercati. Ma in realtà, come lo stesso sempre moderato Le Monde ha scritto, la stragrande maggioranza della protesta del 17 ottobre s’è svolta pacificamente reiterando le rivendicazioni note: basta con i tagli di risorse alle scuole e delle università (con edifici scolastici degradati, mancanza di insegnanti, e basta con i meccanismi che costringono gli studenti a una selezione discriminatoria (classista e razzista) e che non offrono alcuna prospettiva di vita decente. E basta con un regime che non fa che aumentare la spesa militare e per le polizie (“un insegnante per 35 studenti e 5 sbirri per ogni studente” – così diceva uno dei cartelli più diffusi nella manifestazione). E ancora basta con il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di tutti i lavoratori in nome di un bilancio statale solo a favore della finanza, delle grandi multinazionali e soprattutto di un’economia che distrugge la natura e provoca sempre più inquinamento e quindi mortalità.
La protesta del 17 ottobre era indetta contro il carovita e il declino del servizio pubblico (innanzitutto la sanità, la pubblica istruzione e i trasporti), ma in generale prevaleva la volontà di rivolta contro il degrado delle condizioni di vita e di lavoro.
Sin quando avremo le polizie come sola risposta continueremo!, questo hanno gridato i manifestanti del 17 ottobre in tutta la Francia. Il governo è stato incapace e impotente a rispondere a una collera che si è diffusa a smacco della sua speranza che si sarebbe presto spenta.
Macron non ha mancato di scrivere in un suo post che le violenze e la delinquenza dei manifestanti sono intollerabili per la (sua) democrazia (vedi Le Monde).
Da parte sua Mélenchon che ha partecipato alla manifestazione di Parigi ha denunciato il governo di puntare allo scontro come strategia di “mantenimento dell’ordine” e ha accusato il prefetto di aver organizzato il disordine (ibidem). In effetti in molti filmati si vedono gendarmi e poliziotti guardare i giovani in rivolta e non intervenire o persino allontanarsi (qui oltre 37 minuti di riprese video youtube direct live Le parisien).
Anche secondo il segretario del Partito socialista, Olivier Faure, il potere non può più giocare a far imputridire il movimento sociale a favore di guerriglia urbane, saccheggi ecc.
Ovviamente le destre e la maggioranza dei media hanno rilanciato il ritornello contro i casseurs, la “teppa”, che in queste occasioni si scatena per mettere a soqquadro le città. Ma si sa che questi casseurs spuntano puntualmente proprio a dimostrazione di una anomia diffusa da un regime che umilia, nega, reprime, ignora e disprezza chi emargina. Allo stesso tempo, come s’è visto anche a. Milano ieri 17 ottobre, c’è una nuova generazione di minorenni che passa facilmente all’azione violenta, all’assalto ai negozi di lusso e anche ad attaccare la polizia con una modalità del tutto casuale, senza leader, apparentemente spoliticizzata ma in realtà molto determinata ad attaccare il potere politico e le polizie. Ed è la stessa che a Parigi, a Milano, a Tirana o a Madrid e Barcellona e altrove gioca su Batman, Chucky la bambola assassina, ma anche Jigsaw – suo compagno di film horror – e un Gremlin che escono da un negozio di articoli per scherzi e costumi. Si mescolano agli studenti delle scuole superiori e dell’università, a Parigi già martedì 13 ottobre per l’«atto V» della loro mobilitazione. «Abbiamo rivendicazioni concrete e siamo determinati a portarle avanti, ma non serve a nulla arrabbiarsi; tanto vale farlo con il sorriso», spiegano – da dietro le maschere di plastica stampata – Yanis e Aaron, 18 e 17 anni, studenti a Cergy (Val-d’Oise), insieme a Hicham e Adam, 17 anni. Senza mai perdere il buonumore, elencano i problemi: «classi da 36 alunni», «orinatoi rotti», la presenza di «amianto» in alcuni edifici del liceo.
«Se Macron è stato il Mozart della finanza, i giovani sono i Mozart delle manifestazioni», commenta Véronique Servat, coautrice di Siamo tutti antifascisti. Chantons contre l’oppression (Détour, 2025). La storica osserva una presenza crescente di «emblemi della cultura popolare che si mescolano alla cultura politica e a quella militante. Sotto un’apparenza divertente, festosa e innocente, tutto ciò ravviva i cortei, vi infonde gioia. E quando ci si diverte, tutti hanno voglia di partecipare» (vedi qui un lungo articolo anche sul gioco della cosiddetta “aura”: Tasty-crousty, antifascisti, bismillah, è l’oscurità: l’umorismo e i riferimenti tipici della Gen Z uniscono i cortei “tasty crousty, antifascisti, bismillah sono le tenebre: l’umorismo e i riferimenti della gen Z saldano i cortei (“Tasty Crousty antifascisti », « Bismillah, c’est les ténèbres » : l’humour et les « réfs » propres à la «genZ » soudent les cortèges lycéens et étudiants”)
Da settimane gli studenti liceali ma poi anche gli universitari, gli insegnati e i genitori e ancora tanti lavoratori hanno reclamato una formazione scolastica sana che possa effettivamente permettere a tutti di acquisire conoscenze necessarie per una vita decente senza subire umiliazioni, angherie, né diventare nemici dei propri compagni di studi.
Macron e il suo governo hanno scelto non solo di non ascoltare le rivendicazioni semplici della popolazione: nessuna carota solo bastonate. E come hanno ripetuto sin dall’inizio della rivolta i manifestanti: chi semina angherie e miseria raccoglie collera ed è da 40 anni che questo andazzo dura.
Lo stesso accade anche in Italia come in Albania e immancabilmente esplode la rivolta. Ben altro che il semplice agire dei casseurs, questa rivolta è contagiosa perché si coniuga perfettamente con le aspirazioni della maggioranza della popolazione.
Difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni. I governi sembrano brancolare fra la solita opzione militarista e non si sa bene cos’altro. A seguire
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