Il movimento per la Palestina contro la logica militare
Il movimento sociale per la Palestina e contro il genocidio è riuscito tra il 2024 e il 2025 a inserire nell’agenda politica, delle mobilitazioni e del mondo della ricerca e della formazione il tema della militarizzazione del sapere. Questa novità ha prodotto anche degli esiti concreti. Ad esempio, nel 2025, specialmente tra i mesi estivi e autunnali, alcuni atenei italiani (Pisa, Bologna, Roma tre, Insubria, Milano Statale, Udine, Teramo, Sannio, Chieti, Messina, Venezia) approvarono mozioni e delibere di Senato Accademico e, nel caso di Pisa, anche del consiglio di amministrazione su quanto stava accadendo nella Striscia di Gaza. In alcuni casi, queste mozioni non si limitarono alla condanna delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, ma decisero anche sull’interruzione o la sospensione di accordi con università israeliane, fino a mettere in discussione la normalizzazione dei rapporti con l’industria militare e la ricerca per tecnologie con potenziale doppio uso (dual use) civile e militare. Specificamente, almeno quattro atenei (Bologna, Pisa, Roma tre, Venezia) introdussero o rafforzarono le limitazioni alle collaborazioni con soggetti coinvolti nella filiera militare, rilevando un’attenzione specifica ai progetti con possibili applicazioni dual use, con richiami al rispetto di normative nazionali, europee e internazionali e alla necessità di rafforzare gli strumenti di controllo etico (due diligence, vigilanza).
L’azione del movimento critico del regime di guerra individuava un obiettivo fondamentale: sottrarre la conoscenza e la formazione al processo di imbrigliamento in corso da parte della logica militare, che nell’iniziativa di Israele ha espresso nella maniera più chiara i suoi possibili effetti distruttivi a ogni livello. Il movimento per la Palestina aveva riconosciuto il dispiegamento in atto di tale logica militare, proprio perché essa. come spiegano Michele Lancione e AbdoulMaliq Simone nell’articolo “Operazione, militare, sabotaggio” per il numero due della rivista Teiko[1], non è un settore, ma è un modo di pensare e agire che “organizza lo spazio e distribuisce i corpi su ogni scala, e sempre più spesso opera attraverso istituzioni che si presentano come il suo contrario – l’università, il consiglio della ricerca, l’agenzia umanitaria, la guardia costiera”. La logica militare è stata riconosciuta come una forza organizzativa da fermare per evitare di esserne tutti travolti, in virtù del suo interesse alla diffusione: appunto, agendo come una forza pervasiva e non semplicemente come un settore di governo e spesa (un ministero, un bilancio, e le sue specifiche per quanto potenzialmente devastanti manifestazioni belliche).
L’accelerazione della militarizzazione della ricerca in Europa
Questa intuizione politica del movimento per la Palestina, in particolare in Italia ma anche in altri paesi europei (ad esempio, in Belgio), si è dispiegata mentre l’Unione Europea costruiva un cambio di prospettiva fondamentale, iniziando a passare dall’approccio del dual use a quello del dual use by design. Cosa ha iniziato a succedere? L’Unione Europea ha deciso di trasformare, e di farlo rapidamente, il rapporto tra dimensione civile e dimensione militare nella ricerca e nelle applicazioni tecnologiche.
Il concetto di dual use ha storicamente indicato la possibilità che una conoscenza o una tecnologia sviluppate in un ambito – civile o militare – potessero essere poi opportunamente modificate per essere utilizzate nell’altro ambito. In altri termini, il doppio uso costituisce una possibilità ma non una finalità esplicita e ricercata dalla ricerca, la quale non è concepita come duale, sebbene possa diventarlo.
Soprattutto dall’invasione dell’Ucraina nel 2022 il significato politico del dual use è stato sottoposto a un profondo cambiamento nel contesto europeo, con un’accelerazione dal 2024. La presentazione del rapporto di Mario Draghi a settembre 2024[2] propone di rafforzare le capacità tecnologiche e industriali europee anche attraverso programmi dual use, favorendo le sinergie tra innovazione civile e militare. Questa necessità è stata ripresa ancora nel rapporto redatto da Sauli Niinistö (ex Presidente finlandese e Special Adviser della Presidente della Commissione Europea) dal titolo “Safer Together Strengthening Europe’s Civilian and Military Preparedness and Readiness”[3], che richiamava le proposte di Draghi, sottolineando come l’esperienza della guerra in Ucraina avesse mostrato l’importanza strategica di tecnologie quali droni e intelligenza artificiale, nonché la capacità di trasformare rapidamente ricerca e innovazione in capacità operative.
Gli organismi istituzionali dell’UE che si occupano di ricerca e tecnologia hanno così iniziato ad assumere il cosiddetto approccio dual use by design, introducendo una logica profondamente differente. La possibilità di applicazioni civili e militari non viene più considerata come un esito eventuale della ricerca, ma come una caratteristica da incorporare e fin dall’inizio nei progetti di ricerca stessi. Le più recenti accelerazioni nel dibattito promosso dalla Commissione europea vanno nella direzione di rendere necessaria questa implicazione.
Uno studio promosso dal SIPRI ha chiarito questo cambiamento nelle politiche della ricerca che vanno divenendo propriamente politiche proprie della logica militare. Nel testo “The growth of dual-use by design research in Europe”[4] si evidenzia che il dual-use by design è la prospettiva per cui applicazioni civili e militari vengono prese in considerazione e rese possibili fin dall’inizio nella ricerca. Dunque, la possibilità del doppio uso non è più l’esito di ricerche o applicazioni tecnologiche successive, ma viene considerata già nella fase di concezione della ricerca: quest’ultima diviene un’attività che implica il militare, che lo ritiene necessario, chiedendosi fin dall’inizio quali conoscenze e tecnologie possano essere progettate in modo da avere contemporaneamente applicazioni civili e militari.
Il futuro prossimo della ricerca: il comando della logica militare
Il passaggio di paradigma non è definitivo né è ancora pienamente in atto. Tuttavia, se si legge la pagina della Commissione europea dedicata a ricerca e innovazione le parole sono molto chiare: “le tecnologie a duplice uso hanno applicazioni sia civili che di difesa. Rafforzano la competitività dell’Unione, migliorano la resilienza e ne rafforzano la prontezza alla difesa”[5]. Chiarendo che: “la proposta della Commissione per il prossimo programma quadro Orizzonte Europa (2028-2034)[6] prevede che il programma possa sostenere azioni a duplice uso nell’ambito del bilancio proposto di 175 miliardi di EUR e che l’European Innovation Council (EIC) possa sostenere l’innovazione nelle tecnologie critiche con particolare attenzione alle applicazioni nel settore della difesa”. Chiarendo che per l’EIC, le applicazioni dual use non sono più escluse dal sostegno destinato in precedenza alle sole applicazioni civili: “la specificità dell’innovazione dual-use consiste nel fatto che i progetti vengono selezionati sulla base della loro capacità di sviluppare tecnologie a duplice uso che presentino un valido modello di business, credibile sia nei mercati civili sia in quelli della difesa”[7].
Dunque, ci sono tanto i soldi (che quasi raddoppiano, passando per l’Horizon da 95 a 175 miliardi di euro) quanto le scelte politiche e autorizzative, con le priorità attribuite a competitività, industria, spazio e difesa; in altri termini, al dispiegamento della logica militare. Il criterio su cui si organizzano i finanziamenti pubblici alla ricerca in Europa viene stravolto. La natura a doppio uso militare e civile di ricerca e tecnologie non è più un’eventualità, ma diviene una caratteristica propria delle attività di ricerca e sviluppo tecnologico. Il dual use diventa un principio di organizzazione della produzione della conoscenza. Con l’approccio che l’UE sta scegliendo di assumere fondato sul dual use by design la distinzione tra ricerca rivolta al civile e ricerca rivolta al militare tende a scomparire e lo fa a vantaggio della dimensione militare che si trova, in definitiva, a comandare quella civile.
La funzione politica della ricerca: la proposta della campagna La conoscenza non marcia
Il processo di erosione anche formale della distinzione tra ricerca civile e militare ha molteplici conseguenze. Una di queste riguarda la funzione politica della ricerca e, in particolare, la definizione del quadro strategico nel quale istituzioni pubbliche e soggetti economici intendono governare rischi, competizione tecnologica e conflitti geopolitici. Il tema del dual use diventa quindi inseparabile da quello del governo e dell’autonomia della conoscenza. Come scrivono Matteo Rossi e Giacomo Tarascio nel libro “Nell’ecosistema dei saperi Ricerca, istruzione, guerra”, curato dal Laboratorio saperi insubordinati (DeriveApprodi, 2026), una scienza critica può interrogare la finalità di una tecnologia, i rapporti di potere che ne accompagnano la produzione e gli effetti sociali della sua applicazione. Una scienza subordinata a un paradigma strategico, specificamente alla logica militare, rischia di essere chiamata soprattutto a rendere socialmente e tecnicamente praticabili decisioni già assunte.
La posta in gioco individuata dal movimento per la Palestina è stata colta dalle istituzioni del governo europeo. Esse l’hanno politicizzata radicalizzando l’adesione al regime di guerra e alla diffusione della logica militare. È di chi ritiene che questa deriva sia pericolosa il compito di politicizzare le funzioni della ricerca dal lato della tutela dell’autonomia della conoscenza e della formazione, coalizzandosi per sottrarle alla loro militarizzazione. Un contributo in questo senso lo sta dando la campagna “La conoscenza non marcia”, che si è anche trasformata in una petizione popolare che è possibile firmare per sostenere le ragioni di questa spinta in senso contrario e, tendenzialmente, controegemonico[8].
NOTE
[2] The Future of European Competitiveness: A Competitiveness Strategy for Europe; The Draghi report on EU competitiveness
[3] 5bb2881f-9e29-42f2-8b77-8739b19d047c_en
[4] SIPRI, “The growth of dual-use by design research in Europe”
[5] Si veda: Tecnologie a duplice uso – Ricerca e innovazione – Commissione europea.
[6] Horizon Europe 2028 – 2034: twice bigger, simpler, faster and more impactful – Research and innovation.
[7] Si veda la domanda “What is a dual-use innovation?” in FAQs – EIC Accelerator – European Innovation Council – European Commission
[8] Tutte le informazioni della campagna, il testo della petizione popolare e le modalità per firmare sono disponibili al sito LA CONOSCENZA NON MARCIA.
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