Presentiamo in queste pagine alcune testimonianze, analisi, scritti, fatti e accadimenti che hanno visto l’azione di San Precario a 20 anni dalla sua apparizione il 29 febbraio 2004 a Milano.

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Il 29 febbraio del 2004, data precaria per antonomasia, visto l’anno bisestile, a Milano in un supermercato Coop della periferia Nord di Milano appare San Precario. Sarà la prima volta di una serie di apparizioni che continueranno per una decina d’anni sino a Expo 2015, prima a Milano, poi in Italia sino all’Europa.

Gli antefatti

San Precario comincia a farsi strada da quando nel lontano 1997, all’indomani dell’approvazione del Pacc(hett)o Treu (che introduce per la prima volta il lavoro interinale in Italia e i Co.Co,Co e favorisce l’ulteriore privatizzazione dell’accesso al lavoro, smantellando così i centri di collocamento pubblici), nasce a Milano il primo collettivo politico in Italia di analisi e di lotta sulla condizione di precarietà, denominato “di Via dei Transiti”, dal luogo (una nota casa occupata di Milano) dove si riunisce.

In questo ambito vengono organizzate le prime azioni di denuncia contro il lavoro precario, davanti alle sedi delle prime agenzie interinali che trovano collocazione soprattutto in centro a Milano (via Larga). Ma comincia soprattutto un lavoro di contro-informazione e di svelamento del concetto di  , che alla fine degli anni ’90 trova molta eco all’interno della sinistra riformista e del sindacato concertativo: il termine flexicurity è l’unione di “flessibilità” e “sicurezza” (sociale) e rappresenta la linea maestra della deregulation del mercato del lavoro all’interno dell’ideologia neoliberista della compatibilità economica. Si dovrebbe declinare in due tempi: il primo è quello della flessibilizzazione del mercato del lavoro che apre a nuovi contratti di ingresso nel mercato del lavoro che rompono con la figura omogenea del contratto di subordinazione a tempo indeterminato, creando in tal modo una nuova figura molteplice di lavoratore/trice. Tali nuove figure dovrebbero favorire una maggior produttività e una maggiore crescita economica, incrementando l’ingresso nel mercato del lavoro in forme più convenienti. Tale crescita avrebbe dovuto consentire il reperimento delle risorse per creare, in un secondo tempo, la creazione di un adeguato sistema di sicurezza sociale per il lavoro atipico. Il condizionale è d’obbligo. Come si denunciava all’epoca e come puntualmente si è verificato successivamente, tale secondo tempo non è mai cominciato. Così la flessibilità è tracimata in precarietà.

All’epoca la narrativa era molto diversa. Anche a sinistra si sosteneva che la precarietà era lo scotto da pagare per entrare poi stabilmente nel mondo del lavoro. Anche qui due tempi. A tale scopo, nel 1998 nasce la struttura sindacale della CGIL NIdiL (Nuove Identità di Lavoro) per rappresentare e tutelare le lavoratrici e i lavoratori somministrati e atipici. Si sancisce così, anche nell’ambito dell’azione sindacale, una separazione anche formale tra precari e non precari, quasi a confermare una distinzione lavorativa tra “insider” e “outsider”, come si diceva all’epoca, secondo la quale per aumentare i diritti e le garanzie degli “outsider” (i precari) bisogna ridurre quelli degli “insider” (i lavoratori stabili). Inoltre il lavoro flessibile veniva ritenuto più rispondente ad una generazione più istruita, maggiormente inserita nelle attività creative e non materiali. Era anche la condizione necessaria per far valere le proprie competenze e mostrare il proprio valore in un’ottica meritocratica e selettiva. Cominciava a delinearsi quell’economia della promessa che sino a poco tempo fa (almeno sino alla sindemia del Covid19) ha definito spesso le soggettività precarie più accomodanti e meno conflittuali.

Contemporaneamente era necessario sviluppare informazione e coscienza sull’evoluzione del contratto di lavoro, la sua natura giuridica e i diritti che, pur essendo ancora vigenti, spesso nella nuova condizione precaria non venivano garantiti, anche perché spesso ignoti. È con questo scopo che nel marzo 2001 viene pubblicato, all’interno della collana MAP di DeriveApprodi, il volume “Mi fletto ma non mi piego. Come orientarsi nella giungla della flessibilità” a cura di Tommaso Spazzali e Gino Tedesco (con prefazione di Andrea Fumagalli), tutti attivisti del Collettivo contro la precarizzazione di Via dei Transiti: il primo manuale di informazione per raccapezzarsi tra i crescenti contratti precari.

Le modalità di azione e di comunicazione del Collettivo di Via dei Transiti, tuttavia, riflettono alcune dinamiche tipiche dei movimenti degli anni precedenti (stesura di volantini classici, un linguaggio che richiamava il conflitto di classe del ‘900, forme di mobilitazione statiche poco appealing, ecc.) che risultano inadeguate a intercettare le nuove generazione post movimento pantera, in un contesto culturale e underground che si muove lungo direttrici meno massimaliste e più aperte ai nuovi fenomeni di aggregazione giovanile, come i rave, i “reclaim the street” e nuove forme di sperimentazione creativa del linguaggio. Il risultato è una difficoltà di aggregazione, che colpisce non solo il Collettivo di Via dei Transiti ma anche altre soggettività del movimento antagonista milanese.

Contemporaneamente, ma anche paradossalmente, con l’avvicinarsi del nuovo millennio, il tema della precarietà del lavoro comincia a interessare alcuni centri sociali e gruppi di ricercatori e intellettuali che aveva dato vita nel decennio degli anni ’90 alla cd. stagione delle riviste autoprodotte, da Riff Raff, DeriveApprodi, Luogo Comune, Infoxoa, Altreragioni, ecc., al cui interno venivano sviluppate analisi sulla trasformazione del lavoro e del paradigma di accumulazione capitalista.

E’ da questa ricerca di nuove modalità di sperimentazione dell’agire politico e comunicativo, unitamente allo sviluppo di analisi teoriche e sociali più rispondenti ai mutamenti in corso nell’organizzazione del lavoro, della produzione e del consumo che prende avvio, sempre a Milano, l’esperienza dei Chainworkers presso il Centro Sociale Bulk. Decisamente una ventata di aria fresca! Il nome fa riferimento alla catena del lavoro non più della fabbrica taylorista, oramai esternalizzata e ridimensionata (ma non scomparsa) ma della grande distribuzione organizzata, il settore, insieme alla logistica, in cui la componente precaria è più rilevante e tendenzialmente in crescita. Oltre al tema della precarietà, il collettivo affronta anche la tematica della critica al consumismo come strumento di captazione della vita degli individui e primo passo di quella mercificazione della vita che oggi sempre più appare essere il vero perno del processo di accumulazione e di sfruttamento capitalista.

Noi siamo la generazione post-socialista, la generazione del dopo guerra fredda, della fine delle burocrazie verticali e del controllo sull’informazione. Siamo un movimento globale  neuropeo che porta avanti la rivoluzione democratica scaturita dal Sessantotto mondiale e lotta contro la distopia neoliberista oggi al culmine. Siamo ecoattivisti e mediattivisti, siamo i libertari della Rete e i metroradicali dello spazio urbano, siamo le mutazioni transgender del femminismo globale, siamo gli hacker del terribile reale. Siamo gli agitatori del precariato e gli insorti del cognitariato. Siamo anarcosindacalisti e postsocialisti. Siamo tutti migranti alla ricerca di una vita migliore. E non ci riconosciamo in voi, stratificazioni tetre e tetragone di ceti politici sconfitti già nel XX secolo. Non ci riconosciamo nella sinistra italiana” (M. Tarì, I. Vanni: “On the Life and Deeds of San Precario, Patron Saint of Precarious Workers and Lives

Si comincia a intervenire sul concetto di flexicurity in modo diverso dalla versione “ufficiale” cara al governo di centro-sinistra e si comincia a declinare anche il tema di un reddito di base incondizionato, pur con tutte le contraddizioni del caso. Il tema del reddito incondizionato era altamente dibattuto. Non si era tutt* d’accordo e infatti i cinque assi della precarietà, dichiarati nel santino di San Precario, reclamano: casa, giusto compenso, accesso alla conoscenza, trasporti gratuiti, benessere (ossia sanità e relazioni).  Il dubbio principale è il rischio che si possa creare uno scambio tra reddito garantito e servizi sociali, anche se tale baratto non era certamente auspicato da chi sosteneva l’introduzione ad un reddito minimo incondizionato, pari alla soglia di povertà relativa. In ogni caso, si afferma un netto rifiuto del lavoro salariato stabile in nome di una richiesta di autodeterminazione della propria vita e dei propri desideri.

Sul tema si rimanda al libro collettivo “ChainWorkers, lavorare nelle cattedrali del consumo”, sempre edito da DeriveApprodi, 2001, nella collana MAP. Al Bulk, Chainworkers incontra altre anime: quella dei rave, quella delle parate antiproibizioniste e delle street parade. E nasce così l’idea di festeggiare il 1 maggio in un modo diverso, “non necessariamente contro i sindacati confederali, che facevano la loro manifestazione al mattino. Ma portando un punto di vista diverso, con un linguaggio più vicino al nostro”, come afferma un’attivista di quell’epoca.

Il 1 maggio 2001 a Milano nasce, così, la Mayday Parade. Cinquemila persone, quell’anno, sfilano nel centro della città. Un numero che sarebbe cresciuto di anno in anno, fino ad arrivare ai 50mila del 2004 e ai 100.000 del 2007. Per poi coinvolgere altre città europee. Nel 2004 per la prima volta si tiene sia a Milano che a Barcellona e da Mayday Parade diventa Euromayday. Nel 2005 si diffonde in oltre 10 diverse città europee e successivamente aggregando anche alcune città del Giappone.

San Precario

L’idea di San Precario nasce durante un’assemblea di costruzione della Mayday e di dibattito sui temi ad essa collegati nel gennaio 2004. Non si sapeva più a che santo votarsi. L’immagine di San Precario è presa in prestito da un artista canadese, Chris Woods che aveva realizzato alcuni dipinti ambientati in un fast food, uno dei luoghi tipici della precarietà e che erano stati pubblicati sulla rivista canadese Adbusters. L’immagine di San Precario nasce come nuova forma di comunicazione e di immaginario. Nell’era del pieno sviluppo delle comunicazioni e in pieno successo del libro di Naomi Klein “No logo” (pubblicato nel 2000), il brand diventava la nuova religione e quale migliore subvertising di questa religione poteva essere creato se non San Precario?

Nel sito di San Precario  si può scaricare il santino e le preghiere da rivolgere al santo: “San Precario è il nostro santo protettore. Insieme a lui chiediamo continuità di reddito, una casa, l’accesso ai servizi, ai saperi e ai trasporti, i diritti che sono riassunti nei cinque assi della precarietà”.

LA PREGHIERA DI SAN PRECARIO

Oh San Precario,

Protettore di noi, precari della terra

Dacci oggi la maternità pagata

Proteggi i dipendenti delle catene commerciali,

gli angeli dei call center,

le partite iva e i collaboratori appesi a un filo

Dona a loro ferie e contributi pensionistici,

reddito e servizi gratuiti

e salvali dai lugubri licenziamenti

San Precario, che ci proteggi dal basso nella rete,

prega per noi interinali e cognitari

Porgi presso Pietro, Giacomo, Paolo e i Santi Tutti

la nostra umile supplica

Ricordati delle anime in scadenza di contratto

torturati dalle divinità pagane,

libero mercato e flessibilità

Che si aggirano incerte senza futuro nè casa

Senza pensioni né dignità

Illumina di speranza i lavoratori in nero

Dona loro gioia e gloria

Per tutti i secoli dei secoli.

Amen

Dopo l’apparizione alla Coop del 29 febbraio 2004, San Precario inizia ad apparire frequentemente. In occasione del momento consumistico di Halloween, il 30 ottobre 2004, nell’ambito della campagna “tutti santi (i precari), tutti stronzi (i padroni)”, viene compiuta un’azione di sensibilizzazione di denuncia delle condizioni di precarietà nella grande distribuzione all’Esselunga di Via Ripamonti a Milano, che finisce con una collettiva bevuta con i clienti e gli addetti- Ma finisce anche con la denuncia di 21 attivisti da parte della Digos, il primo di altri tentativi di rispondere con la repressione.

Sarebbe lungo ripercorrere le azioni dirette, le campagne (prima fra tutte “Cash&Crash”) e le vertenze sindacali agite dal collettivo di San Precario (Sea Aeroporti, Wind-Omnia, Feltrinelli librerie, Teatro alla Scala, Fiera di Milano Rho, Esselunga, Atm, Metalli Preziosi, ecc., ecc.). Sul sito  ci sono ben 150 pagine di documentazione.

Ci limitiamo a una cronologia sui generis di San Precario dal 2005 al 2015

Prima apparizione del Santo – 2004

Video

Primo compleanno del santo – azione

Pillole precarie video

Serpica Naro: 2005

https://www.serpicanaro.com/serpica-story/serpica-naro-il-media-sociale

City of God: 2007-2010

https://www.precaria.org/free-and-free-press.html

https://city.precaria.org/

https://www.precaria.org/city-of-gods-vuole-te.html#more-121

https://www.precaria.org/rassegna-stampa-city-of-gods-1.html

95 tesi sulla precarietà. Occupazione della borsa a Milano 29 ottobre 2008

Video dell’azione

https://www.precaria.org/incursione-alla-borsa.html#more-222

https://www.precaria.org/amarcord-1-le-95-tesi-contro-la-precarieta-ovvero-come-combattere-la-bestia.html#more-27834

N.1  LA PRECARIETÀ UCCIDE

N.2  LA PRECARIETÀ È ESISTENZIALE OLTRE CHE LAVORATIVA

N.3  LA PRECARIETÀ È STRUTTURALE

N.4  LA PRECARIETÀ È GENERALIZZATA

N.5  LA PRECARIETÀ È PRIVAZIONE DI SPAZIO, DI TEMPO

N.6  ANCHE CHI HA UN CONTRATTO STABILE È PRECARIO

N.7  LA PRECARIETÀ È DI CASA, QUANDO SI DEVONO PAGARE AFFITTI STELLARI

N.8  OGNI FLESSIBILITÀ SENZA GARANZIE E REDDITO SI  TRASFORMA IN PRECARIETÀ

N.9  LA PRECARIETÀ È TUTTO INTORNO A TE, OVUNQUE

N.10  LA PRECARIETÀ È CONDIZIONE INTIMA ALLA METROPOLI

N.11  LA PRECARIETÀ È L’EUROPA DEL PROFITTO

N.12  LA PRECARIETÀ È NELLA SOCIETÀ, DOVE C’È IL DOMINIO

            DELL’ESSERE UMANO SULL’ESSERE UMANO

N.13  LA PRECARIETÀ È NEL CORPO, E SPEGNE IL CERVELLO

N.14  LA PRECARIETÀ È DONNA

N.15  LA PRECARIETÀ È GIOVANE MA NON SOLO

N.16  COMBATTERE LA PRECARIETÀ SIGNIFICA CONOSCERE LE DINAMICHE DEL POTERE E COME SI PRODUCE RICCHEZZA

N.17  COMBATTERE LA PRECARIETÀ SIGNIFICA SUPERARE LE PAURE INDIVIDUALI PER COSTRUIRE FIDUCIA COLLETTIVA

N.18 LA CRISI FINANZIARIA È ALIMENTATA DALLA PRECARIETÀ

N.19 STOLTO È CHI CREDE CHE SIANO I PRECARI A CAUSARE LA CRISI FINANZIARIA

N.20 LA CRISI FINANZIARIA È MADRE E SORELLA DELLE CRISI AMBIENTALI

N.21 DOVE CI SONO SOLDI PER SALVARE LE BANCHE CI SARANNO ANCHE PER DARE UN’ESISTENZA DEGNA AI PRECARI

N.22 I PRECARI AMANO, SOFFRONO, CREANO, VIVONO; LE BANCHE SPECULANO

N.23 I BROKER NON FANNO I BABY SITTER NEGLI ASILO NIDO

N.24 ANCHE I BROKER PIANGONO: CIÒ NON CI INTRISTISCE

N.25 GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI NON DEVONO SERVIRE AD AMMORTIZZARE LE PERDITE DEGLI SPECULATORI

N.26 LA CRISI FINANZIARIA VE LA PAGATE

N.27 FRA LA BORSA E LA VITA SCEGLIAMO LA VITA

N.28 LA PRECARIETÀ È POTENZIALMENTE SOVVERSIVA

N.29 LA PRECARIETÀ È NELLE NOSTRE VITE

N.30 LA PRECARIETÀ È UNA BRUTTA VITA

N.31 LA PRECARIETÀ È IL SENTIMENTO D’ IMPOTENZA

N.32 LA PRECARIETÀ SI ALIMENTA CON IL CONSENSO E IL RICATTO.

N.33 LA LOTTA CONTRO LA PRECARIETA’ E’ GIOIA

N.34 SE LA PRECARIETÀ È PENITENZA, LA COSPIRAZIONE FRA PRECARI È IL RISCATTO

N.35 COSPIRARE È RESPIRARE INSIEME

N.36 IL LAVORO È MIGRANTE È TRANSNAZIONALE

N.37 NELLA CONDIZIONE MIGRANTE VI È L’APOTEOSI DELLA PRECARIETÀ

N.38 IL LEGAME TRA PERMESSO DI SOGGIORNO E CONTRATTO DI LAVORO PRECARIZZA E RICATTA I LAVORATORI E LE LAVORATRICI MIGRANTI

N.39 SE I MIGRANTI SONO RICATTABILI, TUTTO IL LAVORO SI PRECARIZZA

N.40 LA BOSSI-FINI È UNA LEGGE SUL LAVORO E PRODUCE PRECARIETÀ

N.41 LA BOSSI-FINI PRODUCE CLANDESTINITÀ

N.42 ANCHE SE NON TUTTI POSSIAMO ESSERE ESPULSI SEPERDIAMO IL LAVORO, SIAMO TUTTI CLANDESTINI

N.43 NESSUNA PERSONA NASCE CLANDESTINA

N.44 IL RAZZISMO NON È SOLO CULTURA, MA UNA SCELTA POLITICA VOLUTA

N.45 IN ITALIA E IN EUROPA, OVUNQUE, IL RAZZISMO C’È: LO PRATICANO GOVERNI E ISTITUZIONI.

N.46 IL RAZZISMO ISTITUZIONALE RENDE POSSIBILE LO  SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MIGRANTE.

N.47 LA COSCIENZA DELLA PRECARIETÀ DISTRUGGE IL CONSENSO

N.48  LA GARANZIA DI REDDITO INTACCA IL RICATTO

N.49  I SOLDI PUBBLICI DEVONO CREARE SERVIZI PER LA COLLETTIVITÀ

N.50  LA PRECARIETÀ SI RIBALTA IN LIBERTÀ, SOLO SE C’È  GARANZIA DI REDDITO, CASA, SAPERE, MOVIMENTO, SALUTE, SOCIALITÀ, AMORE

N.51 IL REDDITO NON È CONSUMO

N.52 REDDITO SIGNIFICA SCELTA

N.53 POTER SCEGLIERE EQUIVALE A POTER RIFIUTARE

N.54 VOGLIAMO POTER RIFIUTARE UN BRUTTO LAVORO

N.55 VOGLIAMO RIFIUTARE UN BRUTTO AMBIENTE DI LAVORO

N.56 VOGLIAMO POTER RIFIUTARE SFAVOREVOLI CONDIZIONI DI LAVORO

N.57 VOGLIAMO RIFIUTARE IL LAVORO PERCHÈ È BRUTTO IN SÈ

N.58 NON VOGLIAMO CHE NESSUNO LAVORI AL NOSTRO POSTO

N.59 NON VOGLIAMO CHE QUALCUN ALTRO VIVA SFRUTTANDO IL NOSTRO LAVORO

N.60 LAVORIAMO PER VIVERE

N.61 NON VIVIAMO PER LAVORARE

N.62 POTER RIFIUTARE SIGNIFICA POTER PRETENDERE

N.63 PRETENDERE È RIVENDICARE

N.64 RIVENDICARE VUOL DIRE MIGLIORARE

N.65 MIGLIORARE SIGNIFICA VIVERE MEGLIO

N.66 UNA VITA MIGLIORE È UNA VITA PIÙ DEGNA

N.67 UNA SOVVENZIONE PUBBLICA PER PAGARE UN SALARIO DA FAME IN CAMBIO DEL LAVORO DI CURA DI UNA DONNA MIGRANTE NON E’ WELFARE.

N.68 I DIRITTI SONO PER TUTTI/E, NEL LAVORO, OLTRE IL LAVORO

N.69 I SALARI DEVONO GARANTIRE UNA VITA VERA E NON DI  SACRIFICI

N.70 I CONTRATTI DEVONO ESSERE POCHI E CHIARI

N.71 IL PROFITTO DELLE IMPRESE È PRECARIETÀ

N.72 DIMINUIRE IL PROFITTO DELLE AZIENDE È DIMINUIRE LA PRECARIETÀ

N.73 LA RENDITA È PRECARIETÀ

N.74 LA PRECARIETÀ È SCHIAVITÙ AI BRAND

N.75 SAN PRECARIO È IL SANTO LAICO DEI PRECARI

N.76 SAN PRECARIO È UN BENE COMUNE

N.77 SAN PRECARIO È UNA ‘ISTITUZIONE DELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO

N.78 LA PROPRIETÀ DEI SAPERI È PRECARIETÀ

N.79 LA CONDIVISIONE DEI SAPERI È LIBERTÀ

N.80 IL PEER TO PEER È LIBERAZIONE

N.81 OPEN NON È FREE

N.82 LA CONDIVISIONE DEI PENSIERI/SAPERI È POTENZA

N.83 LA CONDIVISIONE È RICCHEZZA

N.84 LA SCUOLA È IL LABORATORIO DELLA CONDIVISIONE

N.85 LA SCUOLA È UN BENE COMUNE

N.86 LA SCUOLA PUBBLICA È UN BALUARDO CONTRO LA  BARBARIE

N.87 LA SCUOLA È CONTAMINAZIONE DI CULTURE, MESCOLANZA DI ESPERIENZA,

N.88 LA SCUOLA È LA PROFEZIA DEL FUTURO

N.89 SE SFREGI LA SCUOLA, TI GIOCHI IL DOMANI

N.90 GELMINI NON FA RIMA CON SCUOLA

N.91 PRECARIETÀ NON FA RIMA CON SICUREZZA

N.92 ESERCITO NON FA RIMA CON SICUREZZA

N.93 I CENTRI DI PERMANENZA PER MIGRANTI SONO DEI LAGER

N.94 L’ EUROMAYDAY È CONFORME ALLE 95 TESI E SI BATTE PER ESSE

N.95 OGNI APPARENTE CONTRADDIZIONE È A CARICO DELLA PRECARIETÀ

 

Carta dei diritti dei lavorator/trici della conoscenza: 12 marzo 2009

https://www.precaria.org/carta-dei-diritti-dei-lavoratori-della-conoscenza.html#more-261

Stati Generali della Precarietà

Stati Generali della Precarietà 1.0, Milano 15-16 ottobre 2010

https://www.precaria.org/stati-generali-della-precarietaun-primo-bilancio.html#more-31829

Stati Generali della Precarietà 2.0, Rho 15-16 gennaio 2011

https://www.precaria.org/stati-generali-2.html

Stati Generali della Precarietà 3.0, Roma 15-17 aprile 2011

https://www.precaria.org/stati-generali-della-precarieta-3-0-manifesto.html

Anatema di San Precario contro i negozi aperti il 1 maggio, 30 aprile 2011

https://www.precaria.org/anatema-di-san-precario-contro-lapertura-dei-negozi-il-primo-maggio.html

Fiera del libro di Torino: Re,re.pre – maggio 2011

https://www.precaria.org/la-potenza-di-unapparizione-verso-lo-sciopero-precario.html#more-33961

https://www.precaria.org/nariocapress-alias-san-precario-ovvero-il-santo-dei-precari-vi-ha-fregato-ancora-una-volta.html#more-33939

https://www.precaria.org/san-precario-16-personaggio.html#more-33840

Manifestazione della Grande Alleanza Precaria a Roma: 6 novembre 2011.

la Grande Alleanza Precaria (GAP) indice una giornata di sconti del 70% sul ‘paniere precario’ in tutte le catene commerciali della metropoli contro il carovita e il vertiginoso aumento dei prezzi, per sperimentare forme di riappropriazione di reddito.

http://sanprecario.info/6nov/comunicato.html

Apertura Infopoint San Precario a Milano presso Piano Terra: https://www.precaria.org/apre-a-milano-linfopoint-di-san-precario.html aprile 2012

 Campagna riduzione biglietti Atm – Milano: inverno-primavera 2012

https://www.precaria.org/si-puo-dare-di-piu-2-0.html#more-35824

https://www.precaria.org/si-puo-dare-di-piu-trasporti-accessibili-per-precarie-e-disoccupati.html

https://www.precaria.org/si-puo-dare-di-piu-trasporti-accessibili-per-precarie-e-disoccupati.html#more-35087

https://www.precaria.org/atm-gratis-per-disoccupati-e-precari.html#more-34793

I Quaderni di San Precario

Nel novembre 2010, iniziano le pubblicazioni dei Quaderni di San Precario (“Critica del diritto, dell’economia, della società). Si legge nella presentazione: “Welcome to the Jungle”, benvenuti nella giungla della precarietà. Una selva oscura fata di contorti trucchi e fiorenti artifizi, scadenze prossime ed eterni rinnovi, popolata da belve feroci, faccendieri, manager del saccheggio e dell’inciucio, maestri dell’oblio, stregoni del compromesso e sindacalisti della svendita e dei favori. In luogo da brivido, caldo e afoso, dove al minimo errore, alla prima distrazione, si soccombe. Un luogo assurdo nel quale basta una pacca sulla spalla per segnare il destino di una persona”. I Quaderni di San Precario vogliono rappresentare il punto di vista precario, nei call center (numero 1, qui l’indice), nelle telecomunicazioni (Omnia e Wind) nel numero 2 del maggio 2011 () e vogliono soprattutto creare un lessico precario, A partire dal numero 3 vede la luce a questo fine la “nuova enciclopedia precaria”, una cui prima sintesi viene pubblicata nel libro “Piccola enciclopedia precaria”, a cura di Cristina Morini e Paolo Vignola, pubblicato a Agenzia X, nel 2015. Altri temi trattati riguardano il lato delle proposte, dalla proposta di welfare metropolitano e del reddito di base incondizionato (numero 4), alla denuncia dei lavori inutile, al tema della espropriazione del territorio e alla sua gentrification, a partire da Expo 2015 (numero 5).

Durante l’