Il militarismo europeo con gli steroidi non è positivo[1] – di Almut Rochowanski[2]

Gli esperti e i leader statunitensi in materia di sicurezza hanno comunicato agli alleati europei della NATO di aumentare le spese per la difesa per almeno un quarto di secolo, inizialmente con una leggera esortazione, poi con maggiore insistenza, fino ad arrivare a un frastuono assordante dopo l’elezione di Trump.

La famigerata conferenza stampa della Casa Bianca con il presidente Volodymyr Zelensky del 1° marzo ha finalmente scosso gli europei dal loro compiacimento e aperto i cordoni della borsa, secondo gli analisti americani, con conseguente loro grande soddisfazione..

Ma questo approccio rischia di mettere il carro davanti ai buoi. Il carro è quello della spesa militare (come quota del PIL) mentre i buoi sono rappresentati dalle minacce che i Paesi europei devono effettivamente o si suppone debbano affrontare. Spendere a pioggia per raggiungere una quota arbitraria del PIL o investifre miliardi di euro per acquistare sistemi d’arma favoriti dalle lobby ma di dubbia rilevanza, non è un buon sostituto di una strategia globale per la sicurezza europea.

Una strategia di sicurezza europea che meriti questo nome dovrebbe includere sforzi politici e diplomatici: una diplomazia che elimini la guerra nel breve termine, seguita da un meccanismo di consultazione sulle crisi che dovrebbe essere l’inizio di una nuova architettura di sicurezza europea costituita da regimi reciproci di controllo degli armamenti, di rafforzamento della fiducia e, infine, di disarmo.

Uno sguardo più attento all’Europa mostra anche che un nuovo bellicismo ha travolto l’élite del continente e ha raggiunto un livello catastrofico nelle ultime settimane. In nessun luogo questo nuovo militarismo è stata così pronunciato come in Germania, dove i leader politici e una nuova schiera di “esperti militari” si lanciano uova a vicenda.

Questi ultimi si sono sbagliati abissalmente nelle loro previsioni sulla vittoria certa dell’Ucraina e sull’imminente collasso della Russia, ma dominano comunque i seguitissimi programmi di dibattito in prima serata del Paese. La settimana scorsa, ai tedeschi è stato detto che la prossima estate sarà l’ultima in cui saremo in pace, perché la Russia, sotto la copertura di giochi di guerra in Bielorussia, invaderà il territorio della NATO.

I funzionari tedeschi si sono sbizzarriti con la parola “Kriegstüchtigkeit” – un sostantivo che significa “essere bravi in guerra” – che non stonerebbe in un graffiante cinegiornale del Wochenschau del 1940, pronunciata con la dizione roca e pomposa di quell’epoca. Ci vuole un generale di brigata in pensione per ricordare ai tedeschi che si tratta di un’inquietante partenza dalla precedente nomenclatura, “Verteidigungsfähigkeit” – o “capacità di difesa”.

Gli attuali ufficiali superiori attivi, tuttavia, disegnano frecce sulle mappe dell’area russa di Kursk, in uniforme completa, nei video YouTube della Bundeswehr. Dopo aver sospeso il servizio militare obbligatorio nel 2011, ora ci sono richieste diffuse da tutto lo spettro politico di ripristinarlo e di estenderlo alle donne, tra le lacrime per il fatto che i giovani tedeschi sono troppo teneri per la guerra.

Questo nuovo militarismo europeo è curiosamente privo di pensiero strategico e di analisi basata sui fatti. Mentre persino l’amministrazione Biden non si aspettava che l’Ucraina vincesse la guerra, i leader europei sembrano ancora oggi credere in una vittoria ucraina. Alla conferenza sulla sicurezza di Monaco del mese scorso, il premier danese Mette Frederiksen ha parlato di una vittoria dell’Ucraina mentre sedeva nello stesso panel di Keith Kellogg, l’inviato speciale di Trump per la Russia e l’Ucraina.

L’influente think tank Bruegel di Bruxelles sostiene che la Russia potrebbe attaccare l’Europa nel giro di tre anni, semplicemente perché il Paese ha un adeguato hardware militare. Bizzarramente, il premier italiano Giorgia Meloni ha suggerito che l’Ucraina non dovrebbe essere un membro della NATO, pur estendendo a Kiev, eccezionalmente, l’ombrello dell’art. 5, mentre il presidente finlandese Alexander Stubb propone l’adesione alla NATO non ora, ma nel momento in cui la Russia attaccherà di nuovo l’Ucraina, dopo la fine della guerra in corso.

Il maniacale vertice lanciato da Macron e Starmer è tutto suoni e furori: ha prodotto una serie di proposte irrealizzabili che, curiosamente, sono state proposte agli Stati Uniti, non all’Ucraina e tanto meno alla Russia. Questi vertici, inoltre, non hanno alcun fondamento nelle istituzioni dell’UE o della NATO.

In effetti, la nuova politica militarista dell’Europa mina già le sue istituzioni e leggi democratiche. In Germania, il parlamento zoppo sta modificando in fretta e furia la costituzione tedesca per consentire un nuovo debito per la spesa pubblica, una mossa dubbia in termini di legittimazione democratica. È anche uno schiaffo all’opinione pubblica tedesca, a cui è stato detto per 15 anni che il freno al debito scritto nella Costituzione tedesca è una legge immutabile della natura, che la spesa per le scuole, i ponti, i treni in orario o la sanità porterebbe la Germania alla rovina.

Alla riunione del Consiglio europeo del 6 marzo, i governi dell’UE hanno concordato uno strumento di prestito di 150 miliardi di euro per facilitare le spese per la difesa degli Stati membri. Questo appare immediatamente illegale: il trattato istitutivo dell’UE proibisce esplicitamente di spendere per qualsiasi tipo di difesa e militare.

Altri 650 miliardi di euro dovrebbero essere raccolti dagli Stati membri per l’acquisto di armi, per le quali saranno esentati dai rigidi limiti imposti dall’UE ai prestiti. I cittadini dell’UE, che hanno visto ridimensionare i loro sistemi di welfare affamati e i loro beni pubblici saccheggiati in nome della disciplina fiscale imposta da Bruxelles, hanno tutte le ragioni per sentirsi traditi.

Nel frattempo, osserva Eldar Mamedov, ex funzionario dell’UE e borsista del Quincy Institute, “le lobby delle armi stanno spuntando come funghi a Bruxelles”.

Prevedibilmente, questa nuova spesa per la difesa è stata accompagnata da nuove richieste di tagliare ulteriormente la spesa sociale. Come ha dimostrato l’economista Isabella Weber, queste politiche dogmatiche di austerità sono state la ragione principale dell’ascesa dei partiti di estrema destra e antidemocratici. Il rapido riarmo accompagnato dall’austerità sotto steroidi potrebbe portare all’impensabile: L’AfD tedesca rivuole anche il servizio di leva. E le armi nucleari tedesche.

La frenesia bellicista dell’Europa può essere indotta dalla paura, ma non dal fatto che la Russia faccia davvero la guerra nel cuore dell’Europa. L’idea che la Russia sconfiggerà e occuperà tutta l’Ucraina, per poi marciare attraverso la Polonia e, subito dopo, attraverso la porta di Brandeburgo, è in contrasto con la realtà militare osservabile.

Le élite europee sembrano invece temere di perdere il potere e lo status, la posizione di dominio globale di cui godevano nell’ombra dell’ombrello nucleare americano. La prospettiva di dover trattare con altre nazioni da pari a pari, come dovranno fare nell’ordine multipolare riconosciuto da Rubio, li terrorizza.

Il premier polacco Donald Tusk ha chiarito quanto sia importante “vincere”, affermando che “l’Europa è […] in grado di vincere qualsiasi confronto militare, finanziario ed economico con la Russia – siamo semplicemente più forti”  e che l’Europa “deve vincere questa corsa agli armamenti” e che la Russia “perderà come l’Unione Sovietica 40 anni fa”.

Macron, nel suo recente discorso al pubblico francese, ha sottolineato come le capacità europee siano abbastanza forti da tenere testa agli Stati Uniti, ma ancor più e soprattutto alla Russia.

Gli analisti americani di politica estera hanno dimostrato che il perseguimento della competizione militarista tra grandi potenze è stato negativo per la sicurezza, la democrazia e il benessere interno degli Stati Uniti e hanno consigliato politiche estere e di difesa di contenimento. Una delle loro raccomandazioni, del tutto appropriata, è quella di ridurre l’impegno militare degli Stati Uniti in Europa. Celebrare, invece,la recente notizia di 800 miliardi di euro per la difesa europea è incoerente e va nella direzione opposta.

L’Europa sembra destinata a spendere ingenti somme di denaro senza una ragione o un motivo, senza tenere conto dei nuovi e drammatici sviluppi tecnologici e tattici sul campo di battaglia ucraino, né tantomeno di una valutazione consolidata delle minacce e di come queste possano essere affrontate più efficacemente da una serie di politiche estere non violente.

Se il militarismo è stato negativo per gli Stati Uniti, portando a guerre prolungate che non portano maggiore sicurezza, all’impoverimento del benessere della società americana, alla cattura della sua politica da parte delle lobby delle armi e all’erosione della sua democrazia, perché questo militarismo dovrebbe essere positivo per l’Europa?

NOTE

[1] https://responsiblestatecraft.org/europe-defense-spending/. Ringraziamo Franco Continolo per la dsegnalazione. Traduzione di Andrea Fumagalli

[2] Almut Rochowanski è borsista non residente del Quincy Institute di Washingtob D.C., femminista e attivista indipendente, negli ultimi 20 anni ha lavorato con organizzazioni di base della società civile in Russia, in particolare nel Caucaso settentrionale, in Ucraina, nel Caucaso meridionale, in Asia centrale e in Bielorussia. Il suo lavoro è in gran parte incentrato sui diritti delle donne e sulla pace, si è occupata di casi di protezione dei rifugiati e asilo negli Stati Uniti e in Europa. Ha collaborato anche con organizzazioni internazionali per le donne e la pace in Ucraina. Continua a sostenere gli attivisti di base nell’ex Unione Sovietica, contribuendo al contempo all’analisi critica della politica estera occidentale e dei programmi di aiuti esteri.