“Arrivano i nostri”, titolava a tutta pagina Il Giornale all’indomani di quanto accaduto in alcune città italiane, e in particolare a Milano e “500 soldati in strada” si leggeva sulla prima pagina de Il Corriere della sera.

E’ di oggi la notizia che il Presidente Mattarella ha posto un argine allo stato di guerra dichiarato dal Governo Meloni, ma nel frattempo è stato approvato un decreto sicurezza d’urgenza che introduce lo specifico reato di “partecipazione violenta ai cortei”, che inasprisce le pene per chiunque “mediante strumenti informatici o telematici” organizza o promuove la formazione di gruppi per dar vita a manifestazioni violente, fattispecie peraltro già esistenti nel nostro codice (seppur con nome meno altisonante), aggiungendo l’arresto in flagranza differita e la procedibilità d’ufficio per lesioni personali lievissime a un agente.

Ma il vero nodo cruciale della nuova offensiva contro ogni forma di dissenso, è che questa volta nel mirino ci sono i soggetti minorenni, “Legge speciale per i minorenni” si leggeva ieri in prima pagina su La Repubblica.

Il decreto, infatti, prevede, non solo il fermo preventivo per “chi turba la sicurezza in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone” per chi ha compiuto 16 anni, ma introduce la presunzione della capacità di intendere e di volere del minore ultraquattordicenne, rendendolo imputabile, senza l’accertamento della sua effettiva capacità al momento del fatto.

In pratica, il minorenne, che per il codice civile nostrano non ha diritti ma solo obblighi fino al compimento dei fatidici 18 anni, visto che non può votare, né può, senza speciali autorizzazioni, alienare beni a lui intestati, sposarsi, adottare, testare ecc, diventa di colpo pienamente capace per il codice penale e finisce dritto in galera come il maggiorenne, con buona pace del nostro bel codice speciale appositamente scritto a suo tempo, come il tribunale altrettanto speciale che lo giudica, “PER” i minorenni e non già “DEI”.

A ciò si aggiunge la possibilità per il questore di disporre il divieto ai minorenni di radunarsi quando cinque o più persone, anche in forma di gruppo, in luogo pubblico o aperto al pubblico, tengono comportamenti intimidatori o in determinate fasce orarie, e persino al singolo, se già attinto, nei cinque anni precedenti, da provvedimenti di carattere preventivo.

E tutto questo sull’onda dei commenti indignati sui “maranza” (definizione indegna di un paese civile) cui non viene riconosciuta nessuna legittimazione, perché nel migliore dei casi smidollati che invece di studiare o trovarsi un lavoro sfogano la loro frustrazione distruggendo quanto di buono messo in piedi dagli adulti “per bene”, depredando i negozi del lusso per voluttà.

Gli adulti hanno creato città economicamente non più sostenibili per chi non può contare sui soldi di Papà, i quali appena possono, e sempre SE possono, scappano all’estero, essendo loro inibito qualsiasi progetto, a cominciare dalla casa, oppure rinunciano obtorto collo a studiare dati i costi sempre più incontrollati di libri ecc, come risulta da recenti analisi sociali.

A fronte di milioni e milioni destinati a finanziare guerre dall’altra parte del mondo che loro non hanno, giustamente, nessuna intenzione di fare, neppure indirettamente come vorrebbero tutti quei garantiti che si godono i loro raggiunti privilegi in attesa della pensione, tanto non è un loro problema.

Ma per loro invece è un “loro” problema, e lo sarà sempre di più per chi oggi ha dieci anni, per cui la gran parte dei giovani diserta da tempo le urne perché non crede nella politica degli adulti, il che non significa giustificare atti di vandalismo, ma semplicemente suggerire a chi detiene il potere, ma su cui incombe anche l’onere di occuparsi dei disagi incipienti, di affrontare la nuova emergenza sociale cercando di intervenire sullo stato delle cose.

Che non significa sbattere in galera chiunque non si allinea allo status quo del capitalismo finanziario del terzo millennio che ormai ha cancellato la classe media su cui fino a ieri si reggeva la forza di una città come Milano, anche perché, quanto alla sicurezza, invocata dai più, la storia insegna che non sempre la repressione è il giusto rimedio di fronte a una rivolta sociale che si allarga a macchia d’olio.

Chiudo citando quanto disse col senno di poi l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad Aldo Cazzullo in un’intervista al Corriere della Sera del 25 gennaio 2007, ricordando quanto era stato Ministro degli Interni in uno dei periodi più complicati per l’ordine pubblico nel nostro Paese:

«Io ho stroncato definitivamente l’autonomia: mandando i blindati a travolgere i cancelli dell’Università di Roma e rioccuparla dopo la cacciata di Lama; poi inviando a Bologna, dopo la morte di Lorusso, i blindati dei carabinieri con le mitragliatrici, accolti dagli applausi dei comunisti bolognesi. Tollerammo ancora il convegno di settembre; poi demmo l’ultima spazzolata, e l’autonomia finì. Ma la chiusura di quello sfogatoio spostò molti verso le Brigate Rosse e Prima Linea, Incanalando la violenza verso la piazza, l’avremmo controllata meglio, e alla lunga domata. Riconquistando la piazza, si spinsero le teste calde verso la violenza armata».