Che strano decennio sono stati gli anni Novanta. In Italia, iniziano con il botto del movimento studentesco della Pantera. Nel mondo, finiranno altrettanto clamorosamente, il 30 novembre 1999, con 60mila attivisti che attaccano e bloccano la riunione del WTO.
Anubi D’Avossa Lussurgiu, scomparso a 55 anni, questa mattina per infarto cardiaco, è stato uno dei grandi protagonisti di quella stagione. Appena maggiorenne, partecipa al movimento della Pantera alla Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma, diventa uno dei leader negli anni seguenti del movimento dei disobbedienti di Roma, la sua figura carismatica e i suoi interventi diventano una consuetudine nel movimento dei Centri Sociali di Roma e non solo. La preparazione e la partecipazione al G8 di Genova nel 2001, i suoi interventi allo stadio Carlini (in particolare, quello drammatico con l’annuncio della morte di Carlo Giuliani), la complicità nella costruzione della MayDay e degli Stati Generali della Precarietà, i giorni del fumo dei lacrimogeni nel 2004 e nel 2011 a Roma: tanti sono i momenti in cui Anubi è stato un protagonista dei movimenti che si sono succeduti nel tempo.
Anubi allo stadio Carlini durante il G8, 20 luglio 2001: autore N/A
Anubi ha avuto anche molti contatti con le istituzioni, ha lavorato con Rifondazione Comunista e con Fausto Bertinotti, ma non si è mai fatto attrarre dalle lusinghe della “carriera politica”. Ha sempre scritto, giornalista del quotidiano Liberazione e poi autore di libri e di saggi.
In una intervista concessa nel 2010 a Carmelo Albanese, Anubi afferma:
“Il vuoto storiografico e mediatico rispetto alla Pantera, corrisponde per inverso ad un pieno di quell’esperienza che ci aiuta a restituire un ponte con le esperienze di dissenso successivo, che sono molte, che ci sono ancora, che ci saranno sempre e con le quali dovranno fare i conti tutte le forze che lavorano contro l’emancipazione degli individui”.
Un decennio che metabolizza la repressione e il riflusso degli anni Ottanta e apre a una nuova stagione di lotta e di creatività. Il movimento della Pantera ha inizio quando il sesto governo Andreotti, a fine 1989, chiamò a ricoprire la carica, appena istituita, di Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, il socialista Antonio Ruberti.
Tra i suoi primi atti ci fu quello di promuovere un disegno di legge che prese il suo nome, per attuare l’autonomia universitaria prevista nel provvedimento del quale era stato tra gli ispiratori, che contemplava l’ingresso di servizi e capitali messi a disposizione da privati nelle università. L’università, inoltre, avrebbero potuto concludere accordi anche con privati per ogni forma di cooperazione didattica, accettare finanziamenti privati per ricerche specifiche e sviluppare con privati ogni forma di collaborazione scientifica. Di fatto, si prevedeva l’autonomia finanziaria degli atenei e si consentiva loro di accettare ulteriori finanziamenti privati. Si apre così la strada alla privatizzazione del sapere e della ricerca per finalità di profitto privato e cominciava il processo di smantellamento dell’università pubblica con il suo definanziamento. A 35 anni di distanza possiamo documentare il risultato di tali provvedimenti.
Ma il movimento della Pantera non si limita a denunciare tutto ciò e a contrastarlo. Apre anche nuovi spazi di agibilità e socialità politica e di comunicazione alternativa. Le nuove tecnologie diventano oggetto di riappropriazione, dal fax sino a nuove forme sperimentazione di comunicazione e di giornalismo dal basso che vedono nella nascita di Indymedia l’esempio più eclatante. Ma la critica sociale che parte da quella rottura – simbolicamente rappresentata dalla performance satirica intitolata “funerale degli anni Ottanta” che gli studenti mettono in scena a Firenze nel gennaio 1990 – non si arresta con il finire dell’occupazioni universitarie e il tentativo di rimozione di quel movimento ma si allarga alle realtà metropolitane.
Cominciano a diffondersi nuove occupazioni che daranno vita al movimento dei Centri Sociali, a sperimentazioni di autoproduzione culturale, musicale, teatrale e artistica, che vedono le realtà milanese e romana particolarmente attivi.
In questo fermento, si definiscono nuovi elementi di critica delle trasformazioni economiche e produttive che caratterizzano la fase del postfordismo e la sua evoluzione verso il capitalismo cognitivo. Le nuove teorizzazione hanno spazio in riviste culturali e politiche per lo più autoprodotte (Luogo Comune, DeriveApprodi, Altre Ragioni, Riff Raff, Infoxoa, Futuro Anteriore e poi Posse, per citarne alcune) che trovano facile linfa proprio in quella nuova generazione e che faranno da incubatore al movimento di critica alla globalizzazione che vedrà il suo fragoroso debutto proprio a Seattle alla fine di questo ricco decennio. E poi direttamente nel movimento dei disobbedienti e in quello della MayDay.
Anubi D’Avossa Lussurgiu ha fatto parte di tutto questo e noi lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre vivace, sempre pieno di idee, acuto, veloce, indaffarato, infaticabile. Stravagante e bello, Anubi, dal nome tanto impegnativo. Ci resta in mente il tuo sguardo, gli occhi neri e profondi. La vita è stata ingiusta, troppo breve per te ma è stata bella. Continuiamo “a fare i conti con quelle forze che lavorano contro l’emancipazione degli individui”, come dicevi. Stai con noi, Anubi. Chi ha compagn* non morirà mai.
Il nostro abbraccio ai tuoi figli e alla tua compagna.


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