Siamo liet* di pubblicare la traduzione, a cura di Chiara Catalisano, di un importate pezzo di Laurie Penny apparso su Longreads lo scorso 18 gennaio. 

Il problema della violenza sessuale non può essere separato dal problema della sessualità stessa. L’ubiquità della violenza sessuale è ovviamente connessa a ciò che viene considerato il sesso comune, ordinario, i ‘fatti’ del piacere e del desiderio.

  • Linda Martin Alcoff, Rape and Resistance

Questo tipo di ossessioni si esauriscono sempre da sole, prima o poi.

  • Andrew Sullivan, New York Magazine

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Ragazze mie, guardate cos’abbiamo combinato. Abbiamo esagerato. Il crescente backlash nei confronti di MeToo ha assunto una forma che ora potrà finalmente riconoscersi allo specchio. Le accuse sono: isteria, panico morale, sessuofobia, odio verso gli uomini. Più precisamente, come lamenta Andrew Sullivan nell’edizione del New York Magazine di questa settimana, “denunce legittime di orrendi abusi di potere si sono trasformate in una più ampia rivoluzione contro il patriarcato”. Beh, sì. È proprio questo il punto.

Sullivan non è l’unico ad accusare il movimento MeToo di essere diventato un panico morale sulla sessualità stessa, e si unisce al coro di quelli che continuano a preoccuparsi e avvertirci che se tutto questo andrà avanti gli uomini perderanno ingiustamente il lavoro, e davvero, cosa può esserci di più grave?

La narrazione che è stata messa in circolo è che le donne, le ragazze e una manciata di uomini presumibilmente manipolati si sono fatti così tanto trasportare dalla rabbia e dalla sbornia di potere che, secondo un articolo pubblicato dall’Atlantic, sono diventati “pericolosi”. Ovviamente. Cosa c’è di più terrificante di una donna potente e arrabbiata, soprattutto se sotto sotto ti interessa più di startene tranquillo di quanto abbia a cuore la giustizia? Era chiaro che la contronarrazione si sarebbe sviluppata in questo modo: uno psicodramma su quelle streghe castranti delle femministe che mandano in delirio la loro folla di seguaci, interpretando qualsiasi avance un po’ maldestra come tentato stupro e omicidio. Sappiamo già cosa succede quando le donne vanno fuori di testa, no?

Queste sono accuse serie. Troppo serie per essere liquidate così. Io non voglio farlo, soprattutto perché sono una donna queer, e non prendo alla leggera il concetto di panico sessuale. Dunque, perché così tante persone sono così ansiose di pensare che questo lo sia? La risposta più semplice: è facile – molto, molto più facile – inventarsi un attacco alla sessualità di quanto lo sia immaginare un attacco al patriarcato.

Non è il sesso il problema. Il sessismo è il problema, insieme alla sconvolgente marea di uomini e donne che sembrano incapaci o non intenzionati a distinguerli. In ogni caso, un attacco alla sessualità troverà sempre reclute lungo tutto lo spettro politico, oltre che tra le armate di morbosi amorali da tastiera che vogliono solo leggere cosa combinano le celebrità nelle stanze d’hotel.

Un attacco al patriarcato, alla supremazia maschile e all’oppressione sessuale – tutto questo è molto più difficile da accettare. Molto più difficile da concedere. Più facile spostare il discorso su note pruriginose e aspettare che l’intera cosa si esaurisca da sola. Ma, perdonatemi, se pensate che questo movimento abbia già esaurito la sua carica non avete idea di come ragionano le donne, e non immaginate neanche cosa sta per succedere.

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D’accordo, ragazze, vi siete divertite e ci avete fatto prendere un bello spavento, ma ora basta. Se riportassimo questa rivolta totale contro l’entitlement sessuale maschile al ripiano della cucina che gli spetta, ci sentiremmo tutti più a nostro agio – o almeno, gli uomini presenti si sentirebbero a loro agio, e sappiamo bene che è questo ciò che conta davvero.

Guardate cos’è successo al povero caro Aziz Ansari. Ci avevano avvertiti che prima o poi sarebbe andata a finire così, e noi non li abbiamo ascoltati. Un uomo sulla trentina, famoso e di successo, va a un appuntamento con una ventenne sconosciuta; tornano a casa insieme, lui insiste per scopare, lei non è forte abbastanza da dire di no, o dargli un bel ceffone come una vera donna avrebbe fatto – come facevano le donne di una volta –  e così, come la snowflake che è, si arrabbia e va a casa – e sappiamo tutti come va a finire.

Lui vince un premio, e lei decide di vendicarsi. Va dalla stampa, la quale riporta l’incontro in un articolo pieno zeppo di dettagli imbarazzanti, lo sciame di femminazi in preda al delirio MeToo prende il sopravvento, la macchina dell’isteria va fuori giri e boom: di botto, la sua carriera è finita. Ora quel povero ragazzo è, per tutti, un mostro e uno stupratore. Sarà bandito da tutte le reti e non lavorerà mai più. Un altro soldato caduto nella battaglia dei sessi. Prevedibile. Tragico. Non fa altro che dimostrare quanto siano deboli le donne di oggi, quanto odino gli uomini e il sesso, e come non perdano una sola occasione per esagerare e fare le vittime.
O almeno, questo è quello che avrebbe dimostrato se quanto sopra fosse davvero successo.
Quello che in realtà è successo è piuttosto diverso.

Quello che è successo è questo: un uomo si è comportato da maleducato, credendo che gli spettasse di scopare, e ha fatto star male una persona. Lei glielo ha comunicato e lui si è scusato, prendendo sul serio il suo disagio. Una rivista trash e senza scrupoli ha rincorso questa donna per farle raccontare la sua storia, che poi ha riportato nello stile sensazionalistico tipico degli scandali sessuali delle star. La rivista Babe ha strumentalmente impostato il pezzo in modo da attirare la massima attenzione, far deragliare l’importante lavoro svolto dalle attiviste, e umiliare le persone coinvolte. Il pezzo originale uscito su Babe è una dimostrazione pratica di quanto la stampa sensazionalistica possa essere spregevole quando tutto ciò che gli interessa è far sbavare i suoi lettori. L’articolo mette entrambe le parti nella peggiore luce possibile: Ansari ne esce come un vero stronzo patentato, e “Grace” non sembra una giovane donna che ha sinceramente avuto un’esperienza sgradevole, ma una ragazzina incattivita che vuole ferire un uomo che l’ha ferita a sua volta, rovinarlo proprio come la stampa dell’ultimo periodo dice che le donne vogliono fare con gli uomini. La reporter la fa sembrare un’isterica, qualcosa che lei di sicuro non è, perché nessuno lo è, perché l’isteria è un falso disturbo inventato da un’istituzione medica centocinquant’anni fa per patologizzare donne traumatizzate e frustrate che volevano una vita migliore.

Sfortunatamente per chi sperava che qualcosa si inceppasse nel meccanismo di questa inarrestabile macchina del cambiamento sociale e sessuale, quello che davvero questo episodio ci mostra è una caccia alle streghe spietata e disgustosa che, però, non è diventata realtà. Ansari ha ancora una carriera, e starà bene – non per via di quelli che si preoccupano e ci dicono di smetterla perché stiamo esagerando, ma perché questo movimento è onesto. Questo movimento è qualcosa di più di una sala da ballo piena di fragili fanciulle che svengono alla vista delle loro stesse caviglie. A quanto pare, la maggior parte delle donne è in grado di distinguere tra un abuso sessuale e un brutto appuntamento. E il sesso è un’altra di quelle cose che proprio non abbiamo bisogno che gli uomini ci spieghino.

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Vogliamo parlare di repressione sessuale? Della volontà di far passare le donne per delle fragili casalinghe vittoriane? L’idea che siano le donne le nemiche della libertà in un mondo in cui, per secoli, l’insulto peggiore da rivolgere a una donna è stato “facile” oppure “troia”, in cui se una donna o una persona queer esprimevano la loro sessualità in maniera libera allora se l’erano andata a cercare – questa sarebbe un’idea ridicola ovunque, ma in America? In una nazione in cui l’aborto legale è tutt’altro che impossibile da ottenere in qualunque stato fatta eccezione per quelli più progressisti, dove i legislatori conservatori di ogni distretto si premurano di assicurare non solo il diritto all’interruzione sicura di una gravidanza, ma anche l’accesso ai contraccettivi?

Non abbiamo neanche iniziato ad avere una conversazione seria sull’importanza di porre le basi per una vera libertà sessuale, che valga per la maggior parte degli esseri umani. Se volete la libertà sessuale, rendete la contraccezione, la cura della salute riproduttiva e l’interruzione di gravidanza gratuite e facili da ottenere. Allora sì che si potrà parlare di “difesa della sessualità”, caro Sullivan.

Se qualcuno è confuso in merito alla differenza tra sesso e violenza, e opera dietro l’assunto che gli uomini siano sempre e comunque animali incapaci di controllare i loro istinti, queste non sono le donne. Sono gli uomini, perché loro sono stati educati per concepire il sesso e la violenza come sinonimi, ed è la stampa generalista, perché quel cocktail di celebrità, sesso e violenza ha sempre venduto copie.

Parte della confusione è sorta dall’evidente soddisfazione con cui la stampa ha affondato i suoi artigli nei singoli responsabili, ripetendo in maniera scabrosa i dettagli delle presunte trasgressioni e mettendo in secondo piano le esperienze delle vittime e delle sopravvissute. Come se il cosiddetto scandalo fosse l’atto sessuale in sé, e non invece che la scopata o il sesso orale o la sega nel vaso di fiori non fossero consensuali.

La stampa arretrata e bigotta è sempre esistita. Gli stessi tabloid che vendono milioni di copie stampando foto di ragazzine in topless salteranno allegramente sul primo carro di slut-shaming che vedono arrancare verso un passato di repressione sessuale.

Non sembrano essere le donne, per la maggior parte, quelle incapaci di distinguere tra sesso e violenza – non quando la posta in gioco è così alta. Il che è davvero incredibile, dal momento che per la gran parte della nostra vita siamo state, soprattutto se etero, costrette a credere che le molestie siano normali. Siamo state cresciute con l’idea che dobbiamo essere timide e riservate riguardo i nostri desideri, che i nostri corpi sono fatti per essere desiderati e posseduti dagli uomini, e in tutto ciò siamo anche responsabili di mettere i confini. Ci hanno detto che il massimo che possiamo aspettarci, se facciamo le brave, se non siamo troppo provocanti e se non ci arrabbiamo troppo, è di non essere stuprate.

Dobbiamo anteporre il benessere degli altri al nostro in qualsiasi contesto anche solo lontanamente sessuale. Non dobbiamo essere maleducate. Non dobbiamo turbare o intimidire il maschio in questione. Dobbiamo dire di no quando davvero lo pensiamo, ma dobbiamo anche preoccuparci di non offenderlo o minacciare la sua virilità, perché dio solo sa cosa può succedere in quel caso. Ed è in questo modo che il backlash si è ritorto contro se stesso. Invece di mostrare un movimento che è andato troppo oltre, invece di provare che MeToo è semplicemente – come dice quella famosa lettera sulla stampa francese – un attacco nei confronti degli uomini, la storia di Grace e Aziz ha aperto un dibattito completamente nuovo su ciò che ci aspettiamo dal sesso, anche quando è tecnicamente consensuale. E pare proprio che non abbiamo ancora finito.
Siamo ben lontane dall’aver finito.

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Esisteranno sempre certi elementi della società, vigliacchi e conservatori, che non vedono l’ora di prendere anche una sola storia raccontata in maniera irresponsabile e usarla per mandare all’aria un intero movimento, e non dobbiamo lasciarglielo fare, perché tutto questo è troppo importante. C’è uno schifoso doppio standard in questa storia. Per come stanno le cose oggi, l’azione di un uomo che sbaglia e ferisce qualcuno potrebbe, una volta tanto, rovinargli la carriera. Viceversa, se una donna sbaglia e ferisce qualcuno a sua volta, o lascia che la sua sofferenza venga distorta per servire gli interessi di un’altra persona, rovina non soltanto la sua reputazione, ma per estensione quella di tutte le altre donne.

Ecco che succede quando il patriarcato è sotto attacco. Le cose si mettono male. Aumentano le manipolazioni psicologiche. E le donne sono sempre le prime a perdere. Ma ho un suggerimento per quelli che hanno provato a usare questo momento di crisi per condannare il movimento intero, e hanno fallito: signori, non metteteci alla prova. Le donne che amano la loro libertà sono troppo abituate a sentirsi dire che hanno esagerato – ce lo siamo sentite ripetere per secoli, ogni volta che abbiamo provato a fare un solo passo in avanti.

La verità è che non siamo ancora andate abbastanza lontano, e abbiamo molto poco da perdere. Attaccare la nostra reputazione, chiamarci bugiarde, provare a umiliarci e ad allontanarci tra noi – è uno spettacolo già visto. Provateci e vedrete. Non andrà nel modo che volete voi.

No, dico sul serio. Mi sono insinuata tra le pieghe di questa confusa battaglia culturale per darvi questo consiglio, quindi prendetelo seriamente, è per il bene di tutt*.

I termini della guerra di sesso e potere sono cambiati, e così le armi. La violenza fisica e le minacce non funzioneranno. State provando a combattere contro sospetti, voci e deduzioni, contro una rabbia legittima, contro accuse di ipocrisia, sfruttamento e condotte disumanizzanti che colpiscono nel segno e affondano carriere. E state provando a combattere questa battaglia con un arsenale che non sapete usare, contro un’armata che si è allenata con queste armi per generazioni, perché gli strumenti della lotta emotiva sono gli unici che gli sono stati concessi, perché sono donne.

Perderete.

Non mi importa che giochiate in casa, o che vi sia sempre stato detto che sesso e potere vi appartengono e che potete dettare le regole del gioco. Volete scontrarvi con le donne su chi abbia subito più torti in questo campo. Un sacco di persone hanno anche provato a invadere la Russia durante l’inverno.

Mi spiace deludervi, ma le donne non sono impazzite. Sono molto, molto arrabbiate. C’è una bella differenza. Non siamo su un treno fuori controllo, le donne continuano a essere alla guida di questa rivoluzione sessuale – perché è così che si chiama – e il dolore e la rabbia che alimentano il motore sono molto più profondi di quanto volessimo immaginare. Sembra proprio che le donne vogliano di più. Più del diritto di fare i nostri lavori senza essere continuamente molestate. Più dagli uomini, qualcosa che non sia solo essere in grado di tenere le mani a posto in ufficio. A quanto pare, tutto questo riguarda anche la camera da letto. Lo ha sempre fatto. È spaventoso, lo so, ma è così: le donne vogliono di più, si aspettano di più, ed è arrivato il momento di ottenerlo.

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Torniamo, se volete, al caso Ansari. Se crediamo a quello che Ansari stesso ha confermato a proposito di quella notte, tre cose sono veramente successe, di tutta quella storia:

  • È stato prepotente e maleducato con una ragazza.
  • Non si merita di andare in galera o di essere messo sulla lista nera, ma questo non vuol dire che si sia comportato in maniera normale e accettabile.
  • Praticamente ogni donna che ho conosciuto ha avuto un’esperienza sessuale simile – e di nuovo, questo non rende quello che è successo una cosa normale o accettabile.

L’ultimo punto influenza i primi due. Il fatto che queste esperienze siano così comuni è proprio il motivo per cui meritano attenzione, per cui non dovrebbero essere relegate in uno scatolone con su scritto “donne che si lagnano troppo”. Noi donne non ci lagniamo abbastanza su quanto il sesso possa fare schifo per noi, anche quando è tecnicamente consensuale, anche quando non è stato commesso alcun crimine.

Siamo state educate per non fare storie, così come gli uomini sono stati cresciuti con l’idea che il sesso sia qualcosa che devono estorcere alle donne. Il sesso sgradevole e disumanizzante non è normale e non è accettabile – è solo molto, molto comune. E poiché è così comune, poiché molte di noi hanno vissuto qualcosa di simile, è facile derubricarlo a “brutto appuntamento”. La storia dell’appuntamento andato male, della brutta scopata e del pessimo matrimonio è facile e rassicurante da raccontare – quasi quanto la storia della ragazza che diventa isterica e rovina la vita di un uomo per via di una brutta serata. Peccato non sia così semplice.

La sessualità è molte cose diverse, ma raramente è una cosa semplice. Contrariamente alla narrazione che gli oppositori del MeToo hanno diffuso, a molte donne non piace pensarsi come vittime. Molte di noi preferirebbero la versione della storia in cui eravamo in controllo per tutto il tempo, in cui la sofferenza e la delusione sono state colpa nostra, perché in quel modo è più facile riappropriarsi delle cose spiacevoli che ci sono successe e dare un significato al modo in cui ci hanno fatte sentire riguardo i nostri corpi, e riguardo il sesso in generale. È più facile sorridere e ripetere le parole che ci vengono richieste ogni volta che ci alziamo in piedi e chiediamo che le donne vengano trattate con un minimo di umana decenza: Non odiamo gli uomini. No, non odiamo il sesso. Non siamo come quelle femministe acide e moraliste di quello spaventoso passato finzionale, con i reggiseni in fiamme e le collane di teschi umani, pronte a castrare il politico di turno che per caso sfiora il ginocchio sbagliato. Non siamo fragili donnette vittoriane. Non odiamo il sesso. Amiamo il sesso e amiamo gli uomini, va bene? Ognuna di noi ama il sesso e ognuna di noi ama gli uomini, tutti gli uomini, non importa quanto male si comportino, perché questo vuol dire essere una brava ragazza: amare quello che ti dicono di amare, a prescindere da quanto ti ferisca.

“Amore” è una parola così strana e altisonante, una parola che si allarga fino a contenere tutti i silenzi, le sofferenze e i desideri che si affollano agli angoli del proprio letto. Personalmente, sì, amo il sesso, ma a volte mi fa anche arrabbiare, e altre volte vorrei che non dovesse far soffrire in questo modo. È una cosa che ho sentito dire da molte donne alle quali sono vicina, in quest’ultimo periodo in cui siamo state in grado di parlarne più liberamente. Forse vi piace il sesso, ma vorreste che questo non venisse al prezzo della vostra dignità, del vostro sostentamento, della vostra autostima. Vorreste essere libere di farlo alle vostre condizioni. Vorreste poter chiedere quello che desiderate ed essere ascoltate. Vorreste poter parlare di tutte le volte che non vi andava davvero di farlo ma l’avete assecondato per farlo contento, o per proteggervi. Magari vorreste ricordare com’era sentirsi piene di desiderio, o provare ancora il piacere dell’aspettativa prima che il trauma e gli abusi lasciassero i loro segni sul vostro corpo. O magari, così tante persone hanno usato il sesso come un’arma contro di voi che non vi piace più, non adesso, e anche questo va bene. Chiedere alle donne se amano il sesso (sottinteso: con gli uomini) è come chiedere al personale d’accoglienza come si trova sul posto di lavoro mentre il capo sta origliando.

Trasformare un attacco alle ingiustizie in campo sessuale in un attacco alla sessualità è comodo, facile e completamente sbagliato. Ma funziona in maniera perfetta: nessuna vuole essere chiamata frigida, che è il termine che descrive le donne che non siano delle troie. L’attrice Catherine Deneuve, assieme a un altro centinaio di cofirmatarie della lettera aperta a Le Monde, ha chiamato le donne che protestano contro le molestie “nemiche della libertà sessuale”. Il problema è che la libertà sessuale non è qualcosa di cui si possa godere in modo isolato, quando più della metà del genere umano ancora lotta per la libertà di scegliere quando, come e con chi vuole scopare.

Non sopporto che certi vigliacchi presentatori di sinistra – quelli che pensano che le donne mentano spesso sull’essere state vittime di violenza – mi chiedano di dichiarare pubblicamente quanto mi piaccia scopare. Lo stesso vale per quegli squallidi conduttori politicamente scorretti e antifemministi che però, allo stesso tempo, provano a rendere illegali i contraccettivi perché “lo dice Gesù”. Tutti hanno dei problemi con la sessualità. Non ne parleremmo in questo modo se non li avessimo.

Quelle fragili signorine vittoriane, con i loro corsetti e i loro sali profumati, sembrano venir fuori in tutte le critiche più scontate e prevedibili a MeToo – vale la pena chiederci chi fossero e che parte giocavano nella lunga e bizzarra storia della sessualità umana. Perché quelle donne sembravano così spaventate dal sesso? La risposta è che, non molto tempo fa, il sesso era davvero terrificante se eri una donna – e lo è ancora per molte donne e ragazze di tutto il mondo. Il sesso era pericoloso. Poteva danneggiarti o addirittura ucciderti, e il fatto che probabilmente ti andasse di farlo rendeva la cosa ancora più inquietante: desiderare qualcosa che può metterti nei casini non fa sparire il desiderio, al limite lo rende più spaventoso.

Un sacco di uomini ancora non si spiegano perché le donne si siano prese il compito di disciplinare la sessualità: non perché non avessero desideri, ma perché dovevano pagare a caro prezzo le conseguenze dei desideri degli uomini, prim’ancora che gli venisse in mente di averne di propri. Perché il sesso rappresentava un pericolo. Non c’è bisogno di andare troppo lontano nel tempo per accorgersi di quanto fosse insidioso per le donne – e in molti paesi lo è ancora.

In realtà, non dovremmo essere costrette a scegliere tra combattere le violenze ed esprimerci sessualmente. Ancora oggi, da secoli, ci ordinano di deciderci: o l’uno o l’altro. Non possiamo pretendere che la nostra integrità fisica venga rispettata e allo stesso tempo sentirci libere di essere seducenti, di vestirci e di camminare in un certo modo, di dare l’idea di volere qualcosa che le “brave ragazze” non dovrebbero desiderare. Agli uomini può essere gentilmente chiesto di non molestarci quando si sentono provocati, ma non appena esprimiamo un pizzico di desiderio attivo può succederci di tutto.
La battaglia contro la violenza sessuale e quella contro la repressione sessuale sono due facce della stessa medaglia: separarle significa mandare a monte l’intera impresa. La cosiddetta liberazione sessuale della generazione dei nostri genitori e dei nostri nonni ha fallito pensando che si potesse ottenere una libertà sessuale senza affrontare la supremazia maschile e il sessismo, e restando attaccati alla rassicurante illusione che le donne abbiano meno desiderio degli uomini; che la libertà sessuale femminile possa essere messa in secondo piano e che ogni donna che ne faccia una questione centrale possa e debba essere punita.

Questo è il motivo per cui, in tanti paesi in un cui aborto e contraccettivi sono strettamente controllati, vengono fatte delle eccezioni nei casi in cui la persona che voglia interrompere la gravidanza sia stata violentata: il vero problema è ed è sempre stato il controllo della sessualità; non i bambini non nati, ma le donne adulte che pensano di potersi scopare chi vogliono e passarla liscia. Solo gli uomini possono evitare di assumersene la responsabilità.

Nel mondo reale, a nessuno è stata rovinata la carriera perché ha chiesto a una donna di uscire. C’è una differenza tra una proposta educata e molestie aggressive e ripetute, o un capo che si rifiuta di tenere le mani a posto perché è convinto che il suo potere e la sua superiorità di grado lo legittimino a toccarti. Si potrà ancora flirtare, ma a giudicare dal panico che ha scatenato ogni discorso legato al MeToo che non riguardasse una palese aggressione, non sono le donne a essere confuse sulla differenza tra una molestia e un’avance: sono gli uomini. Questa è, purtroppo, una conseguenza prevedibile della narrazione che associa la sessualità maschile alla violenza, che dice agli uomini e ai ragazzi eterosessuali che i loro istinti sono pericolosi e incontrollabili e che se non riescono a convincere una donna a farsi scopare, allora non sono veri uomini.

Dobbiamo capire che finché la sessualità femminile sarà bloccata da ogni lato da un grande e terribile muro di intimidazioni e violenze, finché non saremo in grado di accedere liberamente ai nostri impulsi erotici e pensare a ciò che desideriamo davvero, finché i nostri corpi saranno monete di scambio per le briciole di potere che gli uomini lanciano sotto il tavolo per farci azzuffare tra noi, le donne non saranno sessualmente libere – e questo vuol dire che nessuno lo sarà. Dobbiamo capire che lo stupro è uno strumento di repressione sessuale tanto quanto lo è di oppressione, e che una lotta contro la cultura dello stupro è una lotta per la libertà sessuale – le fondamenta senza le quali una vera liberazione sessuale fallirà miseramente.

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MeToo non è andato “troppo in là”. Non abbiamo ancora fatto abbastanza. Non finché non avremo raggiunto una vera libertà sessuale, per tutt*. Credo che il prossimo passo coinvolgerà un processo di verità e riconciliazione. Cultura dello stupro e arroganza misogina sono le chiavi in cui è cantato questo coro d’insoddisfazione. Significa che un sacco di sesso tecnicamente consensuale è comunque squallido e deludente, specialmente per le donne coinvolte, ed è il motivo per cui battersi per un modo migliore di vivere la sessualità – con meno ‘Cat People’, approcci forzati, e ragazzi progressisti che ci mettono un po’ troppo a capire che non sei dell’umore giusto – è altrettanto rivoluzionario.

Come ha scritto Ellen Willis in un saggio fondamentale dal titolo “Verso una rivoluzione sessuale”, la coercizione è “uno strumento di repressione”. Non denunceremo gli uomini solo perché si sono comportati in maniera irrispettosa nei nostri confronti, e una ventina di esseri umani dell’emisfero nord saranno contenti che io lo sottolinei – ma vale la pena chiedersi come mai lo facciano così spesso. Il fatto è che se non dimostrate sensibilità per i desideri e i bisogni di chi avete di fronte – o in qualunque posizione si trovi – non sarete mai un granché a letto. Lei potrà anche evitare di dirvelo, magari perché teme che irritarvi o ferire il vostro orgoglio possa avere conseguenze ancora peggiori, e potrebbe anche aver ragione. Ma fidatevi: trattare le donne come degli esseri umani, esseri umani con una volontà, dei desideri e delle vite interiori incasinate, persone che, come voi, sono costrette a vivere in un sistema patriarcale, che possono cambiare idea e vergognarsi e, ogni tanto, portarsi a letto tutti i loro traumi passati, proprio come voi –  ecco, questo è un atteggiamento vincente con chiunque. Il trucco è che non c’è proprio nessun trucco.

Come diceva l’altro giorno la mia amica Meredith Yayanos, forse il miglior sesso della nostra vita non esiste ancora. Quando esisterà, sarà in un mondo oltre la cultura dello stupro. In dieci anni passati a scopare come se stessi vivendo agli albori di un paese migliore, ho trovato spazi in cui, per un po’ di tempo, una vera libertà sessuale mi è sembrata possibile. Di solito erano spazi queer, o comunque luoghi che mettevano in discussione le concezioni normative di genere e desiderio. Ma non erano che crepe in una corazza di violenza, minuscoli frammenti nel fragile esoscheletro sociale fatto di sessismo e vergogna, che continuava a imprigionarci in monadi piene di paura e desiderio, anche quando ci toglievamo i vestiti. Mi sono trovata a sbattere la testa contro la cultura dello stupro più e più volte, e ho avuto a che fare con una serie di comportamenti egoisti e irrispettosi da parte di uomini adulti: la fragilità e la violenza di una mascolinità che avrebbe potuto essere di gran lunga migliore. Ma volevo di più, e lo voglio ancora. E le donne che vogliono di più rappresentano un problema.

Dubito che questa grande rivoluzione antisessista sul consenso vorrà dire niente più cuori infranti e sentimenti feriti. Non vi mentirei mai su questo. Forse le relazioni finiranno meglio e sarà più facile riprendersi, ma posso parlare solamente sulla base della mia esperienza. Sono stata ferita e delusa da alcuni, rari soggetti che sono riusciti a trovare modi completamente nuovi per farmi del male – modi che non includevano violenze sessuali o una scarsa considerazione di me come essere umano, anche se io ero donna e loro no. Si può essere antisessisti sulla carta ed essere comunque degli stronzi manipolatori, ci vuole solo molto più impegno e immaginazione. Faccio tanto di cappello al cospetto di questi rari uomini, e probabilmente finirò per levarmi anche qualcos’altro in futuro, perché certe persone sono affascinanti e la carne è debole.

Solo quando accetteremo l’idea che la sessualità maschile non sia intrinsecamente violenta e oggettificante potremo chiederci perché una grossa parte di questa lo è. Perché dobbiamo accontentarci del sesso forzato e insoddisfacente che spesso viviamo sotto il patriarcato e considerarlo la norma? Non possiamo fare di meglio?

Possiamo, e dobbiamo – per ragioni che vanno al di là della camera da letto. Se il problema principale della cultura dello stupro e della repressione sessuale fosse il fatto che rendono il sesso meno piac