Presentiamo la relazione svolta durante il convegno: “Il potere a Milano dopo Expo” che si è tenuto all’Università Statale di Milano il 17 febbraio 2016, organizzato dal Laboratorio Off Topic: un primo bilancio dell’evento milanese dello scorso anno. In questo intervento si analizzano i primi dati del bilancio di Expo SpA dopo 6 anni di attività e in via di liquidazione il prossimo giugno: un argomento sul quale vige un silenzio assordante. Gli atti del convegno sono già disponibili in cartaceo presso Piano Terra e saranno presto disponibili in pdf qui.

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1. Expo come paradigma dell’economia dell’evento

Expo oggi ha rappresentato all’interno dei processi di valorizzazione di una realtà metropolitana come può essere Milano un buon esempio di ciò che possiamo definire economia dell’evento. L’economia dell’evento descrive una settore produttivo immateriale, ad alto valore aggiunto (molto di più di qualunque produzione materiale e tangibile), in quanto snodo sempre più nevralgico per la produzione  di linguaggio, comunicazione e immaginazione in grado di incidere direttamente sui processi di finanziarizzazione e sulla produzione di immaginario, oggi il core della generazione di plusvalore e luogo di misurazione dello sfruttamento del lavoro nel capitalismo bio-cognitivo contemporaneo.

E infatti, l’economia dell’evento si basa su due meccanismi di finanziarizzazione: una finanziarizzazione che possiamo definire ex-ante e una finanziarizzazione ex-post. La prima riguarda principalmente l’economia dei servizi e delle imprese, (soprattutto di medio-grandi dimensioni) del settore movimento terra ed edilizia, di servizi di comunicazione informatica, servizi avanzati, servizi di trasporti che partecipano all’indotto Expo. Le imprese quotate in borsa beneficiano ancor prima dell’inizio dell’evento di un aumento del valore delle loro azioni grazie alle aspettative positive  che la partecipazione a Expo genera in termini di ricavi e profitti futuri. Paradigmatico è il caso di Ferrovie Nord – TreNord: da quando TreNord diventa la società di riferimento per il trasporto locale che porterà i visitatori ad Expo, si registra il triplicamento del valore delle azioni TreNord da 0,21 centesimi a 0,67. Le plusvalenze che la partecipazione all’evento Expo  crea vengono poi realizzate quanto comincia lo stesso Expo, a favore di quei gruppi  di interesse (anche presenti all’interno del management), consentendo di ottenere lauti guadagni con il minimo rischio e sforzo. L’economia dell’evento, prima ancora che l’evento si realizzi, mette così in moto processi di creazione di ricchezza finanziaria all’interno di quel processo che possiamo definire “il divenire rendita del profitto”, caratteristico dell’odierno capitalismo finanziarizzato.

Alla finanziarizzazione ex-ante si aggiunge poi quella “ex-post”, più tradizionale, una volta terminato l’evento stesso. Essa può assumere più forme, da quella tradizionale relativa alla speculazione immobiliare a seguito dei processi di gentrification dell’area dell’esposizione a quella più moderna legata alla creazione di immaginari e consenso.

Si è parlato di Expo come un’arma di distrazione di massa: potremmo anche affermare che Expo è ed è stata un’arma di illusione o di immaginario di massa. E’ sufficiente al riguardo – come ricorda Marco Liberatore – ricostruire la genealogia di immaginario sull’innovazione sociale, di avanguardia e innovazione che nell’ultimo anno ha prepotentemente preso piede a Milano, anche grazie a Expo. Termini (prevalentemente in lingua inglese) come sharing economy, co-working, smart-city, co-husing, mutualismo, che usano spesso come suffisso la sillaba “co” per rimandare così all’idea di una cooperazione sociale, hanno contribuito a creare l’immaginario di una città che, anche grazie a Expo, si è progressivamente affermato come possibile risposta alla crisi economica  e alla diffusa condizione di precarietà esistenziale. Ciò è avvenuto, tuttavia, grazie allo sfruttamento di istanze dal basso, già presenti in città, ma detournandole a vantaggio di un’organizzazione del lavoro che lungi dall’esaltare e distribuire i frutti di tale cooperazione sociale, è invece in grado di espropriarla, indirizzarla, comandarla, sussumerla a vantaggio di poche élites.

Tutto ciò è stato possibile grazie alla “capitalizzazione” (monetaria e di cooptazione) di ciò che Cristina Morini ha denominato l’economia dell’illusione, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti lavorativi. Al riguardo, infatti, uno dei meccanismi più disciplinari e di ricattabilità del mercato del lavoro di oggi, che si somma al già dirompente peggioramento materiale della precarietà lavorativa e del reddito, è quella che ha a che fare con l’illusione: ciò che viene chiamata anche economia della promessa. Se oggi sei disponibile a lavorare gratuitamente, ti prometto che poi potrai essere assunto: il baratto della disponibilità del presente con l’illusione e la promessa di un futuro più stabile e migliore. Una promessa che diventa illusione, che diventa controllo e sussunzione, subalternità culturale e mentale prima ancora che subalternità materiale. Da questo punto di vista,  Expo è stato uno dei laboratori più importante e più su larga scala (aperto dal I° contratto sindacale nel nostro paese che ha permesso il lavoro gratuito, non retribuito). Economia dell’evento, dell’illusione, della promessa: tre faccia della stessa amara medicina.

Tutti questi aspetti, la rendita finanziaria ex ante e ex post, la creazione di immaginari per imbrigliare in una logica di profitto la creatività e la cooperazione sociale, la sperimentazione el lavoro gratuito e la funzionalità di un’economia della promessa, sono gli elementi che spiegano il processo di valorizzazione dell’economia dell’evento.

Da questo punto di vista, Expo ha avuto successo: probabilmente l’unico successo ma un successo che avrà ricadute pesanti sulla capacità di sviluppare coscienza e azione critica in questa città come in altre.

2. I conti di Expo SpA: questi sconosciuti

“I conti di Expo” è un argomento tabù, così come la stessa parola Expo  lo era all’interno della giunta Pisapia, al punto da non essere mai pronunciata in termini critici nelle riunioni della Giunta Comunale.

Allo stato attuali dei fatti, pochi dati del bilancio 2015 di Expo SpA sono disponibili, in attesa che venga depositato entro il 31 marzo. L’opposizione di centro-destra (tra i grandi sostenitori di Expo e tra i primi beneficiari delle rendite generate dall’evento) ha denunciato questa carenza di informazioni, chiedendo che venga istituita una commissione d’inchiesta ad hoc. E’ chiaro, vedendo i primi firmatari (De Corato, sic!), che tale operazione è del tutto strumentale in vista delle prossime elezioni municipali, che vedranno come contendenti due manager di simile provenienza e che hanno sempre fatto gli interessi dei poteri economici e finanziari che dominano Milano.

I (pochi) dati disponibili sono tratti dal sito ufficiale di Expo SpA. Qualunque giornalista, qualunque persona interessata può quindi tranquillamente analizzare questi dati, ma ben pochi lo hanno fatto.

Per essere più chiari possibili, andiamo per punti.

a. Il capitale sociale di Expo SpA. Expo S.p.A. è stata costituita nel 2009, e i soci “pubblici” (ovvero finanziati dai contributi dei cittadini italiani) hanno versato fino al 2014 una cifra superiore ad 1 miliardo di euro (1,027 euro per la precisione), a cui si è aggiunta una contribuzione degli azionisti nell’esercizio 2015 di 286,4 milioni di euro, finalizzati al completamento degli investimenti. Il totale versato ammonta quindi a circa 1,3 miliardi di euro, con una distribuzione per i 2/3 da parte dello Stato Centrale e il resto degli Enti territoriali. In particolare:

  • il Ministero Economia/Infrastrutture e Trasporti (64%)
  • la regione Lombardia (12%)
  • il comune di Milano (12%)
  • la provincia di Milano (6%)
  • la CCIAA di Milano (6%)

b. I risultati di esercizio di Expo SpA dall’anni di nascita (2009) all’ultimo bilancio disponibile (2014). I dati sono i seguenti (Fonte: bilanci di Expo SpA):

anno 2009: perdite nette per 8,373 milioni di Euro

anno 2010: perdite nette per 10,466 milioni di Euro

anno 2011: perdite nette per 4,161 milioni di Euro

anno 2012: perdite nette per 2,389 milioni di Euro

anno 2013: perdite nette per 7,423 milioni di Euro

anno 2014: perdite nette per 45,261 milioni di Euro

Expo S.p.A. con AreExpo SpA. e con tutta la struttura che fa capo ad Expo SpA., ha accumulato 78 milioni di perdite. A tale dato, se vogliamo essere precisi, si dovrebbe aggiungere, anche 5,033 mil. euro di contributi in conto opere versati dai soci di Expo 2015 S.p.A. e riversati a conto economico tra i “ricavi” ma che a fine bilancio devono essere restituiti Quindi, di fatto, la perdita di esercizio cumulato nei 5 anni dell’attività di Expo SpA ammonta a circa 83 milioni di Euro.

c. Bilancio preventivo Expo SpA per il 2015. I ricavi del preventivo per il 2015 dovrebbero ammontare a circa 685 milioni. Di questi 670, quindi il 98%, compaiono sotto la voce di “mobilizzi materiali in corso” e sono ancora da ammortizzare. Cosa significa? Significa che tale somma è preventivata come possibile ricavo ma tale fattibilità deve essere ancora verificati nel corso delle attività del 2015, il che al momento non è dato da sapere. Un’ipotesi plausibile è che tale cifra dovrebbe derivare dalla vendita dei terreni su cui si è svolta l’esposizione, di proprietà ora di ArExpo SpA. Solo a marzo 2015 (con enorme e colpevole ritardo) si è iniziato a pensare di cosa fare dell’area Expo. Il Ministro dell’Agricoltura Martina, esponente di spicco del Pd milanese, ha convocato gli ex proprietari dell’area di Expo (i grandi palazzinari di Milano) per chiedere se erano interessati al riacquisto in blocco dell’area. Al riguardo, ha organizzato un’asta , andata deserta, con probabile ribasso del prezzo di offerta di circa il 30%. Ne consegue che il ricavo dalla vendita dei terreni difficilmente potrà realizzare i guadagni attesi, inizialmente pari a plusvalenze di circa il 110%. Si tratta di terreni che erano stati già  pagati  un prezzo di molto superiore rispetto a quello che era il valore di mercato dell’epoca grazie al fatto che il Commissario Expo (leggi Sala) ha modificato la destinazione d’uso. In poche parole, si tratta di una cifra che è ancora tutta da incassare e di cui non è certa l’entrata. Tutto dipenderà dalle decisioni e dagli investimenti sul futuro dell’area espositiva, al momento assai vacui e incerti e comunque destinati a ricavi di medio e lungo termini e non immediati, come invece previsto nel preventivo di bilancio del 2014 per il 2015.

d. Proviamo tirare la conclusione da quanto esposto. Expo è stato finanziato per 1 miliardo e 300 milioni di euro. A tale somma si devono aggiungere gli 83 milioni di cumulo di perdite di esercizio a partire dal 2009. A tutto ciò si devono contabilizzare come ricavi effettivamente avuti i circa 680 milioni di “mobilizzi materiali in corso” ancora tutti da contabilizzare.

Se la matematica non è un opinione, il totale lordo di euro finora stanziati ammonta a circa 2 miliardi e63 milioni (da cui si potrà scalare la cifra che eventualmente si otterrà dalla vendita dei terreni).

Ne consegue che l’affermazione di Sala nella riunione del consiglio comunale del 16 gennaio di quest’anno, secondo la quale Expo si è ripagata da sola, non corrisponde a verità. Condizione necessaria, infatti,  perché sia valida, è che l’esercizio 2015 (che sarà noto a aprile prossimo) si dovrà chiudere con un attivo di 2 miliardi e 63 milioni.

Questo dato è un elemento di informazione, non di contro-informazione, perché la contro-informazione presuppone che ci sia un’informazione precedente e qui di informazione non ce n’è. Eppure sono dati facilmente reperibili. Sono stati pubblicati su alcuni siti e stime analoghe sono apparse su alcuni blog finanziari (ad esempio, un intervento di Michele Belluco del 2 novembre 2015 dal titolo: Expo 2015: bastano i 21,5 milioni di visitatori a coprire i costi dell’evento?: ).

e. Bilancio consuntivo di Expo Spa 2015: primi dati ufficiali. Sulla base di queste prime analisi, analizziamo ora i pochi dati disponibili del bilancio 2015, secondo una nota ufficiale di Expo SpA. che è stata resa nota dal Consiglio di Amministrazione il 18 gennaio scorso.  Secondo tale nota, “si prevede di chiudere l’intero corso della sua attività con un patrimonio netto positivo di 14,2 mil €, il risultato appare rilevante in quanto le previsioni economiche miravano al pareggio di bilancio alla data di conclusione dell’evento”.

Questo dato (reso pubblco prima delle primarie del Pd) è stato fortemente enfatizzato dai media. Ma la realtà sottostante è ben diversa e merita alcune riflessioni.

In primo luogo, si presenta una stima di bilancio relativo al solo anno 2015. Le perdite di esercizio degli anni precedenti (circa 80 milioni di Euro) non vengono prese in considerazioni. In secondo luogo, si fa riferimento al patrimonio netto e non all’utile. Quest’ultimo dovrebbe essere il risultato della differenza tra ricavi e costi. Il fatto che ci sia un attivo patrimoniale non implica automaticamente che ci sia anche un utile d’esercizio.

Riguardo, infatti, il conto dei profitti e delle perdite, la nota succitata ci informa che i ricavi 2015 ammontano a 736 milioni, di cui quasi il 40% (373,7 milioni) deriva dalla vendita dei biglietti. Secondo la piattaforma elettronica di emissione, ne sono stati venduti 21,5 milioni, non al prezzo ufficiale di 39 € ma ad un prezzo medio di 17,4 € (meno della metà). Nel bilancio preventivo 2015, fatto nel 2014, Expo si proponeva di incassare circa 700 milioni, solo dalla vendita dei biglietti. Tale ammanco potrebbe essere compensato dagli introiti dovuti alle sponsorizzazioni, che ammontano a 223,9 milioni, di cui, tuttavia,  178 milioni sono da “beni in natura” e non liquidità/cash. Devono perciò essere contabilizzate nello stato patrimoniale e non nel conto profitti-perdite. Infine, come ultima voce dei ricavi, ci sono 138 milioni ulteriori di voci varie (non definite nella nota) , ma di cui 51 milioni sono ancora da incassare (al punto che “la società ha deciso di accantonare un fondo rischi per 14 mil €”). Last but not least, “Alla data odierna (18 gennaio 2016, ndr.) i crediti netti ancora da incassare ammontano a circa 19,9 mil €: a seguito di analisi puntuale svolta in collaborazione con Deloitte SpA, Expo Spa ha ritenuto di accantonare un fondo rischi di circa 6 mil €”.

Per quanto riguarda invece i costi, la voce principale è costituita dalle spese per la gestione del semestre dell’Esposizione Universale (311,2 mil €), di cui “234,7 mil € per attività strettamente legate alla gestione operativa e al funzionamento complessivo dei sito espositivo e 76,5 mil € per eventi e iniziative del semestre inclusa la gestione dei partecipanti istituzionali, della partecipazione italiana, del Programma di assistenza ai Paesi in via di Sviluppo e degli sponsor”. A tali spese si aggiungono ben 175,7 milioni, circa ¼ del bilancio, per attività di promozione, comunicazione e commercializzazione dell’evento, in particolar modo per “fidelizzare la stampa amica” in ambito nazionale ed internazionale (un tempo, quando vi era più libertà di informazione, si sarebbe usato il termine marchetta). Al riguardo, si ventila l’ipotesi– ma nulla è certo – che il Corriere della Sera abbia avuto ad esempio finanziamenti cospicui per le pagine ad hoc che quotidianamente venivano dedicate (sotto dettatura?) alla promozione dell’evento Expo (ad esempio, lo scandalo della mancata assunzione di circa 400 giovani già selezionati per il veto imposto senza motivazioni dalla Questura di Milano ha avuto la visibilità di un battito d’ali). Il costo del personale ammonta invece ad una cifra risibile (45,6 mil €, compreso i costi collegati alle spese generali e di funzionamento); da questo punto di vista, Expo SpA è una delle imprese a più alto fatturato per addetto che sia possibile immaginare, a riprova del fatto che l’economia dell’evento mette in moto meccanismi che sono ad alto valore aggiunto, molto più che la produzione industriale o la produzione manifatturiera tradizionale.

3. Conclusioni preliminari

Entro il 31 marzo dovrà  essere depositato presso il Tribunale di Milano il bilancio definitivo di Expo SpA per il 2015. Secondo la programmazione decisa a suo tempo, Expo SpA dovrebbe  essere liquidata entro fine giugno 2016. A quell’epoca, sarò possibile trarre un bilancio definitivo dell’intero periodo di attività (2009-2016).

Per il momento ci limitiamo a esporre ancora i dati ufficiali. Lo scorso 9 febbraio si è svolta una riunione dei soci del CdA di Expo Spa (dopo un rinvio di una settimana, guarda caso coincidente con il periodo post-primarie Pd). In quell’occasione lo stesso Sala ha dovuto ammettere che la società ha chiuso il 2015 con un rosso compreso tra 30,6 e 32,6 milioni di euro, a seconda dei risultati finali del recupero crediti. Come si evince dal documento ufficiale pubblicato da Il Fatto quotidiano il 24 febbraio in un articolo di Gaia Scacciavillani, oltre a ribadire la rilevanza del risultato a livello di patrimonio netto, positivo per 14,2 milioni, si legge anche che “in considerazione delle spese strutturali previste nei primi mesi del 2016 (quantificabili in 4 milioni mensili), è probabile una ricaduta nelle previsioni dell’articolo 2447 del codice civile durante il mese di marzo”. Il che significa, in altre parole, che secondo i calcoli del consiglio guidato dallo stesso Sala, da febbraio 2016 le disponibilità liquide di Expo 2015 si sono esaurite, ma non le spese. E andando avanti così, è sempre la stima del Cda, è prevedibile che entro il mese prossimo la società arrivi ad accumulare perdite superiori a un terzo del suo capitale. Una situazione in cui l’articolo 2447 c.c. impone l’abbattimento del capitale stesso e il suo contemporaneo aumento per riportarlo al minimo legale.

La situazione contabile critica è stata sottolineata dal collegio sindacale di Expo 2015 che, nel corso della riunione sempre del 9 febbraio, oltre a deliberare la messa in liquidazione della società, ha chiesto “chiarezza in relazione alla necessità di risorse per la liquidazione” stessa. Richiesta che è stata pure condivisa dal magistrato della Corte dei Conti, Maria Teresa Docimo.

Nella stessa riunione sono stati nominati anche i liquidatori:  il prorettore della Bocconi Alberto Grando, Elena Vasco (Camera di Commercio), Maria Martoccia (ministero Finanze) e i confermati Domenico Ajello (Regione Lombardia) e Michele Saponara (Città Metropolitana) (per i quali è stato fissato un compenso complessivo di 150mila euro).  E’ stato concesso un tempo di  90 giorni per elaborare un progetto di  liquidazione. Per la scadenza, però, stando alle stime del Cda, Expo 2015 avrà una carenza di liquidità di oltre 80 milioni di euro, che si sommano – come già ricordato – alle perdite già cumulate negli anni precedenti per un importo di pari entità.

E’ per questo motivo che si sta cercando di accelerare la fusione completa tra Expo SpA e la controllata Arexpo SpA per produrre un unico bilancio, in grado di compensare almeno da un unto di vista contabile, le perdite di Expo SpA. L’operazione dovrebbe concludere la vendita delle aree e – come si legge nel documento – procedere al “compimento di una attività di rivitalizzazione di parti del sito Expo 2015 nella fase transitoria dello smantellamento del sito stesso”. La necessità di ricavare introiti non soltanto tramite la vendita dei terreni ma anche tramite attività di rivitalizzazione dell’area nella fase transitoria di smantellamento del sito espositivo (e a questo scopo si è costituita la fase Fast Post Expo) è dettata da un ulteriore necessità: secondo i calcoli del vecchio Cda di Expo, infatti, per il 2016 la società ha bisogno di 58,3 milioni di euro: 39,6 per lo smantellamento e 18,7 per la chiusura dell’azienda.  La somma andrebbe chiesta pro quota ai soci (pubblici) di Expo. Ma grazie al Fast Post Expo può essere ridotta di 19,5 milioni con il “ribaltamento dei costi sostenuti ad Arexpo” (sempre che tale cifra da potenziale diventi reale). E così agli azionisti di Expo toccherebbe sborsare “solo” 38,8 milioni: al ministero dell’Economia toccherebbero 15,5 milioni, alla Regione e al Comune 7,8 a testa, mentre la Provincia e alla Camera di Commercio ne dovrebbero versare 3,9 ciascuna, secondo quanto rivelato da Il Fatto Quotidiano nell’articolo citato.

Si sta così poco a poco scoprendo il vaso di Pandora dei conti di Expo. E venti di tempesta sembrano approcciarsi soprattutto per i contribuenti italiani e in particolare milanesi. Difficilmente sapremo come andrà a finire soprattutto se il principale responsabile (che dovrebbe essere il “controllato”) diventa il “controllore”. Quis custodiet custodes?

Expo: debito, cemento e precarietà. Mai più veritiera fu la profezia del Santo (Precario). E qui si apre la questione politica.

 

Immagine in apertura: tabella tratta da un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, Gianni Barbacetto, “Expo 2015: Sala smentito dai suoi stessi numeri

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