Le donne e gli uomini kurdi non vogliono la guerra. Sognano un mondo costituito in una planetaria confederazione di popoli che vivono nella pace, nella giustizia sociale, nel rispetto degli altri. Il popolo kurdo ha imparato a guardare il mondo con “occhi di donna”.
«Jin Jiyan Azadî»

 

Ma la guerra c’è, attraversa tutto il pianeta, non sempre combattuta con le armi – quelle che convenzionalmente definiamo armi -, ma è intorno a noi. La rinascita di frontiere cinte da muri e filo spinato. L’interminabile e quotidiano massacro di migranti e rifugiati che ha reso il mediterraneo una gigantesca fossa comune. La sempre maggiore aggressività di un capitalismo – ogni giorno più elitario ogni giorno più di rapina – che non è più disposto a condividere neppure gli avanzi dell’enorme profitto che sta accumulando, che si ciba della povertà di intere classi, di intere popolazioni, la cui unica strategia è dividere – popolo contro popolo, oppressi sfruttati poveri contro oppressi sfruttati poveri – per continuare a dominare. I fascismi e l’egoismo sociale che sembrano di nuovo rappresentare nell’occidente l’unico strumento identitario di chi non ha (più) niente.

La guerra c’è e le donne e gli uomini kurdi lo sanno e hanno deciso di combatterla. Hanno deciso di resistere per loro stessi e per gli altri popoli che li circondano. Non hanno abdicato al loro sogno di mondo, al contrario se lo portano nel cuore e nelle mani quando liberano territori, quando ricacciano nell’inferno che lo ha partorito l’oscurantismo politico/religioso.

 I kurdi sanno bene che questa loro fierezza, che l’idea che rappresentano per i popoli di tutto il medio oriente, non troverà veri alleati tra chi quella regione non la vuole liberare ma se la vuole spartire soggiogandola. I kurdi sanno bene che il prezzo che dovranno pagare sarà alto e già lo stanno pagando. Basta guardare con attenzione quanto sta succedendo in Turchia e in Siria. Eppure le donne e gli uomini kurdi non faranno un passo indietro perché è la loro storia che glielo impone, perché questo hanno imparato praticando la libertà.
Ed è proprio questo che ci racconta e ci insegna Ozlem in questo filmato. Ascoltiamola e impariamo anche noi a guardare con “occhi di donna”. Jin Jiyan Azadî!
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