1. Tsi-Varouf tra i due poliziotti

Difficilmente Syriza può arretrare, a questo punto. Tsipras e Varoufakis hanno avuto l’intelligenza e il coraggio di mettere in chiaro il legame tra debito e cosiddette riforme. L’imposizione del capestro (il debito infinito che più lo paghi più cresce) non ha solo lo scopo di trasferire risorse dalla società verso il sistema finanziario (impoverimento immediato). Ma soprattutto quello di produrre un impoverimento di lungo periodo trasformando irreversibilmente le condizioni di lavoro: precarizzazione, estensione del lavoro gratuito obbligatorio, riduzione del salario complessivo, aumento dell’orario di lavoro parallelo alla riduzione degli organici. Questo è ciò che l’oligarchia finanzista vuole imporre alla società europea.

Ecco allora: mentre gli ordoliberisti fanno la faccia truce e insistono che non c’è alcuna ristrutturazione del debito possibile, inizia a sentirsi il discorsetto mellifluo dei riformisti ragionevoli. Questi dicono: ma sì ma sì un piccolo ritardo nei pagamenti ve lo concediamo, l’importante è che non si defletta dalle riforme.

Il poliziotto cattivo Junker-Merkel e il poliziotto buono Renzi-Hollande si dividono il lavoro per ottenere la stessa cosa: la trasformazione della società europea in un organismo definitivamente sottomesso, la cancellazione di ogni traccia di autonomia dei lavoratori dallo sfruttamento.

Ma la coppia Tsi-Varouf ha già risposto con chiarezza che non c’è trippa per i gatti. Nel primo giorno di governo hanno aumentato le pensioni, riassunto i dipendenti pubblici, reinvestito nella televisione pubblica, bloccato le privatizzazioni in corso.

Insolvenza e rovesciamento del processo di sottomissione ordo-liberista sono indissociabili, dato che il debito è strettamente finalizzato alla “riforma” liberista.

2. Rovesciare il senso della riforma

Ora il gioco in Europa è mutato in maniera decisiva. Finalmente è chiaro che in Europa non c’è una crisi, ma un conflitto tra due visioni del futuro.

Da un lato competizione generalizzata, bassi salari, estensione del tempo di vita-lavoro, smantellamento del sistema di spesa pubblica. Dall’altro una piena messa a frutto delle potenzialità del sapere e della tecnologia, riduzione del tempo di vita-lavoro, investimenti massicci nella ricerca e e nell’educazione, salario di cittadinanza.

Il problema è che i super-eroi Tsi-Varouf non possono vincere da soli. L’oligarchia finanzista si farà aggressiva, non c’è dubbio su questo. Useranno il ricatto e la violenza se occorre. Per questo dobbiamo suscitare una sollevazione di quel che resta autonomo e intelligente nella società europea. In Spagna Podemos ha le dimensioni e l’intelligenza per farlo, ma la Spagna non basta. Bisogna evitare che si consolidi la percezione di una divisione tra i paesi poveri recalcitranti perché arretrati e quelli moderni e prosperi perché responsabili. E’ una percezione sbagliata, indebolisce la società e rafforza il potere dell’autorità ordoliberista.

Ora è necessario che il precariato italiano, francese, e anche (e soprattutto) tedesco emergano dal loro torpore. il punto non è chiedere una proroga nei pagamenti del debito-capestro, il punto è rovesciare il senso delle riforme, contrapporre un piano di riforma sociale al piano di riforma finanzista.

3. La tenaglia

Mettere in moto un processo di questo genere è certamente un compito più grande di noi. Noi chi? non lo so, appunto, non so neppure di chi sto parlando, non so neppure chi sarebbe la soggettività cui mi sto appellando. Si tratta di una soggettività sfuggente, mobile: per l’appunto precaria. E le circostanze sono destinate a far emergere nuove configurazioni nella soggettività sociale d’Europa: le circostanze sono la guerra.

I due fronti di guerra che stringono l’Europa come una tenaglia non sono destinati a placarsi. La guerra inter-fascista che divampa in Ucraina si aggraverà con l’aggravarsi delle condizioni di vita della popolazioni russa e di quella ucraina. L’avventurismo occidentale ha suscitato una guerra che non si può fermare prima di aver coinvolto e forse anche spaccato in due l’Unione europea. L’avventurismo occidentale che strangola l’economia russa istiga al riarmo il fascismo putiniano.

Quanto al fronte di guerra che si estende da Kabul a Tripoli (che non è un fronte ma un intrico fittissimo di micro-fronti che si saldano) non si placherà fin quando la generazione che aveva dieci anni quando la televisione ha mostrato le immagini di Abou Ghraib sarà in grado di fornire corpi sacrificali di assassini suicidi, e fin quando a Londra come al Cairo le periferie saranno piene di giovani disoccupati pronti a combattere per un salario di quattrocento dollari. Il che vuol dire per i prossimi venti anni.

Il problema è che il mostro islamista prolifera nelle città europee. La guerra è dentro.

4. Per l’internazionale precaria

A un certo punto, nell’anno 2011, parve possibile la creazione di un movimento unificato della generazione precaria a Londra, Atene, Cairo e Mosca. Di questo abbiamo bisogno. Un’internazionale che saldi la battaglia culturale contro il fondamentalismo islamista e quella contro il fondamentalismo liberista. Un’internazionale precaria capace di costituire una rete del sapere contro il capitalismo finanziario (Knowledge against financial capitalism, KAFCA per chi ama gli acronimi come me che forse sono affetto da acronimite acuta). Un’internazionale precaria capace di rovesciare il senso comune dell’Europa che difende i suoi pregiudizi economicisti e quindi sprofonda nella depressione e nella paranoia. Un’internazionale precaria capace di puntare il dito sul paradosso demente che aumenta il tempo di vita-lavoro proprio quando il progresso tecnologico riduce il tempo di lavoro necessario.

E’ mai possibile che non siamo capaci di creare una cosa così indispensabile come l’internazionale precaria?

Se non ne siamo capaci meritiamo quel che sta per capitarci.

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