L’arte di là è una merce e di qua è una vita… | What’s wares out there is life to us.

È stato straordinario poter lavorare di nascosto sotto gli occhi di tutti. Anno dopo anno crescere e diventare invisibili. Da questo nascondiglio le orde dei produttori che hanno attraversato e costruito Crack! hanno visto il futuro molto chiaramente. Sanno che non esiste narrazione se non all’interno di un dato sistema di produzione. Se produci in un modo, quel modo rende il tuo racconto una certa cosa.

La città è una pratica narrativa, le case sono le tavole e le stanze le vignette di una storia che stiamo disegnando. Modificare uno spazio è modificare un racconto. Privarci di uno spazio è privarci di un racconto. È una cosa seria. Tanto seria che coinvolge anche noi, marginali, solitari amanuensi. Che in silenzio continuiamo i nostri disegni e i nostri “preferisco di no”. Non perché ci piaccia restare fuori, ma per trovare invece lo spazio extralegale per le nostre Crackland. Anche se dovessero durare una sola notte. Si tratta di costruire insieme un racconto e una forma che lo contenga. Poi si tratta di portare questa cosa di mano in mano a chi la sappia leggere tra le trame della carta, della stoffa o di quel che è. È una storia d’amore che finisce in una programmata clamorosa rovina costruita pazientemente e perseguita con lucidità. Chi non riesce a vedere questa cosa difficilmente riesce a capire cosa succede nei sotterranei del Forte Prenestino nei giorni caotici di Crack! È da qui che nascono le strade che danno linfa al futuro del fumetto. È da qui che hanno intrapreso le loro vie numerosi artisti che sono stati capaci di trovare una strada originale e intensa: non conosciamo altri modi per arrivarci che perdersi.

Noi ci giriamo intorno al fumetto, lo guardiamo troppo da vicino e da troppo lontano. Da noi non trovi un solo modo di fare e raccontare ma metodi di lavoro diversi, strumenti e modi narrativi che, certo sono stampati, ma si avvicinano con diversi passi e da mondi diversi. La capacità di smontare e rimontare di nuovo e ancora una volta tutto da capo. E dove se non qui in questa antica gigantesca Taz del Forte Prenestino. È qui la nostra Crackland. Un posto che è di tutti noi, storti e storte, ibridi e meticci, migranti di tutte le nebulose, un quartiere ricco di differenze e di anime. Senza alcuna purezza da difendere.

Dodici edizioni – tredici ormai. Chi partecipa al festival decide come si fa il festival mettendoci opere condivisione e tutta l’arte che conosce. Il prezzo che si paga per partecipare a Crack! non è moneta corrente, nulla è dovuto, ma è anima e corpo, lussuria e lucidità. Questa fatica che mettiamo in gioco è il nostro unico capitale, indivisibile. Ma numerabile: trecentocinquanta artisti ogni anno per dodici anni senza una banca che possa mettere a registro questo patrimonio. Solo qui, assieme a questa comunità sotterranea, il fumetto non è lavoro morto ma opera viva. Questo anche è Crackland, un’idea di mondo.

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Has been stellar to keep working under wraps but in the very public eye. Growing yearly as old as invisible. From this hideout, the horde of knack-some makers gone through and carving Crack! out have clearly seen the things to come. They all know there can be no story but in a given mode of production. There’s an underneath syntax holding – next to and facing each other – this things together: city-life is a narrative practice, houses are frames, rooms are strips of a story we are visually transferring. The habitat, the language: both a ‘question of space’. Strip us of a space, no tale there can be anymore. It’s a heavy matter. As heavy as it crushes into us, lone copyists silently living on draws and I prefer not to’s. That’s not about being off, anyway; it’s about settling our Cracklands out of the statement. Even eventually: no encores, a ‘night-only’ piece. The way it’s produced is the way the tale embodies. To us all – minding the way – the point is casting both core and signifier (perhaps, this plot can’t be word kind, neither endowed with a storyline). Then it comes to hand this piece around to those able to unfold it, whatever paper or fabric texture can be. It’s a love affair collapsing in a preset scenario rooted in patience and brightly targeted. If you can’t see that, hardly you’ll catch what’s bubbling in the bowels of Forte Prenestino during the Crack!-ed days, hardly you’ll find a way-home in the hill-reputed grounds of our festival. Here’s the nurture of comics to come. Here a party of artists took the first steps towards original and intense ways, going off course from market and academy.

To get there, the only way is to get lost. We wander around comic-kind, too close and too faraway. No ‘one way’ here, but plenty of modes props flows, definitely printed thus hooking their way. Undo. Redo. Again. And again. Back to square one. In this early gigantic TAZ, Forte Prenestino. Where else? Here is the Crackland of our own. A place for us all: twisted cockeyed hybrids mestizos migrants from all the nebulas. Spare pagan boondocks. No purity to secure.

Twelve editions with no public or private endowment. Crackers make it up by knack share art, the price you pay can’t be in legal tender, no thing is due: just heart and soul, light and lust. The gasp we stake is the sole whole capital, thus you can number it: three hundreds and fifty artists annually per twelve years with no banks enrolling the amount. Here, in this dark horses’ cove, comics are not dead labor but living one. Here only. A living matter, as told on Crack! – Capital. Crackland means an idea of the world: more, a galaxy.

 To Ari our beloved high flying princess

SYNOPSIS/SINOSSI (ENG | ITA)
In 2004 Pasadena NASA’s node spreaded the early images from space probe Spirit landed on Mars, crushing the legend of the “Red Planet” as inscrutable frontier over the Earth.
In 2004 Mark Zuckerberg created Facebook, opening closeness horizons. We have never been so drift apart.
In 2004, Alice is aphasic due to a trauma occurred in July in Genoa three years earlier.
Thus she sets to jump in the innards of an old 19th century stronghold guarding Rome from the Pope.
She would find there the missing words.
Years of signs, designs, desires at Forte Prenestino told by those who inked its bowels in thirteen Crack! editions.
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Nel 2004 giungono al centro NASA di Pasadena le prime immagini dalla sonda spaziale Spirit atterrata sul pianeta Marte, portando via con sé la mitografia del ‘Pianeta Rosso’ imperscrutabile frontiera oltre-terrestre.
Nel 2004 Mark Zuckerberg crea Facebook aprendo orizzonti di prossimità.
Non siamo mai stati tanto distanti.
Nel 2004 Alice è afasica dopo un trauma occorso in luglio a Genova tre anni prima.
Decide di saltare nei riposti di un vecchio forte ottocentesco che Roma costruì per difendersi dal Papa.
Avrebbe trovato lì la lingua che mancava.

Anni di segni, di-segni, di sogni al Forte Prenestino raccontati da chi ne ha inchiostrato le viscere durante 13 edizioni di Crack!

PAL – AVCHD, 1020i, colore, sonoro, 32’, M’Arte, Magazzino d’Arte Esperimentale_Officina Multimediale, 2017
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