Mascherina, bandana, pennello e bomboletta. È l’abito di rappresentanza di Wiola. Una bambina particolare che gira per Milano e si disegna sui muri della città. La storia di Wiola nasce dentro le mura di casa sua, e contro l’oppresione fatta di controllo, ordine e pulizia che la famiglia impone alla bambina. Wiola si è presentata alla città lunedì 12 giugno con una conferenza stampa in Darsena. Dopo aver incontrato i giornalisti e criticato le politiche del comune di Milano nei confronti degli “street artist” si è girata è con la bomboletta ha vergato il suo logo su un muro grigio e intonacato, uno dei tanti.

Wiola esce di casa e si attiva già a marzo, dopo il tentativo del comune di Milano di richiamare a se gli artisti che nel 2007 hanno espesto le loro opere di strada al Pac per la prima mostra italina sulla “street art”. Peccato che in questi dieci lo stesso comune, che nel frattempo ha cambiato colore passando dal nero azzurro di Sgarbi, Decorato e Moratti, all’arancio-grigio di Pisapia all’indefinito di Sala, ha aperto una vera e propria crociata anti-graffiti con milioni di euro spesi per squadre speciali e operazioni di polizia internazionali.

Quell’invito agli artisti si è trasformato in un azione chiamata “Occupy Pac” e ha portato alla definitiva rottura della corda: per l’amministrazione milanese chi dipinge i muri è trattato da criminale se non lo fa negli spazi della concessione dell’alto, ma è artista se agisce nel rispetto delle regole. Ed è un libretto distribuito nelle scuole e pagata dal pubblico a portare l’equazione. Molto limitante. Il convegno del Pac si è trasformato nel terreno dello scontro dopo 10 anni di guerra agli artisti di strada. Guerra che lascia un segno fatto di denunce, multe, inchieste per reati associativi, perquisizioni in casa, provocazioni e tutto il peggio della restrizione di arte, libertà e cultura che nel tempo del decreto Minniti-Orlando significa daspo urbano, come successo a tre ragazzi spagnoli. Controllo e disciplina per i colori, che non possono coprire i muri se non regolamentati.

Wiola è passata dal Pac, ha raccontato la sua storia e ha incontrato la solidarietà e il supporto degli artisti cittadini. Così viola diventa progetto collettivo, che rifiuta l’equazione illegale uguale a vandalismo, che rilancia una visione complessa della città, dove i muri sono uno dei tanti luoghi del conflitto tra cittadino che fa che “giusto” e “gusto” siano concetti relativi e non imponibili, Wiola problematizza una legislazione che si accanisce sul reato di imbrattamento e sull’uso di reati associativi per quattro scritte sui muri. Forse è ora di riconoscere che galera e migliaia di euro di multa non siano il giusto modo per affrontare il fenomeno, e che forse le leggi devono essere commisurate.

Nell’era della campagna elettorale però continua la repressione di chi scrive o disegna sui muri diventa un semplice modo per mostrare l’attività delle amministrazioni: le folli politiche del decoro, con cui da destra a sinistra si amministrano i territori, altro non sono che la creazione di strumenti di distrazione di massa della politica che fa vivere problemi secondari come primari. Nutre la pancia delle persone. Dà l’impressione che chi governa affronta i problemi. Ma poi i problemi sociali e civili vengono lasciati da parte – Wiola è un gioco di parole oltre che una collettività. Viola infatti può essere un nome, uno strumento, un fiore, ma anche un verbo. Viola vìola l’immaginario comune, costruisce trame incosuete tra cittadini, e rifiuta l’imposizione dall’alto secondo cui un muro è bello e giusto solo segue le regole di chi comanda e denuncia con forte che il “decoro” sbandierato con leggi, ordinanze e campagne mediatiche è una forma di controllo e di strasformazione della città, se non si spiegano come l’abbandono di spazi privati, pubblicità invasive, e speculazioni edilizie possano essere considerate decorose e una scritta su un muro decadente no.

Questa è la storia di Wiola
Wiola frequenta il Liceo Classico Manzoni di Milano.  È la migliore della classe, attenta, puntuale, siede nelle prime file. Insegnanti e genitori si conoscono poco: mamma e papà lavorano molto, impegnati a garantire alla figlia un futuro sicuro in un mondo sempre più difficile. 
La mamma, che in gioventù ha fatto parte del partito comunista, ora è dirigente in banca; Il padre lavora nel mondo della moda e viaggia spesso.  Il tempo scarseggia e a scuola vanno solo a ritirare la pagella, sbuffando. Non sono mai stati convocati, dalle elementari Wiola cresce con una babysitter che oramai è diventata governante di casa, nella tranquillità economica ma nell’atomizzazione degli affetti, delle emozioni, dei sogni, e delle necessità
Da anni Wiola passa la gran parte del suo tempo con Pamela, è ucraina. Da poco è stata distribuita la pagella di fine anno, il secondo delle superiori. Il primo anno, media dell’8 e 9 in condotta. Elena, docente di latino, durante la consegna dice alla madre: “Wiola è molto brava! E come sapete è anche molto brava a disegnare, ha vinto il premio ‘A scuola di disegno’, dedicato a tutti i licei di Milano. Guardi qui!”.Interi quaderni pieni di disegni fantastici scorrono davanti agli occhi di Martina, la mamma. Lei scuote la testa, annuisce. Prende la pagella e corre a casa. Saluta Pamela ed entra subito nello studio del marito. Insieme si dirigono verso camera di Wiola.
“Perchè non ci hai raccontato del premio che hai vinto a scuola?” le chiedono.
Wiola, stranita, fissa i genitori senza parlare. 
Pamela, in ascolto alla porta, interviene: “Signora, lei mi ha detto di buttare via i colori della bambina. Si ricorda? Deve fare i compiti e leggere. Poca televisione, e subito dopo aver giocato deve mettere in ordine, non deve mai sporcarsi mani e vestiti. Comunque, i colori io li ho solo nascosti. Ma Wiola non sa dove sono.”
“Ti piace disegnare, Wiola?” chiede il padre. 
“Si papà, tanto.” 
“Pamela, dai pure i colori alla bambina.”
Il weekend successivo entrambi i genitori partono per lavoro. Domenica mattina Pamela si ammala e torna a casa, lasciando Wiola da sola per qualche ora. Martina rientra all’ora di cena, e aprendo la porta rimane immobile: sul muro dell’ingresso, tracciata con una splendida calligrafia e arricchita di piccoli disegni ai lati, campeggia una grande W, e una freccia verso sinistra, cioè verso la camera di Wiola.
Nel corridoio, in cucina, nel salotto e persino in bagno, i muri fino al giorno prima bianchissimi sono adesso pieni di disegni bellissimi: Personaggi e colori si intrecciano a lunghe frasi, che catturano l’attenzione di Martina. Sono cinque i muri che dividono la camera di Wiola dall’ingresso. Ogni muro vede una freccia sopra a ogni disegno. Martina avvicinandosi alla prima W si rende conto che alla base della lettera si trova la scritta “viola vìola” e tra W e freccia una domanda. Diversa di muro in muro.“Perché, per te e papà, i muri sono più belli bianchi?”“Chi decide cosa è giusto che io faccia, in casa, per strada o nelle vita?”“Dove posso disegnare senza che vi arrabbiate?“Quando e dove potrò essere libera di esprimermi?“Questa casa ora mi piace di più, mi assomiglia, mi metterete in castigo per questo?”Martina trema, incredula.
La sua mente elabora confusamente l’entità dei danni, l’istinto la spinge alla rabbia, ma lo stomaco e il cuore sono sconvolti dal dubbio.  La vitalità e le necessità di Wiola vanno nella direzione opposta rispetto alla sua idea di disciplina e ordine, questo è chiaro. La pulizia che ha sempre imposto, le regole di casa, sembrano ora delle gabbie di ferro senza alcun senso di esistere.
Cammina veloce verso la camera di Wiola, apre la porta, e la trova impegnata a disegnare. 
Sul muro ha ritratto tutta la famiglia: gioca in un prato verde insieme a mamma e papà, mentre un sole giallo splende sopra di loro e gli alberi li avvolgono. Intorno al prato, le case fanno da cornice, alcune sono colorate, altre hanno i muri bianchi, altre sono fabbriche con i muri grigi. Sullo sfondo ci sono persone colorate e sorridenti.
Al rumore della porta che si apre Wiola lascia cadere il pastello blu che tiene in mano e si gira terrorizzata: la madre è ferma all’ingresso e la guarda. Wiola trema, sa che l’aspetta una punizione terribile, le domande si moltiplicano nella sua testa senza trovare soluzione. Martina, in lacrime, l’abbraccia. “Ne parliamo domani con papà” – le dice, e piange senza capire perché.
Vincerà l’unica idea di casa e ordine o le domande di Wiola hanno smosso qualcosa?
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