C’è un giudice a Berlino, per fortuna, verrebbe da dire, dopo avere letto sui vari media che un cittadino di nazionalità straniera (ma residente da anni in Italia) era stato arrestato per le idee professate su piattaforme web da egli gestite.
Ebbene, dopo una approfondita disamina degli elementi raccolti dalla intensa e invasiva attività di Polizia Giudiziaria, sulla base dei quali il PM aveva emesso un provvedimento di fermo e chiesto il carcere preventivo dell’incolpato all’udienza di convalida, il Giudice preliminare dottoressa Landoni non solo non ha convalidato il fermo, ma ha ordinato l’immediata liberazione di Sehir per totale assenza di indizi a suo carico.
Scrive senza mezzi termini alla pagina 31 della sua corposa ordinanza:
“Nei post e nei comunicati pubblicati l’indagato non prospetta mai l’attuazione di azioni violente o l’adozione di altri comportamenti integranti reati, né risulta essersi ispirato alle gravi violenze verificatesi nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026, neppure menzionate quale modello delle forme di protesta da lui proposte. Siher si è di fatto limitato a promuovere una mobilitazione collettiva ‘consapevole’ di protesta contro le attuali politiche governative, capace di coinvolgere il maggior numero di persone, con l’obiettivo di favorirne, come da lui espressamente dichiarato, il formarsi di una coscienza collettiva.”.
Giustizia è fatta potremmo concludere, e meno male che il giudice non si è fatto condizionate dal clima “da stadio” che si era creato intorno al caso, scatenando una miriade di commenti a caldo, per lo più fatti senza conoscere atti o quant’altro avesse giustificato l’individuazione del nuovo “mostro terrorista” da sbattere in prima pagina.
Il tutto supportato dall’approvazione d’urgenza di un ennesimo decreto sicurezza che reprime ulteriormente ogni forma di dissenso contro quello che si avvia a somigliare sempre più a un regime di spiacevole (non posso scrivere: sinistra) memoria.
Per vero, l’evidente assurdità di un fermo che non configurava la commissione di reati ma solo la propalazione di idee definite “sovversive” aveva lasciato perplessi autorevoli commentatori e giuristi non facilmente identificabili tra i “pericolosi estremisti”, ma sta di fatto che l’ordinanza del GIP milanese chiude ogni discorso, restituendo dignità a tre cose in un colpo solo.
In primis all’indagato, quindi alle immense manifestazioni generazionali e spontanee di questi giorni che non abbisognavano certo di un “grande vecchio” che ne tessesse le fila, e infine anche al nostro sistema giustizia, perché dimostra che pur con tutti i suoi limiti ancor viviamo in un paese democratico.
Un paese dove, come cantava anni fa il compianto Guccini, “non è possibile rinchiudere le idee in una galera”, ma resta il fatto che quanto accaduto nei tre giorni precedenti alla decisione del GIP, che l’ingiustamente incolpato ha trascorso nelle patrie galere e non in forza di un provvedimento di polizia ma di quello di un magistrato (il PM), non avrebbe dovuto succedere.
E non lo dico io, ma lo scrive oggi, come si è visto, il giudice competente a valutarlo.
Immagine in apertura: rielaborazione con IA
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