La desiosa turba intenta aspetta

che venga il conte, e mormorando freme;

s’empiono i palchi intorno, e folta e stretta

corona siede in su le barre estreme;

e da i casi seguiti omai sospetta

che il conte ceda e la sua fama preme.

Alessandro Tassoni

 

Il gruppo parlamentare Articolo 1 MDP  (Movimento Democratico e Progressista, la scissione a sinistra del PD) conta una quindicina di senatori, guidati da Maria Cecilia Guerra. Al momento del voto di fiducia sul decreto che ripristinava una sorta di neo-voucher al solo scopo di schiaffeggiare la Cgil la compagine è uscita ordinatamente, al completo. In Senato l’astensione equivale, per regolamento, a voto contrario, mentre la fuga è in concreto una reale astensione. È vero che, grazie alle ulteriori numerose assenze (certamente concordate) l’esito non sarebbe mutato; ma questa non è una giustificazione politica per un comportamento che appare, per come attuato, soltanto schizofrenico.

In realtà i membri del gruppo senatoriale non sono affatto schizofrenici, sono solo degli eterni sconfitti, convinti per giunta di essere abili opportunisti. Temevano che la loro partecipazione al voto potesse indurre in tentazione i franchi tiratori sempre all’erta; per non correre il rischio di mettere davvero in difficoltà il governo Gentiloni si sono nascosti al bar, con il cornetto e il cappuccino d’ordinanza. Loro Gentiloni lo vogliono tenere in sella, fino al termine della legislatura, e prendersi il tempo necessario a costruire nuove avventure elettorali.

Maria Cecilia Guerra fu sottosegretario nel governo Monti, fra il 2011 e il 2013, con un contributo specialistico e rilevante alla riforma Fornero, protagonista del primo violento attacco alla stabilità occupazionale e al trattamento pensionistico. I lavoratori e i pensionati non sono gli unici tuttavia che portano i segni delle ferite inferte dalla presidenta di MDP. Grazie al suo lavoro di redazione legislativa (decisivo: se ne vanta nel curriculum) anche i disabili debbono dolersi delle sue attenzioni. Nel gennaio 2015 il nuovo Isee ha provveduto a far rientrare nel reddito familiare l’indennità devoluta ai soggetti svantaggiati con pesante ricaduta mediante applicazione delle imposte e chiusura di accesso ai sostegni; e quando la signora Chiara Bonanno si è rivolta al TAR per difendere suo figlio dagli artigli di questi democratici, vincendo poi anche davanti al Consiglio di Stato,  la professoressa Guerra ha redarguito sia la mamma battagliera sia i giudici che avevano ritenuto fondate le richieste. La capogruppo è focosa quando deve colpire i disabili, ma diventa prudente quando è in gioco il governo Gentiloni, puntellando la fiducia e guidando i suoi senatori verso la buvette, lontani dal pulsante. E così la manovra è passata, senza danni, voucher compresi.

Nel frattempo in piazza

Susanna Camusso si è trovata sul palco quando ormai il voto di fiducia era terminato con la vittoria di Travicello Gentiloni, circondato dai suoi silenziosi sostenitori e privo di veri avversari nelle due camere.  L’opposizione di sinistra, dopo aver unitariamente deciso di evitare ad ogni costo la crisi dell’esecutivo, ha pensato bene, ma in ordine sparso, di applaudire la Cgil, incurante della palese contraddizione, e soprattutto senza sostenerla davvero. Pisapia ha ritenuto che una presenza sul palco, un’aperta adesione e uno schierarsi deciso non fossero utili al programma del suo Campo. Ha inviato un saluto affettuoso e si è tenuto ben distante dalle bandiere sindacali, evitando perfino di darci il suo parere sull’assenza di Cisl e Uil. Gli altri si sono mantenuti attenti osservatori della situazione, guardandosi bene da prese di posizione troppo radicali.

A differenza di quanto avvenuto il 20 maggio a Milano questa volta la piazza di Roma non è stata l’occasione di una protesta generale, la partecipazione è rimasta dentro i confini delle strutture organizzate, più colorita laddove lo spezzone di corteo proveniva da territori in conflitto, più rassegnata nei settori di tesseramento tradizionale. Soprattutto si è arrivati a questa scadenza con una divisione profonda collegata al successo dello sciopero proclamato il giorno prima dai sindacati di base. Susanna Camusso si è lasciata intimorire e ha preso subito le distanze dallo sciopero, invocando una legislazione che vada a disciplinare la rappresentanza; ancora una volta mostra di non comprendere la trama del governo, l’irreversibilità delle scelte politiche di controllo e di comando.

L’attacco al diritto di sciopero

Mentre non viene concesso nulla, assolutamente nulla, alla Cgil quanto alla legislazione sul voucher si è scatenata la stampa di regime sulla questione dello sciopero.

Il primo ministro ha sottolineato l’isolamento della Cgil; riconosce che si tratta del sindacato con il maggior numero di iscritti, ma al tempo stesso incassa a proprio favore il silenzio di Cisl, Uil e Ugl confermando che non intende mutare indirizzo. Il senatore Pietro Ichino dal canto suo ha ricordato il disegno di legge già depositato, per la regolamentazione dello sciopero, sottolineando l’urgenza dell’approvazione.

L’articolo 40 della Costituzione consente, per la sua ambigua formulazione, limitazioni autoritarie. Snaturandolo, osserveranno i giuristi democratici. È vero, snaturandolo. Ma in questi anni abbiamo verificato quanto possa essere radicale un processo fondato sulla cosiddetta costituzione materiale. L’articolo 40 qualifica certamente lo sciopero come un diritto. E altrettanto certamente questo diritto non ha alcun legame testuale con l’organizzazione sindacale, grande o piccola che essa sia. Chi lo esercita tutela un proprio interesse; la natura storicamente collettiva della protesta neppure esclude, nella lettera dell’articolo 40, uno sciopero individuale come radicale forma di dissenso. Ma nella sua brevità l’articolo 40, a leggerlo per intero, contiene la trappola: il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. Il legislatore italiano si è astenuto, per molto tempo, da qualsiasi regolamentazione, affidandosi alla magistratura. La giurisprudenza si è sbizzarrita nelle contraddittorie pronunzie sulla legittimità di forme di astensione quali lo sciopero bianco, a scacchiera, a singhiozzo. Alcune forme di lotta appartengono ormai alla storia del movimento operaio, legate alla produzione in catena. Il Giudice del lavoro ebbe ad occuparsi ripetutamente, per esempio, del salto della scocca. Si saltava una fase della lavorazione, così che il prodotto uscisse incompleto e inutilizzabile al termine del ciclo. Le aziende rispondevano con la sospensione anche degli operai a monte e a valle della lavorazione saltata. Era una specie di serrata, come risposta a una forma di attacco che costava poco ai lavoratori (perdevano lo stipendio solo gli addetti che si astenevano dall’assemblare il pezzo) e molto all’impresa (che si trovava un manufatto non commerciabile).

L’allora pretore di Rho, Giovanna Ichino, sorella del senatore e magistrato, ebbe a condannare, nel 1984, Alfa Romeo per attività antisindacale, ordinando il pagamento degli operai sospesi e legittimando implicitamente il salto della scocca. Ci sono dissensi anche nelle migliori famiglie! Tuttavia, nonostante l’aureola romantica che avvolge il recente passato della giurisprudenza del lavoro, le decisioni furono per lo più limitative dello sciopero, fino al varo della commissione di garanzia, introdotta nell’ordinamento italiano con la legge  12 giugno 1990 n. 146. Attualmente sono cinque membri, designati dai presidenti delle due camere (Grasso e Boldrini) e nominati da Mattarella. L’autorità è sulla carta indipendente, ma la maggioranza parlamentare è decisiva nella scelta.

L’opzione autoritaria

Il presidente della Commissione di Garanzia, dal 15 giugno 2016, è il professor Giuseppe Santoro Passarelli, professore ordinario di diritto del lavoro presso La Sapienza di Roma, ma con cattedra anche alla LUISS, l’università di Confindustria, presieduta da Emma Marcegaglia, con il compito di selezionare la classe dirigente. Laura Boldrini, eletta nelle liste di SEL, deve aver pensato che la nomina di un professore retribuito dalla Confindustria, per quanto autorevole e preparato, garantisse indipendenza e potesse rassicurare i lavoratori circa la valutazione di eventuali scioperi nei settori interessati all’attività della commissione. Laura Boldrini ha affidato l’esame dello sciopero nel settore della logistica e del trasporto, ove i sindacati di base sono l’unica vera forza di contrasto al potere datoriale e alle organizzazioni criminali, al fiduciario di una delle parti in conflitto!

Francesco Santoro Passarelli (Altamura, 1902 – Roma, 1995), padre di Giuseppe, fu a sua volta titolare della cattedra di diritto del lavoro presso l’università La Sapienza, celebre giurista, accademico dei Lincei. Ebbe ad occuparsi di un caso clamoroso, ovvero il licenziamento comunicato a capodanno del 1951 a Battista Santhia (1898-1988). La Fiat aveva intimato la risoluzione del rapporto per il venir meno del vincolo fiduciario, una giusta causa di recesso secondo la società automobilistica. Il motivo? Semplice. Battista Santhia era un dirigente del partito comunista e dunque si proponeva come organizzatore di una lotta aperta per danneggiare il suo datore di lavoro. La società aveva il diritto di rimuovere un nemico dichiarato dal proprio organico. Il professor Santoro Passarelli (padre), come gran parte dei professori del tempo e in contrasto con il giovane Carlo Smuraglia, ebbe a sostenere la piena legittimità del provvedimento, che non poteva definirsi illecito. Questo è il quadro normativo che l’opzione autoritaria intende ripristinare, eliminando tutti i soggetti refrattari all’imposizione dell’ordine europeo, con una legislazione capace di consentire il pieno esercizio dell’autorità. Il figlio raccoglie il testimone del babbo e prosegue la sua opera, ma questa volta con la designazione e il sostegno della sinistra (non solo renziana, anche radicale).

Il presidente della Commissione di Garanzia in carica ha apertamente attaccato l’esercizio del diritto di sciopero, nelle forme vigenti e secondo dunque il diritto positivo che sarebbe suo compito applicare, senza interferenze, in piena autonomia, assicurando la parità delle armi alle parti in conflitto.

Invece il professor Giuseppe Santoro Passarelli, non come studioso ma esplicitamente in ragione della carica ricoperta, è intervenuto invocando una modifica legislativa contro il sindacato di base promotore delle agitazioni sottoposte al suo esame indipendente.

È un fatto gravissimo, significativo, percepito invece come normale e lecito, anzi come un doveroso svolgimento del proprio ruolo. La dichiarazione del 15 giugno alla stampa afferma che lo sciopero del 17 pur se pienamente legittimo rientrava in un quadro di moltiplicazione degli scioperi e che bisognava porre rimedio alla elevata frammentazione delle sigle sindacali. Violando i più elementari principi di indipendenza ha chiesto la modifica delle regole perché, a suo dire, queste non funzionano più. Lasciandosi andare ad una sorta di deriva populista il garante osserva: i cittadini sono ormai imbestialiti e hanno perfettamente ragione. Siamo di fronte a una proliferazione degli scioperi perché una moltitudine di sigle sindacali può proclamare l’invito all’astensione dal lavoro. Per evitarlo serve un intervento normativo (dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, intervista di Andrea Ducci). Il garante ha anche una sua soluzione (medesima intervista): va stabilito il principio che non tutte le sigle sindacali possono proclamare lo sciopero, ma soltanto quelle che hanno una certa consistenza.

Il garante non si limita a chiedere un mutamento delle regole, ma introduce un nuovo elemento, che modifica di fatto la carta costituzionale e stravolge l’articolo 40, con lo strumento della costituzione materiale: possono accedere all’uso delle regole solo alcune sigle sindacali e non altre, nessuno può scioperare senza la copertura delle organizzazioni confederali storiche e maggioritarie. Ma l’articolo 39 (mai accompagnato da una norma applicativa) stabilisce la piena libertà dell’organizzazione sindacale e soprattutto non contiene alcun nesso di collegamento fra diritto di sciopero e consistenza numerica (ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione, articolo 40 secondo comma).

Ove il garante ritenesse impossibile svolgere il proprio compito nel quadro normativo vigente dovrebbe dimettersi; e così gli altri quattro membri (silenziosi) ove (ma non è detto) la pensino come il loro presidente (peraltro da loro eletto all’unanimità). Sarebbe augurabile, comunque, una dignitosa presa di posizione da parte dei professori che compongono la commissione: Alessandro Bellavista (università di Palermo), Orsola Razzolini (università di Genova), Lauralba Bellardi (università di Bari), Domenico Carrieri (università di Roma).

Rimane la gravità di questo ulteriore golpe bianco che annuncia un nuovo giro di vite, con lo scopo di esaudire le richieste avanzate dalle imprese della logistica e soffocare con estrema durezza le lotte di settore.

Il ventriglio del conte Gentiloni Silveri

Il conte Paolo Gentiloni Silveri è rimasto immobile per l’intera durata della discussione che doveva condurre alla nuova legge elettorale. Non ha espresso preferenze, si è chiuso in un pervicace silenzio. Dopo il naufragio del compromesso sulla soglia del 5% non ha commentato, è rimasto estraneo alla questione, quasi non lo riguardasse. Travicello Gentiloni non ha una direzione, non gli serve alcuna bussola. Lui pensa solo a galleggiare, consapevole che nello stagno non sono pericolose le correnti, si deve temere solo la secca, il prosciugamento. Non fa nulla, lascia che gli eventi facciano il loro corso, accada quel che deve accadere. Travicello Gentiloni sa benissimo che il tema delle elezioni anticipate non è affatto concluso, che basta un nulla per far precipitare gli eventi. Molti sono i pretendenti al trono ed è meglio che si consumino fra loro, senza intervenire mai, per nessun motivo, uno scontro li legittimerebbe, li rafforzerebbe.

Ora si discute della concessione della cittadinanza ai minori, infuriano le polemiche. Lui si è scostato, sta al consiglio europeo, dice che tutto va bene, che la ripresa, pur lenta, esiste, che l’immigrazione sta nell’agenda dell’unione, che la disoccupazione è in calo. Ma senza esuberanze, sempre sotto tono. Galleggiare, sopravvivere, non replicare.

Esiste in natura uno strano animale, struthio camelus massaicus, lo struzzo. È un uccello, ma non vola. Preferisce scappare, velocissimo, raggiunge 80 chilometri orari. Ma quando si difende è in grado di uccidere un leone a calci o di sventare un uomo in pochi secondi. La vista è ottima, buoni anche udito e odorato. Ma è poco sviluppato il gusto, va bene qualunque cosa. Per nulla voraci sono abituati a vivere con poco in zone desertiche. Possiede una caratteristica strana e curiosa: inghiotte tutto quel che trova, anche se duro e indigesto, ingurgita all’istante sassi, mattoni, pezzi di ferro. Il materiale finisce nel ventriglio il famoso stomaco di struzzo. Pare che negli allevamenti sia opportuno tenerli a distanza dalle covate di altri animali, con la massima disinvoltura possono far sparire inghiottendoli un’intera nidiata di anatre.

Gentiloni è conte di Filottrano, Cingoli e Macerata. Bisogna aggiungere un nuovo titolo, acquisito sul campo, quello di Conte del Ventriglio.

Ha dimostrato infatti di saper ingurgitare tutto, senza fare una piega, a prescindere dal contenuto e dalle dimensioni. Posa tutto nel ventriglio, sorride e va avanti. In una fase storica che prevede esercizio dispotico del potere da parte di un capitalismo finanziario extranazionale e l’irrilevanza dei governi nazionali cui si delega solo la funzione di polizia il Conte del Ventriglio, Travicello Gentiloni, è l’uomo ideale, il candidato perfetto.

Sorride e ingoia: le proteste di Susanna Camusso, le esternazioni di Santoro Passatelli, le urla di Salvini, le stravaganze di Grillo, tutto finisce nel ventriglio in un baleno. Galleggia e dimentica, si limita a verificare che ci sia ancora acqua nello stagno da lui governato.

È andato in Europa a domandare fondi per far fronte all’immigrazione e agli sbarchi; non ha ottenuto quel che chiedeva e in compenso si è impegnato a un maggior esborso militare (il fondo per la difesa, quello voluto da Trump), naturalmente contro il terrorismo e per la protezione dei sudditi. Ha ingoiato anche questa e si prepara alla prossima beccata. La sinistra radicale parlamentare è pronta ad approvare la fiducia quando necessario, con licenza di opporsi, purché sia inutile per il consenso a staffetta fornito da Berlusconi.

Riferimenti

www.gazzettaufficiale.it 2016/06/09 si tratta del decreto presidente della repubblica 1.6.2016
Per quanto riguarda il disabile in rete ci sono numerosissimi pezzi. A titolo di esempio:
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