Il dolore del massacro di Suruc del 21 era ancora vivo quando ieri ci siamo svegliati alla notizia di due bombe esplose simultaneamente appena prima che iniziasse la manifestazione per la pace nella capitale turca di Ankara uccidendo 95 persone e ferendone 246 stando alle ultime stime ufficiali. Come a Suruc, questo crudele attacco puntava a colpire attivisti mobilitatisi per la pace e la democrazia. Non sono riuscita a guardare buona parte dei video in rete date le loro immagini esplicite, ma ho visto che anche in un tale orribile chaos la polizia non ha esitato a sparare lacrimogeni contro coloro che stavano tentando di portare i loro amati e i loro compagni ai più vicini taxi o alle ambulanze. Perché tanta crudeltà a una manifestazione per la pace?

Nel frattempo, i media filo-governativi non hanno esitato a proporre le loro ridicole teorie cospirative per dimostrare che il Partito Democratico del Popolo filo-curdo (HDP) avrebbe beneficiato dell’attacco in un momento così prossimo alle elezioni, visto che già nelle elezioni di giugno l’HDP aveva trionfato dopo il bombardamento che ha provocato 4 morti e 350 feriti a Diyarbakir, capitale del Kurdistan turco, nel pieno della campagna elettorale.

E proprio come un brutto scherzo, migliaia di giovani nei social media scrivevano che le vittime del bombardamento erano gli stessi terroristi, perché non portavano bandiere turche con messaggi contro il terrorismo come avviene in altre manifestazioni in Turchia. Perché così tanto odio contro una manifestazione per la pace?

Questa è la sfortunata realtà della Turchia. Quando il sedicenne Berkin Elvan è stato ucciso durante le proteste di Gezi Park, sua madre ha dovuto dimostrare che lui si trovava nelle strade per comprare il pane. I genitori dei bambini uccisi dalla polizia quest’estate in Cizre hanno dovuto dimostrare che i loro bambini erano dentro casa. Se tu sei un ambientalista a Gezi Park, un residente curdo a Cizre, un socialista a Suruc o un attivista ad Ankara, devi dimostrare di essere innocente e provare che la tua esistenza non è un crimine.

Dunque, davvero, perché quelle persone si erano incontrate a quell’ora ad Ankara fuori dalla stazione ferroviaria?

La manifestazione del 10 ottobre “Labour, Peace and Democracy” era organizzata dalle organizzazioni sindacali e dalla Camera dei medici. C’era stata una grande partecipazione da diversi settori della società civile, gruppi di solidarietà e partiti politici, dalla piattaforma `We will Stop the Women Murders` all’HDP , dalla Socialist Solidarity Platform (SODAP) a gruppi LGBT. I partecipanti hanno spiegato che avrebbero preso parte a questa manifestazione con l’hashtag #10EkimdeAnkaradayizcunku (Siamo ad Ankara il 10 ottobre perché). Hanno detto che volevano difendere la pace dalla guerra, che volevano una Turchia eguale, democratica e libera, che volevano la sicurezza sul lavoro, la protezione ambientale e la fine della violenza sulle donne. Le loro richieste erano innocenti quanto loro.

Il 17 settembre ad Ankara un’altra cosiddetta manifestazione per la pace era stata organizzata dal TOBB (The Union of Chambers and Commodity Exchanges of Turkey) con la partecipazione di più di 200 organizzazioni civili e lo slogan`No to Terror, Yes to Brotherhood`. A questa manifestazione, supportata dal Primo Ministro Davutoglu e dal Presidente Erdogan, i partecipanti erano chiamati a sventolare le bandiere turche e a manifestare a favore dell’unità nazionale. L’HDP aveva criticato il contenuto di questa manifestazione, dicendo che rischiava di rappresentare la popolazione curda come un nemico. Hanno detto che la pace richiedeva l’impegno del governo a ricominciare le negoziazioni con il PKK più che prendere a bersaglio la popolazione curda.

Così, la mattina del 10 ottobre, circa 14 mila persone si sono riunite per manifestare per la pace in opposizione a quanto era avvenuto il 17 settembre, chiedendo la fine di quell’ulteriore conflitto tra il governo turco e il PKK che era costato la vita a circa 700 persone negli ultimi 4 mesi. Si sapeva che quel giorno il PKK avrebbe annunciato un cessate il fuoco per sospendere le sue attività militari in vista delle elezioni anticipate del 1 novembre. E i manifestanti erano lì per chiedere al governo di transizione di smettere gli attacchi illegali delle forze di sicurezza sulla popolazione curda nelle provincie orientali della Turchia. Stavano criticando l’attitudine del Presidente Erdogan che aveva platealmente suggerito che il conflitto armato era nato perché il suo partito AKP non aveva raggiunto la maggioranza assoluta in Parlamento perdendo così anche la possibilità di riformare la Costituzione nelle elezioni parlamentari del 7 giugno.

Ma le due bombe esplose alle 10.04, quasi due ore prima dell’inizio della manifestazione per la pace nel punto in cui le persone dell’HDP si stavano assemblando, gettano sangue sulle grida di pace.

Nessuno, né alcuna organizzazione ha rivendicato la responsabilità per questi attacchi. Proprio come a Suruc, ci rimarranno solo domande senza risposta. Nei social media e nei dibattiti politici qualcuno proverà ad accusare il PKK e qualcun altro accuserà l’ISIS, sperando che presto dimenticheremo e torneremo alle nostre vite quotidiane. Pochi realizzeranno che lo stato turco ha chiaramente fallito di proteggere i cittadini nel cuore della capitale in un punto della città che distava 1 Km dalla Direzione Generale per la Sicurezza e 3 Km dal quartier generale della National Intelligence Agency. Dopo gli attacchi, il portavoce dell’HDP Selahattin Demirtas ha giustamente chiesto “com’è possibile che uno stato con un tale servizio di intelligence che ci controlla giorno e notte non abbia avuto alcuna informazione degli attacchi?”

Nonostante queste domande senza risposta, c’è l’ovvia realtà che taluni dentro lo stato sono irritati dalla solidarietà e dalla resistenza dei movimenti del mio paese e vogliono sabotare il processo di pace. La Turchia sta attraversando una fase oscura in cui così tante anime innocenti pagano un prezzo ingiusto. Io non lo so quanti altri miei compagni verranno uccisi mentre lottano per un po’ di pace e libertà, ma per tenermi stretta al coraggio e alla speranza continuo a ripetere a me stessa che non riusciranno mai ad ucciderci tutti.

 

Traduzione Fracoin

 

 

 

 

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