Alexis Tsipras ha strappato una vittoria clamorosa dalle fauci della capitolazione umiliante di luglio ai creditori della troika. Sfidando i partiti di opposizione, i sondaggi d’opinione e le voci critiche all’interno del partito (incluso il sottoscritto), Tsipras è rimasto al Governo con una maggioranza ridotta, ma funzionante. La domanda è se può mantenere questo mandato e rimanere al potere nei mesi a venire.
I più grandi perdenti di queste elezioni sono stati i piccoli partiti che occupano le posizioni estreme del dibattito seguito al referendum. Unità Popolare non è riuscito incredibilmente a sfruttare il dolore provato dalla maggioranza degli elettori che hanno votato “No” ad un accordo che riduce la sovranità nazionale ulteriormente potenziando già livelli nocivi di austerità. Potami, il diletto riformista della troika, non è riuscito a raccogliere il più piccolo consenso. Con Tsipras ora fermamente al comando con un programma della troika di nuovo conio, i partiti pro-troika non avevano nulla da offrire.
Il più grande vincitore è la troika stessa. Nel corso degli ultimi cinque anni, le leggi promulgate dalla troika sono riuscite a passare nel Parlamento ellenico con maggioranze ridotte che restituivano ai propri autori notti insonni. Ora, le leggi necessarie per sostenere il terzo piano di salvataggio passeranno con ampie maggioranze, dal momento che Syriza si è assunta questo impegno. Quasi ogni deputato dell’opposizione (con l’eccezione dei comunisti del KKE e nazisti di Alba Dorata) è a bordo.
Naturalmente, per arrivare a questo la democrazia greca ha dovuto subire pesanti ferite (1,6 milioni di greci che hanno votato al referendum non hanno perso tempo ad andare a votare domenica) – mentre nessuna grande perdita è stata subita dai burocrati a Bruxelles, Francoforte e Washington, per cui la democrazia è comunque un fastidio.
Tsipras deve ora attuare un programma di consolidamento fiscale e di riforme che è stato progettato per fallire. Le piccole imprese senza liquidità che non hanno accesso ai mercati dei capitali, devono pre-pagare le tasse del prossimo anno sulla base delle loro proiezioni dei profitti nel 2016. Le famiglie devono pagare tasse di proprietà scandalose per appartamenti o esercizi in sofferenza che non riescono nemmeno a vendere. Gli aumenti dell’Iva incrementeranno solo l’evasione fiscale. Settimana dopo settimana, la troika chiederà più recessione e più politiche antisociali: tagli alle pensioni, assegni familiari più bassi, più pignoramenti.
Di fronte a questa tempesta, il piano del Primo Ministro si fonda su tre impegni. In primo luogo l’accordo con la troika è sospeso, lasciando spazio per l’ulteriore trattativa di dettagli importanti; secondo, la ristrutturazione del debito sarà presto in direttura d’arrivo; terzo, gli oligarchi saranno contrastati. Gli elettori hanno sostenuto Tsipras perché è apparso il candidato maggiormente in grado di rispondere a queste promesse. Il problema è che la sua capacità di farlo è gravemente limitata dal contratto che ha firmato.
Il suo potere di negoziare è trascurabile dato che le condizioni del memorandum chiariscono che il governo greco deve “essere d’accordo con la [troika] su tutte le azioni rilevanti per il raggiungimento degli obiettivi del protocollo d’intesa” (si noti l’assenza di altrettanto impegno da parte della troika nei confronti del governo greco).
L’accordo sulla ristrutturazione del debito sarà senza dubbio raggiunto, in qualche forma, ma non al punto da essere terapeutico. La ristrutturazione del debito è importante in quanto permette di condizioni di minore austerità (cioè con obiettivi di avanzo primario inferiori) tali da stimolare la domanda interna e da suscitare spiriti animali degli investitori. Ma con un livello così duro di austerità già deciso (avanzi primari assurdi di 3,5% del PIL dal 2018 in poi) è tale da dissuadere gli investitori più accorti.
La terza promessa è la chiave del successo di Tsipras. Avendo accettato un nuovo prestito extend-and-pretend che limita la capacità del governo di ridurre l’austerità e prendersi cura delle fasce sociali più vulnerabili, la ragion d’essere che rimane a una amministrazione di sinistra è quella di contrastare gli interessi acquisiti nocivi e parassitari. Tuttavia, la troika è il miglior amico degli oligarchi, e viceversa. Durante i primi sei mesi del 2015, quando stavamo sfidando il monopolio della troika sul potere di definire le politiche in Grecia, i più grandi sostenitori nazionali della Troika erano i media di proprietà dell’oligarchia e i loro agenti politici. Le stesse persone e gli stessi interessi che ormai supportano Tsipras. Tsipras può voltare loro le spalle? Io credo che lui lo desideri, ma la troika ha già disinnescato le sue armi (ad esempio forzando lo scioglimento del gruppo di lotta alla criminalità economica, SDOE).
Nel 2014 il Primo Ministro conservatore Antonis Samaras si è trovato in un dilemma simile, costretto ad attuare un programma della troika destinato a fallire. Samaras ha cercato una soluzione fingendosi fedele alla troika mentre al contempo cercava di non collaborare, per timore che Syriza vincesse.
Tsipras avrà più successo nel fingere impegno verso un altro programma della troika destinato a fallire? Le prospettive non sono brillanti, ma non è detto che falliscano. Il suo destino dipende dalla capacità del nuovo governo di mantenere una relazione con le vittime dell’accordo con la troika, di implementare vere riforme per dare agli investitori in buona fede una certa fiducia ad investire, di utilizzare l’intensificarsi della crisi per esigere concessioni reali da Bruxelles. Si tratta di un’impresa difficile. Il problema è che la vittoria, per quanto dolce, non è il punto. Il punto è fare la differenza.
Parlando di differenza, i conservatori hanno fatto del loro meglio per proiettare un’immagine di sé più morbida durante l’intera campagna elettorale. Ahimè per loro, la crisi dei rifugiati ha costretto la loro misantropia a venire allo scoperto. Il contrasto tra l’accoglienza offerta a migliaia di rifugiati nelle ultime settimane e la costruzione di campi per migranti fatta dal governo Samaras spiega perché molti elettori di sinistra anche delusi dalla firma del memorandum siano tornati a votare per Syriza nei seggi elettorali.
In rari momenti di inspiegabile ottimismo mi piace pensare che la gentilezza nei confronti di migranti in difficoltà possa essere il precursore di una nuova campagna del governo greco contro la visione distopica d’Europa portata avanti dalla troika.

L’articolo originale, pubblicato su The Guardian è qui

Traduzione di Francesca Coin

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