La situazione politica in Brasile sta precipitando. Il governo di Dilma Rousseff  si trova sotto pressione  dopo gli sviluppi dell’inchiesta ‘Lava Jato’ sulle tangenti del colosso petrolifero statale Petrobras. La procura ha chiesto gli arresti per l’ex-presidente Lula. Ieri, 13 marzo, migliaia di persone hanno preso parte a manifestazioni di piazza chiedendo le dimissioni della presidente brasiliana (un milione di persone a San Paolo, altrettante a Rio de Janeiro. In centomila a Brasilia davanti al Parlamento). La crisi del Brasile segna in modo inequivocabile la parabola dei governi progressiti che hanno segnato l’ultimo quindicennio di storia politica del continente Sud americano, dall’Argentina, al Venezuela, alla Bolivia. Per approfondire meglio quel che succede in America del Sud rimandiamo all’articolo di Bruno Cava, Possono i governi progressisti sopravvivere al loro successo?

Sui fatti recenti, sulla loro spiegazione e interpretazione pubblichiamo questa intervista a Beppo Cocco con l’aiuto di Renan Porto (Uninomade Brasil).

Traduzione dal portoghese di Tiziana Saccani.

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Tra il 4 e l’8 marzo 2016

São Paulo. Il 4 marzo, all’alba, Lula è stato fermato dalla Polizia Federale su mandato del giudice Moro e “condotto coercitivamente” a rispondere ad un interrogatorio nella sala presidenziale dell’aeroporto di Congonhas. L’indagine riguarda forti indizi materiali che indicano il coinvolgimento di Lula con un ruolo importante in uno schema di corruzione che ha praticamente portato la Petrobras di fatto al fallimento (stiamo parlando di centinaia di miliardi e della quasi inevitabile privatizzazione dell’impresa che era il gioiello della corona). Immediatamente il PT ed un sacco di intellettuali gridano al golpe, la CIA, l’imperialismo e non si sa chi ancora starebbero dietro a questa operazione.

Rio de Janeiro. L’8 marzo all’alba, le ruspe del comune do Rio hanno distrutto la casa di Dona Penha, una delle ultime sopravvissute delle 500 case di una piccola favela (l’eroica resistenza della Vila Autodromo, adiacente alla Vila Olimpica, è durata per anni) distrutte per fare spazio alla speculazione immobiliare carburata da immani e inutili investimenti pubblici per il Mondiale e le Olimpiadi.

Qual è il rapporto tra il 4 e l’8 marzo? Molto diretto: il comune di Rio è governato dal PMDB e dal PT di Lula. Il Vice sindaco è del PT, l’assessorato alla casa (Secretaria Municipal de Habitação – SMH) è del PT e ha gestito la politica di espulsioni dei poveri di questi ultimi anni. Il sindaco do Rio (e il governatore dello Stato di Rio) e le loro mafie sono la base parlamentare di appoggio che garantisce a Dilma – per adesso – di non essere destituita e a Lula una solidarietà istituzionale.

La sinistra brasiliana e quella internazionale piangono per Lula, ma non si commuovono per Dona Penha: questi poveri che insistono a difendere i loro modi di vita, come gli indios che si rivoltano contro le mega-dighe sono degli ostacoli alla modernizzazione che avanza a colpi di grandi eventi e di mega bustarelle. Lula e Dilma non sono minacciati per aver radicalizzato le riforme, ma per aver fatto della corruzione sistemica della democrazia la base di un progetto nazional-sviluppista (in questo senso socialista: statale e autoritario): contro i poveri e contro i segmenti diffusi del tessuto produttivo. Il loro governo è diventato il governo delle grandi imprese e dei grandi lavori.

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Intervista a caldo sul 4 marzo e il fermo di Lula, a Giuseppe Cocco. Realizzata da Patricia Fachin, per l’IHU OnLine dell’UNISINOS, Università dei gesuiti di São Leopoldo (grande Porto Alegre)

Premessa

La maggior parte dell’intervista è stata fatta il 4 marzo, il giorno stesso del fermo di Lula (e delle perquisizioni nell’Istituto Lula e nelle case di familiari e collaboratori vicini a Lula) e dell’operazione Aletheia nell’ambito di un’operazione molto più ampia, chiamata Lava Jato[1]. Dal 4 marzo, il PT e in generale il governismo gridano al golpe, chiamano alla mobilitazione generale e addirittura – in modo totalmente irresponsabile – a sfilare contro le manifestazioni a favore dell’impeachment di Dilma convocate da più di 3 mesi per domenica 13 marzo. I piagnistei di Lula e del PT sono ripresi dalla sinistra in generale, anche a livello internazionale.

Che cosa sta succedendo allora?

  • Su un piano generale, sta succedendo esattamente quel che dicevamo dopo il movimento di giugno 2013 e soprattutto in ottobre – novembre 2014. Contrariamente ad una lettura superficiale e volontaristica che pensava di osservare nei risultati elettorali degli ultimi 2/3 anni in Venezuela, Bolivia e Brasile la vitalità dei governi detti “progressisti” dell’America del Sud, si trattava di narrative fantasiose. Il governo Chavez già era in coma profondo prima ancora che il caudillo si ammalasse e con Maduro si è mantenuto solo grazie alla violentissima repressione delle proteste sociali da parte di un esercito “ bolivariano” che difende i suoi interessi di grande operatore della (dis)economia del petrolio (la Pdvsa). La vittoria di Dilma e Lula nelle elezioni di ottobre è stata, come abbiamo già detto, una vittoria di Pirro, organizzata in tre momenti: (a) repressione e purificazione del movimento di giugno 2013; distruzione per mezzo di un’ infame campagna moralista dell’opzione di rinnovo di una leadership istituzionale moderata (rappresentata dalla vecchia militante del PT, Marina Silva : cabocla – india e nera – dell’Amazzonia, ex militante del Partito Comunista Rivoluzionario, due volte Ministra di Lula); (b) abuso del potere di fuoco finanziario che oggi è messo a nudo dall’operazione Lava Jato: fiumi di miliardi di dollari rubati – assieme ai complici del PMDB – dalle imprese statali. Le elezioni sono state, di fatto, “rubate” e questa sensazione è rimasta. Il giorno dopo son cominciate le manifestazioni di protesta: inizialmente a São Paulo e poi dappertutto. Solo che questa volta e contrariamente a giugno, l’indignazione è stata regalata, dal ricatto ideologico del PT su tutta la sinistra, con la complicità di nostalgici della guerra fredda e di micro-politici di ogni sorta, alla destra. Il fatto è che la truffa elettorale ha dei costi altissimi per il Brasile e ne parliamo nel punto seguente.
  • Lula e Dilma, sulla base dell’uso del potere statale e di un marketing elettorale cinico (cioè sulla base della doppia corruzione della democrazia), hanno mentito due volte: dicendo che il Brasile non aveva problemi economici e che non avrebbero in ogni caso fatto ricorso ad una politica di austerità. Il giorno dopo le elezioni, hanno cominciato una violenta politica di austerità (colpendo i diritti dei disoccupati, aumentando il tasso di interesse e aumentando in modo folle tutte le tariffe amministrate – trasporti, elettricità, benzina) . L’economia brasiliana è apparsa per quel che era: fallita ! Così, il governo “progressista” che ha creato questa situazione, si è messo a volerla far pagare a tutti. Ma nessuno ci crede e l’economia che stava malissimo è andata a rotoli: oggi abbiamo una depressione di circa 8% (accumulata su due anni), un’inflazione annuale di più del 10% (quella ufficiale) e la moneta locale si è fortemente svalutata facendo pressione sui debiti in dollari delle imprese e ancora sull’inflazione. I geni del PT son riusciti a far crescere in modo preoccupante il debito pubblico nello stesso momento in cui tagliavano tutte le spese e adesso non c`è più niente da tagliare: quindi si prepara un pacchetto di riforme neoliberali ancora più feroce, che sarà applicato o di Dilma o dai successori (nel momento in cui scriviamo, la permanenza di Dilma sembra molto improbabile). Gli stati federati sono falliti (quello di Rio non paga i fornitori, non paga le borse e ritarda sistematicamente il pagamento dei suoi funzionari. Le università sono ridotte ad immondizia, gli ospedali chiudono mentre aumenta la già allucinante violenza civile: rapine, uccisioni, scontri a fuoco, furti).
  • Quando il muro stava cadendo, la sinistra in generale – anche quella libertaria – non ci voleva credere , nonostante tutte le critiche allo stalinismo e alla mancanza di democrazia. In fondo, questo “ fuori” faceva comodo, la patria del socialismo era sempre una – seppure brutta e grigia come la porta di una prigione – alternativa. Se i tedeschi dell’Est non ne volevano sapere e i sovietici ancora meno, poco importava. La Cia e l’imperialismo erano la vera minaccia. La sinistra continua così: vivendo di miti e quando crollano, costruendone altri, per esempio i “governi progressisti” dell’America del Sud. La storia non è finita, ma il muro è caduto e continua a cadere: dopo la sconfitta del Kirchnerismo in Argentina, anche Evo ha subito una cuocente sconfitta in Bolivia e in Brasile Lula e il Pt son finiti: non perché son troppo popolari, ma perché sono diventati una parte inefficiente della mafia delle grandi imprese e per loro hanno governato contro i poveri e gli indios. Distruggendo il movimento di giugno pensavano di cavarsela, ma in realtà hanno distrutto se stessi e la possibilità di rinnovarsi. Non l’hanno fatto per stupidità, ma perché una volta che sei parte del patto mafioso, non hai modo di uscirne. Oggi, sono spazzati via in ogni modo. La paralisi della sinistra brasiliana, che sembra mantenersi, indica che farà la fine che ha fatto l’idea stessa di sinistra in Russia o un Ucraina. L’unica – debole ma concreta – alternativa moderata che abbiamo è Marina.

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 Venerdì, 4 marzo 2016

Dalla ALETHEIA alla PARRESIA, la sinistra brasiliana sarà capace di uscire dalla trappola dove il PT e il governo l’hanno paralizzata?

Patricia Fachin di IHU On Line: COME ANALIZZI GLI SVILUPPI DELL’INDAGINE “LAVA  JATO”, LA SEQUENZA DI EVENTI DEGLI ULTIMI GIORNI  E LA NUOVA FASE DELL’OPERAZIONE, “ ALETHEIA” , CON IL FERMO ED IL TRASFERIMENTO COERCITIVO DELL’EX-PRESIDENTE LULA, STAMATTINA?

GIUSEPPE COCCO: Era già nell’aria ed era già stato annunciato sia dallo svolgersi dell’indagine LAVA JATO, che dalla fuga delle ultime notizie sui giornali (il settimanale Isto È ha parte dei verbali della “delazione premiata” – la confessione di un pentito – del senatore del PT Delcídio Amaral, capogruppo del governo Dilma al Senato fino al suo arresto il 25 dicembre scorso). È tutto un sistema che sta cadendo a pezzi. Vale la pena, per il lettore italiano, di dare alcune informazioni sull’ arresto di questo senatore del PT per rendersi conto che la propaganda di questo partito e della sinistra in generale (come il vergognoso articolo apparso sul Manifesto) sul “ golpe” e i “complotti”  è totalmente falsa. Il Senatore (che era del PSDB fino al 2003 e poi del PT nello stesso anno) è stato arrestato su mandato emesso da un giudice della Corte Suprema (Supremo Tribunal Federal – STF). Questo stesso giudice è stato citato dal Senatore – assieme ad un collega del STF – come interlocutore del governo per la “soluzione” di tutta la faccenda dell’ indagine Lava Jato e come argomento per convincere uno dei dirigenti della Petrobras (arrestato e collaboratore di giustizia) a non collaborare con la Giustizia. Il Senatore è stato registrato dal figlio del dirigente che si sentiva minacciato. Oltre a garantire la collaborazione dei due giudici, il senatore del PT offriva alla famiglia del dirigente pentito uno stipendio di 50.000 reais al mese (10.000 euros) e il banchiere proprietario di una delle più importanti banche di affari private ( André Esteves della BTG) offriva un milione di dollari. In quell’occasione è stato arrestato anche il banchiere ed è apparsa la ragione della sua generosità con la famiglia del pentito: la Petrobras gli vendette, nel 2013, il 50% delle sue quote di pozzi di petrolio in Africa per un valore di 1,5 miliardi di dollari mentre il Tribunale dei Conti lo valuta a 3,5 miliardi (secondo altre fonti il valore era del doppio, 7,5miliardi). Stiamo parlando solo di un dettaglio di tutto quello che l’indagine sta mettendo in luce. Nel patteggiamento, i “pentiti” della Petrobras, restituiscono ciascuno 100 milioni di dollari (che fa mezzo miliardo di Reais, la nostra moneta). Si tratta dunque di operazioni che spiegano le difficoltà che hanno portato la Petrobras – all’attuale situazione di insolvenza (a un gradino dal default).

La corruzione non è stata il prezzo della modernizzazione o della giustizia sociale, ma della distruzione del patrimonio pubblico e dell’abbandono delle politiche sociali. Fa ridere vedere Harvey, in questi giorni a Rio, ad un seminario della sinistra di Rio dove si grida al “golpe”, mentre siamo davanti alla pratica, da parte di Lula & cia di quella che lui ha chiamato “accumulation by dispossession”.

Ora bisogna vedere se l’operazione rimane solo al  PT o se si allargherà. Non ho mai pensato che la polizia o i giudici – il giustizialismo – potessero risolvere qualcosa in termini politici e non è adesso che cambierò  idea. Ma, se la democrazia è minacciata, le elezioni truccate, il potere solo questione di soldi, l’esercito dispiegato nella favela della MARE’ a Rio de Janeiro, gli stadi nuovi e vuoti,  il Zika Virus che si propaga, la recessione (accumulata negli ultimi due anni arriva a  – 8%) che distrugge posti di lavoro, l’inflazione che divora il potere d’acquisto dei più poveri, la mafia dei trasporti che comanda nelle città, il moralismo logoro del PT e  a geometria variabile (contro gli altri e chiaramente non contro sé stessi), allora, qualcuno occuperà questo spazio, farà qualcosa, convinto di fare la cosa giusta.

IHU ON-LINE: L’OPERAZIONE LAVA JATO RAPPRESENTA UN PASSO IN AVANTI DAL PUNTO DI VISTA ISTITUZIONALE O NO?

GIUSEPPE COCCO: Di per sé non è un passo in avanti, ma si puo’ dire che rappresenta un nuovo funzionamento delle istituzioni: si tratta di una nuova generazione di giudici giovani che la sta conducendo in un modo che sembra completamente autonomo. Le conseguenze politiche della Lava Jato possono essere positive o negative, ma sul piano giuridico-legale – fino ad oggi – si è sviluppata in modo ineccepibile: invece di concentrarsi sui corrotti, ha mirato i corruttori, arrestando praticamente tutti i dirigenti proprietari dei maggiori gruppi dei grandi lavori che costituivano un oligopolio che controllava i contratti della Petrobras, delle grandi dighe che distruggono l’Amazzonia, degli stadi inutili, delle Olimpiadi, cioè gli operatori delle espulsioni di poveri nelle città e degli indios nelle foreste. Il dirigente proprietario del maggior gruppo, cresciuto sotto la dittatura, Marcelo Odebrecht è appena stato condannato a quasi 20 anni di prigione.

Vi sono due determinanti materiali della LAVA JATO (poi trasformati in termini giudiziari): il primo: le manifestazioni di Giugno 2013, (che il PT e i politici in generale avevano sottovalutato – è spaventoso constatare che il PT – di fronte  a milioni di persone che manifestavano per le strade di tutte le città, resistendo bravamente alla dura repressione – ha pensato risolvere tutto con la propaganda di squalificazione del movimento, trattandolo di conservatore o addirittura di fascista: la sinistra al potere, anche se venduta al grande capitale nazionale e multinazionale mantiene il vecchio riflesso di considerare le lotte che la minacciano come frutto di complotti e dell’imperialismo. Il secondo determinante è che, con la scusa dello SVILUPPO NAZIONALE, si è creato un accordo tra compari (l’oligopolio delle grandi impresa), che ha lasciato fuori parecchia gente – non è per niente che SÃO PAULO – la città dove si manifesta la più forte e massificata indignazione contro questo sistema: il suo tessuto produttivo (il più forte e diffuso del paese) è stato pregiudicato da questa spoliazione promossa dal governo del PT e del PMDB. Chiaro, l’opposizione (PSDB) non è innocente, ma il PT e il PMDB sono al potere da 13 anni, quindi non serve a niente di dire che “anche gli altri rubano”.

IHU ON-LINE: “PIÙ LA SINISTRA IN GENERALE DIFENDE E CADE NELLA  FALSA POLARIZZAZIONE DELLA DIFESA DI LULA, MENO SARÀ IN GRADO  DI PROPORRE QUALCOSA”

GIUSEPPE COCCO: Allora, la LAVA JATO, da un lato, ha questa base di legittimità e legalità. Dall’altro, da sola non risolverà la situazione. Se repressione e galera cambiassero qualcosa, avremmo già risolto il problema della violenza.  Dire che la LAVA JATO non risolve la crisi politica non significa dire che sia inutile o che – come cinicamente tenta di dire il PT – che sia un golpe.

La domanda che ci si pone ora è se il PT riuscirà a riprodurre quella falsa polarizzazione che aveva prodotto nell’ottobre del 2014 – all’epoca della campagna elettorale presidenziale-, che ha creato l’attuale passività che sta conducendo tutta la sinistra e le lotte popolari allo stesso tumulo. Spero che questa tattica del PT non funzioni più.

Se il PT continuerà ad aver successo con questo sforzo di ricattare la sinistra e o movimenti nel loro insieme, il Paese rischia di andare verso uno scontro assurdo, come quello che ha avuto luogo sotto casa di Lula il giorno del suo fermo, tra militanti a favore e contro Lula. La chiamata a manifestare è politicamente, doppiamente irresponsabile: in primo luogo, perché dovremmo manifestare per difendere le grandi imprese delle grandi opere? È come se i NO TAV dovessero andare in piazza per difendere i governi e le imprese che impongono i lavori nella Valle di Susa. O come se i giovani che lottavano contro il Mose di Venezia dovessero manifestare per la liberazione di Mazzacurati e compagnia.

La domanda interessante è dunque: ce la faremo ad uscire da questa passività? e questo magari dipende dalla capacità che avremo di rivendicare una vera riforma politica, con l’autoconvocazione di un’assemblea costituente. Le manifestazioni di Giugno 2013, nella loro fase di massima maturità, decretarono che il sistema era corrotto, occupando Consigli Comunali, Parlamenti Regionali e cercando di occupare il parlamento di Brasilia. L’operazione Lava Jato l’ha confermato sul piano giudiziario. Ma il giudiziario, malgrado i suoi giovani giudici di Curitiba, non sta fuori dalla corruzione sistemica ed in ogni caso non è una soluzione politica. Se tutto ciò non è articolato a una mobilizzazione democratica ed indipendente, non servirà a nulla, perchè – al contrario – il vuoto può essere riempito da una proposta reazionaria.

Per chi è preoccupato per la democrazia, il pericolo piu’ grande  è che la maggioranza degli intellettuali e della sinistra rimanga paralizzata dal rinnovo di una polarizzazione che oltre ad essere falsa, è un puro prodotto marketing pagato anche dagli appaltatori allo stratega del marketing (arrestato la settimana scorsa perché pagato direttamente dalle imprese in conti stranieri).

Qual è l’argomentazione del governo di fronte alla LAVA JATO? Da un lato, dire che tutti sono corrotti, come se questo giustificasse qualcosa. D’altro canto, dicendo che si tratta di moralismo. Ma cosa hanno fatto contro Marina in ottobre 2014? Non fu una campagna moralista e infame?

IHU ON-LINE: una parte della militanza del PT e del partito ha già assunto il discorso che questa nuova fase dell’operazione LAVA-JATO è un tentativo di attingere il PT e alcuni affermano anche che si tratta di un’illegalità e offensiva contro le ex-presidente, o ancora che è una reazione della Polizia Federale contro il cambio del Ministro della Giustizia.

GIUSEPPE COCCO: Ogni manifestazione è legale e legittima (contrariamente a quanto previsto dalla legge antiterrorismo che la Presidente Dilma ha appena fatto votare in regime d’urgenza e che anche la Folha de São Paulo ha definito come assurda), ma questo tipo di discorso, se funziona a sinistra, manterrà la passività e l’impossibilità per la sinistra di assumere un discorso positivo, trascinandola nella stessa tomba del PT. Spero proprio che non funzioni, perchè è un discorso falso e bugiardo: un mero prodotto del cinismo e del marketing: ecco cos’é  la corruzione!

Cio’ che é grave (politicamente e non moralmente) è che LULA è interrogato per aver partecipato alla trama di interessi del grande capitale nazionale (e multinazionale) e non per aver radicalizzato la riforma agraria, aumentato la BOLSA FAMILIA  o riconosciuto le terre indigene. È interrogato per avere alimentato la campagna elettorale coi soldi degli appaltatori: per aver fatto, l’anno scorso, una politica recessiva con DILMA che – oltre a determinare il licenziamento di milioni di lavoratori – ha tagliato il sussidio di disoccupazione.

Questo si è molto grave e la sinistra non puo’ difenderlo: piu’ lo difende, e meno avrà la capacità di recuperare un giorno l’eredità di alcune azioni positive che ha fatto il PT nei primi anni  del suo governo e di cio’ che era il PT prima di arrivare al potere.

IHU ON-LINE: LO SDOPPIAMENTO DELL’OPERAZIONE LAVA-JATO TENDE A PROVOCARE LA CRISI POLITICA O PUO’ CONTRIBUIRE ALLA SUA RISOLUZIONE?

GIUSEPPE COCCO: La crisi economica è grave e il mercato scommette sul fatto che l’operazione LAVA-JATO possa portare ad un’uscita. L’agonia del governo si è trasformata in una paralisi economica, del funzionamento dello Stato e degli investimenti aggravando la recessione, distruggendo la fiducia, ossia la moneta – è per questo che abbiamo tassi di interesse enormi ed anche un’altissima inflazione. Stati – come quello di Rio de Janeiro – in fallimento: che non pagano stipendi, borse, fornitori.

La questione è che piu’ la crisi non trova un’uscita, piu’ si aggrava la sua dimensione e diventa il terreno di gestazione di riforme reazionarie che saranno imposte. Il Ministro dell’economia (del PT) ha dichiarato oggi (10 marzo) che le riforme (ultra liberali) devono essere fatte subito o saranno imposte più tardi e in modo ancora più radicale. La democrazia dipende da quanto saremo capaci di fare il lutto del PT, stare con l’indignazione popolare per l’approfondimento urgente della politica di costruzione dei diritti, devono recuperare la propria autonomia.

IHU ON-LINE: SECONDO IL COLLETTIVO  DEI RAPPRESENTANTI DELLA POLIZIA FEDERALE, QUESTA NUOVA FASE DELL’OPERAZIONE LAVA JATO STA INDAGANDO SUI MEZZI USATI DAI 5 MAGGIORI APPALTATORI DEL PAESE PER L’AZIENDA LILS PALESTRAS E EVENTOS LTDA E L’ISTITUTO LULA. COSA DIMOSTRA QUESTA INDAGINE  IN RELAZIONE ALLA CRITICA CHE E’ STATA FATTA AI GOVERNI PT E LA SUA RELAZIONE CON GLI APPALTATORI NEL PAESE?

GIUSEPPE COCCO: L’indagine trasforma in termini giudiziari cio’ che potrebbe essere una critica politica, per esempio quando Lula saliva a bordo del jet dell’impresa OAS per andare a difendere la costruzione di strade nel Territorio indigeno Parco Nazionale Isidoro Seguro – Tipnis, in Bolivia.

Cosa ci andava a fare ? Una rivoluzione? Una riforma radicale? No, è diventato un uomo propaganda del progetto BRASIL MAIOR e dei grandi appaltatori. Cosa ci faceva nel jet di Eike Batista, l’ex uomo più ricco del Brasile, pieno di soldi della Banca Nazionale di Sviluppo ed oggi imprenditore fallito? Cosa ci faceva con il governo di Rio dove il PT governa con il PMDB contro i poveri?

Quello che la sinistra dovrebbe fare è reinventarsi, riprendere la critica del BRASIL MAIOR (del nazional sviluppismo) e mettere in questione la democrazia rappresentativa, dalla riforma del sistema dei partiti, suggerendo che tutti i membri di Stato, dai ministri fino ai delegati, siano eletti e nello stesso tempo eliminare tutti gli incarichi di fiducia, sollevare la questione ambientale etc… La sinistra deve lottare per la democrazia e non insistere su simboli finiti. Il PT ha avuto l’opportunità di slegarsi da questo sistema durante le manifestazioni del Giugno 2013, ma ha optato di squalificarle, chiamando la moltitudine di conservatrice, alienata, reazionaria.

IHU ON-LINE: LO SDOPPIAMENTO DEL LAVA JATO COME POTREBBE RIPERCUOTERSI  NELLE MANIFESTAZIONI PREVISTE PER IL 13 MARZO?

GIUSEPPE COCCO: La mia impressione è che ci sarà una grande partecipazione a questa manifestazione contro il governo. Tuttavia l’indignazione sarà attraversata da settori di estrema destra ed é il PT che l’ha voluto per poter polarizzare. Non abbiamo bisogno di pensare nella ALETHEIA (il nome che la Polizia Federal ha dato all’operazione che ha portato alle perquisizioni e fermo di Lula) ma nella PARRESIA: nel coraggio della verità, non solo nell’essere al corrente ma nell’osare, ma anche nel saper osare, mettere tutto nella prospettiva dell’innovazione della democrazia.

 

NOTE

[1] La Lava Jato cominciò – per caso –  il 17 marzo 2014, con l’arresto di un “doleiro” Alberto Youssef – una figura di banchiere informale specializzata nel lavaggio di soldi e usata da politici e mafiosi per trasferirli all’estero – e dell’ex “primo ministro “ del governo di Roseana Sarney  dello stato miserabile del nordest, Maranhão. Roseana Sarney è figlia di “José Sarney”, un politico prodotto dall’oligarchia nordestina e dai militari, che fu il primo presidente civile del periodo della democratizzazione. Sarney è stato per 3 volte presidente del Senato e dirigente del PMDB: padre e figlia sono stati due potenti alleati di Lula e del PT, sin dalla campagna elettorale del 2002.

PS: le manifestazioni di ieri, 13 marzo sono state un grande successo più ancora di quelle del giugno scorso, come si può vedere qui

Immagine in apertura: la casa della signora Penha distrutta dalle ruspe per fare spazio alla speculazione immobiliare: si trattava di una delle ultime sopravvissute tra le 500 case di una piccola favela di Rio de Janeiro.

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