Milano avrà bisogno di un nuovo ruggito con una bella sgroppata ora. Il modello Milano ha portato allo sgombero del Leoncavallo, prima con il cambio del PGT che ha aperto le porte alla selvaggia trasformazione del quartiere Greco e poi con l’ignavia nel non aprire il bando per lo spazio di via San Dionigi con i giusti tempi. Se Sala e la sua giunta avessero deciso, davanti all’inchiesta sul “modello Milano”, di dare un segnale di discontinuità avrebbero salvato il Leo, invece hanno deciso di andare dritti per la svendita di San Siro. In questo spazio è entrata la destra post fascista di Meloni e Piantedosi. Fratelli d’Italia ha semplicemente fatto ciò che è, ed ora si intesta lo sgombero dello spazio occupato più longevo d’Italia. Due modelli di governo, a tratti diversi, ma che hanno di fatto convissuto nelle responsabilità/opportunità dello sgombero.
Il Leoncavallo avrebbe festeggiato a settembre 31 anni in via Watteau e ad ottobre i 50 anni dalla prima occupazione. In 50 anni anni è stato sgomberato tre volte, tutte e tre ad agosto, con la città mezza vuota. La Milano di oggi, e il Leoncavallo di oggi, non è quello del 1989. Neppure le condizioni dei movimenti sociali e degli apparati repressivi. Vivere nel passato non aiuta di certo e la politica deve essere misurata nel momento che si affronta. Ma sotto una battente pioggia, alle 18.00 di ieri 21 agosto 2025, diverse centinaia di persone hanno dato vita a un’assemblea post sgombero. C’è chi scommetteva che sarebbe stato un saluto a chiudere la storia del Leoncavallo, invece dalla strada bagnata che lambiva via Watteau si è alzato il grido che il 6 settembre porterà per le vie del capoluogo lombardo una manifestazione nazionale sotto il motto di antica memoria “Giù le mani dalla città” e poi una manifestazione per le vie del quartiere di Greco.
Erano anni che Milano non vedeva certi numeri dopo lo sgombero di uno spazio occupato, e questo ad agosto con la pioggia. Il valore simbolico del Leoncavallo è tutto qui, ad accorrere non c’erano solo compagne, compagni, compagnu di altri centri sociali. No, c’erano l’Arci, la CGIL, il sindacalismo di base, i comitati per il diritti all’abitare e tante tante persone semplici. Facile pensare che ora la giunta Sala farà il famoso “bando” per San Dionigi. Ma forse qualcosa si è rotto nella possibile fiducia verso l’amministrazione municipale. Sicuramente non è si è interrotta la volontà del Leoncavallo che vuole, finalmente, uscire dalla precarietà.
Insomma, oggi c’è in gioco tanto, i poteri finanziari ed economici strappano un nuovo angolo della città, il governo mostra il suo volto repressivo e alimenta le bocche dei legalisti, il centro sinistra deve capire cosa vuole essere, o meglio capire se il “modello Milano” è il proprio modello oppure no. Ma non solo a parole. In gioco c’è anche uno spazio politico, quello del conflitto sociale espresso da chi sta al margine della legalità quando la legalità significa privilegio, arricchimento individuale, interesse, e speculazione. Lo spazio politico che i movimenti sociali occuperanno domani a Milano, oggi dipende anche, in buona misura, da come la città solidale ed accogliente, non solo il collettivo del Leoncavallo, risponderà allo sgombero del 21 agosto. Un ruggito, una corsa al galoppo, migliaia di persone, capaci di coniugare rabbia, intelligenza, necessità di strappare uno spazio di luce, di vita, di possibilità. Le scorciatoie non bastano più, non bastano alla giunta milanese, alla politica cittadina tutta, movimenti sociali compresi. Come oggi mi faceva notare un caro amico, “Il Leo non aveva tanta esposizione mediatica da decenni… vuoi vedere che?…”. In quel “vuoi vedere che…” c’è tutta la speranza che ci vuole perché, diciamolo, oggi l’unico “SalvaMilano” che può rappresentarci è quello dell’intelligenza collettiva, degli spazi comuni, della cultura accessibile, dei diritti universali, del rifiuto di colonialismi, sessismi e di tutti gli -ismi che inquinano le nostre vite. Ovvero il contrario di ciò che da decenni ci governa (da sempre, potremmo anche dire), che si chiami centro sinistra o centro destra, o come si vogliono dipingere. Serve un ruggito, un nuovo ruggito, capace di generare un futuro possibile.
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