Proponiamo all’attenzione di tutte/i questo appello firmato da alcuni intellettuali e attivisti europei e non solo per denunciare il clima  di crescente intimidazione e repressione presente in Italia e in Europa. Clamoroso è il caso della lotta in Val di Susa, dove attualmente quattro giovani sono sottoposti a un regime carcerario di isolamento, accusati di “terrorismo”, e 54 persone si trovano sotto processo per aver manifestato,  in forme diverse, il loro dissenso contro il proseguo dei lavori per l’Alta Velocità  a cui da venti anni si oppongono le comunità della zona. Non basta: altri episodi diffusi di repressione del dissenso e del diritto a manifestare ci allarmano grandemente.

Promotori di tale iniziativa sono gli iscritti alla lista Effimera, variegata realtà di ricerca e di pensiero internazionale, nata dopo l’esperienza di UniNomade 2.0. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione e di critica di appoggiare questa presa di parola che ha lo scopo di ribadire il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei territori al di fuori delle imposizioni e delle logiche del capitalismo finanziario contemporaneo.

Per firmare: appello.contro.repressione@gmail.com

Segue l’appello in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo con l’elenco dei primi firmatari.

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Foucault, in una lezione tenuta nel 1978 al Collège de France, scrive che oggi l’arte del governare “ha per bersaglio la popolazione, per forma principale di sapere l’economia politica, per strumenti tecnici essenziali
i dispositivi di sicurezza”. Se questo è il piano dentro il quale ci muoviamo, oggi stiamo assistendo ad un salto di qualità dei dispositivi di sicurezza. Osserviamo una complessiva e sottile involuzione autoritaria della società italiana ed europea, dove il conflitto viene patologizzato e interiorizzato e vige la repressione di ogni politica affermativa e di ogni pratica di autonoma gestione di corpi, relazioni, territori. In particolare, ci allarma e ci preoccupa il clima di controllo di un neocapitalismo particolarmente violento nei confronti degli attivisti del movimento No Tav in Val di Susa. Quattro giovani, Claudio, Chiara, Mattia e Niccolò, sono da dicembre in carcere accusati di terrorismo. Altri 54 attivisti No Tav sono sotto processo per i fatti relativi alle manifestazioni del 27/6 e del 3/7/2011, attualmente in corso presso la IV Sezione del Tribunale di Torino, in condizioni in cui, come denunciato pubblicamente dagli avvocati della difesa, si consta “l’oggettiva impossibilità di garantire, nelle attuali condizioni, un sereno e concreto esercizio del diritto di difesa”.

Anche in altre città italiane (Bologna, Milano, Padova, Roma, Treviso, Napoli) negli ultimi mesi sono state emesse ordinanze di “divieto di dimora”, “arresti domiciliari”, “obblighi di firma” destinati a coloro che, più di altri, hanno manifestato dissenso politico.

Noi vediamo nell’esplicarsi di tali durezze fuori misura, il volto di un potere che ha cambiato natura: lontano e dittatoriale, repressivo e dunque “esterno” rispetto alle culture, ai corpi, ai volti, ma contemporaneamente vicino e “intimo”, capace di effettuare un’integrale cattura dell’anima, reclamando di volerla orientare attraverso dispositivi ambientali ed economici che favoriscono l’adesione alla “norma” oppure, viceversa, pronto a espellere, imprigionare, scartare qualsiasi elemento che alla “norma” non voglia adeguarsi.

Un’intera valle e tutta la sua popolazione da quasi venti anni resistono al destino stabilito dalle logiche dello sfruttamento intensivo neoliberista, sordo a ogni desiderio, insensibile ai bisogni della vita e al rispetto dell’ambiente, interessato solo alla razionalizzazione capitalistica dell’esistenza, al calcolo di investimenti in grandi opere inutili ed irragionevoli che debbono essere il più possibile soltanto una fonte di denaro. Di fronte alla fermezza con cui la decisione unilaterale sulla sorte della Val di Susa viene da decenni presentata come una funzione che sottomette tutti i comportamenti agli interessi economici, le comunità hanno messo in gioco i propri corpi, diventando un modello di testarda resistenza alle ragioni del capitalismo-finanziario per il Paese nella sua interezza e anche oltre i confini nazionali. Siamo in presenza di regole oscene che autorizzano a imprigionare quattro ragazzi poiché “l’azione terroristica è idonea ad arrecare danno d’immagine all’Italia” e, aspetto particolarmente significativo, siamo di fronte alla pubblica rivendicazione del lato indecente di questa repressione, con la complicità dei principali media e di buona parte del milieu intellettuale italiano (con poche, ma significative, eccezioni).

Per queste ragioni noi firmando chiediamo l’immediata liberazione degli attivisti imprigionati dietro accuse strumentali e gigantesche. Pensiamo che la moltitudine che si solleva in Val di Susa trasgredisca solo la logica imperante del “capitale umano”. Questi giovani mettono in gioco le proprie vite, rifiutando l’idea della libertà come libera accettazione di una scelta obbligata; hanno sottratto la propria libertà al calcolo, per affidarla alla manifestazione di un’idea.

Non c’è politica che non cominci da lampi come questi, vogliamo ricordarlo. Essi sono i lampi dell’intelligenza e del coraggio imprendibile dell’umanità, gli unici capaci di far tremare la presunta solidità del biopotere contemporaneo. Noi dunque pensiamo che l’avvenire della politica stia nella fedeltà a questi lampi cui chiunque può partecipare, purché sia disposto a mettere davvero in gioco se stesso.

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[english version]

We would like to bring to your attention the following appeal, which has been gathering signatures of intellectuals and activists in Europe and elsewhere. It denounces the growing climate of intimidation and repression of political movements in Italy and in Europe. Particularly striking is the case of the Val di Susa (Piedmont, Italy) campaign against the new TAV (High Speed Train) development. At this time four young activists are subjected to a regime of isolation prison, under an accusation of “terrorism”, and 54 people are on trial for having demonstrated , in different forms, their dissent against the forced imposition of anti-environmental projects such as the TAV. This is just one example. Other episodes of widespread repression of political dissent give reason for serious alarm.

The promoters of this initiative are subscribers to the “Effimera” discussion list, an informal network of international researchers and thinkers which was created out of the earlier experience of “UniNomade 2.0”.

We ask all those who care about freedom of expression and criticism to support this appeal, the aim of which is to reaffirm the right to self-determination of bodies and territories outside and against the economic logic of contemporary financial capitalism.

To sign: appello.contro.repressione@gmail.com

Appeal for the liberation of the bodies and of political dissent

Michel Foucault, in a lesson held at the Collège de France in 1978, stated that today the art of governance “has the population as its target, political economy as its main form of knowledge, and security dispositifs as its basic technical instruments”. This is the context in which we move, but today we are witnessing a qualitative leap forward in the security dispositifs. We can observe a general but subtle authoritarian regress in the Italian and European societies, in which social conflict gets pathologized and internalized and every affirmative politics and autonomous practice in the management of bodies, relations, and territories is repressed. We are especially worried about the control exercised by a neocapitalism, which is extremely violent towards the activists of the No TAV movement in Val di Susa. Four youths, Chiara, Claudio, Mattia and Niccolò, have been held in prison since December on the charge of terrorism. 54 other No TAV activists are on trial because of the facts happened during the demonstrations of the 27th of June and the 3rd of July 2011. The trial is taking place at Section IV of the Turin’s Court and, as publicly denounced by the defence lawyers, “it is objectively impossible, under the current conditions, to exercise serenely and concretely the right to defence”. Over the last months, in other Italian cities (Milano, Bologna, Treviso, Padova, Roma, Napoli), the authorities have taken measures of “prohibition of residence”, “house arrest”, “requirement to sign-in” against those people who, more than others, have voiced political dissent.

We see in this disproportionate severity the manifestation of a power that has changed in nature: it is faraway, dictatorial, repressive and thus “outside” cultures, bodies, and faces, but at the same time it is nearby and “intimate”, it is able to fully capture the soul, claiming to direct it through environmental and economic dispositifs promoting abidance to the “norm” or, vice versa, ready to expel, imprison, or reject any element who refuses to adapt to the “norm”.

For twenty years, a whole valley and its entire population have been resisting the destiny established by the logic of intensive neoliberal exploitation, which is deaf to any desire, insensitive to the needs of life and to the respect of the environment, interested only to the capitalist rationalization of the existence and to the calculation of investments in useless and unreasonable major building projects thought to be a source of pr