Da dove gli vengono tutti quegli occhi che vi spiano, se non da voi stessi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non prendendole da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, non sono anche vostri? Ha qualche potere su di voi, che non gli derivi da voi stessi? Come oserebbe attaccarvi, se non potesse contare sulla vostra complicità? Come potrebbe nuocervi, se non foste i ricettatori del ladro che vi saccheggia, i complici dell’assassino che vi uccide e i traditori di voi stessi? (Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, scritto intorno al 1549 e pubblicato postumo clandestinamente nel 1576

 

Oggi più che mai le eterne questioni sul tiranno poste da La Boétie sono d’attualità. In quarant’anni i due cicli sequenziali dell’affermazione globale del neoliberalismo e della sua profonda crisi, iniziata nel 2008 ed ora attraversata dai cavalieri nazionalpopulisti dell’apocalisse ecologica, sono avvenuti in una diffusa sottomissione del general intellect. Sul piano politico tale sottomissione prende anche la forma di una rinuncia rassegnata alla conflittualità tipica del ritorno dei fascismi, sullo sfondo della evaporazione planetaria della sinistra storica.

Il cambiamento di paradigma tecnologico che sino ai tempi non molto lontani di Occupy o della Primavera araba pensavamo potesse essere una carta vincente per costruire l’autonomia del general intellect, si è invece dimostrato, per lo più, un efficace e subdolo dispositivo di cattura e, contemporaneamente, di messa a valore della soggettività. In questa difficile e per certi versi drammatica situazione dobbiamo riconoscere di non avere intuito con sufficiente forza:

  • che nella transizione dall’era industriale a quella neoliberale, avvenuta alla fine della guerra fredda, il capitalismo avrebbe investito tutto il suo peso e le sue forze nello spostamento della centralità politica dal complesso militar-industriale a quello globalizzato neuro-finanziario-digitale.
  • il malinteso nato sul concetto di disruptive innovation, introdotto nel 1995 da C. Christensen[2] per spiegare in chiave di mercato capitalista il cambiamento di paradigma tecnologico ed adottato dalla Silicon Valley, ma anche da hacker e ricercatori progressisti nell’illusione di una rottura politica e culturale col capitalismo industriale. In realtà la teoria di Christensen assomiglia molto ad un aggiornamento in chiave tecnologica della teoria schumpeteriana della distruzione creatrice.  Disruption e l’aggettivo disruptive,  usati in tutti modi per ammaestrare una generazione allo startuppismo dell’autosfruttamento, rivelano in realtà l’obbiettivo di  rompere ogni limite nei modi e processi di valorizzazione e di estrazione.

Lo spirito che ci ha spinto a proporre queste giornate d’incontro è quello di mettere in luce e capire questi processi che grazie alla disruption neoliberale investono lavoro e vita, menti e corpi, natura umana ed extraumana, conscio ed inconscio. Inoltre, a partire da questi processi, ci pare di poter ravvisare la costruzione di un nuovo paradigma tecnologico (e dello sfruttamento) che investe lavoro, natura e corpi per rideterminarli interamente come nuove fonti di estrazione del valore.

La costruzione d’un quadro e di una visione appropriati è l’ancora per resistere alla tempesta che si scatena e il fondamento per non partire da zero quando si ricomincia da capo, come già sta avvenendo con il movimento moltitudinario dei “Gilet gialli” in Francia. In tal senso per tentare di costruire il lessico di una nuova critica dell’economia politica dello sfruttamento proponiamo un ciclo seminariale sul rapporto sempre più dirimente tra tecnologia e vita nel capitalismo contemporaneo.

Il seminario vuole essere, a partire da qui, anche un momento di riflessione sulle nuove armi politiche di cui i movimenti devono cercare di dotarsi per rispondere all’altezza delle nuove sfide globali.

Il ciclo sarà articolato in tre momenti di approfondimento specifici ma al contempo tra loro fortemente intrecciati:

1 giugno 2019 Milano Casa della cultura: LAVORO (dalle ore 10 alle ore 18)

Il seminario si propone di esplorare l’impatto dell’innovazione tecnologica digitale sul lavoro e in particolare di interrogare i processi di valorizzazione che a partire da qui si costituiscono ai margini, se non al di fuori, del rapporto di produzione fondato sulla istituzione salariale. Se in passato quest’ultima è stata certamente la modalità principale per sostenere e governare i processi di produzione capitalistici, ci troveremmo oggi, nella economia delle piattaforme e del digital labor, davanti a nuove modalità di estrazione del valore che hanno come caratteristica principale quella di catturare la potenza del lavoro vivo e dell’operosità sociale secondo inedite configurazioni ancora tutte da indagare.

Ottobre 2019 – NATURA

Il seminario si propone di indagare l’impatto dell’innovazione tecnologica sull’ambiente a partire dalle trasformazioni avvenute all’interno del rapporto tra valorizzazione capitalistica e substrato naturale, o biosfera. Se in passato quest’ultima era concepita esclusivamente come supporto inerte del circuito capitalistico del valore (la natura infinita e gratuita degli economisti classici), oggi la materialità ambientale figura anche come elemento diretto della creazione di valore (si pensi per esempio alla finanziarizzazione della crisi ecologica).

Febbraio 2020 – CORPO E RIPRODUZIONE SOCIALE

Il seminario si propone di studiare l’impatto dell’innovazione tecnologica sul corpo e sugli affetti. L’avvento di un nuovo paradigma tecnologico, fondato sulla biogenetica, sulla Intelligenza Artificiale, la robotica, l’utilizzo dei big data, ecc, investe oggi il corpo umano e le sue più intime relazioni e lo trasforma nel campo di battaglia delle sperimentazioni e degli investimenti produttivi più radicali. A partire da qui è possibile allora evidenziare il costituirsi di una vera e propria “economia dell’interiorità” che si determina come il terreno privilegiato degli attuali processi di valorizzazione capitalistici.

 

La partecipazione agli incontri è aperta a tutte e tutti. Effimera è una realtà completamente indipendente e autorganizzata. Per organizzare i seminari, pagare le sale dove si svolgeranno e i viaggi per i relatori, preparare materiali abbiamo bisogno di fondi.  Vi chiediamo perciò di contribuire alla realizzare di queste attività e alle attività del sito con un contributo. E possibile farlo attraverso il pulsante che conduce al conto PayPal di Effimera, in homepage. Grazie in anticipo a tutte e a tutti! Vi aspettiamo!

 

NOTE

[1] La data di composizione è incerta, risale al periodo universitario tra i 18 e i 22 anni. Scaricabile su: http://www.inventati.org/apm/abolizionismo/boetie/boetie.pdf

[2]Introdotto da Clayton M. Christensen  professore ad Harward  ed alcuni suoi collaboratori che lo sviluppa nel saggio The Innovator’s Dilemma nel 1997 ed in opere seguenti.

 

Immagine in apertura: Lisa Jevbratt, InternetMachine 01