Il Bitcoin è diventata negli ultimi mesi una delle criptomonete più note, anche in seguito alle ampie oscillazioni della sua quotazione in dollari. In questo articolo, uno dei più importanti studiosi di monete digitali e dei relativi algoritmi spiega l’origine e le caratteristiche del Bitcoin. L’articolo originale, in inglese, dal titolo: Bitcoin, the end of the Taboo on Money, è tratto da the DYNDY.net article series:  http://jaromil.dyne.org/writings. Siamo grati all’autore per il permesso. Questa è la prima  traduzione italiana a cura di Andrea Olivieri, che ringraziamo.

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“Le forze più potenti, quelle che ci interessano per la maggior parte, non sono in una relazione speculare e negativa alla modernità , al contrario si muovono su traiettorie trasversali . Su questa base non si deve concludere che si oppongono a tutto ciò che è moderno e razionale, ma che sono impegnati nella creazione di nuove forme di razionalità e di nuove forme di liberazione”.

                                                                                   A. Negri e M. Hardt , Commonwealth, 2010.

1. Introduzione.

Questo articolo non ha lo scopo di illustrare cos’è il Bitcoin: al riguardo ci sono diverse fonti di informazioni, a partire da un bel video di animazione[1] e da un gran numero di scritti e saggi  anche accademici, citati in wikipedia[2]; vi è anche una bella drammatizzazione in un episodio della popolare serie televisiva “The Good Wife”[3].

Invece che discutere della funzionalità o della vulnerabilità del Bitcoin o cimentarsi in una sua analisi alla luce delle teorie economiche, in questo saggio vogliamo indagare gli aspetti storici e filosofici legati all’emergere di questa tecnologia. Chi scrive è stato coinvolto per più di due anni nella comunità Bitcoin, impegnandosi nello scambio cooperativo e anche critico tra i suoi nodi.

Il denaro è un mezzo fondamentale su cui costruire e consolidare una sovranità costituente. Questa ricerca discute della necessità e dell’urgenza di tale processo costituente  come una forma di soggettivazione. In ultima analisi questo articolo fornisce un quadro del contesto culturale in cui è stato inventato il Bitcoin e si è sviluppato fino a ciò che è ora, al fine di offrire alcune  chiavi interpretative dei suoi aspetti sociali e politici .

2. Origini 

Nel 1994, quasi due decenni fa, un intervallo di tempo considerevole per l’innovazione digitale, Steven Levy pubblicò sulla rivista Wired un articolo dal titolo “E-Money (Questo è ciò che voglio)”[4] con un’introduzione che non lasciava dubbi al lettore. Riferendosi all’E-Money (Moneta digitale), infatti, scrive:

L’applicazione sensazionale delle reti elettroniche non è il video-on-demand,  ma l’E-Money. Essa andrà a colpire laddove è più importante – il vostro portafoglio. Non solo rivoluzionerà la Rete ma cambierà l’economia globale”.

Per coloro che non conoscono Steven Levy , autore di libri come “Crypto” o “Hackers”, vorrei solo dire che non è il classico tipo visionario: i suoi scritti contengono pochissima fantasia e seguono un approccio giornalistico molto  documentato. In questo articolo, egli descrive il caso di David Chaum “il fondatore barbuto e coda di cavallo di DigiCash” che stava lavorando ad Amsterdam, con lo scopo di “catapultare il nostro sistema valutario nel 21° secolo”. Infatti quasi 20 anni fa, David Chaum era ricercatore al CWI, l’Istituto nazionale di ricerca per la matematica e  l’informatica in Olanda, dove in questi ultimi tempi ho avuto l’onore di spiegare come funziona il Bitcoin[5] davanti a un pubblico di scienziati che hanno lavorato con Chaum, e che onestamente mi hanno fatto sentire abbastanza imbarazzato, finché non ho capito che la modestia è sicuramente una delle loro qualità.

Poiché vorrei iniziare questo articolo partendo da una prospettiva storica, non posso fare a meno di seguire le origini dell’evoluzione che Bitcoin rappresenta a partire dal seminale contributo di Levy.

Ma non è tutto. Bitcoin non è solo “moneta digitale”. La sua nascita e  crescita sono state favorite da una rete di attività che, per alcuni aspetti, condivideva i principi etici e di gestazione di una comunità: sto parlando della comunità hacker.

Bitcoin è apparso per la prima volta agli occhi della comunità hacker in un Slashdot post[6] che, nell’agosto 2010, ha annunciato il rilascio della versione 0.3. In precedenza, Bitcoin era conosciuto solo su mailing list minori, oggi non più funzionanti.

Il post citato ha annunciato la nascita di un software che, attraverso il lavoro distribuito su tutti i partecipanti on line, avrebbe creato alcuni “hash” unici che avrebbero poi potuto essere scambiati come “moneta digitale”. Gli hacker a quel tempo avevano già familiarità con questo concetto poiché era già disponibile un’implementazione simile: si trattava  dell’utilizzo di una cosiddetta “hashcash” per combattere lo spam digitale grazie all’accettazione di un prezzo computazionale su tutti i server di posta elettronica disposti a scambiare e-mail. Anche l’architettura distribuita, o clusterizzata di questo software suonava familiare, dal momento che molti di noi pensavano che questo sarebbe stato una sorta di SETI@Home, un software che distribuisce il lavoro di calcolo necessario per analizzare i segnali dallo spazio raccolti da osservatori della NASA.

3. Eventi memorabili

Nei due anni e mezzo seguiti alla presentazione alla comunità hacker, mi sento di individuare due eventi memorabili che possono aiutarci a capire la progressione storica di Bitcoin.

 

Gennaio 2011     Blocco finanziario di Wikileaks

Maggio 2011      La rivista Forbes pubblica il suo primo articolo su Bitcoin

 

 

Figure 1: Price graph of memorable events

Nella figura 1 abbiamo inserito questi eventi in  un grafico che mostra il tasso di cambio dollaro/Bitcoin nel suo più grande mercato: il “MtGox”. Il grafico è duplice: nella parte superiore, si mostra il tasso di cambio dollaro/bitcoin e nella parte inferiore si registra il suo tasso di variazione. In tal modo, si evidenzia l’influenza che gli eventi socialmente rilevanti hanno sulla fluttuazione del Bitcoin.

Nel resto di questo articolo farò riferimento a questi due eventi, cercando di spiegare le complesse relazioni che governano gli aspetti sociali e politici di Bitcoin. Il grafico in Figura 1 è probabilmente quello più immediato per collegare la dinamica del tasso di cambio dollaro/bitcoin  
con i fenomeni finanziari, la cui modellizzazione astratta riveste scarsa importanza
nella mia analisi.

La mia ambizione è di descrivere l’innovazione tecnopolitica di Bitcoin senza seguire i fundamentals come quelli che affollano la maggior parte delle visioni accademiche disciplinari in economia.

Perciò dichiaro il metodo di questa analisi come biopolitico, nel senso che Michel Foucalt diede a questa parola: la precoce genealogia di una nuova ragione etica, un’indagine nella sua fase di gestazione attraverso l’analisi dei suoi processi di soggettivazione. Questa è scienza economica post–umanista.

4. Innovazione

4.1 Networked computing 

La proprietà fisica dei simboli influenza in maniera decisiva la struttura dei codici. È maggiormente influenzata da ciò che dal criterio del significato. La struttura di un messaggio riflette il carattere fisico dei suoi simboli più della struttura dell’universo che esso veicola. Questo spiega la famosa frase “Il mezzo è il messaggio”.

Vilem Flusser

Prima di tutto abbiamo bisogno di spiegare al lettore che cosa è di fatto il networked computing, un concetto al quale faremo riferimento anche come clustering.

Il clustering (che possiamo rendere in italiano con l’espressione analisi dei gruppi) è una maniera di approcciare problemi troppo grandi per essere risolti da un singolo computer, ad esempio perché richiedono troppa capacità di calcolo su uno spettro troppo ampio di dati. Clusterizzare un problema significa dividerlo in pezzi più piccoli (chunks) e quindi distribuire questi chunks a differenti unità di calcolo che lavorano tutte per il medesimo scopo, in modo che ognuna ne fa risolva una parte. Significa anche che quei computer che hanno meno lavoro da fare, ad esempio perché non vengono utilizzati in determinati momenti, possono autonomamente offrire il proprio aiuto alla rete cluster di cui sono parte. È possibile immaginare la situazione nella quale, in una singola stanza con 10 computer, solo 5 sono utilizzati, e quei pochi utenti possono beneficiare di una prestazione più veloce grazie al clustering.

Questa non è fantascienza, né una nuova brillante idea, benché non sia mai stata introdotta nel mercato di consumo, con ogni probabilità perché non crea profitto per i produttori di hardware e software. Eppure, ancora nel 2001, quando pubblicammo il sistema operativo gratuito Dyne:bolic[7], la sua funzione di clustering – implementata attraverso la patch del Linux kernel OpenMosix – fu una delle più apprezzate dagli utenti di quel SO. La funzione venne annunciata con lo slogan El computador unido jamas serà vencido e permetteva alle persone di accelerare compiti gravosi su computer lenti (ad esempio il rendering 3d) dividendo il carico computazionale tra una molteplicità di macchine: una situazione perfetta per quei media–lab indipendenti che non hanno denaro per comprare calcolatori e, piuttosto che aggiornare il proprio hardware, tendono ad affidarsi a diverse singole unità poco costose che possono riciclare dalla spazzatura o da donazioni.

Il gestore di cluster OpenMosix in Dyne:bolic è solo un esempio di come il networked computing ha a che fare con gli aspetti economici e politici delle società digitali. Uscendo dal mondo digitale e rientrando in quello fisico, il modo di produzione e distribuzione delle risorse nel networked computing è estremamente attinente al discorso contemporaneo sulla “rete energetica”.

Tornando a Bitcoin, mentre individuiamo un’architettura clusterizzata nella sua adozione di una funzione proof of work[8] siamo ancora molto distanti da comprendere il valore reale che sostiene i Bitcoins. Infatti, il tipo di lavoro richiesto per “estrarre” (mining) i Bitcoins è molto lontano dall’essere connesso con i valori della vita reale: cercare determinati numeri le cui hash iniziano con 6 zeri, per semplificare, non è altro che una ricerca di numeri.

Dobbiamo scavare ulteriormente per capire il senso del Bitcoin mining e dissipare alcuni legittimi dubbi sul suo essere uno spreco di energia. Mentre il suo approccio di networked computing era seducente (gli hacker amano clusterizzare le cose per natura) è difficile convincersi subito del valore reale di una simile operazione: solo pochi all’inizio hanno capito perché uno dovrebbe far andare un simile algoritmo per trasformare elettricità e sistemi tecnologici in numeri in qualche modo spendibili.

4.2 Perché estrarre? 

Il mining è l’atto di creare Bitcoins, fondamentalmente l’atto di trovare questo “minerale algoritmico” e coniarlo in token utilizzabili. Il processo di mining è pertanto remunerativo per coloro che lo intraprendono, eseguendo il software di Bitcoin mining sui propri computer. In parole povere, il mining trasforma elettricità in Bitcoins: i computer cercano numeri che non sono ancora stati scoperti e, appena li trovano, possono essere trasmessi come monete nel network. I miners generano ricchezza, poi la mettono in circolazione a loro discrezione.

Ancora nel marzo 2011 – appena pochi mesi prima che Bitcoin diventasse popolare, e che inevitabilmente si innalzasse il livello di rumore nella discussione su di esso – il/la blogger Mira Luna pubblicò sul suo blog “Trust is the Only Currency” quella che ritengo la migliore analisi critica su Bitcoin. Citerò qui il passaggio finale di questo post, intitolato “Bitcoin: una macchina di Rube Goldberg per comprare elettricità”[9]:

Alla fine, la creazione artificiale del numero limitato di possibili Bitcoins attraverso questo “proof of work” (che crea milioni di hash SHA–256 senza soluzione di continuità) è follia. Tutto ciò di cui hai bisogno è un “proof of limitation” senza la politica – il mercato è stato forse contenuto dal creare troppa moneta troppo velocemente? L’uso da parte di Bitcoin di una soluzione procedurale è la via sbagliata quando tutto ciò che hai bisogno di fare è definire un vincolo attraverso una formula e applicarlo secondo necessità attraverso il tempo, anziché avere ognuno che fa girare continuamente una funzione hash sprecando elettricità. Manteniamo le transazioni pubbliche, poniamo una firma crittografica su di esse, verifichiamole con un modello monetario (money model) e saremo in grado di salvare buona parte di ciò che c’è di buono in Bitcoin. E, naturalmente, usiamo un “bene” che le persone possono capire intuitivamente, qualcosa come … il tempo.

Per approfondire questa critica abbiamo bisogno di spiegare che cos’è questa follia e perché può essere invece considerata un’innovazione interessante. Quando i miners (letteralmente “minatori”, ovvero gli utenti che fanno andare l’algoritmo sulle proprie macchine) eseguono il loro lavoro (quindi consumare elettricità) i Bitcoins appaiono “magicamente”, ma il loro lavoro giova anche alla comunità: rafforzano la rete fiduciaria rendendo i Bitcoins meno facilmente contraffabili.

Il computo del mining, e quindi l’elettricità, servono a rafforzare l’autenticazione di Bitcoin. Ora consideriamo l’energia che era richiesta, prima dell’esistenza di Bitcoin, per autenticare il processo di conio di valute fabbricate con carta e metalli meno nobili. Consiste in una procedura segreta di coniazione, grandi macchinari, un edificio monumentale con mura spessissime e guardie armate intorno al suo perimetro: un tipo di energia instabile, molto difficile da governare, dal momento che ha che vedere con un monopolio della violenza imposto dallo stato sovrano.

Questa particolare energia è sostituita da Bitcoin con un approccio qualitativamente differente: Bitcoin distribuisce ai peers il compito di costruire fiducia nella sua autenticità. Il network computativo dei suoi miners serve come zecca e dissolve il bisogno di violenza in un potere illimitato, irraggiungibile e decentralizzato.

La clusterizzazione della zecca raccoglie l’energia necessaria per istituire e proteggere l’autenticità della valuta.

In altre parole: la partecipazione ha sostituito la violenza nell’adempimento fisico dell’autenticazione della valuta: un modello identificabile quando osserviamo le manifestazioni storiche del piano digitale dell’immanenza.

Questi passaggi ancora lasciano aperto il problema della redistribuzione delle monete coniate: non risolve il problema della condivisione della ricchezza (shared wealth). Ma ora siamo tornati a un problema familiare riguardante il denaro, dopo aver scacciato il rischio di una macchina paradossale, la Rube Goldberg, che avrebbe dissolto il concetto con cui lavora Bitcoin in pura entropia. 

4.3 Scienza della contabilità

L’innovazione più notevole apportata da Bitcoin ha a che vedere con il sistema di contabilità che utilizziamo oggigiorno. La partita doppia è ciò che usiamo oggi per accertare che entrate e uscite corrispondano, fondamentalmente autenticare il flusso di denaro e accertare che “nulla sia duplicato”.

Da una prospettiva storica il sistema a partita doppia è molto antico ed ha subìto poche innovazioni attraverso le epoche: venne descritto da un matematico italiano e frate francescano di nome Luca Pacioli nel suo libro “Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalita” pubblicato nel 1494 a Venezia. La seconda metà del suo libro, dedicata alla geometria, è una sezione intitolata “Trattato de computi e delle scritture” nel quale egli descrive la necessità della matematica nella contabilità. Quei principi non furono certo inventati da Pacioli, ma perlopiù attualizzati, formalizzati e tradotti nel suo trattato, come dimostrato dall’esistenza di un libro precedente, “Della mercatura e del mercante perfetto” di Benedikt Kotruljević, pubblicato in latino alcuni decenni prima, o come suggerito dalla presenza di un’altra figura dietro al suo ritratto nel famoso dipinto attribuito a Jacopo de’ Barbari che è ritenuto essere Albrecht Dürer, un artista e viaggiatore che condivideva la passione di Pacioli per la geometria e il magico.

Tale sistema è ancora, al giorno d’oggi e malgrado i suoi difetti, quello in uso su larga scala in tutto il mondo dalla maggior parte dei sistemi di contabilità. Trattandosi di un sistema che assicura la corrispondenza univoca tra ciò che è scritto e ciò che è reale, può essere visto come l’entrata alla dimensione digitale e può senza dubbio beneficiare dell’innovazione tecnica attraverso gli strumenti digitali. La mia tesi è quindi che Bitcoin è fondamentalmente questa innovazione o, più precisamente, l’attuazione di un’innovazione come il metodo della ricevuta a triplice firma[10]. Citando Ian Grigg:

La ricevuta con firma digitale, con l’autorizzazione completa per una transazione, rappresenta una sfida sensazionale al sistema della partita doppia, almeno a livello concettuale. L’invenzione crittografica della firma digitale conferisce potente forza probatoria alla quietanza, e di fatto riduce il problema di contabilità alla presenza o assenza di una delle ricevute. Questo problema è risolto condividendo i registri – ciascuno degli agenti ha una copia originale. In un certo senso stretto di teoria relazionale dei database, la partita doppia diviene ora ridondante[11].

Il sistema contabile di ricevuta a triplice–firma di Bitcoin rispetta il ruolo originale del denaro come contratto (e direi di linguaggio digitalizzato). Citando la ricerca di Marco Sachy sulla valuta complementare e alternativa:

L’ontologia del denaro è tanto relazionale, astratta e cogente quanto lo sono i contratti in generale, e le possibilità di formulare questi contratti  sono inimmaginabili, tenendo presente che il processo ortodosso di progettazione e creazione di moneta – attingendo alla Dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer – è arbitrariamente e storicamente determinato.

È la pura sostanza di quei contratti cogenti che il denaro rappresenta e che può essere verificata da dichiarazioni corrispondenti su due registri o, come fa Bitcoin, chiamando l’intero network di peers partecipanti ad essere testimone di ogni contratto e ad agganciarlo in una catena di blocco (blockchain) crittografica. Più semplicemente, questa è contabilità nell’epoca di Bitcoin.

5. Comunità

Al centro della questione… vi è l’idea che le persone dovrebbero progettare da sé le proprie case, strade e comunità. Questa idea… deriva dall’osservare come buona parte dei luoghi meravigliosi del mondo non vennero edificati dagli architetti ma dalle persone.

                                                                                                           Christopher Alexander

Nel discutere di Bitcoin, delle sue qualità intrinseche di creazione di valore in rete che sono appena state accennate, non possiamo ignorare il fatto che questa tecnologia si basa su dinamiche comunitarie al punto che si potrebbe affermare che Bitcoin rende possibile per il denaro diventare un commone non essere più una convenzione gerarchica imposta da un sovrano e dalla sua liturgia di potere.

Ma allora siamo di fonte a una domanda cruciale su Bitcoin: a che scopo? Chi ne beneficia? O, in altre parole, se l’aspetto comunitario di Bitcoin è cruciale (nel senso: distribuzione dei calcoli necessari per la sua autenticazione, condivisione di una valuta comune, una storia comune delle transazioni, un sistema comune per quantificare la ricchezza) per che cosa usano Bitcoin le comunità?

Le prime comunità ad avere utilizzato Bitcoin – esclusa la comunità hacker che di fatto non l’ha mai usato molto come valuta per scambiare beni – sono i capri espiatori perfetti  per coloro che vogliono contrastare Bitcoin. Infatti chiunque voglia assumere un approccio moralistico e impedire l’innovazione di cui stiamo parlando non ha nemmeno bisogno di trattare fastidiosi concetti come la sovranità statale. È molto facile per i cacciatori di streghe enfatizzare il fatto che con Bitcoins è stata acquistata e venduta droga, che i giocatori d’azzardo amano i Bitcoins e che alcuni siti internet dichiarano di accettare pagamenti in Bitcoin per compiere missioni omicide. Campagne di criminalizzazione hanno riempito eccessivamente la copertura mediatica mainstream immediatamente successiva la popolarizzazione di Bitcoin, in Italia abbiamo persino visto popolari profeti dell’ottimismo della rete scagliarsi contro Bitcoin in un batter d’occhio[12].

D’altro canto, parlando di nuove tecnologie, non dovremmo mai affrettarci a giudicare la loro natura e scopi dai loro primi utilizzi. È naturale che coloro che erano esclusi dall’uso di affermate tecnologie cercheranno nuove piattaforme ancora non regolate: i pionieri che si trovano ai margini sono sempre attenti alle possibilità concrete di liberazione offerte da nuove e sconosciute tecnologie. Quando parliamo di tecnologie di comunicazione ciò diventa molto chiaro: ogni genere di comunità marginalizzate e criminalizzate ricorrono a canali di comunicazione meno conosciuti per i loro bisogni, mentre i canali di comunicazione di massa sono ben controllati e in generale dominati dal discorso sterilizzato della maggioranza conforme. Lo stimolo a discutere che cosa muova i proibizionisti nella loro crociata è distante da questo articolo, ma ciò che va affermato è che il potenziale di una nuova tecnologia non può essere studiato, compreso e giudicato facendo riferimento a tali circostanze: gli esempi forniti sui primi utilizzi di Bitcoin sono infatti ingannevoli per ottenere una comprensione equilibrata di questa tecnologia.

Il fatto è che molti hackers amano prendere in giro questa attitudine, unita a un discreto numero di criminali che hanno trovato conveniente usare Bitcoin sin dalle prime fasi della sua popolarità, offrono ancora terreno per la sua mistificazione come “tecnologia del male”.

Essendo coinvolto nella comunità che è cresciuta attorno a Bitcoin posso vedere che essa è composta innanzitutto da giovani idealisti che si ribellano contro lo status quo, soprattutto quando questo è un amministrazione centrale piegata alla corruzione. È chiaro per molti quanto vari contesti siano dominati da monopoli ingiusti, che frenano ogni possibilità di innovazione che sta nelle mani delle generazioni più giovani. La liberazione del mezzo di scambio di valore è un atto a cui facciamo riferimento nei termini di “rottura del tabù del denaro”. Bitcoin ha un ruolo nella storia: la sua epica unisce comunità, nuove riflessioni etiche, nuove appassionate narrazioni, la gloria del mistero attorno alle sue origini. La volontà di liberazione, decentramento e di rottura dell’intermediazione è centrale in Bitcoin – essa è etica e non dovrebbe essere vista come più conflittuale del concreto bisogno di rompere le mediazioni di molte funzioni sistemiche che governano le società moderne. La finanza moderna farebbe meglio a preoccuparsi dei suoi dilemmi da coda–lunga!

Molti vedono in Bitcoin l’opportunità di sfidare il monopolio delle banche sulle transazioni di valore. Buona parte dei beni che per primi sono stati scambiati on–line con Bitcoins – oltre le acque torbide, digitali o meno – sono creazioni artigianali. Il sogno di Bitcoin è l’autonomia dei produttori di contenuti, la possibilità di scambiare liberamente le proprie produzioni, senza affiliazioni, senza intermediari. Dopo tutto, la maggior parte degli operatori in transazioni finanziarie sanno bene che la ragione per la quale i piccoli artigiani non possono accedere ai mercati on–line sono gli alti costi marginali con cui devono confrontarsi se vogliono accettare pagamenti on–line, mentre gli apparati che sono in grado di negoziare il credito con le banche si impongono come intermediari a cui pagare un’imposta.

Come concreto per quanto obliquo indizio al lettore, ecco la mia piccola protesta contro il capitalismo dei flussi, un teso informale che avevo postato sulla lista di discussione di Nettime ancora nell’aprile 2011, appena prima che Bitcoin diventasse popolare con l’articolo pubblicato su Forbes nel maggio di quell’anno. Nel rispondere alle prime critiche di Bitcoin, questa lettera finì per circolare nel forum di Bitcoin come il “Bitcoin Manifesto”, raccogliendo consensi da molti membri della comunità[13]:

Giovedì 7 aprile 2011, a…@aharonic.net ha scritto:

> bitcoins – non è forse nient’altro che una struttura diffusa con cui fare capitalismo?

Questa non è nemmeno la cosa peggiore che ci puoi fare. Puoi fare riciclaggio di denaro sporco, comprare droga online e sex toys, tutto anonimamente. Ma il punto non è questo, perché malgrado la coercizione imposta finora da tutti i tipi di sistemi regolatori, anche gli attuali sistemi monetari ufficiali sono pieni di quella merda, proprio in cima alla torta capitalistica.

Le tecnologie emergenti non dovrebbero mai essere giudicate dall’eccezionale mancanza di buon senso dei loro primi utilizzatori. È come preoccuparsi del concime che fertilizza alcuni splendidi fiori, scartandone i semi.

Ho finalmente capito cos’è davvero bitcoin il 6 aprile (che in qualche modo finisce sempre per essere un giorno magico, eh!): questa ora è la fine del capitalismo dei flussi, che consiste nel monopolio delle transazioni, l’egemonia delle banche sul movimento dei valori e non solo il loro accantonamento, questa mafia dell’uomo–medio che sta strangolando il mondo mentre discutiamo.

Quanto sono nel giusto quei paesi sudamericani che reclamano la “tassazione delle transazioni”, un argomento ripetuto in molti discorsi dei compañeros. Hanno studiato il sistema e capito che c’è un problema cruciale, che deve essere risolto con urgenza. Eppure avrei da obiettare che la tassazione sulle transazioni non può essere la soluzione. La soluzione è eliminare i capitalisti dei flussi.

Se voglio darti del denaro lo darò a te. Tu ed io, punto. È giusto che paghiamo le tasse per le nostre comunità, non fraintendetemi, non si tratta di una rivendicazione da coglioni del Tea party. Ma non è per niente giusto che tutto ciò che facciamo sia nelle mani di terze parti che sono state beccate a truffare molte volte: guardate a quanto successo con gli account Paypal dell’Iraqi Linux user group ancora nel 2004, o anche più recentemente a Wikileaks.

Non abbiamo più bisogno che quei grassi truffatori si intromettano nelle nostre transazioni di valore; il capitale di flusso ha giocato il suo disgustoso ruolo negli insignificanti cicli della storia nei quali se n’è avuto bisogno, ora purtroppo questa gente non mollerà quello che ha accumulato, quindi ha più senso lasciarli da soli e moltiplicare un maggior numero di sistemi monetari che lavorano efficientemente attraverso varie reti e che contano sulla neutralità dell’autenticazione crittografica.

La morte del capitale di flusso è un nuovo stadio per la necrotizzazione del capitalismo. 

Al di là dei punti un po’ declamatori, in questo breve discorso è contenuto un indizio importante: Bitcoin avrà un’importanza centrale per le economie migranti.

Oggi è facile testimoniare l’esistenza di grandi comunità dislocate in giro per il mondo nel disperato tentativo di recuperare sui differenziali di valore territoriale del proprio lavoro. Molti di coloro che lavorano all’estero spediscono denaro alle loro famiglie e comunicano costantemente con esse, un fenomeno naturale grazie al quale il mercato della telefonia e i negozi di trasferimento di denaro prosperano in tutto il pianeta. Questi nodi di comunicazione sono estremamente importanti per i migranti, che non possono vivere senza di essi e che perlopiù finiscono per essere tassati iniquamente per il fatto di usarli. Monopoli come quello di Moneygram o Western Union dichiarano che nessuna commissione viene applicata sulle transazioni, ma i loro tassi di cambio reali a volte nascondono fino al 20% che va a loro profitto.

Tale profitto sulle transazioni è realizzato su un trasferimento di dati che è paragonabile a quello di una telefonata e non è una coincidenza che questi negozi spesso offrano entrambi i servizi. Oggi non c’è ragione per cui questi mercati per le transazioni digitali non dovrebbero essere liberalizzati in maniera simile a quanto accaduto con i monopoli telefonici con il Voice over IP. Questo è un vecchio vettore di evoluzione offerto dalla dimensione digitale e dalla sua progressiva interazione con la realtà che io chiamo immanenza digitale: ecco vacillare un altro schema basato su un’artificiale economia della scarsità!

6. Passione

Ho detto in precedenza che l’epica di Bitcoin unisce in nuove narrazioni di passione.

Per ogni processo di soggettività emergente nella storia, la passione è cruciale. Analisi come quella condotta da Giorgio Agamben su sovranità e gloria mostrano che è stato storicamente possibile codificare la passione (e i suoi misteri) in potere. Attraverso l’analisi dei codici antichi che compongono le leggi e l’etica (celebrando nel frattempo anche la gloria degli angeli), Agamben mostra che il potere (e il mistero) della passione è vicino a quello dell’economia e della sua nascita.